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Domenica 4 Ottobre 2026

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  • Schlein-Meloni: «Avete fallito». Meloni: «Dieci falsità»

    Schlein-Meloni: «Avete fallito». Meloni: «Dieci falsità»

    Politica

    Schlein-Meloni, nuovo scontro. «Avete fallito». La premier replica «Dieci falsità»

    Nuovo confronto tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. La segretaria del Pd attacca il bilancio del governo, la presidente del Consiglio respinge le accuse e il duello si intreccia con la partita sulla futura leadership del centrosinistra.

    Illustrazione generata con intelligenza artificiale di Elly Schlein e Giorgia Meloni durante un confronto politico
    Illustrazione generata con intelligenza artificiale. Non documenta un incontro reale tra le due leader.
    01 L’attacco di Schlein

    Alla Direzione nazionale del Pd la segretaria contesta il bilancio dell’esecutivo e sostiene che le destre abbiano fallito.

    02 La replica di Meloni

    La premier respinge l’elenco delle contestazioni presentato dalla leader dem definendolo composto da «dieci falsità».

    03 La partita nel centrosinistra

    Il confronto con il governo si accompagna al dibattito sulla leadership della coalizione e sulle possibili primarie.

    La notizia in sintesi

    Cosa è successo tra Schlein e Meloni

    Il 2 ottobre 2026 Elly Schlein ha utilizzato la Direzione nazionale del Partito democratico per attaccare il bilancio del governo guidato da Giorgia Meloni. La leader dem ha indicato dieci aree sulle quali, secondo la sua valutazione politica, l’esecutivo non avrebbe mantenuto le promesse. Meloni ha risposto sui social contestando l’intera ricostruzione e parlando di «dieci falsità».

    • Le critiche di Schlein riguardano tra gli altri tasse, salari, costo dell’energia, sanità, natalità e andamento dell’economia.
    • Le affermazioni sui risultati dell’esecutivo rappresentano valutazioni politiche del Pd e sono contestate dal governo.
    • Il 3 ottobre Schlein è tornata sui temi economici durante un intervento a Foggia, insistendo soprattutto su stipendi e bollette.
    • Il confronto con Meloni si intreccia con la discussione interna al centrosinistra sulla leadership e sulle primarie.

    Il confronto tra Elly Schlein e Giorgia Meloni torna al centro della scena politica. La nuova fase dello scontro è partita dalla Direzione nazionale del Pd del 2 ottobre, quando la segretaria democratica ha trasformato una precedente provocazione della premier in un elenco di contestazioni all’operato dell’esecutivo.

    La risposta di Meloni è arrivata poche ore dopo, ancora una volta a distanza. La presidente del Consiglio ha ironizzato sui tempi impiegati dalla leader del Pd per replicare e ha respinto nel merito l’impostazione dell’opposizione.

    Il risultato è un confronto che va oltre il singolo scambio di dichiarazioni: da una parte il Pd prova a mettere al centro il bilancio dell’azione di governo, dall’altra la premier contesta la lettura proposta dall’opposizione.

    Schlein attacca il bilancio del governo Meloni

    Alla Direzione del Partito democratico, Schlein ha alzato i toni contro l’esecutivo e ha sintetizzato il proprio giudizio con l’accusa che «le destre hanno fallito».

    A quasi quattro anni dall’insediamento del governo Meloni, la segretaria dem sostiene che l’esecutivo non abbia prodotto i risultati promessi agli italiani e ha indicato il ritorno alle urne come sbocco politico auspicabile per l’opposizione.

    La critica è stata costruita attorno a dieci punti e ha toccato temi economici e sociali diversi: pressione fiscale, salari, costo dell’energia, povertà, sanità, natalità, crescita e produzione industriale.

    Si tratta di valutazioni politiche formulate dalla segretaria del Pd. Le conclusioni di Schlein sul bilancio dell’esecutivo non vanno quindi presentate come dati neutrali: sono contestate dalla presidente del Consiglio e dalla maggioranza.

    Illustrazione generata con intelligenza artificiale di Elly Schlein durante un intervento politico
    Rappresentazione generata con AI di un intervento politico di Elly Schlein. Immagine illustrativa.

    L’attacco riprende uno scambio iniziato nei giorni precedenti, quando Meloni aveva sfidato pubblicamente la leader dell’opposizione a indicare argomenti concreti con cui contestare l’operato del governo.

    Schlein ha scelto di rispondere proprio durante la riunione del partito, trasformando quella provocazione in uno dei passaggi centrali della sua relazione.

    Meloni replica e parla di «dieci falsità»

    La risposta della presidente del Consiglio è arrivata sui social. Meloni ha prima ironizzato sul tempo trascorso dalla precedente provocazione e poi ha respinto l’elenco presentato dalla segretaria democratica.

    Il punto centrale della replica è stato il giudizio sui dieci argomenti utilizzati da Schlein: secondo la premier, si tratterebbe di «dieci falsità».

    Schlein ha quindi risposto nuovamente, spostando il confronto proprio sul fattore tempo. Alla critica di Meloni sulla velocità della risposta, la segretaria Pd ha contrapposto gli anni trascorsi dall’avvio della legislatura e le criticità che attribuisce all’azione dell’esecutivo.

    Illustrazione generata con intelligenza artificiale di Giorgia Meloni durante una dichiarazione politica
    Rappresentazione generata con AI di una dichiarazione di Giorgia Meloni. Immagine illustrativa.
    Il punto politico

    Lo scambio non chiarisce da solo quale delle due letture del bilancio di governo sia corretta. Mostra però con chiarezza il terreno sul quale maggioranza e Pd stanno cercando di costruire il confronto politico dei prossimi mesi.

    Salari, bollette e sanità diventano il terreno dello scontro

    La polemica non si è conclusa con la Direzione del Pd. Il 3 ottobre, durante un intervento a Foggia alla Festa dell’Unità, Schlein è tornata ad attaccare la politica economica dell’esecutivo.

    La segretaria democratica ha insistito soprattutto su stipendi, crescita e costo dell’energia, sostenendo che un futuro governo guidato dall’attuale opposizione dovrebbe intervenire su questi fronti.

    Anche la sanità resta tra gli argomenti utilizzati dal Pd per contestare la maggioranza. Il tema si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del Servizio sanitario nazionale, affrontato su NewsPrisma anche nell’approfondimento sulla fuga dei medici dagli ospedali .

    L’accostamento non dimostra, da solo, le responsabilità politiche indicate da Schlein, ma aiuta a comprendere perché il tema della sanità sia diventato uno dei fronti più ricorrenti nel confronto tra maggioranza e opposizione.

    Dietro il duello con Meloni c’è anche la leadership del centrosinistra

    La Direzione del 2 ottobre non ha riguardato soltanto il confronto con Palazzo Chigi. Schlein ha rivendicato il peso politico ed elettorale del Pd all’interno dello schieramento progressista e il ruolo che il partito intende avere nella costruzione dell’alternativa al centrodestra.

    La relazione della segretaria è stata approvata dalla Direzione. L’area riformista del partito, secondo le ricostruzioni della riunione, non ha partecipato al voto.

    Sul tema della futura leadership resta inoltre aperto il confronto con il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Dopo le parole della segretaria dem sul peso delle diverse forze della coalizione, Conte ha indicato nelle primarie la strada per individuare il candidato alla guida dell’alleanza.

    Il confronto Schlein-Meloni si sviluppa quindi su due piani: opposizione contro governo e, contemporaneamente, definizione degli equilibri tra le forze che puntano a costruire un’alternativa al centrodestra.

    Schlein e Meloni rendono il confronto sempre più diretto

    Il botta e risposta del 2 ottobre mostra un confronto sempre più personalizzato tra le due leader, ma sarebbe prematuro trasformarlo automaticamente in una campagna elettorale formale.

    Il Pd prova a concentrare l’offensiva sui risultati dell’azione di governo e sulle condizioni economiche e sociali del Paese. Meloni risponde mettendo in discussione la fondatezza della ricostruzione dell’opposizione e la credibilità politica della sua principale avversaria.

    La prosecuzione degli attacchi da parte di Schlein anche il giorno successivo indica però che lo scontro difficilmente resterà circoscritto a un singolo episodio.

    Salari, costo dell’energia, sanità, tasse e crescita sono destinati a restare tra i temi principali sui quali maggioranza e opposizione cercheranno di imporre la propria lettura della legislatura.

    Domande sul confronto tra Schlein e Meloni

    Cosa ha detto Elly Schlein contro Giorgia Meloni?

    Durante la Direzione nazionale del Pd del 2 ottobre 2026, Schlein ha accusato le forze di governo di aver fallito e ha concentrato le proprie critiche su temi come tasse, stipendi, energia, sanità, natalità e andamento dell’economia.

    Come ha risposto Giorgia Meloni?

    La presidente del Consiglio ha replicato sui social, ironizzando sui tempi della risposta e contestando nel merito l’elenco presentato dalla leader democratica, definendolo composto da «dieci falsità».

    Perché il confronto riguarda anche il centrosinistra?

    La Direzione Pd ha riaperto anche la discussione sul peso delle diverse forze dell’opposizione e sulla futura leadership della coalizione. Giuseppe Conte ha indicato nelle primarie la possibile strada per individuare il candidato comune.

    Lo scontro Schlein-Meloni è già una campagna elettorale?

    Non formalmente. Il linguaggio utilizzato e la centralità assegnata al bilancio della legislatura mostrano però un confronto sempre più diretto tra maggioranza e principale partito dell’opposizione.

    Politica italiana, il confronto continua

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  • Terra dei Fuochi: 200 milioni per bonifiche e risanamento

    Terra dei Fuochi: 200 milioni per bonifiche e risanamento

    Ambiente

    Terra dei Fuochi, 200 milioni per bonifiche e risanamento

    Il Consiglio dei ministri ha innalzato a 200 milioni di euro lo stanziamento per gli interventi urgenti nella Terra dei Fuochi. Il decreto introduce anche un termine di 150 giorni per una fase chiave delle procedure sui siti contaminati.

    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale di Giorgia Meloni in un contesto legato alle bonifiche ambientali
    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale. Non documenta un evento reale. Fonte AI.
    01 Stanziamento a 200 milioni

    Le risorse sono destinate agli interventi urgenti di bonifica e risanamento affidati al Commissario unico.

    02 Termine di 150 giorni

    La Provincia deve adottare entro questo termine l’ordinanza verso il responsabile della potenziale contaminazione.

    03 Tre incendi a Taverna del Re

    Il sito di Giugliano è stato interessato da incendi il 6 settembre, il 21 settembre e il 3 ottobre 2026.

    Nuove risorse e procedure più rapide per affrontare le criticità ambientali della Terra dei Fuochi. Il Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2026 ha approvato un decreto-legge dedicato alle istruttorie ambientali, alle emergenze climatiche, all’economia circolare e alle bonifiche.

    Per l’area compresa tra territori delle province di Napoli e Caserta, il provvedimento innalza a 200 milioni di euro lo stanziamento destinato agli interventi urgenti affidati al Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati.

    La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato la misura sui social, presentandola come un intervento da «200 milioni di euro in più» per le bonifiche e il risanamento del territorio.

    La formulazione corretta

    Nel comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri la formulazione utilizzata è: «lo stanziamento è innalzato a 200 milioni di euro» . Per evitare ambiguità, è questa la formulazione adottata nel corpo dell’articolo.

    Terra dei Fuochi, cosa prevede lo stanziamento da 200 milioni

    Le risorse sono destinate alla realizzazione urgente degli interventi di bonifica e risanamento ambientale nella Terra dei Fuochi.

    Secondo quanto stabilito dal decreto, i fondi confluiscono nella contabilità speciale intestata al Commissario unico e sono sottoposti a uno specifico meccanismo di monitoraggio, con l’obiettivo di verificarne l’effettiva destinazione alle finalità previste.

    L’intervento economico si inserisce nel percorso già avviato per la ricognizione dei siti, la caratterizzazione delle aree, la messa in sicurezza e la bonifica delle zone interessate da contaminazioni.

    Il punto centrale non è soltanto la disponibilità delle risorse: l’efficacia della misura dipenderà dalla capacità di trasformare lo stanziamento in interventi effettivamente avviati, completati e monitorati sul territorio .

    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale di interventi di bonifica nella Terra dei Fuochi
    Bonifiche nella Terra dei Fuochi: immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale. Fonte AI.

    Siti contaminati, cosa cambia con il termine di 150 giorni

    Il decreto interviene anche sulle procedure amministrative relative ai siti contaminati.

    Viene fissato in 150 giorni il termine entro il quale la Provincia deve adottare l’ordinanza nei confronti del responsabile della potenziale contaminazione .

    In caso di inerzia, il provvedimento prevede l’intervento sostitutivo della Regione .

    L’obiettivo è ridurre i tempi delle procedure e rendere più rapido il passaggio dall’accertamento delle responsabilità agli interventi necessari per la messa in sicurezza e la bonifica.

    200 mln Stanziamento destinato agli interventi urgenti nella Terra dei Fuochi.
    150 Giorni previsti per l’adozione dell’ordinanza provinciale.
    Regione Può intervenire in via sostitutiva in caso di inerzia della Provincia.

    Il ruolo del Commissario unico nelle bonifiche

    Dal 2025 il Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati ha competenze specifiche anche sull’area denominata Terra dei Fuochi.

    Le attività comprendono la ricognizione degli interventi già effettuati o programmati, delle risorse disponibili e delle ulteriori azioni necessarie nel breve, medio e lungo periodo.

    Rientrano inoltre nel mandato l’individuazione e la perimetrazione dei siti contaminati, la messa in sicurezza, il ripristino ambientale e gli interventi di bonifica.

    Il nuovo stanziamento rafforza quindi una struttura commissariale già incaricata di coordinare e realizzare gli interventi necessari nelle aree contaminate delle province di Napoli e Caserta .

    I 2 milioni già destinati a controlli e videosorveglianza

    Le misure sulle bonifiche si affiancano agli interventi già adottati nel corso del 2026 sul fronte della sicurezza e del controllo del territorio.

    A febbraio il Ministero dell’Interno ha messo a disposizione 2 milioni di euro per i Comuni della Terra dei Fuochi, attraverso risorse del Fondo Unico Giustizia.

    La ripartizione indicata dal Viminale prevede 1,24 milioni di euro per l’area metropolitana di Napoli e 760 mila euro per la provincia di Caserta .

    Le somme sono destinate al rafforzamento della Polizia locale, al pagamento del lavoro straordinario e all’installazione di sistemi di videosorveglianza collegati alle sale operative delle Forze dell’ordine.

    2 mln Risorse complessive messe a disposizione dal Ministero dell’Interno.
    1,24 mln Quota destinata all’area metropolitana di Napoli.
    760 mila Quota destinata alla provincia di Caserta.

    Taverna del Re, tre incendi tra settembre e ottobre

    L’attenzione sul territorio resta alta anche per quanto accaduto nel sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re, a Giugliano in Campania.

    Un primo incendio si è sviluppato il 6 settembre 2026. Un secondo episodio si è verificato il 21 settembre, nello stesso sito.

    Il 24 settembre, dopo i primi due eventi, la Prefettura di Napoli aveva disposto un rafforzamento della vigilanza e della videosorveglianza, con particolare attenzione agli impianti considerati più sensibili.

    Il 3 ottobre 2026 si è poi verificato un terzo incendio nell’arco di circa un mese nell’area di Taverna del Re.

    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale di roghi e rifiuti nel territorio campano
    Roghi e rifiuti nella Terra dei Fuochi: immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale. Fonte AI.
    Contesto aggiornato

    I tre episodi di Taverna del Re non devono essere confusi con le procedure di bonifica previste dal nuovo decreto: si tratta di un ulteriore elemento del quadro ambientale e di sicurezza che interessa il territorio.

    Ora la prova decisiva è l’attuazione delle bonifiche

    Con l’innalzamento dello stanziamento a 200 milioni di euro, l’attenzione si sposta ora dalla decisione finanziaria alla fase operativa.

    Gli elementi da monitorare saranno i tempi di assegnazione e utilizzo delle risorse, l’avanzamento degli interventi, l’effettiva applicazione delle procedure accelerate e il coordinamento tra Commissario, Province, Regione e altri soggetti competenti.

    Il meccanismo di monitoraggio previsto dal decreto dovrà inoltre consentire di verificare che le risorse confluite nella contabilità speciale siano effettivamente impiegate per le finalità stabilite.

    L’impatto concreto del provvedimento potrà essere valutato soprattutto attraverso tempi di realizzazione, avanzamento delle bonifiche e risultati effettivamente ottenuti nei siti interessati .

    FAQ sul nuovo intervento per la Terra dei Fuochi

    Quanto ha stanziato il Governo per la Terra dei Fuochi?

    Il comunicato del Consiglio dei ministri indica che lo stanziamento per gli interventi urgenti viene innalzato a 200 milioni di euro .

    A chi sono destinate le risorse?

    Le risorse sono destinate agli interventi realizzati dal Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati e confluiscono nella relativa contabilità speciale.

    Cosa significa il termine di 150 giorni?

    Il decreto fissa in 150 giorni il termine entro il quale la Provincia deve adottare l’ordinanza nei confronti del responsabile della potenziale contaminazione.

    In caso di inerzia è previsto l’intervento sostitutivo della Regione.

    Cosa è successo a Taverna del Re?

    Il sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re, a Giugliano in Campania, è stato interessato da incendi il 6 settembre, 21 settembre e 3 ottobre 2026 .

    Ambiente e territorio: gli sviluppi da seguire

    NewsPrisma seguirà l’attuazione delle misure, l’avanzamento delle bonifiche e gli aggiornamenti sulla sicurezza ambientale nella Terra dei Fuochi.

  • Tartufo bianco a Città di Castello: la famiglia Cenci

    Tartufo bianco a Città di Castello: la famiglia Cenci

    Territorio

    Tartufo bianco a Città di Castello: la passione della famiglia Cenci passa ai figli

    Nei boschi dell’Altotevere Diego Cenci, Elisa Pellegrini e i loro figli condividono la cerca della trifola: una tradizione fatta di cani, vanghino, natura e tempo trascorso insieme.

    Immagine illustrativa di una famiglia durante la cerca del tartufo in un bosco autunnale
    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
    01 Una passione di famiglia

    Diego Cenci cerca tartufi da anni e oggi condivide questa esperienza con la moglie e i figli.

    02 Mattia e Marco già abilitati

    I due figli maggiori hanno superato gli esami previsti e possono partecipare alla cerca insieme al padre.

    03 Il Salone torna in autunno

    Nel 2026 Città di Castello ospita la 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato.

    CITTÀ DI CASTELLO – Per la famiglia Cenci il fine settimana può cominciare con gli scarponi ai piedi, il vanghino in mano e i cani pronti a entrare nel bosco. La cerca del tartufo bianco è diventata negli anni un’attività condivisa, capace di coinvolgere genitori e figli attorno a una tradizione profondamente legata all’Alta Valle del Tevere.

    Protagonisti sono Diego Cenci, 46 anni, la moglie Elisa Pellegrini, 37 e i figli maggiori Mattia, 16 anni, e Marco, 14. Diego possiede il tesserino da cavatore da oltre quindici anni, mentre Mattia e Marco hanno già superato gli esami previsti per ottenere l’abilitazione alla cerca.

    Ad accompagnarli nei boschi ci sono anche Red e Milù, i cani con cui la famiglia condivide le uscite alla ricerca della “trifola”, il nome con cui il tartufo bianco viene comunemente indicato nella tradizione locale.

    La particolarità della storia non sta soltanto nel ritrovamento del tartufo, ma nel modo in cui una passione individuale è diventata un appuntamento capace di riunire la famiglia e di trasmettersi da una generazione all’altra.

    Una passione che passa dai genitori ai figli

    Cercare un tartufo richiede pazienza. Non basta raggiungere il bosco: bisogna osservare il terreno, seguire il lavoro del cane e saper leggere segnali che non garantiscono mai il risultato.

    È proprio l’incertezza a rendere diversa ogni uscita. La ricerca può concludersi senza ritrovamenti oppure trasformarsi, in pochi istanti, nella scoperta di qualcosa rimasto nascosto sotto terra.

    Diego ha riassunto questa sensazione con una frase semplice: «Il tartufo è sempre una sorpresa». La dichiarazione è stata diffusa dal Comune di Città di Castello e ripresa da ANSA.

    Per lui, però, il valore dell’esperienza non coincide soltanto con il momento della cavatura. La soddisfazione più grande è vedere la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo crescere anche nei figli.

    Dai più grandi ai più piccoli

    La famiglia comprende anche Manuel, nato nel 2018, e Matilde, che al momento della testimonianza aveva 18 mesi. Per loro l’eventuale percorso verso l’abilitazione arriverà soltanto quando avranno raggiunto l’età prevista.

    Tutto iniziò da un cucciolo nel 2008

    La storia raccontata da Diego parte dal settembre del 2008. Mentre si trovava in un ristorante, notò un annuncio per una cucciolata di bracco pointer e decise di contattare il numero indicato.

    Scoprì così che il cane da cui provenivano i cuccioli apparteneva allo zio della donna che sarebbe poi diventata sua moglie: un tartufaio conosciuto come “il Barba”.

    Da quell’episodio nacque un legame che avrebbe accompagnato anche la storia personale della futura famiglia Cenci. La passione per la cerca crebbe nel tempo fino a coinvolgere i figli e a diventare una consuetudine condivisa.

    Il bosco diventa un luogo per stare insieme

    Nelle uscite della famiglia Cenci il tartufo è il motivo della partenza, ma non esaurisce il significato della giornata. Il bosco offre anche un’occasione per rallentare, camminare, osservare l’ambiente e condividere un’esperienza lontana dalla routine quotidiana.

    Elisa Pellegrini ha descritto questi momenti come «una vera e propria festa nei boschi», sottolineando il piacere di trascorrere tempo all’aria aperta insieme ai cani e ai figli.

    Smartphone, tablet e computer restano per qualche ora in secondo piano. Al loro posto ci sono il terreno da esplorare, il comportamento dei cani da seguire e un sapere che passa soprattutto attraverso l’esperienza diretta.

    È anche così che una pratica tradizionale continua a essere tramandata: non soltanto attraverso regole e abilitazioni, ma attraverso gesti, attenzione all’ambiente e tempo trascorso insieme.

    Città di Castello verso il Salone del Tartufo Bianco Pregiato 2026

    La storia della famiglia Cenci arriva mentre Città di Castello si prepara a uno degli appuntamenti che raccontano pubblicamente il rapporto del territorio con la trifola.

    Nel 2026 il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato raggiunge la 46ª edizione e si sviluppa su tre fine settimana: 31 ottobre e 1° novembre, 7 e 8 novembre, 14 e 15 novembre.

    Secondo il programma pubblicato da Umbria Tourism, il centro di Città di Castello ospiterà iniziative dedicate al tartufo bianco pregiato, alla gastronomia e alle tradizioni del territorio.

    Sono previsti il Mercato del Bianco Pregiato, appuntamenti gastronomici, show cooking, esperienze a tema e iniziative rivolte anche alle famiglie.

    Il Salone porta nel centro cittadino ciò che nei boschi viene vissuto direttamente da tartufai e famiglie: il legame tra prodotto, territorio, conoscenza della natura e tradizione locale.

    Prima di arrivare sulle tavole, ogni tartufo comincia infatti sottoterra, nel rapporto tra ambiente, cane e cavatore. Nel caso dei Cenci, quella ricerca è diventata anche un modo per stare insieme e consegnare una passione alla generazione successiva.

    FAQ sul tartufo bianco e sulla famiglia Cenci

    Chi è la famiglia Cenci di Città di Castello?

    È la famiglia formata da Diego Cenci, Elisa Pellegrini e i figli Mattia, Marco, Manuel e Matilde. La cerca del tartufo è diventata una passione condivisa all’interno del nucleo familiare.

    Quali figli sono già abilitati alla cerca del tartufo?

    Mattia e Marco, rispettivamente di 16 e 14 anni al momento della testimonianza, hanno superato gli esami previsti e ottenuto l’abilitazione necessaria.

    Come è nata la passione di Diego Cenci per il tartufo?

    Diego fa risalire l’inizio della storia al settembre 2008, quando un annuncio relativo a una cucciolata di bracco pointer lo mise in contatto con l’ambiente familiare della futura moglie, già legato alla cerca del tartufo.

    Quando si svolge il Salone del Tartufo Bianco Pregiato 2026?

    La 46ª edizione è in programma a Città di Castello il 31 ottobre e 1° novembre, 7 e 8 novembre, 14 e 15 novembre 2026.

    Storie, territori e tradizioni dell’Umbria

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  • Le donne della Repubblica: 80 anni di conquiste nella mostra ANSA

    Le donne della Repubblica: 80 anni di conquiste nella mostra ANSA

    Storia e società

    Le donne della Repubblica: 80 anni di conquiste nella mostra ANSA

    Dalle urne del 1946 alle professioni, dalle istituzioni allo sport: 122 fotografie e 135 protagoniste ricostruiscono ottant’anni di trasformazioni nella storia italiana attraverso l’archivio dell’ANSA.

    Inaugurazione della mostra ANSA Le donne della Repubblica a Roma
    1946 Il punto di partenza

    Il percorso prende avvio dall’anno in cui le donne parteciparono per la prima volta a una consultazione elettorale nazionale.

    122 Fotografie d’archivio

    Le immagini ANSA collegano persone, passaggi legislativi e trasformazioni della società italiana.

    2026 Ottant’anni di Repubblica

    Il progetto è stato realizzato nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana.

    La storia della Repubblica può essere letta anche attraverso gli spazi che le donne hanno conquistato nella politica, nel lavoro, nella famiglia, nella cultura, nella scienza e nello sport. È questa la prospettiva scelta da “Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA. 1946-2026” , mostra fotografica e documentaria costruita a partire dall’archivio dell’agenzia di stampa.

    Il progetto non propone una semplice successione di personalità celebri. Fotografie, testi, audio e video mettono in relazione biografie individuali e cambiamenti collettivi, mostrando come l’evoluzione della condizione femminile abbia accompagnato quella dell’intero Paese.

    Il racconto attraversa 135 protagoniste, ma il suo obiettivo dichiarato è rappresentare anche le molte donne rimaste fuori dalle cronache che hanno contribuito al lungo percorso verso una maggiore uguaglianza.

    Dal voto del 1946 alle 21 donne della Costituente

    Il percorso storico parte dal 2 giugno 1946, quando le donne italiane parteciparono per la prima volta a una consultazione elettorale di carattere nazionale, chiamate a votare per il referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente.

    La partecipazione politica femminile aveva già avuto un primo passaggio nelle elezioni amministrative dello stesso anno. Il voto di giugno assunse però una dimensione nazionale e coincise con la nascita della nuova architettura istituzionale italiana.

    All’Assemblea Costituente furono elette 21 donne su 556 componenti. Le prime deputate entrarono così nell’assemblea incaricata di elaborare la Costituzione della Repubblica.

    Un passaggio istituzionale decisivo

    Cinque delle 21 elette — Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Lina Merlin e Teresa Noce — parteciparono anche alla Commissione dei 75, incaricata di predisporre il progetto della Costituzione.

    Un archivio di volti, svolte e nuovi traguardi

    Le immagini attraversano epoche e ambiti diversi. Nel percorso trovano spazio figure che hanno segnato passaggi istituzionali, culturali e professionali, insieme a storie diventate simboliche del cambiamento sociale.

    Tra queste ci sono Tina Anselmi, prima donna ministra della Repubblica, Nilde Iotti, prima donna presidente della Camera, e Franca Viola, la cui vicenda è legata al rifiuto del matrimonio riparatore.

    Il racconto arriva anche alle conquiste nella scienza, nelle professioni e nello sport: da Fiorenza De Bernardi, prima donna italiana pilota di linea, a Novella Calligaris, protagonista di risultati storici nel nuoto italiano, fino a Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio.

    Cultura e spettacolo sono rappresentati, tra le altre, da Anna Magnani, premiata nel 1956 con l’Oscar come migliore attrice protagonista per La rosa tatuata.

    Le donne della Repubblica proiettate all'Auditorium Parco della Musica di Roma
    Una selezione delle immagini della mostra proiettata all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone in occasione del 2 giugno 2026.

    Proprio il 2 giugno, una selezione di 44 immagini è stata trasformata in una proiezione pubblica sulla facciata dell’Auditorium Parco della Musica e in numerosi altri luoghi italiani, portando una parte dell’archivio fuori dalle sale espositive.

    Le leggi che hanno segnato il cambiamento

    Il percorso fotografico affianca alle persone alcuni passaggi normativi che hanno modificato concretamente diritti, famiglia, lavoro e tutela della persona.

    1963
    Accesso ai pubblici uffici e alle professioni

    La legge n. 66 apre alle donne l’accesso alle cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la magistratura.

    1975
    Riforma del diritto di famiglia

    La legge n. 151 modifica profondamente la disciplina dei rapporti familiari e il quadro giuridico tra i coniugi.

    1977
    Parità di trattamento nel lavoro

    La legge n. 903 interviene contro le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso e nei rapporti di lavoro.

    1978
    Legge n. 194

    Viene approvata la normativa sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

    1981
    Causa d’onore e matrimonio riparatore

    La legge n. 442 abroga le disposizioni del codice penale legate alla causa d’onore e al matrimonio riparatore.

    1996
    Norme contro la violenza sessuale

    Con la legge n. 66 la violenza sessuale viene ricondotta ai delitti contro la persona, superando il precedente inquadramento tra i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume.

    La forza del percorso sta nel collegare queste date ai mutamenti sociali che le hanno precedute e accompagnate. Le norme non appaiono quindi come episodi isolati, ma come parti di un processo più ampio che ha coinvolto istituzioni, movimenti, famiglie, lavoro e cultura.

    Da Vicolo Valdina all’Auditorium Parco della Musica

    La prima tappa romana è stata inaugurata il 28 maggio 2026 al Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei deputati. L’apertura al pubblico è iniziata il giorno successivo ed è proseguita fino al 30 giugno.

    In seguito il progetto è arrivato ad AuditoriumArte, all’interno dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. La programmazione definitiva indicata dall’Auditorium va dal 3 luglio al 13 settembre 2026, con chiusura durante tutto il mese di agosto e nei giorni 8, 9 e 10 settembre.

    Le date della locandina

    La locandina di lancio riportava ancora il periodo 29 maggio – 1 agosto 2026. Le informazioni ufficiali pubblicate successivamente dall’Auditorium hanno invece indicato la prosecuzione della tappa romana fino al 13 settembre.

    Conclusa l’esposizione, il progetto continua a essere consultabile attraverso lo speciale online dell’ANSA, che raccoglie fotografie, video, testimonianze e materiali dedicati.

    Conquiste raggiunte e questioni ancora aperte

    Il percorso non presenta gli ottant’anni trascorsi come una storia conclusa. La curatrice e storica Silvia Salvatici ha richiamato, tra gli aspetti ancora aperti, la sottorappresentanza delle donne nei luoghi decisionali.

    È proprio la distanza tra uguaglianza formale e condizioni concrete a dare al progetto una dimensione che va oltre la celebrazione. I progressi normativi e professionali vengono messi accanto alle disparità che continuano a essere oggetto di confronto nella società italiana.

    Il messaggio che emerge dalle immagini è che la storia dell’emancipazione femminile non costituisce un capitolo separato: fa parte della storia politica, sociale e culturale della Repubblica .

    La storia delle donne dentro la storia della Repubblica

    Dal voto all’ingresso nelle istituzioni, dall’accesso alle professioni alla trasformazione dei rapporti familiari, ogni passaggio raccontato dalla mostra ha avuto effetti che hanno superato la sola condizione femminile.

    Accostate tra loro, le fotografie dell’ANSA costruiscono un archivio visivo degli ottant’anni della Repubblica: non soltanto una raccolta di primati, ma la documentazione di un cambiamento che ha coinvolto l’intera società.

    FAQ sulla mostra “Le donne della Repubblica”

    Quante fotografie comprende la mostra?

    Il progetto raccoglie 122 fotografie dell’archivio ANSA e racconta il percorso di 135 donne.

    Perché il racconto parte dal 1946?

    Il 1946 segna l’ingresso delle donne nella piena partecipazione elettorale nazionale e l’elezione delle prime 21 donne all’Assemblea Costituente.

    Dove è stata esposta a Roma?

    La mostra è stata ospitata prima al Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei deputati e successivamente ad AuditoriumArte, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

    La mostra è ancora visitabile?

    No. La tappa all’Auditorium si è conclusa il 13 settembre 2026. Restano disponibili online i materiali dello speciale ANSA dedicato al progetto.

    Le immagini e le testimonianze del progetto ANSA

    Lo speciale dedicato a “Le donne della Repubblica” raccoglie materiali, fotografie, video e approfondimenti sull’intero percorso 1946-2026.

    Consulta lo speciale ANSA
  • Comuni in dissesto, oltre l’80% dei casi in 3 regioni del Sud

    Comuni in dissesto, oltre l’80% dei casi in 3 regioni del Sud

    Economia

    Comuni in dissesto finanziario: l’80,4% dei dissesti degli ultimi cinque anni in Campania, Calabria e Sicilia

    Campania, Calabria e Sicilia concentrano più di quattro dissesti comunali su cinque dichiarati in Italia nell’ultimo quinquennio . La Relazione della Corte dei conti fotografa una crisi finanziaria fortemente concentrata nel Mezzogiorno.

    Crisi finanziaria dei Comuni italiani
    80,4% Dissesti dell’ultimo quinquennio

    È la quota dei dissesti dichiarati in Italia negli ultimi cinque anni concentrata in Campania, Calabria e Sicilia.

    485 Procedure ancora aperte

    Al 31 dicembre 2025 riguardano 484 enti locali, pari al 6,1% dei Comuni italiani.

    6,2 mld Massa passiva stimata

    Le crisi finanziarie considerate coinvolgono territori nei quali vivono circa 6,5 milioni di persone.

    La crisi finanziaria dei Comuni italiani riguarda una quota minoritaria degli enti locali, ma presenta una fortissima concentrazione territoriale.

    È quanto emerge dalla Relazione sui Comuni in situazione di crisi finanziaria approvata dalla Sezione delle Autonomie della Corte dei conti con la deliberazione n. 15/SEZAUT/2026/FRG e aggiornata al 31 dicembre 2025.

    Sicilia, Calabria e Campania raccolgono insieme il 63,6% delle procedure di crisi complessivamente attivate e l’80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni.

    Il dato dell’80,4% non indica che otto Comuni su dieci di Campania, Calabria e Sicilia siano oggi in dissesto. Indica invece la quota dei dissesti dichiarati in tutta Italia nell’ultimo quinquennio che si concentra complessivamente nelle tre regioni.

    Quanti Comuni italiani sono in dissesto o riequilibrio finanziario

    Alla fine del 2025 risultano 485 procedure ancora aperte e in corso, riferite a 484 enti locali.

    227 procedure di dissesto finanziario ancora aperte al 31 dicembre 2025.
    258 procedure di riequilibrio finanziario pluriennale ancora in corso.
    6,1% quota dei Comuni italiani interessati dalle procedure aperte.

    Nei territori interessati vivono circa 6,5 milioni di abitanti, mentre la massa passiva complessivamente stimata raggiunge 6,2 miliardi di euro.

    Allargando l’analisi all’intero periodo considerato dalla Corte dei conti, le procedure attivate sul territorio nazionale sono state 1.448: 818 dissesti e 630 riequilibri, riferiti complessivamente a 1.033 Comuni.

    Calabria, Sicilia e Campania concentrano le maggiori criticità

    Le differenze territoriali diventano ancora più evidenti considerando quanti Comuni di ogni regione hanno sperimentato almeno una procedura di crisi finanziaria.

    54,2% dei Comuni della Calabria ha sperimentato almeno una procedura di crisi.
    41,4% dei Comuni della Sicilia ha registrato almeno una procedura.
    39,1% dei Comuni della Campania è stato interessato da almeno una procedura.

    Seguono Puglia con il 28,4%, Lazio con il 24,1%, Molise con il 23,5% e Basilicata con il 22,1%. Nelle regioni del Centro-Nord l’incidenza complessiva risulta invece molto più contenuta.

    Dissesti comunali nel Sud Italia
    Come leggere correttamente le percentuali

    Il 54,2%, il 41,4% e il 39,1% descrivono la quota di Comuni delle rispettive regioni che hanno sperimentato almeno una procedura nel periodo analizzato. L’80,4% misura invece la concentrazione geografica dei dissesti dichiarati in Italia nell’ultimo quinquennio.

    Che cosa significa per un Comune dichiarare il dissesto finanziario

    Il dissesto finanziario è disciplinato dal Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, il TUEL.

    L’articolo 244 stabilisce che lo stato di dissesto ricorre quando l’ente non è in grado di garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili oppure quando non può far fronte, attraverso gli strumenti ordinari previsti dalla legge, a crediti liquidi ed esigibili di terzi.

    La formale dichiarazione è invece regolata dall’articolo 246 del TUEL: la deliberazione viene adottata dal consiglio dell’ente locale, deve valutare le cause della crisi ed è accompagnata da una dettagliata relazione dell’organo di revisione economico-finanziaria.

    Una volta adottata, la deliberazione dello stato di dissesto non è revocabile. La procedura apre quindi un percorso specifico per affrontare le passività pregresse e ricostruire condizioni finanziarie sostenibili.

    Dissesto e riequilibrio finanziario non sono la stessa procedura

    Nei dati della Corte dei conti compaiono due strumenti distinti: il dissesto finanziario e la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale.

    Il riequilibrio, disciplinato dall’articolo 243-bis del TUEL, può essere utilizzato da Comuni e Province in presenza di squilibri strutturali in grado di provocare il dissesto quando le normali misure di riequilibrio non risultano sufficienti.

    L’ente approva in questo caso un piano pluriennale contenente le misure necessarie per superare gli squilibri, ripianare il disavanzo e affrontare le passività individuate.

    Il dissesto interviene invece quando ricorrono le condizioni più gravi individuate dall’articolo 244. Per questo le due procedure non devono essere utilizzate come sinonimi quando si interpretano i dati nazionali.

    Il risanamento dei Comuni resta una delle criticità

    La distribuzione territoriale non è l’unico elemento evidenziato dalla magistratura contabile. La relazione richiama anche l’efficacia e la durata delle procedure di risanamento.

    16,1% dei riequilibri avviati risulta formalmente concluso.
    35,2% dei riequilibri considerati è sfociato successivamente nel dissesto.
    99 dei 227 dissesti ancora attivi hanno superato il quinquennio.

    Dei 23 dissesti dichiarati nel 2025, 14 erano stati preceduti da un riequilibrio non andato a buon fine.

    La Corte evidenzia inoltre che soltanto il 17,1% dei dissesti conclusi dal 2007 è terminato entro il quinquennio previsto. La durata delle procedure diventa quindi un indicatore importante per valutare la capacità del risanamento di riportare gli enti verso un equilibrio effettivamente stabile.

    Perché le crisi finanziarie si concentrano negli stessi territori

    La forte concentrazione geografica porta la Corte dei conti a leggere il fenomeno oltre le sole decisioni del singolo Comune.

    Secondo la magistratura contabile, nei territori maggiormente coinvolti entrano in gioco anche fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali , insieme alle differenti capacità dei sistemi territoriali di prevenire e affrontare gli squilibri.

    Contano la capacità di riscossione delle entrate, la gestione delle passività accumulate, l’organizzazione amministrativa e la sostenibilità nel tempo dei costi necessari per garantire i servizi.

    Non è una semplice classifica dei Comuni

    Le percentuali regionali descrivono la distribuzione delle procedure, ma non permettono da sole di attribuire una causa unica alla crisi finanziaria di ciascun ente. Ogni situazione deve essere valutata alla luce dei bilanci, delle passività e del contesto amministrativo specifico.

    Cosa significa la crisi finanziaria per cittadini e servizi comunali

    I numeri della relazione non riguardano soltanto i bilanci degli enti locali. Nei Comuni interessati dalle procedure vivono circa 6,5 milioni di persone.

    Un’amministrazione in crisi deve affrontare contemporaneamente la gestione delle passività accumulate, il recupero degli equilibri di bilancio e la necessità di mantenere le funzioni e i servizi che la normativa considera indispensabili.

    La massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro rappresenta quindi la dimensione finanziaria di un problema che può prolungarsi nel tempo, soprattutto quando le procedure di risanamento non riescono a chiudersi nei tempi previsti.

    Proprio per questo, la relazione richiama la necessità di rafforzare la prevenzione delle crisi e di rendere gli interventi più aderenti alle caratteristiche dei territori e degli enti coinvolti.

    FAQ sui Comuni in dissesto finanziario

    Quali regioni hanno la maggiore incidenza di Comuni in crisi finanziaria?

    La maggiore incidenza si registra in Calabria con il 54,2%, seguita dalla Sicilia con il 41,4% e dalla Campania con il 39,1%, considerando i Comuni che hanno sperimentato almeno una procedura.

    Quanti Comuni italiani hanno una procedura di crisi ancora aperta?

    Al 31 dicembre 2025 risultano 485 procedure aperte relative a 484 enti locali: 227 dissesti e 258 riequilibri. Gli enti coinvolti rappresentano circa il 6,1% dei Comuni italiani.

    L’80,4% dei Comuni di Campania, Calabria e Sicilia è in dissesto?

    No. L’80,4% indica la quota dei dissesti dichiarati in Italia negli ultimi cinque anni che si concentra complessivamente nelle tre regioni.

    Qual è la differenza tra dissesto e riequilibrio finanziario?

    Sono procedure diverse. Il dissesto è regolato dagli articoli 244 e seguenti del TUEL, mentre il riequilibrio finanziario pluriennale è disciplinato dall’articolo 243-bis e riguarda enti con squilibri strutturali che possono condurre al dissesto.

    Quando un Comune può essere considerato in dissesto finanziario?

    Secondo l’articolo 244 del TUEL, lo stato di dissesto ricorre quando l’ente non può garantire funzioni e servizi indispensabili oppure non può far fronte a determinati crediti liquidi ed esigibili con gli strumenti ordinari previsti dalla legge.

    Enti locali e finanza pubblica: seguire i dati oltre i titoli

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti sui conti degli enti locali, sulla finanza pubblica e sui dati economici che incidono sui territori e sui servizi.

  • Emma Bonino, l’ultima battaglia di una voce che ha segnato i diritti civili

    Emma Bonino, l’ultima battaglia di una voce che ha segnato i diritti civili

    Politica

    Emma Bonino, una vita tra diritti civili, Europa e istituzioni

    Emma Bonino è morta a Roma l’11 settembre 2026, a 78 anni. Dalle campagne radicali degli anni Settanta al Parlamento, dalla Commissione europea alla Farnesina, ha attraversato oltre mezzo secolo di politica italiana ed europea.

    Emma Bonino
    01 Mezzo secolo di politica

    Eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, ha ricoperto incarichi nazionali ed europei.

    02 Diritti e giustizia internazionale

    Pena di morte, Corte penale internazionale, diritti delle donne e libertà civili hanno segnato molte delle sue campagne.

    03 Una forte dimensione europea

    Parlamentare europea, commissaria UE e ministra degli Esteri, ha sostenuto fino agli ultimi anni una maggiore integrazione europea.

    La morte di Emma Bonino, avvenuta a Roma l’11 settembre 2026, ha chiuso una delle esperienze politiche più lunghe della storia repubblicana recente.

    Nei giorni precedenti era stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito di Roma per una crisi respiratoria. Il 10 settembre era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata.

    Nata a Bra il 9 marzo 1948, Bonino entrò giovanissima nell’attività politica radicale e costruì negli anni un percorso che avrebbe intrecciato movimenti civili, Parlamento italiano, istituzioni europee e incarichi di governo.

    Nel messaggio diffuso dopo la sua morte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il suo impegno nel radicalismo, nel liberalismo, nel femminismo e nell’europeismo, insieme alle campagne contro la fame, la pena di morte e per la giustizia internazionale.

    Dagli anni Settanta alle battaglie radicali

    Dopo la laurea in Lingue e letteratura moderna all’Università Bocconi di Milano nel 1972, Bonino si avvicinò alle campagne del Partito Radicale e alla stagione delle mobilitazioni sui diritti civili.

    Tra i temi che segnarono quella fase vi furono l’interruzione volontaria di gravidanza, il ricorso al referendum, le libertà individuali e più in generale il rapporto tra diritti personali e legislazione dello Stato.

    Nel 1976, a 28 anni, fu eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Negli anni successivi tornò più volte in Parlamento, alternando l’attività nazionale a quella nelle istituzioni europee.

    Un riferimento centrale della sua formazione politica fu Marco Pannella, con il quale condivise una lunga stagione di iniziative radicali, campagne referendarie e mobilitazioni pubbliche.

    Emma Bonino
    Emma Bonino ha attraversato oltre cinquant’anni di vita politica italiana ed europea.

    Il Parlamento europeo e l’esperienza nella Commissione UE

    La dimensione europea divenne presto uno degli elementi centrali del percorso politico di Bonino.

    Fu eletta per la prima volta al Parlamento europeo nel 1979 e vi tornò in diverse legislature. A metà degli anni Novanta arrivò poi l’incarico nella Commissione europea.

    Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea con responsabilità, tra le altre, per gli aiuti umanitari, la pesca e la politica dei consumatori.

    In quella fase seguì alcune delle crisi internazionali più rilevanti dell’epoca. La Commissione europea, nel ricordo pubblicato dopo la sua morte, ha richiamato in particolare il suo lavoro nei Balcani, in Ruanda e in Afghanistan.

    L’Europa come tema politico

    L’integrazione europea non rimase soltanto legata agli incarichi istituzionali. Anche negli ultimi anni Bonino continuò a sostenere un rafforzamento dell’unità politica dell’Unione.

    Pena di morte, giustizia internazionale e diritti delle donne

    Accanto alla politica parlamentare, una parte significativa dell’attività di Bonino si sviluppò attraverso campagne internazionali sui diritti umani.

    Tra gli impegni ricordati dal Ministero degli Esteri figurano le iniziative per la moratoria sulla pena di morte, la promozione della Corte penale internazionale e le campagne contro le mutilazioni genitali femminili.

    Partecipò inoltre a iniziative contro la fame nel mondo e sostenne negli anni l’utilizzo delle istituzioni sovranazionali come strumento per trasformare campagne civili in norme, accordi e impegni internazionali.

    Fu tra le fondatrici delle organizzazioni Nessuno Tocchi Caino e Non c’è Pace senza Giustizia, entrambe legate a temi della giustizia e dei diritti fondamentali.

    Dal governo Prodi alla Farnesina

    Alla lunga esperienza parlamentare si aggiunsero diversi incarichi di governo.

    Nel secondo governo Prodi, dal 2006, Bonino fu ministra per il Commercio internazionale e per le Politiche europee.

    Tra il 2008 e il 2013 sedette invece al Senato, dove ricoprì anche l’incarico di vicepresidente.

    Nel 2013 fu nominata ministra degli Affari Esteri nel governo guidato da Enrico Letta, incarico mantenuto fino al 2014.

    1976 Prima elezione alla Camera dei deputati, a 28 anni.
    1995 Inizio del mandato nella Commissione europea, concluso nel 1999.
    2013 Nomina a ministra degli Affari Esteri nel governo Letta.

    Una figura centrale e discussa della politica italiana

    Il percorso di Emma Bonino non può essere separato dai temi controversi sui quali scelse spesso di intervenire.

    Aborto, fine vita, immigrazione, giustizia internazionale, ruolo dell’Unione Europea e libertà individuali hanno prodotto nel tempo sostegno politico, opposizione e confronti molto accesi.

    Il tratto di continuità fu la scelta di portare queste questioni dalle campagne civili alle sedi parlamentari, governative ed europee.

    Emma Bonino
    Diritti civili, politica europea e giustizia internazionale hanno accompagnato gran parte dell’attività pubblica di Bonino.

    Nel messaggio di cordoglio dell’11 settembre, Mattarella ha sottolineato che negli ultimi anni la priorità politica di Bonino era diventata l’unità e una maggiore integrazione dell’Unione Europea .

    Le esequie di Stato in Campidoglio

    Il 15 settembre 2026 si sono svolte a Roma le esequie di Stato in forma laica nella Sala della Protomoteca di Palazzo del Campidoglio.

    Alla cerimonia ha partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme alle alte cariche dello Stato.

    Nel corso della commemorazione sono intervenuti Carla Taibi, Filomena Gallo, Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Romano Prodi ed Enrico Letta.

    La cerimonia ha rappresentato l’ultimo passaggio pubblico di una vicenda politica iniziata negli anni Settanta e proseguita per oltre mezzo secolo tra Italia, Europa e campagne internazionali.

    FAQ su Emma Bonino

    Quando è morta Emma Bonino?

    Emma Bonino è morta a Roma l’11 settembre 2026. Aveva 78 anni.

    Quali incarichi istituzionali ha ricoperto?

    È stata deputata, senatrice e vicepresidente del Senato, parlamentare europea, commissaria europea, ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee e ministra degli Affari Esteri.

    Per quali battaglie politiche è ricordata?

    La sua attività è stata legata, tra gli altri temi, ai diritti civili, alla moratoria sulla pena di morte, alla Corte penale internazionale, alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili e all’integrazione europea.

    Quando si sono svolte le esequie di Stato?

    Le esequie di Stato in forma laica si sono svolte il 15 settembre 2026 nella Sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma.

    Politica italiana ed europea: storie, decisioni e protagonisti

    Segui NewsPrisma per approfondimenti sulla politica italiana, sulle istituzioni europee e sui temi che continuano a trasformare il dibattito pubblico.

  • Tumore al seno: prevenzione, screening e cure nel 2026

    Tumore al seno: prevenzione, screening e cure nel 2026

    Salute

    Tumore al seno, Ottobre Rosa 2026: screening, controlli e nuove cure

    Ottobre richiama l’attenzione sulla prevenzione del tumore al seno. Nel 2026 il quadro comprende programmi di screening in evoluzione, diagnosi sempre più mirate e nuove terapie selezionate in base alle caratteristiche biologiche della malattia.

    Ottobre Rosa 2026, prevenzione, screening e nuove cure contro il tumore al seno
    01 Screening in evoluzione

    Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 prevede l’ampliamento graduale alle fasce 45-49 e 70-74 anni.

    02 Controlli appropriati

    Mammografia, ecografia, visita e risonanza hanno ruoli diversi e non sono esami intercambiabili.

    03 Cure più personalizzate

    Biomarcatori come recettori ormonali, HER2 ed ESR1 possono orientare le scelte terapeutiche.

    Il carcinoma della mammella resta il tumore più frequentemente diagnosticato in Italia.

    Secondo il rapporto I numeri del cancro in Italia 2025, nel 2024 sono state stimate 53.686 nuove diagnosi di tumore della mammella. Lo stesso rapporto indica una sopravvivenza netta a cinque anni dell’88% e circa 925.000 donne viventi in Italia dopo una diagnosi di questa neoplasia.

    I dati sullo screening mostrano inoltre una ripresa rispetto agli anni della pandemia: nel 2024 la copertura da esami dello screening mammografico organizzato ha raggiunto il 50% della popolazione avente diritto, con differenze ancora marcate tra le diverse aree del Paese.

    53.686 nuove diagnosi di tumore della mammella stimate in Italia nel 2024.
    50% copertura da esami dello screening mammografico organizzato nel 2024.
    88% sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi riportata da AIOM.

    L’Ottobre Rosa non riguarda soltanto la sensibilizzazione: è un’occasione per ricordare l’importanza di aderire ai programmi di diagnosi precoce, riconoscere eventuali cambiamenti del seno e rivolgersi al medico quando necessario.

    Screening mammografico: cosa cambia nel 2026

    Nella popolazione generale, lo screening mammografico organizzato si è tradizionalmente rivolto alle donne tra 50 e 69 anni, con una mammografia ogni due anni.

    Il quadro sta però cambiando. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, adottato con Intesa Stato-Regioni il 21 maggio 2026, prevede il progressivo ampliamento dello screening mammografico anche alle donne di 45-49 anni e 70-74 anni.

    L’estensione è graduale. Non significa quindi che, dall’inizio del 2026, tutte le donne tra 45 e 74 anni ricevano automaticamente lo stesso invito in ogni Regione.

    Organizzazione, calendario e fasce effettivamente coinvolte devono essere verificati nel programma di screening della propria Regione o Azienda sanitaria.

    Screening mammografico, controlli e diagnosi precoce del tumore al seno nel 2026
    Lo screening mammografico è rivolto a persone senza sintomi e punta a individuare eventuali alterazioni in fase precoce.
    Screening e sintomi non sono la stessa cosa

    Lo screening riguarda persone che non presentano sintomi. Se compare un cambiamento nuovo o persistente del seno, non è opportuno attendere il successivo invito: è indicata una valutazione medica.

    Mammografia, ecografia e visita senologica: ruoli diversi

    Fare prevenzione non significa eseguire il maggior numero possibile di esami. Ogni accertamento risponde a indicazioni differenti.

    La mammografia è l’esame su cui si basa lo screening organizzato del tumore mammario. L’ecografia può essere utilizzata come approfondimento in determinate situazioni, ma non sostituisce automaticamente la mammografia quando questa è indicata.

    Anche la risonanza magnetica mammaria ha indicazioni specifiche ed è utilizzata soprattutto in particolari condizioni cliniche o nei percorsi di sorveglianza delle persone ad alto rischio.

    Età, storia personale, densità mammaria, eventuali sintomi e profilo individuale di rischio contribuiscono a definire il percorso più appropriato.

    I cambiamenti del seno che meritano una valutazione medica

    Un cambiamento del seno non significa automaticamente tumore. Molte alterazioni possono avere una causa benigna.

    È però opportuno sottoporre al medico modificazioni nuove o persistenti, soprattutto quando riguardano un solo seno.

    • comparsa di un nuovo nodulo al seno o all’ascella;
    • modificazioni recenti della forma o del volume della mammella;
    • retrazione della pelle o del capezzolo;
    • alterazioni cutanee persistenti;
    • secrezioni anomale dal capezzolo;
    • cambiamenti recenti e persistenti non presenti in precedenza.

    Conoscere il proprio seno può aiutare a riconoscere più facilmente eventuali modificazioni. L’autopalpazione, tuttavia, non sostituisce la mammografia né gli altri esami eventualmente indicati dal medico.

    Prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno durante l'Ottobre Rosa
    Diagnosi precoce e valutazione dei cambiamenti sospetti sono due aspetti distinti ma complementari della prevenzione.

    Familiarità e rischio genetico: quando il percorso cambia

    Il rischio di sviluppare un tumore della mammella non è uguale per tutte le persone.

    Una forte familiarità per tumore della mammella o dell’ovaio, diagnosi avvenute in giovane età all’interno della famiglia oppure la presenza di specifiche varianti genetiche ereditarie, comprese quelle che coinvolgono BRCA1 e BRCA2, possono richiedere una sorveglianza personalizzata.

    Quando la storia personale o familiare lo suggerisce, può essere indicata una valutazione specialistica e, nei casi appropriati, una consulenza oncogenetica.

    Età di inizio dei controlli, frequenza e tipo di esame vengono quindi stabiliti sulla base del rischio individuale e non necessariamente coincidono con il programma destinato alla popolazione generale.

    Prevenzione primaria: quali fattori possono essere modificati

    Lo screening è una forma di prevenzione secondaria: serve a individuare una malattia eventualmente già presente in una fase in cui non ha ancora dato sintomi.

    La prevenzione primaria agisce invece sui fattori di rischio modificabili. Attività fisica regolare, mantenimento di un peso adeguato, astensione dal fumo e limitazione del consumo di alcol rientrano nelle principali raccomandazioni generali per la prevenzione oncologica.

    Un punto importante

    Nessuno stile di vita può azzerare il rischio di tumore al seno. Buone abitudini e diagnosi precoce sono strumenti complementari, non garanzie individuali.

    Nuove cure per il tumore al seno: cosa è cambiato nel 2026

    Il tumore al seno non è una malattia unica. Le decisioni terapeutiche dipendono dallo stadio, dalle caratteristiche cliniche e dalla biologia del tumore.

    Recettori ormonali, espressione di HER2 e determinate alterazioni molecolari possono contribuire a identificare sottogruppi differenti e a selezionare i trattamenti.

    Nuove terapie e medicina di precisione per il tumore al seno nel 2026
    Biomarcatori e caratteristiche biologiche del tumore hanno un ruolo sempre più importante nella scelta delle terapie.

    Datopotamab deruxtecan nel tumore triplo negativo

    Il 31 luglio 2026 la Commissione europea ha approvato datopotamab deruxtecan come monoterapia di prima linea per adulti con carcinoma mammario triplo negativo non resecabile o metastatico che non siano candidati alla terapia con inibitori PD-1/PD-L1.

    L’indicazione riguarda quindi una popolazione clinica specifica e non tutti i tumori triplo negativi indistintamente.

    Trastuzumab deruxtecan e pertuzumab nelle forme HER2-positive

    Il 1° settembre 2026 è stata approvata nell’Unione europea la combinazione trastuzumab deruxtecan e pertuzumab come trattamento di prima linea per adulti con carcinoma mammario HER2-positivo non resecabile o metastatico.

    Anche in questo caso la selezione dei pazienti dipende dalle caratteristiche biologiche della malattia e dalla valutazione oncologica.

    Imlunestrant per alcune forme ER-positive con mutazione ESR1

    Il 9 gennaio 2026 ha ottenuto l’autorizzazione valida nell’UE anche imlunestrant, terapia endocrina orale destinata, in monoterapia, a specifici adulti con carcinoma mammario ER-positivo, HER2-negativo, localmente avanzato o metastatico, con mutazione attivante di ESR1 e progressione dopo una precedente terapia endocrina.

    Le novità del 2026 mostrano la crescente importanza dell’oncologia di precisione: conoscere le caratteristiche del tumore permette di valutare trattamenti differenti per gruppi di pazienti sempre meglio definiti.

    Autorizzazione europea e accesso in Italia

    Un’autorizzazione europea non significa automaticamente disponibilità immediata e uniforme del medicinale nel Servizio sanitario nazionale. Rimborsabilità, accesso e concreta applicabilità dipendono anche dai passaggi regolatori nazionali e dalla situazione clinica individuale.

    Diagnosi e terapie funzionano meglio dentro percorsi organizzati

    Innovazione terapeutica e diagnosi precoce producono il massimo beneficio quando sono inserite in percorsi sanitari coordinati.

    Dopo un risultato sospetto, la persona può aver bisogno di ulteriori accertamenti, valutazioni multidisciplinari e della definizione di un percorso terapeutico adeguato alle caratteristiche della malattia.

    Per questo l’efficacia della prevenzione non dipende soltanto dalla disponibilità degli esami, ma anche dalla capacità del sistema sanitario di garantire continuità tra screening, approfondimento diagnostico, presa in carico e cura.

    Ottobre Rosa 2026: cosa fare concretamente

    Il mese della prevenzione può essere un’occasione utile per verificare se si rientra nel programma di screening attivo nella propria Regione e controllare quando è stata eseguita, se prevista, l’ultima mammografia.

    Chi riceve un invito allo screening può verificare modalità e appuntamento attraverso i servizi sanitari territoriali.

    In presenza invece di un cambiamento nuovo o persistente, di una familiarità importante o di dubbi sul proprio rischio, il riferimento resta il medico o lo specialista.

    Il messaggio dell’Ottobre Rosa non si esaurisce quindi in un controllo annuale: la prevenzione è un percorso che prosegue durante tutto l’anno.

    FAQ su prevenzione e screening del tumore al seno

    A che età si fa lo screening mammografico?

    Lo screening organizzato si è tradizionalmente rivolto alle donne tra 50 e 69 anni, con mammografia ogni due anni. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 prevede l’ampliamento graduale anche alle fasce 45-49 e 70-74 anni. L’offerta effettiva va verificata nella propria Regione.

    L’ecografia può sostituire la mammografia?

    Non automaticamente. Mammografia ed ecografia hanno caratteristiche e indicazioni differenti. L’ecografia può essere utilizzata come approfondimento, mentre la mammografia resta l’esame di riferimento dei programmi organizzati di screening mammario.

    Bisogna aspettare lo screening se compare un nodulo?

    No. Lo screening è rivolto a persone senza sintomi. Un nodulo nuovo o un’altra modificazione persistente del seno richiedono una valutazione medica senza attendere il successivo appuntamento di screening.

    Quali sono le principali novità terapeutiche del 2026?

    Nel 2026 sono arrivate nuove indicazioni europee per trattamenti destinati a specifici sottotipi di tumore della mammella, tra cui datopotamab deruxtecan, trastuzumab deruxtecan con pertuzumab e imlunestrant. La scelta dipende dai biomarcatori, dallo stadio, dai trattamenti precedenti e dalle condizioni cliniche individuali.

    La prevenzione continua oltre il mese di ottobre

    Verificare il programma di screening della propria Regione e rivolgersi al medico in presenza di cambiamenti sospetti sono azioni concrete. I controlli devono essere appropriati al proprio profilo di rischio, non scelti autonomamente.

  • Caso Garlasco, chiuse le indagini su Sempio: cosa succede ora

    Caso Garlasco, chiuse le indagini su Sempio: cosa succede ora

    Cronaca giudiziaria

    Caso Garlasco, chiuse le indagini su Andrea Sempio: cosa succede ora

    La Procura di Pavia ha concluso per la seconda volta le indagini nei confronti di Andrea Sempio nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. I nuovi atti riguardano DNA, impronte e tracce di scarpa, ma le valutazioni restano oggetto di confronto tra accusa e difesa.

    Attesa davanti al tribunale dopo la chiusura delle indagini sul caso Garlasco
    01 Seconda chiusura

    Il nuovo avviso di conclusione delle indagini è stato notificato il 28 settembre 2026, dopo gli approfondimenti disposti dalla Procura.

    02 Consulenze a confronto

    Scarpa, DNA e impronta 33 sono tra i principali elementi tecnici sui quali accusa e difesa esprimono valutazioni differenti.

    03 Nessun processo automatico

    La chiusura delle indagini non equivale né a un rinvio a giudizio né a una condanna: seguiranno le determinazioni previste dalla procedura.

    A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007, la nuova inchiesta della Procura di Pavia entra in una fase decisiva.

    Il 28 settembre 2026 è stato notificato ad Andrea Sempio un nuovo avviso di conclusione delle indagini, dopo gli accertamenti integrativi svolti successivamente alla prima chiusura del maggio scorso.

    Nel fascicolo sono confluite ulteriori consulenze riguardanti alcuni degli elementi scientifici più discussi del caso. La loro interpretazione non è però condivisa dalle diverse parti del procedimento.

    La distinzione fondamentale: la conclusione delle indagini fotografa il quadro investigativo costruito dalla Procura, ma non stabilisce la responsabilità dell’indagato. La colpevolezza può essere accertata soltanto attraverso il percorso giudiziario previsto dalla legge.

    Per ricostruire la fase precedente dell’inchiesta è disponibile anche l’approfondimento su Andrea Sempio e i nuovi sviluppi del caso Garlasco .

    Perché le indagini sono state chiuse una seconda volta

    La prima conclusione delle indagini era stata notificata nel maggio 2026. Successivamente la Procura ha svolto ulteriori accertamenti e acquisito nuove valutazioni tecniche, anche dopo le osservazioni depositate dalle difese.

    Terminati questi approfondimenti, il 28 settembre è stato notificato un secondo avviso di conclusione. La contestazione formulata nei confronti di Sempio resta legata all’omicidio di Chiara Poggi, mentre i nuovi atti integrano il materiale già raccolto durante l’inchiesta.

    Questo passaggio permette alla difesa di conoscere il quadro degli accertamenti prima che il pubblico ministero assuma le successive determinazioni.

    Presunzione di innocenza

    Andrea Sempio si dichiara estraneo all’omicidio. La sua posizione deve essere valutata nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

    Carabinieri davanti alla villetta di Garlasco al centro delle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi
    La villetta di Garlasco al centro degli accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi.

    Scarpa, DNA e impronta 33: gli elementi tecnici al centro del confronto

    Una parte rilevante degli approfondimenti riguarda tracce e reperti già discussi nelle diverse fasi del caso Garlasco. Le consulenze non devono però essere confuse con una prova definitiva: accusa e difesa attribuiscono ad alcuni risultati un significato differente.

    La traccia della scarpa con suola a pallini

    Tra gli accertamenti figura la traccia lasciata da una scarpa con suola a pallini all’interno dell’abitazione.

    Secondo le valutazioni richiamate dalla Procura, gli accertamenti non consentirebbero di sostenere una incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Sempio e la traccia esaminata. Le difese hanno contestato questa ricostruzione attraverso proprie valutazioni tecniche.

    Una compatibilità fisica non identifica automaticamente la persona che indossava una determinata scarpa al momento dell’omicidio. È un elemento che deve essere valutato insieme al resto del materiale investigativo.

    Il DNA recuperato dai margini ungueali

    Un secondo capitolo riguarda il materiale genetico recuperato dai margini ungueali di Chiara Poggi.

    Le consulenze dell’accusa e quelle della difesa divergono sull’attendibilità e sul significato dei profili genetici esaminati. In particolare, il dato relativo al cromosoma Y deve essere interpretato tenendo conto del fatto che viene condiviso tra soggetti appartenenti alla stessa linea paterna.

    Per questo motivo una compatibilità genetica di questo tipo non deve essere presentata come un’identificazione individuale certa.

    L’impronta 33

    Nel fascicolo compare anche la cosiddetta impronta 33, la traccia palmare individuata sul muro delle scale che conducono verso la cantina.

    Anche su questo elemento le conclusioni dei consulenti non coincidono. Le valutazioni della Procura vengono contestate dai tecnici della difesa, rendendo il significato probatorio della traccia uno dei possibili temi di confronto nelle eventuali fasi giudiziarie successive.

    La posizione della difesa di Andrea Sempio

    La difesa sostiene che gli elementi raccolti non consentano di collegare in modo univoco Andrea Sempio all’omicidio e contesta il valore attribuito dall’accusa a diversi risultati scientifici.

    Uno dei punti centrali riguarda proprio la distanza tra un dato tecnicamente compatibile e la possibilità di attribuirlo con certezza a una singola persona.

    Se il procedimento dovesse proseguire, le conclusioni dei consulenti potranno essere sottoposte al contraddittorio tra le parti e alla valutazione dell’autorità giudiziaria.

    Cosa cambia per Alberto Stasi

    La nuova indagine su Sempio si sviluppa mentre resta pienamente efficace la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.

    Alcuni accertamenti svolti nel 2007, compresi quelli relativi alla bicicletta sequestrata all’epoca, sono tornati all’attenzione degli investigatori nel corso della nuova inchiesta.

    Sul piano processuale, però, le due posizioni devono essere tenute distinte. L’esistenza dell’indagine su Andrea Sempio non annulla e non modifica automaticamente la sentenza definitiva pronunciata nei confronti di Stasi .

    Un eventuale riesame di quella condanna richiederebbe uno specifico procedimento previsto dall’ordinamento.

    Fascicoli e reperti collegati ai nuovi accertamenti investigativi sul caso Garlasco
    Fascicoli, consulenze e reperti sono al centro della nuova fase dell’inchiesta.

    Cosa succede ora dopo la chiusura delle indagini

    L’avviso di conclusione delle indagini apre la fase prevista dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale.

    L’indagato e la difesa possono esaminare il materiale depositato e, entro il termine previsto dalla legge, presentare memorie e documenti, depositare investigazioni difensive, chiedere ulteriori atti o domandare che l’indagato venga interrogato.

    Il termine previsto

    L’articolo 415-bis prevede 20 giorni per l’esercizio delle principali facoltà difensive indicate nell’avviso di conclusione delle indagini.

    Solo dopo questa fase il pubblico ministero potrà assumere le successive determinazioni. Tra gli scenari possibili vi è la richiesta di rinvio a giudizio, ma la chiusura delle indagini non coincide con il rinvio a giudizio.

    Qualora venga presentata una richiesta di processo, spetterà al giudice competente valutare la prosecuzione del procedimento. Sarà quindi nelle eventuali fasi successive che le ricostruzioni dell’accusa e le contestazioni della difesa potranno essere sottoposte al confronto giudiziario.

    FAQ sulle nuove indagini del caso Garlasco

    Andrea Sempio è già stato rinviato a giudizio?

    No. Alla data del 3 ottobre 2026 è stata notificata la conclusione delle indagini preliminari. Questo passaggio può precedere una richiesta di rinvio a giudizio, ma non equivale all’apertura del processo.

    Perché le indagini sono state chiuse due volte?

    Dopo il primo avviso del maggio 2026 sono stati svolti accertamenti integrativi e acquisite ulteriori consulenze. Terminati questi approfondimenti, il 28 settembre è stato notificato un nuovo avviso di conclusione.

    Il DNA trovato sotto le unghie identifica con certezza Andrea Sempio?

    No. Le valutazioni genetiche sono oggetto di confronto tra i consulenti e il dato relativo al cromosoma Y non ha lo stesso valore individualizzante di un profilo genetico completo attribuibile in modo esclusivo a una persona.

    La nuova indagine annulla la condanna di Alberto Stasi?

    No. La condanna definitiva di Alberto Stasi resta efficace. Un eventuale cambiamento della sua posizione richiederebbe uno specifico procedimento di revisione della sentenza.

    Caso Garlasco: seguire i fatti, distinguere le diverse fasi giudiziarie

    NewsPrisma continuerà a seguire gli sviluppi dell’inchiesta, distinguendo gli elementi investigativi, le posizioni delle parti e le decisioni assunte dall’autorità giudiziaria.

  • Caso Garlasco, nuove indagini su Andrea Sempio: cosa succede ora

    Caso Garlasco, nuove indagini su Andrea Sempio: cosa succede ora

    Cronaca

    Caso Garlasco, nuove indagini su Andrea Sempio: cosa sappiamo e cosa può succedere ora

    La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Al centro degli ultimi accertamenti ci sono DNA, impronte e una traccia di scarpa. Il rinvio a giudizio, però, non è ancora stato disposto.

    Nuove indagini sul caso Garlasco e sviluppi dell'inchiesta
    01 Seconda chiusura delle indagini

    Il 28 settembre la Procura di Pavia ha depositato nuovi atti dopo gli approfondimenti svolti nei mesi precedenti.

    02 DNA, impronte e scarpa

    Gli elementi tecnici vengono interpretati diversamente dall’accusa e dalla difesa e non equivalgono a una condanna.

    03 Ora tocca alla fase difensiva

    Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, la difesa può esaminare gli atti ed esercitare le facoltà previste dalla legge.

    Il caso Garlasco entra in una nuova fase. Il 28 settembre 2026 la Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione il 13 agosto 2007.

    La nuova chiusura arriva dopo gli accertamenti integrativi disposti successivamente al primo avviso notificato a maggio. Nel fascicolo sono confluite ulteriori consulenze riguardanti la traccia di scarpa, le impronte e gli elementi genetici.

    La conclusione delle indagini non significa che Andrea Sempio sia stato rinviato a giudizio. Al 3 ottobre 2026 non risulta ancora una decisione del giudice sull’apertura di un processo. Sempio respinge le accuse e beneficia della presunzione di innocenza.

    La casa di via Pascoli a Garlasco al centro dell'inchiesta
    Caso Garlasco: la casa di via Pascoli al centro dell’inchiesta.

    Perché le indagini su Andrea Sempio sono state chiuse una seconda volta

    La prima conclusione delle indagini era stata notificata nel maggio 2026. In seguito alle osservazioni delle difese e agli approfondimenti disposti dalla Procura, sono stati eseguiti nuovi accertamenti tecnici.

    Tra questi figurano verifiche sulla compatibilità tra le misure del piede di Sempio e una traccia lasciata da una scarpa con suola a pallini, oltre a ulteriori valutazioni sul materiale genetico e sulle impronte già presenti nel fascicolo.

    Conclusi gli approfondimenti, i magistrati pavesi hanno notificato un nuovo avviso ai sensi dell’articolo 415-bis del Codice di procedura penale.

    Il capo d’accusa formulato dalla Procura resta quello relativo all’omicidio di Chiara Poggi. Si tratta della tesi dell’accusa, che dovrà essere sottoposta alle successive valutazioni giudiziarie qualora venga chiesto il rinvio a giudizio.

    DNA, impronta 33 e traccia di scarpa: cosa sappiamo

    Il nuovo fascicolo non ruota attorno a un singolo elemento, ma a una serie di accertamenti che la Procura considera nel loro insieme.

    Il significato di queste tracce è però oggetto di confronto tra consulenti e deve essere distinto dalla prova definitiva della responsabilità di una persona.

    Il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi

    Uno dei passaggi più delicati riguarda il materiale genetico repertato sotto le unghie della vittima.

    Nell’incidente probatorio concluso nel dicembre 2025, la perita nominata dal giudice ha rilevato una compatibilità con la linea genetica maschile della famiglia Sempio .

    La stessa analisi ha però evidenziato limiti importanti: si tratta di una traccia parziale e mista che non consente di identificare con certezza un singolo soggetto né di stabilire automaticamente come il materiale genetico sia arrivato sulle unghie di Chiara.

    L’impronta 33

    Un altro elemento è la cosiddetta impronta 33, una traccia palmare individuata sulla parete della scala della villetta.

    I consulenti della Procura, dopo aver esaminato anche le osservazioni presentate dalla difesa, hanno mantenuto la valutazione che collega la traccia a Sempio.

    La difesa contesta invece che l’impronta possa essere attribuita con la certezza necessaria e ne mette in discussione anche il collegamento temporale con l’omicidio.

    La traccia della scarpa con suola a pallini

    Gli approfondimenti più recenti hanno riguardato anche una traccia di scarpa presente sulla scena del crimine.

    Secondo la consulenza acquisita dalla Procura, le misure del piede di Sempio sarebbero compatibili con quelle di una scarpa modello Frau di taglia 42 presa in considerazione nell’accertamento.

    Sempio ha replicato pubblicamente di portare il numero 44, oggi come all’epoca dei fatti, sostenendo che una generica compatibilità non possa identificare chi abbia lasciato quella traccia.

    Compatibilità non significa identificazione

    In ambito forense, stabilire che una traccia non sia incompatibile con determinate caratteristiche non equivale automaticamente ad attribuirla in modo univoco a una specifica persona. Il peso dell’accertamento dipende dal quadro probatorio complessivo.

    Cosa sostiene la difesa di Andrea Sempio

    Andrea Sempio continua a negare ogni responsabilità nell’omicidio. Dopo la seconda chiusura dell’inchiesta ha dichiarato di non ritenere gli elementi raccolti sufficienti per arrivare a un processo.

    La linea difensiva concentra l’attenzione soprattutto sulla capacità delle singole tracce di collocare Sempio sulla scena del delitto nel momento dell’aggressione.

    Le contestazioni riguardano quindi non soltanto l’attribuzione di DNA e impronte, ma anche il significato che quei dati possono assumere una volta inseriti nella ricostruzione complessiva dell’omicidio.

    Rilievi scientifici all'interno della villetta di Garlasco
    Caso Garlasco: i rilievi scientifici nella villetta.

    Cosa può succedere ora dopo la chiusura delle indagini

    La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini apre una fase in cui l’indagato e i suoi difensori possono conoscere il materiale raccolto dalla Procura ed esercitare specifiche facoltà difensive.

    L’articolo 415-bis del Codice di procedura penale prevede un termine di venti giorni entro il quale la difesa può, tra le altre possibilità, presentare memorie e documenti, depositare investigazioni difensive, chiedere ulteriori atti d’indagine oppure domandare che l’indagato venga interrogato.

    Il passaggio successivo più rilevante sarà la decisione della Procura sull’esercizio dell’azione penale. Se i magistrati manterranno l’attuale impostazione accusatoria, potranno formulare una richiesta di rinvio a giudizio.

    Anche una richiesta di rinvio a giudizio, tuttavia, non equivale all’apertura automatica del dibattimento né a una dichiarazione di colpevolezza.

    Sarà il giudice competente, nell’ambito dell’udienza preliminare, a valutare la richiesta e gli elementi presentati dalle parti.

    Sempio ha affermato di ritenere possibile una definizione della vicenda già in questa fase e ha ribadito che, qualora si arrivasse al processo, affronterebbe il giudizio.

    Le nuove indagini cambiano la posizione di Alberto Stasi?

    No, almeno non automaticamente. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.

    L’apertura e lo sviluppo di una nuova indagine su Sempio non cancellano quella sentenza. Per modificare una condanna definitiva è necessario un autonomo procedimento di revisione, soggetto a specifici presupposti.

    Le nuove indagini hanno però prodotto anche documentazione relativa ad alcuni vecchi accertamenti sui pedali della bicicletta sequestrata a Stasi.

    La Procura di Pavia ha trasmesso i nuovi atti alla Procura generale di Milano, che li sta esaminando anche nell’ottica di una possibile iniziativa sulla revisione.

    Al 2 ottobre non risultava ancora presa una decisione definitiva su questo fronte.

    Caso Garlasco: il punto al 3 ottobre 2026

    Il quadro processuale, quindi, è più circoscritto di quanto possa suggerire il dibattito mediatico.

    Andrea Sempio è indagato e la Procura ha concluso per la seconda volta le indagini nei suoi confronti, ma non è stato condannato e al momento non risulta ancora disposto il suo rinvio a giudizio.

    DNA, impronte e traccia di scarpa costituiscono alcuni degli elementi sui quali si confrontano accusa e difesa. Il loro effettivo valore probatorio potrà essere stabilito nelle sedi giudiziarie competenti.

    Anche la famiglia Poggi mantiene una posizione distinta rispetto a quella della Procura: attraverso i propri legali ha fatto sapere di considerare Sempio innocente e di non volersi costituire parte civile nei suoi confronti qualora si arrivasse a un processo.

    Il prossimo passaggio da seguire

    Dopo la fase riservata alle iniziative della difesa, sarà necessario verificare se la Procura di Pavia formalizzerà la richiesta di rinvio a giudizio e quale decisione verrà assunta dal giudice.

    FAQ sulle nuove indagini del caso Garlasco

    Andrea Sempio è stato rinviato a giudizio?

    Al 3 ottobre 2026 no. La Procura di Pavia ha notificato la conclusione delle indagini preliminari. L’eventuale richiesta di rinvio a giudizio costituisce un passaggio successivo.

    Il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi appartiene con certezza a Sempio?

    No. La perizia ha rilevato una compatibilità con la linea genetica maschile della famiglia Sempio, ma ha anche evidenziato limiti della traccia che non consentono l’identificazione certa di un singolo individuo.

    Cosa può fare la difesa dopo il 415-bis?

    La difesa può esaminare gli atti e, nei termini previsti, presentare memorie e documenti, depositare investigazioni difensive, chiedere ulteriori accertamenti oppure domandare l’interrogatorio dell’indagato.

    Le nuove indagini annullano la condanna di Alberto Stasi?

    No. La condanna definitiva resta valida. Un’eventuale modifica richiederebbe uno specifico procedimento di revisione.

    Caso Garlasco: segui gli sviluppi dell’inchiesta

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti sulle decisioni della Procura di Pavia, sull’eventuale udienza preliminare e sugli sviluppi giudiziari del caso Garlasco.

  • Mar Rosso, Crosetto: più impegno UE per la missione Aspides.

    Mar Rosso, Crosetto: più impegno UE per la missione Aspides.

    Esteri · Geopolitica

    Mar Rosso, Crosetto: «Aspides non è ancora sufficiente»

    L’Italia chiede all’Unione europea di rafforzare EUNAVFOR Aspides. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto i nuovi contributi annunciati sono positivi, ma le capacità disponibili non rispondono ancora pienamente alle esigenze della missione nel Mar Rosso.

    Missione navale europea Aspides nel Mar Rosso
    01 Più mezzi per Aspides

    Crosetto accoglie i nuovi contributi europei, ma ritiene ancora insufficienti le capacità operative disponibili.

    02 Da sei a oltre dieci navi

    Secondo diplomatici citati da Reuters, erano sei le unità dispiegate. Kaja Kallas aveva indicato la necessità di superare quota dieci.

    03 Mandato fino al 2027

    L’Unione europea ha prorogato l’operazione Aspides fino al 28 febbraio 2027.

    L’Italia aumenta la pressione sull’Unione europea affinché rafforzi la propria presenza navale lungo le rotte del Mar Rosso. Il tema è stato al centro dell’incontro del 2 ottobre a Roma tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e l’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas.

    Il governo italiano ha accolto positivamente la decisione di alcuni Paesi europei di mettere a disposizione nuovi assetti per EUNAVFOR Aspides, ma secondo Crosetto il rafforzamento non è ancora sufficiente rispetto alle esigenze operative della missione.

    «Non è ancora sufficiente per le esigenze che abbiamo davanti».

    Il ministro ha chiesto all’Europa di trasformare più rapidamente gli impegni politici in capacità, risorse e azioni concrete, collegando il rafforzamento della missione alla protezione della navigazione commerciale e delle principali rotte tra Asia ed Europa.

    Roma chiede più mezzi per la missione Aspides

    La posizione italiana non mette in discussione l’operazione europea. L’obiettivo dichiarato è rafforzarla attraverso un contributo più ampio degli Stati membri.

    Durante il colloquio tra Crosetto e Kallas è stata accolta positivamente la disponibilità di alcuni Paesi a fornire nuovi assetti. Per Roma, tuttavia, il livello raggiunto non consente ancora di soddisfare pienamente le necessità della missione.

    Il ministro della Difesa Guido Crosetto a Bruxelles
    Il ministro della Difesa Guido Crosetto a Bruxelles.

    Secondo diplomatici citati da Reuters, al 2 ottobre erano sei le navi da guerra dispiegate nell’ambito di Aspides. Kaja Kallas aveva indicato a settembre la necessità di più di dieci unità affinché l’operazione potesse svolgere efficacemente i propri compiti.

    6 navi da guerra dispiegate secondo diplomatici citati da Reuters al 2 ottobre 2026.
    >10 unità indicate da Kaja Kallas come necessarie per rafforzare l’efficacia della missione.
    2027 il mandato di Aspides è stato prorogato fino al 28 febbraio 2027.

    Che cos’è EUNAVFOR Aspides e cosa fa nel Mar Rosso

    EUNAVFOR Aspides è l’operazione di sicurezza marittima istituita dall’Unione europea nel febbraio 2024 in risposta alle minacce contro il traffico commerciale nel Mar Rosso e nelle acque circostanti.

    Il mandato è di natura difensiva. L’operazione contribuisce alla salvaguardia della libertà di navigazione, protegge le navi e sostiene la sicurezza delle principali rotte marittime nel rispetto del diritto internazionale.

    L’area operativa comprende alcune delle più importanti linee di comunicazione marittime regionali, tra cui lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio fondamentale per i collegamenti tra Oceano Indiano, Mar Rosso, Canale di Suez e Mediterraneo.

    Missione difensiva

    Il rafforzamento chiesto dall’Italia non modifica la natura di Aspides: l’operazione rimane orientata alla protezione della navigazione e delle navi commerciali, non a una missione offensiva.

    Perché il Mar Rosso è strategico per Italia ed Europa

    La sicurezza del Mar Rosso riguarda direttamente le catene commerciali europee. Attraverso Bab el-Mandeb passa infatti una delle principali direttrici marittime che collega l’Asia al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

    Un deterioramento prolungato delle condizioni di sicurezza può costringere parte del traffico commerciale a scegliere rotte alternative più lunghe, con possibili effetti sui tempi di consegna, sui costi logistici e sulla continuità delle forniture.

    Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiamato nelle settimane precedenti la rilevanza della rotta per l’economia italiana. Secondo i dati citati dal ministro, circa il 40% del traffico marittimo commerciale italiano e il 60% delle merci esportate dall’Italia verso l’Asia passano attraverso il Mar Rosso.

    Le percentuali sul traffico italiano sono dati citati da Tajani per descrivere il peso strategico della rotta: vanno quindi lette come dichiarazioni attribuite al ministro, non come una nuova rilevazione statistica prodotta da NewsPrisma.

    Anche Tajani chiede più sicurezza marittima europea

    La posizione espressa da Crosetto si inserisce in una linea sostenuta anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

    Durante l’incontro del 2 ottobre con Kaja Kallas alla Farnesina, Tajani ha sottolineato la necessità di rafforzare la capacità europea di risposta alle crisi e l’impegno dell’Unione per la sicurezza marittima nel Mar Rosso e nell’area dello stretto di Hormuz.

    Guido Crosetto durante l'incontro con l'Alto rappresentante dell'Unione europea
    Guido Crosetto durante l’incontro con l’Alto rappresentante dell’Unione europea.

    Il punto condiviso riguarda soprattutto la tutela della libertà di navigazione e delle rotte marittime internazionali in una fase di forte instabilità regionale.

    Tajani aveva inoltre chiarito che la partecipazione italiana ad Aspides non significa un coinvolgimento in una guerra contro gli Houthi, ma rientra nella protezione del traffico mercantile.

    Aspides resterà attiva fino al 28 febbraio 2027

    Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato il mandato di EUNAVFOR Aspides fino al 28 febbraio 2027, dopo il riesame strategico dell’operazione.

    Nell’ambito della proroga è stato stabilito un importo di riferimento finanziario di quasi 15 milioni di euro per coprire i costi comuni dell’operazione dal 1° marzo 2026 al 28 febbraio 2027.

    A marzo il mandato è stato inoltre aggiornato. Tra le attività previste, entro i limiti dei mezzi e delle capacità disponibili, rientrano la raccolta e condivisione di informazioni su attività sospette riguardanti le infrastrutture sottomarine critiche.

    L’operazione può inoltre contribuire alla formazione delle forze marittime di Gibuti e cooperare con la Guardia costiera yemenita, rafforzando i collegamenti con altre iniziative europee dedicate alla sicurezza marittima.

    Il prossimo nodo è trasformare gli impegni in capacità operative

    La richiesta italiana arriva in una fase nella quale la sicurezza della regione rimane fragile e le minacce contro la navigazione continuano a pesare sulle rotte commerciali.

    La questione per Bruxelles non riguarda soltanto il numero delle navi presenti in mare. Conta anche la disponibilità delle capacità necessarie, la continuità della presenza navale e la rapidità con cui gli Stati membri possono rispondere all’evoluzione del quadro operativo.

    «L’Europa deve passare dalle parole ai fatti: più capacità, più contributi operativi e maggiore rapidità nelle decisioni».

    Per Roma, Aspides deve quindi continuare a rappresentare una risposta europea, ma con una partecipazione più ampia degli Stati membri e con risorse adeguate alle esigenze della missione.

    Altri temi europei su NewsPrisma

    Le decisioni sulla sicurezza marittima si inseriscono in un momento in cui i governi europei discutono anche altri dossier economici e politici che richiedono un coordinamento con le istituzioni dell’Unione.

    Sul fronte economico, puoi approfondire la richiesta della Grecia all’UE per una maggiore flessibilità fiscale contro il caro energia . Per il quadro politico europeo, è disponibile anche l’analisi sulla crisi parlamentare in Spagna dopo la bocciatura dei decreti sulla casa .

    FAQ sulla missione Aspides nel Mar Rosso

    Che cos’è EUNAVFOR Aspides?

    È un’operazione di sicurezza marittima dell’Unione europea istituita nel febbraio 2024. Ha natura difensiva e contribuisce alla protezione delle navi e alla salvaguardia della libertà di navigazione nel Mar Rosso e nelle acque circostanti.

    Perché l’Italia chiede di rafforzare Aspides?

    Secondo il governo italiano, i nuovi contributi annunciati da alcuni Paesi europei rappresentano un passo positivo, ma non sono ancora sufficienti rispetto alle esigenze operative della missione.

    Quante navi sono impegnate nella missione?

    Secondo diplomatici citati da Reuters, al 2 ottobre 2026 risultavano dispiegate sei navi da guerra. Kaja Kallas aveva indicato la necessità di oltre dieci unità.

    Fino a quando resterà attiva Aspides?

    Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato il mandato dell’operazione fino al 28 febbraio 2027.

    Aspides è una missione offensiva?

    No. Il mandato dell’Unione europea definisce Aspides un’operazione di sicurezza marittima difensiva, orientata alla protezione delle navi e della libertà di navigazione.

    Mar Rosso e sicurezza europea: segui gli sviluppi

    NewsPrisma segue l’evoluzione della missione Aspides, la sicurezza delle rotte commerciali e le decisioni dell’Unione europea che possono avere conseguenze sull’Italia e sull’economia internazionale.