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Venerdì 23 Ottobre 2026

Stretto di Hormuz: perché è importante per petrolio e gas

Petroliere in transito attraverso uno stretto marittimo tra rilievi montuosi

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Energia · Geopolitica · Guida

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Stretto di Hormuz: perché è importante per petrolio e gas

Tra Iran e Oman si trova uno dei passaggi energetici più importanti al mondo. Nel 2025 attraverso lo Stretto di Hormuz sono transitati circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi e quasi un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquefatto. Ecco perché qualsiasi crisi in questo tratto di mare può avere conseguenze globali.

Petroliere in transito attraverso uno stretto marittimo tra rilievi montuosi
Immagine illustrativa dello Stretto di Hormuz, passaggio tra Iran e Oman attraverso cui transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.
39 km Larghezza minima

Nel punto più stretto, secondo l’IEA.

~20 mln Barili al giorno

Petrolio e prodotti transitati mediamente nel 2025.

19% LNG mondiale

Quota del commercio globale di gas naturale liquefatto passata da Hormuz nel 2025.

Dove si trova lo Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz si trova all’estremità orientale del Golfo Persico.

A nord si trova l’Iran. A sud si trova la penisola omanita di Musandam, mentre poco più a ovest si affacciano gli Emirati Arabi Uniti.

Il passaggio collega:

Golfo Persico → Stretto di Hormuz → Golfo di Oman → Mar Arabico → Oceano Indiano.

Nel punto più stretto, secondo l’International Energy Agency, misura circa 21 miglia nautiche, equivalenti a 39 chilometri.

Le corsie utilizzate per la navigazione sono però molto più strette: circa 3,7 chilometri per ciascuna direzione, separate da una fascia di sicurezza della stessa ampiezza.

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante

L’importanza di Hormuz non dipende dalle sue dimensioni, ma dalla quantità di energia che deve attraversarlo.

L’IEA stima che nel 2025 siano transitati attraverso lo Stretto circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi.

Il volume equivale a circa un quarto dell’intero commercio marittimo mondiale di petrolio.

L’EIA, utilizzando dati del primo semestre 2025, ha calcolato un flusso medio leggermente superiore: 20,9 milioni di barili al giorno.

Perché i numeri possono essere leggermente diversi

IEA ed EIA utilizzano periodi, dataset e metodologie non perfettamente identici. I valori convergono però sullo stesso ordine di grandezza: circa 20-21 milioni di barili al giorno in condizioni normali.

Stretto di Hormuz: i numeri chiave

Indicatore Valore Riferimento
Larghezza minima Circa 39 km IEA
Corsia navigabile Circa 3,7 km per direzione IEA
Petrolio e prodotti Circa 20 milioni barili/giorno 2025 · IEA
Flussi petroliferi 20,9 milioni barili/giorno 1° semestre 2025 · EIA
Solo greggio Quasi 15 milioni barili/giorno 2025 · IEA
Quota petrolio marittimo mondiale Circa 25% 2025 · IEA
LNG Poco più di 112 miliardi m³ 2025 · IEA
Quota LNG mondiale Circa 19% 2025 · IEA
Capacità alternativa Circa 3,5-5,5 milioni barili/giorno IEA

Quanto petrolio passa dallo Stretto di Hormuz

Il petrolio è la ragione principale della rilevanza strategica di Hormuz.

Nel 2025 attraverso il passaggio sono transitati quasi 15 milioni di barili al giorno di greggio, secondo l’IEA.

La quantità rappresentava circa il 34% del commercio mondiale di greggio.

A questi volumi bisogna aggiungere prodotti raffinati come diesel, benzina, carburante per aerei e altri derivati.

È così che il totale arriva vicino ai 20 milioni di barili giornalieri.

Quali Paesi dipendono dallo Stretto di Hormuz

Hormuz è la principale rotta di esportazione per numerosi produttori del Golfo.

Tra questi:

01 Arabia Saudita

Grande esportatore con alcune capacità alternative verso il Mar Rosso.

02 Emirati Arabi Uniti

Dispongono di una pipeline verso Fujairah.

03 Qatar

Particolarmente importante per il commercio mondiale di LNG.

04 Iran, Iraq, Kuwait e Bahrain

Dipendono in larga misura dal passaggio per le esportazioni.

Secondo l’IEA, Iran, Iraq, Kuwait, Qatar e Bahrain utilizzano Hormuz per la grande maggioranza delle proprie esportazioni petrolifere.

Perché l’Asia dipende particolarmente da Hormuz

La maggior parte del petrolio che attraversa Hormuz è diretta verso i mercati asiatici.

Nel 2025, secondo IEA, circa l’80% del petrolio e dei prodotti petroliferi transitati nello Stretto era destinato all’Asia.

Cina, India e Giappone figurano tra i principali acquirenti.

Questo non significa però che l’Europa sia isolata dalle conseguenze di una crisi.

Il petrolio ha un prezzo globale. Se una parte significativa dell’offerta del Golfo diventa più difficile da raggiungere, gli acquirenti asiatici possono competere maggiormente anche per barili prodotti in altre aree, influenzando le quotazioni mondiali.

Hormuz è fondamentale anche per il gas naturale liquefatto

La rilevanza dello Stretto non riguarda soltanto il petrolio.

Nel 2025 poco più di 112 miliardi di metri cubi di LNG sono transitati attraverso Hormuz.

La quantità equivale a circa il 19% del commercio mondiale di gas naturale liquefatto.

Il Qatar ha un peso particolarmente importante: circa il 93% delle sue esportazioni di LNG è passato attraverso lo Stretto nel 2025.

Per gli Emirati Arabi Uniti la quota è stata ancora superiore: circa 96%.

Petroliera in navigazione al tramonto tra coste rocciose
Le alternative allo Stretto di Hormuz possono assorbire solo una parte dei flussi energetici normalmente movimentati attraverso il Golfo Persico.

Esistono alternative allo Stretto di Hormuz?

Sì, ma non possono sostituire completamente il traffico normale.

Le principali infrastrutture alternative si trovano in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.

East-West Pipeline dell’Arabia Saudita

Collega la parte orientale del Paese con il porto di Yanbu sul Mar Rosso.

Permette quindi di esportare una parte del greggio senza passare da Hormuz.

Abu Dhabi Crude Oil Pipeline

Trasporta petrolio emiratino verso Fujairah, sulla costa del Golfo di Oman, quindi oltre lo Stretto.

Quanta capacità alternativa esiste?

L’IEA stima una capacità disponibile indicativamente compresa tra 3,5 e 5,5 milioni di barili al giorno. L’EIA stima invece circa 4,7 milioni di barili al giorno considerando le principali infrastrutture saudite ed emiratine.

A fronte di circa 20 milioni di barili al giorno normalmente movimentati attraverso Hormuz, la differenza resta molto ampia.

Perché il gas del Qatar è ancora più difficile da deviare

Per il gas naturale liquefatto il problema delle rotte alternative è ancora più complesso.

L’IEA sottolinea che non esistono percorsi alternativi capaci di portare sul mercato mondiale gli attuali volumi di LNG qatariota ed emiratino evitando Hormuz.

Il Qatar fornisce anche gas via tubo a Emirati e Oman attraverso il Dolphin Pipeline, ma la capacità disponibile non è sufficiente a sostituire il traffico delle metaniere.

Petrolio e LNG non hanno la stessa flessibilità

Una parte del greggio può essere trasferita verso terminali alternativi utilizzando oleodotti. Per gli attuali volumi di LNG del Qatar, invece, non esiste un percorso equivalente capace di sostituire Hormuz.

Cosa significa che Hormuz è un chokepoint

Nel commercio internazionale, un chokepoint è un passaggio geografico ristretto attraverso cui transita una quantità molto elevata di merci.

Il problema nasce quando esistono poche alternative per aggirarlo.

Nel caso dello Stretto di Hormuz, gran parte delle petroliere e delle metaniere che partono dal Golfo Persico non può semplicemente scegliere una rotta marittima più lunga.

Il Golfo Persico è geograficamente chiuso. Hormuz è la sua principale porta marittima verso l’oceano.

Perché l’Iran è centrale nello Stretto di Hormuz

La costa settentrionale dello Stretto appartiene all’Iran.

Sul lato meridionale si trova invece l’Oman, mentre gli Emirati sono immediatamente più a ovest.

Le principali rotte commerciali passano quindi molto vicino al territorio iraniano.

Questa configurazione geografica spiega perché ogni escalation che coinvolga Teheran venga osservata con particolare attenzione dai mercati energetici e dagli operatori marittimi.

Chi controlla lo Stretto di Hormuz

Lo Stretto non appartiene a un solo Paese.

È delimitato dalle coste e dalle acque territoriali di Iran e Oman, mentre viene utilizzato quotidianamente dal traffico commerciale internazionale.

Per l’economia mondiale, però, il punto più importante non è tanto chi possa essere definito il “proprietario” dello Stretto.

Conta soprattutto che la navigazione possa avvenire in condizioni di sicurezza, continuità e prevedibilità.

Hormuz, Suez e Bab el-Mandeb: qual è la differenza

I tre passaggi sono spesso citati insieme, ma svolgono funzioni differenti.

Passaggio Funzione principale Possibile alternativa
Hormuz Uscita energetica del Golfo Persico. Solo parziale tramite oleodotti.
Bab el-Mandeb Collega Mar Rosso e Golfo di Aden. Circumnavigazione dell’Africa.
Canale di Suez Collega Mediterraneo e Mar Rosso. Capo di Buona Speranza.

Se Suez o Bab el-Mandeb diventano impraticabili, molte navi possono circumnavigare l’Africa, pur sostenendo tempi e costi maggiori.

Se Hormuz viene gravemente interrotto, una grande parte dell’energia prodotta all’interno del Golfo non dispone di una rotta marittima equivalente.

NewsPrisma ha approfondito anche il ruolo del Mar Rosso e della missione europea Aspides .

Il 2026 ha mostrato quanto Hormuz possa essere vulnerabile

I dati EIA permettono di osservare quanto rapidamente il traffico possa ridursi quando la sicurezza della rotta viene compromessa.

Nel quarto trimestre 2025 il flusso petrolifero attraverso Hormuz era pari a circa 21,6 milioni di barili al giorno.

Nel primo trimestre 2026 è sceso a circa 14,9 milioni.

Nel secondo trimestre 2026 la media stimata dall’EIA è stata di appena 4,9 milioni di barili al giorno.

Non è il dato di oggi

Questi valori sono medie trimestrali e non descrivono il traffico in un singolo giorno. Mostrano però quanto le interruzioni possano ridurre concretamente i flussi.

Cosa sta succedendo oggi nello Stretto di Hormuz

Questa pagina spiega il ruolo strutturale dello Stretto nell’economia mondiale.

Per gli sviluppi legati ad attacchi, navi colpite, traffico marittimo e quotazioni del greggio, NewsPrisma mantiene un aggiornamento separato su cosa sta succedendo oggi nello Stretto di Hormuz .

Cosa succederebbe se lo Stretto di Hormuz venisse bloccato

Una chiusura totale e prolungata rappresenterebbe uno degli scenari più difficili per il sistema energetico mondiale.

Il problema è la differenza tra il volume normalmente trasportato attraverso lo Stretto e la capacità delle infrastrutture alternative.

1 Meno offerta

Una parte dei barili del Golfo non raggiungerebbe normalmente il mercato.

2 Prezzi

Il mercato potrebbe incorporare un forte premio di rischio.

3 LNG

Il gas qatariota avrebbe pochissime alternative reali.

4 Risposta

Scorte, domanda e altri produttori diventerebbero cruciali.

È uno scenario ipotetico

Descrivere le possibili conseguenze di un blocco non significa affermare che lo Stretto sia attualmente chiuso. La situazione reale va valutata attraverso gli aggiornamenti sul traffico e sulle condizioni di sicurezza.

Perché una crisi a Hormuz può incidere sull’Italia

L’effetto sull’Italia non dipende soltanto dalla provenienza diretta delle importazioni italiane.

Petrolio e LNG vengono scambiati su mercati internazionali.

Quando diminuisce la disponibilità di energia in una regione, gli acquirenti competono maggiormente per le forniture disponibili altrove.

Il meccanismo può essere sintetizzato così:

crisi a Hormuz → meno flessibilità dell’offerta → energia più cara → maggiori costi di trasporto e produzione → possibile pressione sui prezzi.

Per seguire le quotazioni nel breve periodo puoi consultare l’approfondimento NewsPrisma sul prezzo del petrolio oggi e sui fattori che lo stanno muovendo .

Perché Hormuz può incidere su benzina e diesel

Se il prezzo internazionale del greggio aumenta in modo persistente, può crescere anche il costo della materia prima utilizzata dalle raffinerie.

Il passaggio verso benzina e gasolio non è però automatico né immediato.

Sul prezzo alla pompa incidono:

  • quotazioni internazionali dei prodotti raffinati;
  • cambio euro-dollaro;
  • raffinazione;
  • logistica;
  • accise e IVA;
  • margini di distribuzione.

Per questo un aumento del Brent del 10% non significa automaticamente un aumento del 10% del prezzo alla pompa.

Sul peso della componente fiscale, NewsPrisma ha analizzato anche come incidono le accise sul prezzo del gasolio .

Come una crisi energetica può arrivare fino all’inflazione

Energia e trasporti entrano nei costi di moltissimi beni e servizi.

Il diesel alimenta camion, macchinari, agricoltura e parte della logistica.

Petrolio e gas incidono inoltre sui costi dell’industria e dei trasporti internazionali.

Se uno shock energetico dura abbastanza a lungo, una parte di questi costi può essere trasferita sui prezzi finali.

La durata è decisiva

Una tensione di pochi giorni può produrre soprattutto volatilità. Un’interruzione prolungata può invece modificare più profondamente prezzi dell’energia, costi logistici e aspettative economiche.

Perché esistono le riserve strategiche di petrolio

I Paesi membri dell’International Energy Agency mantengono riserve petrolifere proprio per affrontare gravi interruzioni delle forniture.

Il sistema IEA prevede per i Paesi membri obblighi di scorte equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette.

Queste riserve possono contribuire a compensare temporaneamente uno shock dell’offerta.

Non possono però sostituire indefinitamente un flusso dell’ordine di decine di milioni di barili al giorno.

Hormuz resterà importante con la transizione energetica?

Con ogni probabilità sì, almeno nel medio periodo.

La diffusione di veicoli elettrici, fonti rinnovabili e sistemi di accumulo sta modificando progressivamente la domanda energetica.

Petrolio e gas, tuttavia, continuano ad avere un ruolo rilevante in aviazione, industria, petrolchimica, trasporto marittimo, logistica e produzione di numerosi materiali.

Il peso strategico dello Stretto diminuirà soprattutto quando diminuirà in modo sostanziale la dipendenza globale dai flussi energetici provenienti dal Golfo.

Stretto di Hormuz in cinque punti

  1. È la principale uscita marittima del Golfo Persico.
  2. Nel 2025 vi transitava circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio.
  3. Vi passava circa il 19% del commercio mondiale di LNG.
  4. Le infrastrutture alternative possono sostituire soltanto una parte dei flussi.
  5. Anche una minaccia alla navigazione può influenzare prezzi energetici, noli e assicurazioni.

Domande frequenti sullo Stretto di Hormuz

Dove si trova lo Stretto di Hormuz?

Si trova tra Iran e Oman e collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e il Mar Arabico. Nel punto più stretto misura circa 39 chilometri.

Perché lo Stretto di Hormuz è importante?

Perché è la principale via marittima attraverso cui petrolio e gas prodotti nel Golfo raggiungono i mercati mondiali.

Quanto petrolio passa dallo Stretto di Hormuz?

Nel 2025 circa 20 milioni di barili al giorno, secondo IEA. L’EIA ha misurato 20,9 milioni di barili al giorno nel primo semestre 2025.

Quanto gas passa da Hormuz?

Nel 2025 sono transitati poco più di 112 miliardi di metri cubi di LNG, pari a circa il 19% del commercio mondiale di gas naturale liquefatto.

Quali Paesi dipendono di più da Hormuz?

Iran, Iraq, Kuwait, Qatar e Bahrain dipendono in misura molto elevata dallo Stretto per le proprie esportazioni petrolifere. Arabia Saudita ed Emirati dispongono invece di alcune infrastrutture alternative.

Esistono alternative allo Stretto di Hormuz?

Sì, principalmente attraverso oleodotti sauditi ed emiratini, ma la loro capacità è molto inferiore ai volumi normalmente trasportati via mare attraverso Hormuz.

Chi controlla lo Stretto di Hormuz?

Lo Stretto è delimitato dalle acque di Iran e Oman. Non esiste quindi un unico Paese che possa essere descritto come proprietario dell’intero passaggio.

Cosa succederebbe se Hormuz venisse bloccato?

Una grave e prolungata interruzione potrebbe ridurre sensibilmente l’offerta disponibile di petrolio e LNG, perché le rotte alternative non sono sufficienti a sostituire tutti i flussi.

Un blocco di Hormuz farebbe aumentare la benzina in Italia?

Potrebbe esercitare una pressione rialzista sui prezzi energetici, ma non esiste un rapporto automatico tra aumento del greggio e aumento della stessa entità alla pompa. Contano anche cambio, raffinazione, tasse, distribuzione e durata dello shock.

Fonti e dati

Contenuto informativo aggiornato al 14 ottobre 2026. I dati sui flussi energetici riportati si riferiscono ai periodi espressamente indicati e provengono da International Energy Agency e U.S. Energy Information Administration. Le conseguenze economiche di eventuali interruzioni dello Stretto dipendono dalla durata, dall’intensità e dalla capacità dei mercati e dei produttori di adattare offerta, domanda e rotte commerciali.

Commenti

Una risposta a “Stretto di Hormuz: perché è importante per petrolio e gas”

  1. […] pochi chilometri di mare abbiano un peso tanto elevato sugli equilibri energetici può approfondire il ruolo di Hormuz nei flussi mondiali di petrolio e gas . Il tema riguarda quantità trasportate, rotte alternative e capacità dei Paesi del Golfo di […]

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