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Domenica 4 Ottobre 2026

Categoria: Cultura & Spettacolo

  • Tartufo bianco a Città di Castello: la famiglia Cenci

    Tartufo bianco a Città di Castello: la famiglia Cenci

    Territorio

    Tartufo bianco a Città di Castello: la passione della famiglia Cenci passa ai figli

    Nei boschi dell’Altotevere Diego Cenci, Elisa Pellegrini e i loro figli condividono la cerca della trifola: una tradizione fatta di cani, vanghino, natura e tempo trascorso insieme.

    Immagine illustrativa di una famiglia durante la cerca del tartufo in un bosco autunnale
    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
    01 Una passione di famiglia

    Diego Cenci cerca tartufi da anni e oggi condivide questa esperienza con la moglie e i figli.

    02 Mattia e Marco già abilitati

    I due figli maggiori hanno superato gli esami previsti e possono partecipare alla cerca insieme al padre.

    03 Il Salone torna in autunno

    Nel 2026 Città di Castello ospita la 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato.

    CITTÀ DI CASTELLO – Per la famiglia Cenci il fine settimana può cominciare con gli scarponi ai piedi, il vanghino in mano e i cani pronti a entrare nel bosco. La cerca del tartufo bianco è diventata negli anni un’attività condivisa, capace di coinvolgere genitori e figli attorno a una tradizione profondamente legata all’Alta Valle del Tevere.

    Protagonisti sono Diego Cenci, 46 anni, la moglie Elisa Pellegrini, 37 e i figli maggiori Mattia, 16 anni, e Marco, 14. Diego possiede il tesserino da cavatore da oltre quindici anni, mentre Mattia e Marco hanno già superato gli esami previsti per ottenere l’abilitazione alla cerca.

    Ad accompagnarli nei boschi ci sono anche Red e Milù, i cani con cui la famiglia condivide le uscite alla ricerca della “trifola”, il nome con cui il tartufo bianco viene comunemente indicato nella tradizione locale.

    La particolarità della storia non sta soltanto nel ritrovamento del tartufo, ma nel modo in cui una passione individuale è diventata un appuntamento capace di riunire la famiglia e di trasmettersi da una generazione all’altra.

    Una passione che passa dai genitori ai figli

    Cercare un tartufo richiede pazienza. Non basta raggiungere il bosco: bisogna osservare il terreno, seguire il lavoro del cane e saper leggere segnali che non garantiscono mai il risultato.

    È proprio l’incertezza a rendere diversa ogni uscita. La ricerca può concludersi senza ritrovamenti oppure trasformarsi, in pochi istanti, nella scoperta di qualcosa rimasto nascosto sotto terra.

    Diego ha riassunto questa sensazione con una frase semplice: «Il tartufo è sempre una sorpresa». La dichiarazione è stata diffusa dal Comune di Città di Castello e ripresa da ANSA.

    Per lui, però, il valore dell’esperienza non coincide soltanto con il momento della cavatura. La soddisfazione più grande è vedere la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo crescere anche nei figli.

    Dai più grandi ai più piccoli

    La famiglia comprende anche Manuel, nato nel 2018, e Matilde, che al momento della testimonianza aveva 18 mesi. Per loro l’eventuale percorso verso l’abilitazione arriverà soltanto quando avranno raggiunto l’età prevista.

    Tutto iniziò da un cucciolo nel 2008

    La storia raccontata da Diego parte dal settembre del 2008. Mentre si trovava in un ristorante, notò un annuncio per una cucciolata di bracco pointer e decise di contattare il numero indicato.

    Scoprì così che il cane da cui provenivano i cuccioli apparteneva allo zio della donna che sarebbe poi diventata sua moglie: un tartufaio conosciuto come “il Barba”.

    Da quell’episodio nacque un legame che avrebbe accompagnato anche la storia personale della futura famiglia Cenci. La passione per la cerca crebbe nel tempo fino a coinvolgere i figli e a diventare una consuetudine condivisa.

    Il bosco diventa un luogo per stare insieme

    Nelle uscite della famiglia Cenci il tartufo è il motivo della partenza, ma non esaurisce il significato della giornata. Il bosco offre anche un’occasione per rallentare, camminare, osservare l’ambiente e condividere un’esperienza lontana dalla routine quotidiana.

    Elisa Pellegrini ha descritto questi momenti come «una vera e propria festa nei boschi», sottolineando il piacere di trascorrere tempo all’aria aperta insieme ai cani e ai figli.

    Smartphone, tablet e computer restano per qualche ora in secondo piano. Al loro posto ci sono il terreno da esplorare, il comportamento dei cani da seguire e un sapere che passa soprattutto attraverso l’esperienza diretta.

    È anche così che una pratica tradizionale continua a essere tramandata: non soltanto attraverso regole e abilitazioni, ma attraverso gesti, attenzione all’ambiente e tempo trascorso insieme.

    Città di Castello verso il Salone del Tartufo Bianco Pregiato 2026

    La storia della famiglia Cenci arriva mentre Città di Castello si prepara a uno degli appuntamenti che raccontano pubblicamente il rapporto del territorio con la trifola.

    Nel 2026 il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato raggiunge la 46ª edizione e si sviluppa su tre fine settimana: 31 ottobre e 1° novembre, 7 e 8 novembre, 14 e 15 novembre.

    Secondo il programma pubblicato da Umbria Tourism, il centro di Città di Castello ospiterà iniziative dedicate al tartufo bianco pregiato, alla gastronomia e alle tradizioni del territorio.

    Sono previsti il Mercato del Bianco Pregiato, appuntamenti gastronomici, show cooking, esperienze a tema e iniziative rivolte anche alle famiglie.

    Il Salone porta nel centro cittadino ciò che nei boschi viene vissuto direttamente da tartufai e famiglie: il legame tra prodotto, territorio, conoscenza della natura e tradizione locale.

    Prima di arrivare sulle tavole, ogni tartufo comincia infatti sottoterra, nel rapporto tra ambiente, cane e cavatore. Nel caso dei Cenci, quella ricerca è diventata anche un modo per stare insieme e consegnare una passione alla generazione successiva.

    FAQ sul tartufo bianco e sulla famiglia Cenci

    Chi è la famiglia Cenci di Città di Castello?

    È la famiglia formata da Diego Cenci, Elisa Pellegrini e i figli Mattia, Marco, Manuel e Matilde. La cerca del tartufo è diventata una passione condivisa all’interno del nucleo familiare.

    Quali figli sono già abilitati alla cerca del tartufo?

    Mattia e Marco, rispettivamente di 16 e 14 anni al momento della testimonianza, hanno superato gli esami previsti e ottenuto l’abilitazione necessaria.

    Come è nata la passione di Diego Cenci per il tartufo?

    Diego fa risalire l’inizio della storia al settembre 2008, quando un annuncio relativo a una cucciolata di bracco pointer lo mise in contatto con l’ambiente familiare della futura moglie, già legato alla cerca del tartufo.

    Quando si svolge il Salone del Tartufo Bianco Pregiato 2026?

    La 46ª edizione è in programma a Città di Castello il 31 ottobre e 1° novembre, 7 e 8 novembre, 14 e 15 novembre 2026.

    Storie, territori e tradizioni dell’Umbria

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  • Le donne della Repubblica: 80 anni di conquiste nella mostra ANSA

    Le donne della Repubblica: 80 anni di conquiste nella mostra ANSA

    Storia e società

    Le donne della Repubblica: 80 anni di conquiste nella mostra ANSA

    Dalle urne del 1946 alle professioni, dalle istituzioni allo sport: 122 fotografie e 135 protagoniste ricostruiscono ottant’anni di trasformazioni nella storia italiana attraverso l’archivio dell’ANSA.

    Inaugurazione della mostra ANSA Le donne della Repubblica a Roma
    1946 Il punto di partenza

    Il percorso prende avvio dall’anno in cui le donne parteciparono per la prima volta a una consultazione elettorale nazionale.

    122 Fotografie d’archivio

    Le immagini ANSA collegano persone, passaggi legislativi e trasformazioni della società italiana.

    2026 Ottant’anni di Repubblica

    Il progetto è stato realizzato nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana.

    La storia della Repubblica può essere letta anche attraverso gli spazi che le donne hanno conquistato nella politica, nel lavoro, nella famiglia, nella cultura, nella scienza e nello sport. È questa la prospettiva scelta da “Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA. 1946-2026” , mostra fotografica e documentaria costruita a partire dall’archivio dell’agenzia di stampa.

    Il progetto non propone una semplice successione di personalità celebri. Fotografie, testi, audio e video mettono in relazione biografie individuali e cambiamenti collettivi, mostrando come l’evoluzione della condizione femminile abbia accompagnato quella dell’intero Paese.

    Il racconto attraversa 135 protagoniste, ma il suo obiettivo dichiarato è rappresentare anche le molte donne rimaste fuori dalle cronache che hanno contribuito al lungo percorso verso una maggiore uguaglianza.

    Dal voto del 1946 alle 21 donne della Costituente

    Il percorso storico parte dal 2 giugno 1946, quando le donne italiane parteciparono per la prima volta a una consultazione elettorale di carattere nazionale, chiamate a votare per il referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente.

    La partecipazione politica femminile aveva già avuto un primo passaggio nelle elezioni amministrative dello stesso anno. Il voto di giugno assunse però una dimensione nazionale e coincise con la nascita della nuova architettura istituzionale italiana.

    All’Assemblea Costituente furono elette 21 donne su 556 componenti. Le prime deputate entrarono così nell’assemblea incaricata di elaborare la Costituzione della Repubblica.

    Un passaggio istituzionale decisivo

    Cinque delle 21 elette — Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Lina Merlin e Teresa Noce — parteciparono anche alla Commissione dei 75, incaricata di predisporre il progetto della Costituzione.

    Un archivio di volti, svolte e nuovi traguardi

    Le immagini attraversano epoche e ambiti diversi. Nel percorso trovano spazio figure che hanno segnato passaggi istituzionali, culturali e professionali, insieme a storie diventate simboliche del cambiamento sociale.

    Tra queste ci sono Tina Anselmi, prima donna ministra della Repubblica, Nilde Iotti, prima donna presidente della Camera, e Franca Viola, la cui vicenda è legata al rifiuto del matrimonio riparatore.

    Il racconto arriva anche alle conquiste nella scienza, nelle professioni e nello sport: da Fiorenza De Bernardi, prima donna italiana pilota di linea, a Novella Calligaris, protagonista di risultati storici nel nuoto italiano, fino a Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio.

    Cultura e spettacolo sono rappresentati, tra le altre, da Anna Magnani, premiata nel 1956 con l’Oscar come migliore attrice protagonista per La rosa tatuata.

    Le donne della Repubblica proiettate all'Auditorium Parco della Musica di Roma
    Una selezione delle immagini della mostra proiettata all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone in occasione del 2 giugno 2026.

    Proprio il 2 giugno, una selezione di 44 immagini è stata trasformata in una proiezione pubblica sulla facciata dell’Auditorium Parco della Musica e in numerosi altri luoghi italiani, portando una parte dell’archivio fuori dalle sale espositive.

    Le leggi che hanno segnato il cambiamento

    Il percorso fotografico affianca alle persone alcuni passaggi normativi che hanno modificato concretamente diritti, famiglia, lavoro e tutela della persona.

    1963
    Accesso ai pubblici uffici e alle professioni

    La legge n. 66 apre alle donne l’accesso alle cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la magistratura.

    1975
    Riforma del diritto di famiglia

    La legge n. 151 modifica profondamente la disciplina dei rapporti familiari e il quadro giuridico tra i coniugi.

    1977
    Parità di trattamento nel lavoro

    La legge n. 903 interviene contro le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso e nei rapporti di lavoro.

    1978
    Legge n. 194

    Viene approvata la normativa sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

    1981
    Causa d’onore e matrimonio riparatore

    La legge n. 442 abroga le disposizioni del codice penale legate alla causa d’onore e al matrimonio riparatore.

    1996
    Norme contro la violenza sessuale

    Con la legge n. 66 la violenza sessuale viene ricondotta ai delitti contro la persona, superando il precedente inquadramento tra i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume.

    La forza del percorso sta nel collegare queste date ai mutamenti sociali che le hanno precedute e accompagnate. Le norme non appaiono quindi come episodi isolati, ma come parti di un processo più ampio che ha coinvolto istituzioni, movimenti, famiglie, lavoro e cultura.

    Da Vicolo Valdina all’Auditorium Parco della Musica

    La prima tappa romana è stata inaugurata il 28 maggio 2026 al Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei deputati. L’apertura al pubblico è iniziata il giorno successivo ed è proseguita fino al 30 giugno.

    In seguito il progetto è arrivato ad AuditoriumArte, all’interno dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. La programmazione definitiva indicata dall’Auditorium va dal 3 luglio al 13 settembre 2026, con chiusura durante tutto il mese di agosto e nei giorni 8, 9 e 10 settembre.

    Le date della locandina

    La locandina di lancio riportava ancora il periodo 29 maggio – 1 agosto 2026. Le informazioni ufficiali pubblicate successivamente dall’Auditorium hanno invece indicato la prosecuzione della tappa romana fino al 13 settembre.

    Conclusa l’esposizione, il progetto continua a essere consultabile attraverso lo speciale online dell’ANSA, che raccoglie fotografie, video, testimonianze e materiali dedicati.

    Conquiste raggiunte e questioni ancora aperte

    Il percorso non presenta gli ottant’anni trascorsi come una storia conclusa. La curatrice e storica Silvia Salvatici ha richiamato, tra gli aspetti ancora aperti, la sottorappresentanza delle donne nei luoghi decisionali.

    È proprio la distanza tra uguaglianza formale e condizioni concrete a dare al progetto una dimensione che va oltre la celebrazione. I progressi normativi e professionali vengono messi accanto alle disparità che continuano a essere oggetto di confronto nella società italiana.

    Il messaggio che emerge dalle immagini è che la storia dell’emancipazione femminile non costituisce un capitolo separato: fa parte della storia politica, sociale e culturale della Repubblica .

    La storia delle donne dentro la storia della Repubblica

    Dal voto all’ingresso nelle istituzioni, dall’accesso alle professioni alla trasformazione dei rapporti familiari, ogni passaggio raccontato dalla mostra ha avuto effetti che hanno superato la sola condizione femminile.

    Accostate tra loro, le fotografie dell’ANSA costruiscono un archivio visivo degli ottant’anni della Repubblica: non soltanto una raccolta di primati, ma la documentazione di un cambiamento che ha coinvolto l’intera società.

    FAQ sulla mostra “Le donne della Repubblica”

    Quante fotografie comprende la mostra?

    Il progetto raccoglie 122 fotografie dell’archivio ANSA e racconta il percorso di 135 donne.

    Perché il racconto parte dal 1946?

    Il 1946 segna l’ingresso delle donne nella piena partecipazione elettorale nazionale e l’elezione delle prime 21 donne all’Assemblea Costituente.

    Dove è stata esposta a Roma?

    La mostra è stata ospitata prima al Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei deputati e successivamente ad AuditoriumArte, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

    La mostra è ancora visitabile?

    No. La tappa all’Auditorium si è conclusa il 13 settembre 2026. Restano disponibili online i materiali dello speciale ANSA dedicato al progetto.

    Le immagini e le testimonianze del progetto ANSA

    Lo speciale dedicato a “Le donne della Repubblica” raccoglie materiali, fotografie, video e approfondimenti sull’intero percorso 1946-2026.

    Consulta lo speciale ANSA
  • Incendi in Europa 2026: area bruciata quasi doppia rispetto alla media

    Incendi in Europa 2026: area bruciata quasi doppia rispetto alla media

    Ambiente

    Incendi in Europa, stagione 2026 eccezionale: quasi 679mila ettari bruciati nell’UE

    Al 23 settembre gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’Unione europea, circa il 91% in più rispetto alla media 2006-2025. Spagna e Francia sono state tra le aree più colpite in un’estate segnata da caldo persistente e condizioni molto secche.

    Vigile del fuoco impegnato nello spegnimento di un incendio boschivo
    678.978 Ettari bruciati nell’UE

    È il bilancio registrato dal JRC al 23 settembre 2026 per gli incendi superiori a 30 ettari.

    +91% Rispetto alla media

    La media 2006-2025 alla stessa data era pari a 355.397 ettari.

    52% Territorio esposto a forte stress termico

    Entro fine estate oltre metà dell’Europa aveva sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico molto forte.

    La stagione degli incendi del 2026 si è confermata eccezionalmente intensa nell’Unione europea. Già al 2 settembre, secondo il Copernicus Climate Change Service, la superficie percorsa dal fuoco risultava quasi doppia rispetto alla media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.

    Nelle settimane successive il bilancio è aumentato ulteriormente. I dati del Joint Research Centre indicano che al 23 settembre erano bruciati 678.978 ettari nell’UE, contro una media ventennale di 355.397 ettari alla stessa data.

    Il 2026 resta comunque sotto il livello raggiunto nel 2025: alla stessa data dell’anno precedente erano stati registrati oltre un milione di ettari bruciati, valore che il JRC indica come il più elevato della serie considerata.

    Quasi 679mila ettari bruciati nell’Unione europea

    Il confronto con la media storica restituisce la dimensione della stagione: i 678.978 ettari registrati al 23 settembre sono circa il 91% in più rispetto ai 355.397 ettari della media 2006-2025 calcolata per la stessa data.

    678.978 ha superficie bruciata nell’UE dall’inizio del 2026 al 23 settembre.
    355.397 ha media 2006-2025 registrata alla stessa data.
    +91% differenza approssimativa rispetto alla media ventennale.
    Come leggere il dato

    La pagina del Joint Research Centre utilizzata per questo bilancio specifica che i dati presentati riguardano incendi superiori a 30 ettari. Le stime EFFIS possono inoltre essere perfezionate quando diventano disponibili immagini satellitari più precise.

    Il sistema europeo EFFIS utilizza osservazioni satellitari per cartografare le aree percorse dal fuoco. Le immagini MODIS consentono il monitoraggio su larga scala, mentre Sentinel-2 permette di affinare i perimetri e individuare anche alcuni eventi di dimensioni inferiori.

    Secondo la documentazione tecnica di EFFIS, le aree cartografate rappresentano circa il 95% della superficie complessivamente bruciata nell’UE. Il sistema è quindi pensato soprattutto per offrire una stima armonizzata e confrontabile a livello europeo.

    Spagna e Francia tra le aree più colpite

    Copernicus indica Spagna e Francia tra le aree europee interessate da un’attività incendiaria particolarmente estesa durante l’estate 2026.

    La forte accelerazione era già evidente a luglio. ISPRA ha calcolato che durante la seconda decade del mese la superficie percorsa dal fuoco in Europa cresceva di circa 225 chilometri quadrati al giorno, con Spagna, Francia e Italia tra i Paesi maggiormente coinvolti.

    Fronte degli incendi in Spagna durante l'estate 2026 osservato da satellite
    Incendi in Spagna durante l’estate 2026 osservati attraverso i sistemi satellitari di monitoraggio.
    Aree bruciate dagli incendi vicino a Bordeaux osservate dal satellite Sentinel-2
    Le aree interessate dagli incendi nella zona di Bordeaux osservate da Sentinel-2.

    Nel monitoraggio ISPRA aggiornato al 28 luglio figuravano, tra gli eventi di maggiore estensione, incendi nelle province spagnole di Ávila e Guadalajara e nella Gironda, in Francia.

    Si tratta di dati riferiti a una fase specifica della stagione e non del bilancio finale dell’estate. Sono però utili per mostrare quanto rapidamente l’attività degli incendi fosse cresciuta già nella seconda metà di luglio.

    Caldo e siccità hanno creato condizioni favorevoli alla propagazione

    La stagione degli incendi si è sviluppata durante un’estate europea caratterizzata da temperature elevate, stress termico diffuso, suoli secchi e portate fluviali eccezionalmente basse.

    Secondo Copernicus, l’estate 2026 è stata la terza più calda mai registrata in Europa e la più calda della serie per l’Europa occidentale.

    Incendi nell'Europa occidentale durante l'estate 2026
    L’Europa occidentale è stata una delle aree più esposte alla combinazione di caldo persistente, condizioni secche e incendi.
    +1,17 °C anomalia della temperatura media estiva sulle terre emerse europee rispetto al 1991-2020.
    21,69 °C temperatura media dell’estate 2026 nell’Europa occidentale.
    +2,54 °C anomalia dell’Europa occidentale rispetto alla media estiva 1991-2020.

    Un altro indicatore significativo riguarda lo stress termico. Entro la fine dell’estate un record del 52% del territorio europeo aveva sperimentato almeno una volta condizioni classificate come “very strong heat stress”, corrispondenti nel sistema UTCI a una temperatura percepita di almeno 38 °C.

    Cosa significa il 52%

    Il dato è cumulativo: indica la quota di territorio europeo che nel corso dell’estate ha sperimentato almeno una volta quelle condizioni. Non significa che il 52% dell’Europa sia stato contemporaneamente sottoposto a quello stress termico.

    Caldo e siccità non spiegano da soli l’innesco degli incendi, che può avere origini diverse. Possono però rendere vegetazione e suoli più secchi, favorendo una propagazione più rapida delle fiamme e rendendo gli incendi più difficili da contenere.

    Nello stesso periodo i fiumi europei hanno registrato le più basse portate estive negli oltre trent’anni coperti dalle rilevazioni EFAS. Condizioni record o prossime ai record hanno interessato grandi sistemi fluviali come Reno, Danubio, Po, Loira, Rodano e Senna.

    Il fumo degli incendi ha inciso anche sulla qualità dell’aria

    Gli effetti della stagione non si sono limitati agli ecosistemi direttamente attraversati dal fuoco. Le emissioni e il particolato prodotti dagli incendi possono essere trasportati dalle masse d’aria anche a notevole distanza dalle aree bruciate.

    Fumo prodotto dagli incendi europei osservato dallo spazio
    Il fumo degli incendi europei osservato dallo spazio durante la stagione 2026.

    Secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service, entro la fine dell’estate le emissioni degli incendi europei si collocavano tra le dieci più elevate dal 2003, anno di inizio della serie utilizzata.

    Copernicus segnala inoltre che il fumo degli incendi ha contribuito a esporre milioni di persone a livelli pericolosi di inquinamento atmosferico, mostrando come gli effetti di un grande incendio possano superare rapidamente i confini dell’area colpita.

    In Italia oltre mille grandi incendi già entro la fine di luglio

    Anche l’Italia ha attraversato una fase particolarmente intensa, con forti differenze tra le diverse aree del Paese.

    Secondo ISPRA, dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 erano stati individuati via satellite poco più di 1.070 grandi incendi, per una superficie complessiva di circa 741 chilometri quadrati.

    1.070+ grandi incendi individuati in Italia dal 1° gennaio al 28 luglio 2026.
    741 km² superficie complessivamente percorsa dal fuoco nel monitoraggio ISPRA.
    14% quota approssimativa dell’area bruciata costituita da ecosistemi forestali.

    Alla stessa data Sicilia, Calabria e Puglia rappresentavano complessivamente il 73% della superficie interessata dagli incendi in Italia. La Sicilia risultava nettamente la regione più colpita, con circa 510 chilometri quadrati percorsi dal fuoco.

    Questi numeri non rappresentano il bilancio definitivo dell’intera stagione italiana: il monitoraggio ISPRA citato è aggiornato al 28 luglio 2026 e utilizza una propria metodologia di rilevazione. Non va quindi sovrapposto direttamente al dato europeo aggiornato al 23 settembre.

    Una stagione segnata da rischi climatici concomitanti

    I dati del 2026 mostrano una stagione nella quale incendi, caldo persistente, deficit idrico, stress termico e bassi livelli dei fiumi si sono manifestati contemporaneamente in vaste aree del continente.

    Gli effetti hanno riguardato non soltanto foreste ed ecosistemi, ma anche qualità dell’aria, disponibilità di acqua, irrigazione, navigazione fluviale e produzione energetica.

    È in questa sovrapposizione di fenomeni che il bilancio degli incendi assume una dimensione più ampia: oltre alla gestione dell’emergenza, aumenta l’importanza della prevenzione, del monitoraggio satellitare e della capacità dei territori di adattarsi a rischi ambientali sempre più interconnessi.

    FAQ sugli incendi in Europa nel 2026

    Quanta superficie è bruciata nell’Unione europea nel 2026?

    Secondo il Joint Research Centre, al 23 settembre 2026 gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’UE. La media 2006-2025 registrata alla stessa data era di 355.397 ettari.

    Il 2026 è l’anno peggiore mai registrato per gli incendi nell’UE?

    No. Al 23 settembre il dato del 2026 era molto superiore alla media ventennale, ma ancora inferiore al livello registrato alla stessa data nel 2025, indicato dal JRC come l’anno peggiore della serie.

    Quali Paesi europei sono stati particolarmente colpiti?

    Copernicus segnala un’attività particolarmente estesa in Spagna e Francia. Durante luglio anche ISPRA aveva evidenziato una forte crescita delle superfici percorse dal fuoco in Spagna, Francia e Italia.

    Come vengono misurate le aree bruciate in Europa?

    EFFIS utilizza osservazioni satellitari, tra cui immagini MODIS e Sentinel-2, per individuare e perfezionare i perimetri delle aree interessate dagli incendi. Le stime possono essere aggiornate con l’arrivo di immagini più precise.

    Caldo e siccità provocano direttamente gli incendi?

    Non necessariamente. L’innesco può avere cause differenti. Temperature elevate, vegetazione secca e deficit idrico possono però creare condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme e rendere gli incendi più difficili da contenere.

    Clima, incendi e territorio: segui i nuovi dati

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