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Domenica 4 Ottobre 2026

Tag: Europa

  • Manchester City, violazioni finanziarie: decisione e ricorso

    Manchester City, violazioni finanziarie: decisione e ricorso

    Calcio

    Manchester City, violazioni finanziarie: cosa ha deciso la Commissione e cosa succede ora

    La Commissione indipendente ha ritenuto provate le principali violazioni delle regole finanziarie contestate al Manchester City. Il club respinge le conclusioni e ha presentato ricorso, mentre la sanzione sarà affrontata in una fase separata.

    Dirigente davanti a uno stadio durante l'esame di documenti finanziari legati a un procedimento sportivo
    01 Violazioni ritenute provate

    La Commissione ha accolto tutte le contestazioni sulle gravi violazioni finanziarie esaminate.

    02 Ricorso già depositato

    Il Manchester City contesta la decisione e ha presentato formalmente appello il 1° ottobre 2026.

    03 Sanzione ancora da decidere

    La fase relativa alle conseguenze disciplinari è separata e non è ancora stata conclusa.

    Il procedimento finanziario che coinvolge il Manchester City ha raggiunto un passaggio decisivo il 29 settembre 2026, quando la Premier League ha pubblicato le principali conclusioni della Commissione indipendente incaricata di esaminare il caso.

    La Commissione ha ritenuto provate tutte le contestazioni riguardanti le gravi violazioni delle regole finanziarie contestate al club nell’arco di nove stagioni, dal 2009/10 al 2017/18. Ha inoltre accolto tre delle quattro contestazioni relative agli obblighi di cooperazione con la Premier League.

    La decisione non chiude però il procedimento. Il Manchester City afferma di essere innocente, contesta le conclusioni raggiunte dalla Commissione e ha formalmente presentato ricorso. La sanzione per le violazioni accertate sarà invece affrontata separatamente.

    Il punto essenziale è distinguere tre fasi: la decisione sulle violazioni, già pubblicata; il ricorso del Manchester City, ora pendente; e la determinazione della sanzione, che non è ancora avvenuta.

    Cosa viene contestato al Manchester City

    Il cuore del procedimento riguarda il modo in cui il Manchester City avrebbe rappresentato ricavi, costi e accordi commerciali nei propri conti durante il periodo esaminato.

    Secondo quanto pubblicato dalla Premier League, la Commissione ha concluso che alcuni accordi non riflettevano correttamente la reale sostanza economica dei rapporti tra le parti.

    Questi meccanismi avrebbero avuto l’effetto di aumentare i ricavi contabilizzati e ridurre i costi registrati dal club, incidendo sulla rappresentazione complessiva della situazione finanziaria.

    Documenti finanziari, pallone, maglia azzurra e martelletto utilizzati per rappresentare il procedimento sul Manchester City

    Gli accordi commerciali definiti “sham”

    Nella sintesi pubblicata dalla Premier League, alcuni accordi commerciali sono definiti dalla Commissione con il termine inglese “sham”, utilizzato per indicare accordi che, secondo le conclusioni dell’organo giudicante, non rappresentavano la reale intesa economica tra i soggetti coinvolti.

    La Commissione ha ritenuto che diverse società sponsor fossero tenute a versare soltanto una parte delle somme formalmente previste dagli accordi, mentre la quota restante sarebbe stata finanziata da Abu Dhabi United Group Investment & Development Ltd (ADUG), proprietaria del club nel periodo interessato.

    La decisione descrive inoltre ulteriori accordi, anch’essi finanziati da ADUG, che avrebbero consentito al Manchester City di registrare costi operativi inferiori rispetto a quelli effettivamente sostenuti.

    Tra gli elementi esaminati compare anche un accordo relativo a Fordham, società che aveva acquistato i diritti d’immagine dei calciatori del club. Secondo la Commissione, anche questo meccanismo rientrava nella struttura finanziaria contestata.

    L’effetto contestato sui conti del club

    Secondo le conclusioni della Commissione riportate dalla Premier League, i sistemi esaminati avrebbero permesso di aumentare artificialmente i ricavi e ridurre i costi per oltre 900 milioni di sterline durante il periodo interessato.

    La conseguenza sarebbe stata, secondo la decisione, la presentazione di conti che non riflettevano correttamente la situazione finanziaria del club nei confronti dei revisori e degli organismi calcistici.

    La Commissione ha inoltre concluso che, se gli accordi fossero stati rappresentati correttamente, il Manchester City avrebbe superato in misura significativa i limiti di spesa applicabili secondo le regole della Premier League e della UEFA.

    9 stagioni interessate dalle principali violazioni, dal 2009/10 al 2017/18.
    £900m+ effetto complessivo sui ricavi e sui costi indicato nelle conclusioni pubblicate.
    3 su 4 contestazioni accolte sul mancato rispetto degli obblighi di cooperazione.
    La posizione del club

    Questi elementi rappresentano le conclusioni della Commissione indipendente. Il Manchester City le contesta, sostiene di essere innocente e afferma di disporre di prove a sostegno delle proprie posizioni.

    Come si è arrivati alla decisione della Commissione

    L’indagine della Premier League è iniziata nel dicembre 2018. Il procedimento disciplinare è stato formalmente avviato nel febbraio 2023.

    La successiva udienza davanti alla Commissione indipendente si è svolta per 42 giorni e si è conclusa nel dicembre 2024.

    Oltre alle contestazioni finanziarie, la Commissione ha esaminato il comportamento del club durante l’indagine e ha accolto tre delle quattro contestazioni riguardanti la cooperazione e l’obbligo di massima buona fede.

    Secondo quanto riportato dalla Premier League, la Commissione ha concluso che il Manchester City abbia compiuto azioni coordinate volte a ostacolare l’indagine della Lega.

    Decisione e sanzione sono fasi distinte

    La pubblicazione del 29 settembre riguarda l’accertamento delle violazioni. Le eventuali conseguenze disciplinari saranno valutate in una fase separata davanti alla Commissione.

    La risposta del Manchester City e il ricorso

    Il Manchester City ha respinto le conclusioni della Commissione e ha dichiarato che la decisione contiene, a suo giudizio, errori rilevanti di diritto, principio e fatto.

    Il club ha formalmente depositato il proprio ricorso alle 19:00 di giovedì 1° ottobre 2026. Il giorno successivo la Premier League ha confermato la presentazione dell’impugnazione al presidente del Judicial Panel.

    Il ricorso sarà esaminato da un Appeal Board indipendente. In base alle regole della Premier League, il procedimento resterà privato e riservato fino a quando sarà consentita la pubblicazione dell’esito.

    L’Appeal Board dispone di ampi poteri: può accogliere il ricorso, respingerlo oppure adottare altri provvedimenti consentiti dal regolamento, compresa la modifica di quanto deciso dalla Commissione.

    Quali sanzioni rischia il Manchester City

    Al 4 ottobre 2026 non è stata ancora determinata una sanzione definitiva.

    La Premier League ha chiarito che la fase relativa alle conseguenze disciplinari sarà affrontata separatamente dalla Commissione indipendente.

    Il regolamento attribuisce alla Commissione un ampio margine nella scelta delle misure applicabili. Tra gli esempi indicati ufficialmente figurano multe, penalizzazioni di punti e altre sanzioni sportive. L’elenco non è esaustivo.

    Nessuna specifica penalizzazione è stata finora annunciata. Non è quindi corretto presentare una detrazione di punti, una retrocessione o un’altra misura sportiva come conseguenza già decisa.

    Anche il ricorso depositato dal club rappresenta un passaggio rilevante prima che il quadro complessivo del procedimento possa considerarsi definito.

    Cosa succede ora

    Il procedimento prosegue su due fronti distinti.

    Da una parte dovrà essere esaminato il ricorso presentato dal Manchester City contro le conclusioni della Commissione. Dall’altra resta da determinare quali eventuali conseguenze disciplinari derivino dalle violazioni accertate.

    Fino alla conclusione di questi passaggi, il caso non può quindi essere considerato definitivamente chiuso.

    Le prossime comunicazioni ufficiali saranno decisive per capire quali conclusioni resteranno confermate e quali effetti concreti potranno derivare dal procedimento.

    FAQ sul caso finanziario del Manchester City

    Cosa ha deciso la Commissione sul Manchester City?

    La Commissione indipendente ha ritenuto provate tutte le contestazioni relative alle gravi violazioni finanziarie esaminate e tre delle quattro contestazioni riguardanti gli obblighi di cooperazione.

    Il Manchester City contesta la decisione e ha presentato ricorso.

    Per quale periodo riguardano le violazioni contestate?

    Le principali violazioni finanziarie esaminate riguardano nove stagioni, dal 2009/10 al 2017/18.

    Quanto denaro sarebbe coinvolto?

    Secondo le conclusioni della Commissione pubblicate dalla Premier League, i sistemi contestati avrebbero consentito di aumentare i ricavi e ridurre i costi per oltre 900 milioni di sterline.

    Il Manchester City respinge le conclusioni della Commissione.

    Il Manchester City è già stato penalizzato in classifica?

    No. Al 4 ottobre 2026 non è stata annunciata alcuna penalizzazione in classifica.

    La fase relativa alla sanzione è distinta da quella che ha portato all’accertamento delle violazioni.

    Il Manchester City potrebbe essere retrocesso?

    Al momento non è stata decisa una sanzione di questo tipo.

    Le regole attribuiscono alla Commissione un ampio potere sanzionatorio, ma non è corretto presentare una retrocessione come conseguenza già stabilita.

    Cosa succede con il ricorso del Manchester City?

    Il ricorso sarà esaminato da un Appeal Board indipendente. Il procedimento resterà riservato fino a quando le regole consentiranno la pubblicazione dell’esito.

    L’Appeal Board può accogliere il ricorso, respingerlo oppure adottare altri provvedimenti consentiti dal regolamento.

    Il caso Manchester City non è ancora concluso

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti sul ricorso, sulla futura decisione dell’Appeal Board e sulle eventuali sanzioni che saranno comunicate nel prosieguo del procedimento.

  • Manchester City, ricorso contro la Premier: «Errori di diritto»

    Manchester City, ricorso contro la Premier: «Errori di diritto»

    Calcio

    Manchester City, ricorso contro il verdetto della Premier: «Errori di diritto, principio e fatto»

    Il Manchester City presenta ricorso contro la decisione della Commissione indipendente sulle violazioni finanziarie e contesta alla radice le conclusioni raggiunte, ribadendo la propria innocenza.

    Etihad Stadium del Manchester City
    01 Ricorso depositato

    Il City ha presentato l’impugnazione alle 19 del 1° ottobre 2026.

    02 Oltre £900 milioni

    È l’effetto economico complessivo attribuito dalla Commissione agli accordi contestati.

    03 Sanzione da decidere

    Nessuna penalità è stata ancora stabilita: la fase sanzionatoria è separata.

    Il Manchester City passa alla fase dell’appello. Il club inglese ha formalmente impugnato la decisione della Commissione indipendente che lo ha ritenuto responsabile di gravi violazioni delle regole finanziarie della Premier League.

    Il ricorso è stato depositato alle 19 del 1° ottobre 2026. Nel comunicato con cui ha annunciato l’iniziativa, il club sostiene che il pronunciamento presenti, su più basi, errori sostanziali «di diritto, principio e fatto» e ribadisce la propria innocenza.

    Il punto centrale è che il Manchester City non sta contestando soltanto l’entità di una futura sanzione: punta a ottenere la revisione delle conclusioni raggiunte dalla Commissione sul merito delle violazioni.

    Perché il Manchester City ha presentato ricorso

    La posizione del club è netta. Nel comunicato ufficiale sul ricorso, il Manchester City sostiene che la decisione sia viziata da evidenti errori sostanziali di diritto, principio e fatto e che non possa quindi essere considerata sicura.

    La società continua inoltre a dichiararsi innocente rispetto alle accuse formulate dalla Premier League e afferma di disporre di un ampio insieme di prove a sostegno delle proprie posizioni.

    Allo stesso tempo, il club ha precisato di voler rispettare il procedimento in corso e di essere quindi limitato nelle dichiarazioni pubbliche fino alla conclusione delle diverse fasi.

    Il punto del ricorso

    Il Manchester City chiede in sostanza che vengano riesaminate le conclusioni della Commissione, non una semplice riduzione di una penalità già stabilita.

    Cosa ha stabilito la Commissione indipendente

    La decisione contestata dal City è stata resa pubblica dalla Premier League il 29 settembre 2026.

    Secondo la comunicazione ufficiale della Premier League, tra le stagioni 2009/10 e 2017/18 il Manchester City avrebbe utilizzato accordi commerciali che non rappresentavano correttamente la reale natura delle operazioni.

    La Commissione ha concluso che tali accordi avrebbero consentito di aumentare artificialmente i ricavi e ridurre i costi contabilizzati, alterando così la rappresentazione della situazione finanziaria del club.

    Secondo il pronunciamento, il City avrebbe inoltre presentato informazioni finanziarie inesatte, nascosto ai revisori e agli organismi calcistici il reale quadro delle proprie finanze e superato in misura significativa i limiti di spesa previsti dalle regole della Premier League e della UEFA.

    2009/10–2017/18 Il periodo di nove stagioni preso in esame per le principali violazioni finanziarie.
    > £900 mln L’effetto complessivo su ricavi e costi attribuito dalla Commissione agli accordi contestati.
    3 su 4 Le contestazioni accolte relative agli obblighi di cooperazione con l’indagine della Premier League.

    La Commissione ha infatti accolto anche tre delle quattro contestazioni riguardanti gli obblighi di cooperazione e di massima buona fede durante l’indagine della lega.

    Il Manchester City respinge queste conclusioni e sostiene che l’impianto della decisione debba essere riesaminato.

    Etihad Stadium di Manchester mentre il club affronta il ricorso contro il verdetto della Premier League
    Etihad Stadium di Manchester. Il club ha impugnato la decisione della Commissione indipendente.

    Cosa succede adesso con il ricorso del Manchester City

    La Premier League ha confermato che il ricorso è stato depositato presso il presidente del Judicial Panel.

    L’impugnazione sarà esaminata da un Appeal Board indipendente composto da tre membri. In base alle regole della Premier League, uno dei componenti deve aver ricoperto un incarico giudiziario e assume la presidenza del collegio.

    L’Appeal Board dispone di poteri ampi: può respingere il ricorso, accoglierlo oppure adottare altri provvedimenti ritenuti opportuni, compresa la modifica della decisione della Commissione.

    L’udienza d’appello sarà privata e confidenziale fino a quando sarà consentita la pubblicazione dell’esito.

    Questo significa che non è corretto considerare il pronunciamento del 29 settembre come l’ultimo passaggio della vicenda: il merito delle conclusioni è ora oggetto di impugnazione.

    Stadio Etihad del Manchester City al centro del procedimento con la Premier League
    Lo stadio Etihad del Manchester City. Il ricorso apre una nuova fase del procedimento con la Premier League.

    Nessuna sanzione è stata ancora decisa

    Un punto è fondamentale: al Manchester City non è stata ancora inflitta alcuna sanzione per le violazioni accertate dalla Commissione indipendente.

    La questione delle penalità sarà affrontata separatamente in una successiva udienza davanti alla Commissione.

    Le regole della Premier League prevedono un ampio margine di intervento. Tra le misure espressamente indicate figurano ammende, penalizzazioni in classifica e altre sanzioni sportive.

    Attenzione agli scenari non ancora decisi

    Ipotesi particolarmente severe discusse nel dibattito pubblico non devono essere presentate come provvedimenti già adottati. Al momento, la sanzione deve ancora essere determinata.

    L’esito dell’appello potrebbe quindi avere conseguenze rilevanti anche sulla successiva fase sanzionatoria, perché potrebbe confermare, modificare o rimettere in discussione parti della decisione contestata dal club.

    Anche la Football Association segue il caso

    La portata della vicenda supera il confronto diretto tra Manchester City e Premier League.

    Il 2 ottobre 2026 la Football Association ha dichiarato che la decisione della Commissione presenta implicazioni significative per l’integrità del gioco.

    La federazione inglese ha spiegato di stare esaminando il pronunciamento e le sue conseguenze e di riservarsi la possibilità di intervenire qualora lo ritenga opportuno.

    Procedimento ancora aperto

    La FA non ha annunciato un provvedimento specifico contro il Manchester City e ha sottolineato che il procedimento tra il club e la Premier League è ancora in corso.

    Perché il caso Manchester City può segnare la Premier League

    Il ricorso apre una nuova fase di uno dei procedimenti disciplinari più rilevanti del calcio inglese recente.

    Da una parte, una Commissione indipendente ha accolto le contestazioni più gravi relative alla gestione finanziaria del club. Dall’altra, il Manchester City respinge le conclusioni, continua a dichiararsi innocente e sostiene che il pronunciamento contenga errori sostanziali.

    Per la Premier League la vicenda riguarda direttamente l’applicazione e la credibilità del proprio sistema di controllo finanziario. Per il City, l’obiettivo è ottenere la revisione di conclusioni che potrebbero produrre conseguenze sportive ed economiche rilevanti.

    La prossima fase decisiva, quindi, non si giocherà sul campo: sarà l’Appeal Board a esaminare le contestazioni presentate dal club.

    FAQ sul ricorso del Manchester City

    Perché il Manchester City ha presentato ricorso?

    Il club sostiene che la decisione della Commissione indipendente contenga errori sostanziali di diritto, principio e fatto. Il Manchester City continua inoltre a dichiararsi innocente rispetto alle accuse.

    Il Manchester City è già stato penalizzato in classifica?

    No. Nessuna sanzione è stata ancora decisa. La fase relativa alle eventuali penalità sarà affrontata separatamente.

    Chi giudicherà il ricorso del Manchester City?

    L’impugnazione sarà esaminata da un Appeal Board indipendente composto da tre membri nominati nell’ambito del Judicial Panel della Premier League.

    Il procedimento d’appello sarà pubblico?

    No. L’udienza sarà privata e confidenziale fino a quando sarà consentita la pubblicazione dell’esito.

    Quali sanzioni rischia il Manchester City?

    Le regole della Premier League prevedono tra le possibili misure ammende, penalizzazioni in classifica e altre sanzioni sportive. Al momento, però, non è stata stabilita alcuna penalità specifica.

    Cosa ha contestato la Commissione al Manchester City?

    La Commissione ha ritenuto il club responsabile delle principali violazioni finanziarie contestate nel periodo tra il 2009/10 e il 2017/18 e di tre delle quattro contestazioni relative agli obblighi di cooperazione con l’indagine della Premier League.

    Manchester City e Premier League: il caso resta aperto

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  • Pallone d’Oro 2026: Mbappé, Yamal e Kane in corsa

    Pallone d’Oro 2026: Mbappé, Yamal e Kane in corsa

    Calcio

    Pallone d’Oro 2026: Mbappé, Yamal e Kane tra i candidati più attesi

    Numeri individuali, titoli e Mondiale disegnano una corsa difficile da ridurre a un solo nome: Kylian Mbappé, Lamine Yamal e Harry Kane arrivano alla cerimonia di Londra con argomenti molto diversi.

    Pallone d’Oro 2026 e tre protagonisti della corsa al premio
    01 Verdetto il 26 ottobre

    La 70ª edizione del premio verrà celebrata al London Palladium.

    02 Mondiale compreso

    La valutazione copre il periodo dal 3 agosto 2025 al 19 luglio 2026.

    03 Tre dossier differenti

    Mbappé spicca nei numeri, Yamal nei grandi titoli e Kane per una produzione offensiva eccezionale.

    Il Pallone d’Oro 2026 arriva al tratto finale con candidature costruite su percorsi molto differenti. Tra i 30 giocatori selezionati figurano anche Kylian Mbappé, Lamine Yamal e Harry Kane, tre protagonisti capaci di lasciare il segno tra campionati, coppe europee e Mondiale.

    La cerimonia è in programma lunedì 26 ottobre 2026 al London Palladium. Per la prima volta Londra ospiterà l’evento, nell’anno in cui il riconoscimento creato da France Football celebra la sua 70ª edizione.

    Il confronto non può essere ridotto soltanto al numero dei gol: il regolamento mette al primo posto prestazioni individuali e capacità di essere decisivi, poi risultati e trofei collettivi, quindi classe e fair play.

    Il Pallone d’Oro 2026 valuta una stagione precisa

    Un elemento è decisivo per leggere correttamente il dibattito: il periodo ufficiale di valutazione va dal 3 agosto 2025 al 19 luglio 2026. Il Mondiale disputato tra Canada, Stati Uniti e Messico rientra quindi nella finestra presa in considerazione.

    Non rientrano invece nella valutazione le partite della nuova stagione giocate dopo il 19 luglio. Le prestazioni di settembre e ottobre possono modificare il dibattito mediatico intorno ai candidati, ma non appartengono al periodo su cui i giurati devono basare il voto per l’edizione 2026.

    Per il premio maschile votano 100 giornalisti specializzati, uno per ciascuno dei primi 100 Paesi previsti dal regolamento sulla base del ranking FIFA. Ogni giurato compila una graduatoria di dieci calciatori.

    I tre criteri ufficiali

    Nell’ordine indicato dal regolamento: prestazioni individuali decisive, risultati e titoli della squadra, classe e fair play.

    Mbappé, una candidatura costruita sui numeri

    Kylian Mbappé durante una partita di calcio

    Sul piano della produzione individuale, Kylian Mbappé presenta uno dei profili più rilevanti della stagione. Con il Real Madrid ha chiuso il 2025/26 da capocannoniere della Liga e della Champions League, mantenendo una continuità realizzativa molto elevata nelle due competizioni principali.

    25 gol in 31 presenze nella Liga 2025/26, chiusa da capocannoniere.
    15 reti in Champions League nella stagione 2025/26.
    10 gol al Mondiale 2026, chiuso con la Scarpa d’Oro.

    Il Mondiale ha rafforzato ulteriormente il suo dossier. Mbappé ha terminato il torneo come miglior marcatore e la doppietta realizzata nella finale per il terzo posto lo ha portato a 22 gol complessivi nelle fasi finali dei Mondiali, nuovo primato della competizione.

    La Francia, però, non è arrivata alla finale e il Real Madrid non ha accompagnato la sua stagione individuale con un bottino di grandi trofei paragonabile a quello di altri candidati. È questo il principale elemento di confronto quando entrano in gioco anche i risultati collettivi.

    Lamine Yamal, Liga e Mondiale nella stessa stagione

    Lamine Yamal durante una partita di calcio

    La candidatura di Lamine Yamal combina rendimento individuale e risultati di squadra. Con il Barcellona è stato eletto miglior giocatore della Liga 2025/26 e ha contribuito alla conferma del titolo spagnolo.

    16 gol realizzati nella Liga 2025/26 con il Barcellona.
    12 assist nel campionato spagnolo durante la stagione.
    2 grandi titoli nel periodo: Liga con il Barça e Mondiale con la Spagna.

    Il risultato più importante è arrivato in estate. La Spagna ha vinto il Mondiale 2026 battendo l’Argentina nella finale del 19 luglio, e Yamal ha fatto parte stabilmente del reparto offensivo della nazionale durante il torneo.

    La sua candidatura beneficia quindi di una combinazione particolarmente significativa: riconoscimento individuale nel campionato, titolo nazionale con il club e successo nella competizione internazionale più importante dell’anno.

    La forma attuale non cambia il periodo di voto

    Le prestazioni realizzate da Yamal dopo il 19 luglio possono alimentare il confronto intorno al premio, ma non appartengono alla stagione ufficialmente valutata per il Pallone d’Oro 2026.

    Harry Kane, gol e trofei nella stagione del Bayern

    Harry Kane durante una partita di calcio

    Harry Kane arriva nella lista dei candidati dopo una stagione che ha unito produzione offensiva e risultati collettivi. Il centravanti inglese ha guidato l’attacco del Bayern Monaco in una delle annate più prolifiche della sua carriera.

    36 gol in Bundesliga, sufficienti per chiudere ancora da capocannoniere.
    61 reti in 51 presenze con il Bayern considerando tutte le competizioni.
    2 trofei principali con il Bayern: Bundesliga e Coppa di Germania.

    Le 36 reti segnate in Bundesliga gli hanno consegnato anche la Scarpa d’Oro europea. Con il Bayern ha inoltre conquistato campionato e Coppa di Germania, affiancando ai numeri personali risultati di squadra rilevanti.

    Al Mondiale l’Inghilterra ha chiuso al terzo posto. Il percorso internazionale completa quindi una stagione nella quale Kane ha mantenuto un rendimento realizzativo eccezionale su più competizioni.

    Il Pallone d’Oro 2026 non è una corsa soltanto a tre

    Mbappé, Yamal e Kane rappresentano tre dei nomi più discussi, ma la lista ufficiale comprende 30 candidati e impedisce di leggere il premio come un confronto esclusivamente ristretto a questi tre calciatori.

    Tra gli altri nominati figurano Ousmane Dembélé, vincitore dell’edizione 2025, Jude Bellingham, Erling Haaland, Lionel Messi, Lautaro Martínez e Achraf Hakimi.

    La presenza di profili molto diversi rende centrale il modo in cui ciascun giurato bilancerà rendimento individuale, influenza nelle grandi partite e successi ottenuti con club e nazionale.

    Perché questa edizione è difficile da leggere

    I tre percorsi mettono a confronto forme differenti di eccellenza. Mbappé presenta numeri realizzativi di altissimo livello tra club e Mondiale. Yamal affianca al rendimento individuale il titolo spagnolo e il successo mondiale. Kane combina una stagione da record con trofei nazionali e Scarpa d’Oro europea.

    Non esiste quindi un solo dato capace di anticipare automaticamente il risultato. Il regolamento obbliga a considerare insieme prestazione individuale, risultati collettivi e comportamento sportivo.

    Il punto non è stabilire chi abbia semplicemente segnato di più, ma capire quale stagione raccoglierà il maggior consenso quando i giurati applicheranno i criteri previsti dal premio.

    La risposta arriverà il 26 ottobre a Londra, quando verrà proclamato il vincitore del Pallone d’Oro 2026.

    FAQ sul Pallone d’Oro 2026

    Quando verrà assegnato il Pallone d’Oro 2026?

    La cerimonia è prevista lunedì 26 ottobre 2026 al London Palladium di Londra.

    Quale periodo viene considerato per il Pallone d’Oro 2026?

    Il periodo ufficiale di valutazione va dal 3 agosto 2025 al 19 luglio 2026 e comprende anche il Mondiale 2026.

    Mbappé, Yamal e Kane sono candidati ufficiali?

    Sì. Tutti e tre fanno parte della lista ufficiale dei 30 candidati al Pallone d’Oro maschile 2026.

    Le partite di settembre e ottobre contano per il premio?

    No. La finestra di valutazione si è conclusa il 19 luglio 2026. Le prestazioni successive possono incidere sul dibattito pubblico, ma non appartengono al periodo ufficiale preso in considerazione.

    Quali sono i criteri del Pallone d’Oro?

    Il regolamento considera, nell’ordine, prestazioni individuali e capacità di essere decisivi, risultati e titoli collettivi, quindi classe e fair play.

    Verso il verdetto del Pallone d’Oro 2026

    Segui NewsPrisma per le notizie sul calcio internazionale, i protagonisti della stagione e gli aggiornamenti verso la cerimonia del 26 ottobre a Londra.

  • Trump: Europa libera scorte di diesel, accordo G7

    Trump: Europa libera scorte di diesel, accordo G7

    Economia & Energia

    Trump annuncia il rilascio delle scorte europee di diesel: accordo G7 su 100 milioni di barili

    Dopo l’annuncio del presidente statunitense, il G7 ha formalizzato un rilascio coordinato di 100 milioni di barili attraverso l’IEA nell’arco di quattro mesi , con una consistente quantità di diesel anticipata nei primi 20 giorni.

    Illustrazione dedicata a Donald Trump e alle riserve strategiche di diesel
    100 mln Rilascio coordinato

    Il G7 ha concordato un rilascio di 100 milioni di barili attraverso l’IEA nell’arco di quattro mesi.

    20 giorni Diesel anticipato

    Una quantità consistente di diesel dovrà arrivare sul mercato nella fase iniziale dell’operazione.

    325 mln Già rilasciati

    L’IEA indica circa 325 milioni di barili già messi sul mercato sui 400 milioni annunciati a marzo.

    Donald Trump ha annunciato il 2 ottobre che i Paesi europei avevano accettato di mettere a disposizione una quantità significativa delle proprie scorte di diesel per contribuire ad allentare le tensioni sui mercati energetici internazionali.

    L’annuncio del presidente degli Stati Uniti è stato seguito poche ore dopo da una decisione formale dei leader del G7, che hanno definito quantità, tempi e modalità generali dell’intervento.

    Il comunicato ufficiale del G7 sulla sicurezza energetica prevede un rilascio coordinato attraverso l’International Energy Agency di 100 milioni di barili nell’arco di quattro mesi.

    Il piano non assegna tutti i 100 milioni di barili esclusivamente al diesel. Il G7 prevede però che una quantità consistente di scorte di diesel venga anticipata nei primi 20 giorni dell’operazione.

    Cosa prevede l’accordo del G7 sulle riserve energetiche

    L’intervento coinvolge i membri del G7 e i partner che partecipano all’azione coordinata attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia. Il rilascio deve iniziare immediatamente e svilupparsi nell’arco di quattro mesi.

    Il G7 ha inoltre deciso di coordinare i programmi di manutenzione delle raffinerie, in modo da limitare il rischio di riduzioni simultanee della capacità produttiva. Dove tecnicamente possibile, i Paesi sono invitati ad aumentare temporaneamente l’utilizzo degli impianti.

    Il comunicato invita anche i Paesi dotati di una significativa capacità di raffinazione ad aumentare la produzione di prodotti raffinati, con particolare attenzione al diesel.

    100 mln barili previsti dal rilascio coordinato attraverso l’IEA.
    4 mesi periodo indicato dal G7 per l’attuazione dell’intervento.
    20 giorni prima fase nella quale dovrà essere anticipata una quantità consistente di diesel.

    Un altro elemento riguarda gli scambi internazionali: i membri del G7 hanno ribadito l’impegno a non introdurre restrizioni alle esportazioni di energia e prodotti energetici tra i Paesi del gruppo.

    Trump esclude il blocco delle esportazioni americane di diesel

    Il tema delle esportazioni statunitensi aveva assunto un peso particolare mentre aumentavano le pressioni sul mercato internazionale dei prodotti raffinati.

    Dopo l’intesa del G7, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non introdurranno un divieto alle esportazioni di diesel. La dichiarazione è stata riportata da Reuters il 2 ottobre .

    L’assenza di un blocco americano è coerente con l’impegno assunto dal G7 a evitare nuove restrizioni commerciali che potrebbero accentuare la scarsità sui mercati internazionali.

    Due misure complementari

    Il piano punta contemporaneamente ad aumentare i volumi disponibili attraverso le riserve di emergenza e a mantenere aperti i flussi commerciali tra i principali Paesi industrializzati.

    Perché il diesel è al centro delle tensioni energetiche

    La pressione sui mercati non riguarda soltanto il petrolio greggio. Una parte rilevante delle difficoltà si concentra sui prodotti raffinati e in particolare sul diesel, fondamentale per trasporto merci, logistica, agricoltura e numerose attività industriali.

    L’ aggiornamento dell’IEA dopo il vertice del G7 segnala che i flussi di prodotti raffinati restano fortemente limitati. Le difficoltà nei flussi dal Medio Oriente e gli attacchi alle raffinerie russe hanno aumentato le pressioni sul mercato del diesel.

    Il quadro era già emerso nell’ Oil Market Report di settembre 2026 . L’Agenzia aveva rilevato margini di raffinazione record nel bacino atlantico in agosto, trainati in particolare dal forte aumento dei margini sul diesel.

    Porto energetico europeo al tramonto
    Le tensioni sui prodotti raffinati interessano direttamente approvvigionamenti, trasporti e logistica energetica europea.

    Una disponibilità ridotta di diesel può avere effetti più ampi rispetto al solo costo del carburante per gli automobilisti. Aumenti persistenti possono infatti incidere sui costi di trasporto e produzione, con possibili conseguenze sui prezzi sostenuti da imprese e consumatori.

    Quale può essere l’impatto sul prezzo del diesel in Europa

    L’obiettivo del rilascio delle riserve è aumentare temporaneamente l’offerta e ridurre le pressioni sul mercato. Questo non significa però che il prezzo alla pompa debba diminuire immediatamente o nella stessa misura in tutti i Paesi europei.

    Il prezzo finale dipende da diversi fattori: quotazioni internazionali, costo del greggio, margini di raffinazione, disponibilità dei prodotti, trasporto, distribuzione, domanda e fiscalità nazionale.

    Il 2 ottobre la Commissione europea ha precisato che le forniture di diesel nell’Unione restano per il momento stabili, mentre i prezzi continuano a essere elevati a causa della tensione del mercato globale.

    Il rilascio delle scorte può contribuire a ridurre la pressione sull’offerta, ma il suo effetto sui prezzi dipenderà dalla velocità con cui i volumi raggiungeranno il mercato e dall’evoluzione della raffinazione, dei flussi commerciali e delle tensioni geopolitiche.

    Il tema si inserisce in un quadro economico più ampio, nel quale il costo dell’energia continua a incidere sui bilanci pubblici e sulle misure di sostegno. Su questo aspetto è possibile approfondire anche il rapporto tra caro energia e flessibilità fiscale nell’Unione europea .

    Come si collega il nuovo accordo alle riserve già rilasciate

    Il nuovo intervento deve essere letto insieme all’azione collettiva sulle riserve avviata dall’IEA nel marzo 2026.

    Secondo l’Agenzia, al 2 ottobre erano stati rilasciati circa 325 milioni di barili dei 400 milioni annunciati l’11 marzo, pari a oltre l’80% del volume previsto.

    L’IEA ritiene che questi rilasci abbiano contribuito a compensare parte delle carenze di approvvigionamento e a sostenere la stabilità del mercato.

    La precisazione sui 100 milioni di barili

    Il comunicato del G7 collega espressamente il rilascio dei 100 milioni di barili alla piena attuazione degli impegni assunti a marzo, tenendo conto delle quantità già rilasciate. Per questo non è corretto considerare automaticamente tutti i 100 milioni come un pacchetto aggiuntivo rispetto ai 400 milioni precedentemente annunciati .

    Cosa monitorare nelle prossime settimane

    Il primo elemento sarà la quantità effettiva di diesel messa a disposizione durante i primi 20 giorni. Sarà altrettanto importante verificare la distribuzione dei volumi tra i diversi prodotti petroliferi e i Paesi partecipanti.

    Il G7 ha chiesto inoltre all’IEA di monitorare l’attuazione delle misure, valutarne l’impatto sulla sicurezza energetica e sulla stabilità dei mercati e presentare un rapporto entro 20 giorni.

    I membri del gruppo hanno lasciato aperta anche la possibilità di discutere ulteriori rilasci di diesel qualora l’andamento del mercato li rendesse necessari.

    Nei prossimi aggiornamenti, i segnali più rilevanti saranno quindi i volumi effettivamente immessi sul mercato, l’andamento delle scorte, la capacità delle raffinerie e la reazione dei prezzi europei.

    FAQ su Trump, diesel europeo e accordo G7

    Quanti barili saranno rilasciati dal G7?

    Il G7 ha concordato un rilascio coordinato di 100 milioni di barili attraverso l’IEA nell’arco di quattro mesi. Una consistente quantità di diesel dovrà essere anticipata nei primi 20 giorni.

    I 100 milioni di barili sono tutti diesel?

    No. Il comunicato parla di un rilascio coordinato dalle riserve energetiche e prevede una significativa anticipazione del diesel, senza indicare che l’intero volume dei 100 milioni di barili sia costituito esclusivamente da gasolio.

    Gli Stati Uniti bloccheranno le esportazioni di diesel?

    Trump ha dichiarato il 2 ottobre che non autorizzerà un divieto alle esportazioni statunitensi di diesel. Il G7 ha inoltre ribadito l’impegno a evitare restrizioni alle esportazioni energetiche tra i Paesi del gruppo.

    Il rilascio delle riserve farà scendere il prezzo del diesel?

    L’intervento punta ad aumentare l’offerta e ad allentare le tensioni, ma non garantisce una riduzione immediata o uniforme dei prezzi. Il risultato dipenderà anche da raffinazione, logistica, domanda, quotazioni internazionali e condizioni geopolitiche.

    Chi coordina il rilascio delle riserve?

    L’operazione viene coordinata attraverso l’ International Energy Agency, incaricata anche di monitorare l’attuazione delle misure e il loro impatto sul mercato.

    Energia e mercati: segui gli sviluppi

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  • Incendi in Europa 2026: area bruciata quasi doppia rispetto alla media

    Incendi in Europa 2026: area bruciata quasi doppia rispetto alla media

    Ambiente

    Incendi in Europa, stagione 2026 eccezionale: quasi 679mila ettari bruciati nell’UE

    Al 23 settembre gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’Unione europea, circa il 91% in più rispetto alla media 2006-2025. Spagna e Francia sono state tra le aree più colpite in un’estate segnata da caldo persistente e condizioni molto secche.

    Vigile del fuoco impegnato nello spegnimento di un incendio boschivo
    678.978 Ettari bruciati nell’UE

    È il bilancio registrato dal JRC al 23 settembre 2026 per gli incendi superiori a 30 ettari.

    +91% Rispetto alla media

    La media 2006-2025 alla stessa data era pari a 355.397 ettari.

    52% Territorio esposto a forte stress termico

    Entro fine estate oltre metà dell’Europa aveva sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico molto forte.

    La stagione degli incendi del 2026 si è confermata eccezionalmente intensa nell’Unione europea. Già al 2 settembre, secondo il Copernicus Climate Change Service, la superficie percorsa dal fuoco risultava quasi doppia rispetto alla media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.

    Nelle settimane successive il bilancio è aumentato ulteriormente. I dati del Joint Research Centre indicano che al 23 settembre erano bruciati 678.978 ettari nell’UE, contro una media ventennale di 355.397 ettari alla stessa data.

    Il 2026 resta comunque sotto il livello raggiunto nel 2025: alla stessa data dell’anno precedente erano stati registrati oltre un milione di ettari bruciati, valore che il JRC indica come il più elevato della serie considerata.

    Quasi 679mila ettari bruciati nell’Unione europea

    Il confronto con la media storica restituisce la dimensione della stagione: i 678.978 ettari registrati al 23 settembre sono circa il 91% in più rispetto ai 355.397 ettari della media 2006-2025 calcolata per la stessa data.

    678.978 ha superficie bruciata nell’UE dall’inizio del 2026 al 23 settembre.
    355.397 ha media 2006-2025 registrata alla stessa data.
    +91% differenza approssimativa rispetto alla media ventennale.
    Come leggere il dato

    La pagina del Joint Research Centre utilizzata per questo bilancio specifica che i dati presentati riguardano incendi superiori a 30 ettari. Le stime EFFIS possono inoltre essere perfezionate quando diventano disponibili immagini satellitari più precise.

    Il sistema europeo EFFIS utilizza osservazioni satellitari per cartografare le aree percorse dal fuoco. Le immagini MODIS consentono il monitoraggio su larga scala, mentre Sentinel-2 permette di affinare i perimetri e individuare anche alcuni eventi di dimensioni inferiori.

    Secondo la documentazione tecnica di EFFIS, le aree cartografate rappresentano circa il 95% della superficie complessivamente bruciata nell’UE. Il sistema è quindi pensato soprattutto per offrire una stima armonizzata e confrontabile a livello europeo.

    Spagna e Francia tra le aree più colpite

    Copernicus indica Spagna e Francia tra le aree europee interessate da un’attività incendiaria particolarmente estesa durante l’estate 2026.

    La forte accelerazione era già evidente a luglio. ISPRA ha calcolato che durante la seconda decade del mese la superficie percorsa dal fuoco in Europa cresceva di circa 225 chilometri quadrati al giorno, con Spagna, Francia e Italia tra i Paesi maggiormente coinvolti.

    Fronte degli incendi in Spagna durante l'estate 2026 osservato da satellite
    Incendi in Spagna durante l’estate 2026 osservati attraverso i sistemi satellitari di monitoraggio.
    Aree bruciate dagli incendi vicino a Bordeaux osservate dal satellite Sentinel-2
    Le aree interessate dagli incendi nella zona di Bordeaux osservate da Sentinel-2.

    Nel monitoraggio ISPRA aggiornato al 28 luglio figuravano, tra gli eventi di maggiore estensione, incendi nelle province spagnole di Ávila e Guadalajara e nella Gironda, in Francia.

    Si tratta di dati riferiti a una fase specifica della stagione e non del bilancio finale dell’estate. Sono però utili per mostrare quanto rapidamente l’attività degli incendi fosse cresciuta già nella seconda metà di luglio.

    Caldo e siccità hanno creato condizioni favorevoli alla propagazione

    La stagione degli incendi si è sviluppata durante un’estate europea caratterizzata da temperature elevate, stress termico diffuso, suoli secchi e portate fluviali eccezionalmente basse.

    Secondo Copernicus, l’estate 2026 è stata la terza più calda mai registrata in Europa e la più calda della serie per l’Europa occidentale.

    Incendi nell'Europa occidentale durante l'estate 2026
    L’Europa occidentale è stata una delle aree più esposte alla combinazione di caldo persistente, condizioni secche e incendi.
    +1,17 °C anomalia della temperatura media estiva sulle terre emerse europee rispetto al 1991-2020.
    21,69 °C temperatura media dell’estate 2026 nell’Europa occidentale.
    +2,54 °C anomalia dell’Europa occidentale rispetto alla media estiva 1991-2020.

    Un altro indicatore significativo riguarda lo stress termico. Entro la fine dell’estate un record del 52% del territorio europeo aveva sperimentato almeno una volta condizioni classificate come “very strong heat stress”, corrispondenti nel sistema UTCI a una temperatura percepita di almeno 38 °C.

    Cosa significa il 52%

    Il dato è cumulativo: indica la quota di territorio europeo che nel corso dell’estate ha sperimentato almeno una volta quelle condizioni. Non significa che il 52% dell’Europa sia stato contemporaneamente sottoposto a quello stress termico.

    Caldo e siccità non spiegano da soli l’innesco degli incendi, che può avere origini diverse. Possono però rendere vegetazione e suoli più secchi, favorendo una propagazione più rapida delle fiamme e rendendo gli incendi più difficili da contenere.

    Nello stesso periodo i fiumi europei hanno registrato le più basse portate estive negli oltre trent’anni coperti dalle rilevazioni EFAS. Condizioni record o prossime ai record hanno interessato grandi sistemi fluviali come Reno, Danubio, Po, Loira, Rodano e Senna.

    Il fumo degli incendi ha inciso anche sulla qualità dell’aria

    Gli effetti della stagione non si sono limitati agli ecosistemi direttamente attraversati dal fuoco. Le emissioni e il particolato prodotti dagli incendi possono essere trasportati dalle masse d’aria anche a notevole distanza dalle aree bruciate.

    Fumo prodotto dagli incendi europei osservato dallo spazio
    Il fumo degli incendi europei osservato dallo spazio durante la stagione 2026.

    Secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service, entro la fine dell’estate le emissioni degli incendi europei si collocavano tra le dieci più elevate dal 2003, anno di inizio della serie utilizzata.

    Copernicus segnala inoltre che il fumo degli incendi ha contribuito a esporre milioni di persone a livelli pericolosi di inquinamento atmosferico, mostrando come gli effetti di un grande incendio possano superare rapidamente i confini dell’area colpita.

    In Italia oltre mille grandi incendi già entro la fine di luglio

    Anche l’Italia ha attraversato una fase particolarmente intensa, con forti differenze tra le diverse aree del Paese.

    Secondo ISPRA, dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 erano stati individuati via satellite poco più di 1.070 grandi incendi, per una superficie complessiva di circa 741 chilometri quadrati.

    1.070+ grandi incendi individuati in Italia dal 1° gennaio al 28 luglio 2026.
    741 km² superficie complessivamente percorsa dal fuoco nel monitoraggio ISPRA.
    14% quota approssimativa dell’area bruciata costituita da ecosistemi forestali.

    Alla stessa data Sicilia, Calabria e Puglia rappresentavano complessivamente il 73% della superficie interessata dagli incendi in Italia. La Sicilia risultava nettamente la regione più colpita, con circa 510 chilometri quadrati percorsi dal fuoco.

    Questi numeri non rappresentano il bilancio definitivo dell’intera stagione italiana: il monitoraggio ISPRA citato è aggiornato al 28 luglio 2026 e utilizza una propria metodologia di rilevazione. Non va quindi sovrapposto direttamente al dato europeo aggiornato al 23 settembre.

    Una stagione segnata da rischi climatici concomitanti

    I dati del 2026 mostrano una stagione nella quale incendi, caldo persistente, deficit idrico, stress termico e bassi livelli dei fiumi si sono manifestati contemporaneamente in vaste aree del continente.

    Gli effetti hanno riguardato non soltanto foreste ed ecosistemi, ma anche qualità dell’aria, disponibilità di acqua, irrigazione, navigazione fluviale e produzione energetica.

    È in questa sovrapposizione di fenomeni che il bilancio degli incendi assume una dimensione più ampia: oltre alla gestione dell’emergenza, aumenta l’importanza della prevenzione, del monitoraggio satellitare e della capacità dei territori di adattarsi a rischi ambientali sempre più interconnessi.

    FAQ sugli incendi in Europa nel 2026

    Quanta superficie è bruciata nell’Unione europea nel 2026?

    Secondo il Joint Research Centre, al 23 settembre 2026 gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’UE. La media 2006-2025 registrata alla stessa data era di 355.397 ettari.

    Il 2026 è l’anno peggiore mai registrato per gli incendi nell’UE?

    No. Al 23 settembre il dato del 2026 era molto superiore alla media ventennale, ma ancora inferiore al livello registrato alla stessa data nel 2025, indicato dal JRC come l’anno peggiore della serie.

    Quali Paesi europei sono stati particolarmente colpiti?

    Copernicus segnala un’attività particolarmente estesa in Spagna e Francia. Durante luglio anche ISPRA aveva evidenziato una forte crescita delle superfici percorse dal fuoco in Spagna, Francia e Italia.

    Come vengono misurate le aree bruciate in Europa?

    EFFIS utilizza osservazioni satellitari, tra cui immagini MODIS e Sentinel-2, per individuare e perfezionare i perimetri delle aree interessate dagli incendi. Le stime possono essere aggiornate con l’arrivo di immagini più precise.

    Caldo e siccità provocano direttamente gli incendi?

    Non necessariamente. L’innesco può avere cause differenti. Temperature elevate, vegetazione secca e deficit idrico possono però creare condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme e rendere gli incendi più difficili da contenere.

    Clima, incendi e territorio: segui i nuovi dati

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti sui dati EFFIS e Copernicus, sugli incendi boschivi e sugli eventi climatici che interessano l’Italia e l’Europa.

  • Mar Rosso, Crosetto: più impegno UE per la missione Aspides.

    Mar Rosso, Crosetto: più impegno UE per la missione Aspides.

    Esteri · Geopolitica

    Mar Rosso, Crosetto: «Aspides non è ancora sufficiente»

    L’Italia chiede all’Unione europea di rafforzare EUNAVFOR Aspides. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto i nuovi contributi annunciati sono positivi, ma le capacità disponibili non rispondono ancora pienamente alle esigenze della missione nel Mar Rosso.

    Missione navale europea Aspides nel Mar Rosso
    01 Più mezzi per Aspides

    Crosetto accoglie i nuovi contributi europei, ma ritiene ancora insufficienti le capacità operative disponibili.

    02 Da sei a oltre dieci navi

    Secondo diplomatici citati da Reuters, erano sei le unità dispiegate. Kaja Kallas aveva indicato la necessità di superare quota dieci.

    03 Mandato fino al 2027

    L’Unione europea ha prorogato l’operazione Aspides fino al 28 febbraio 2027.

    L’Italia aumenta la pressione sull’Unione europea affinché rafforzi la propria presenza navale lungo le rotte del Mar Rosso. Il tema è stato al centro dell’incontro del 2 ottobre a Roma tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e l’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas.

    Il governo italiano ha accolto positivamente la decisione di alcuni Paesi europei di mettere a disposizione nuovi assetti per EUNAVFOR Aspides, ma secondo Crosetto il rafforzamento non è ancora sufficiente rispetto alle esigenze operative della missione.

    «Non è ancora sufficiente per le esigenze che abbiamo davanti».

    Il ministro ha chiesto all’Europa di trasformare più rapidamente gli impegni politici in capacità, risorse e azioni concrete, collegando il rafforzamento della missione alla protezione della navigazione commerciale e delle principali rotte tra Asia ed Europa.

    Roma chiede più mezzi per la missione Aspides

    La posizione italiana non mette in discussione l’operazione europea. L’obiettivo dichiarato è rafforzarla attraverso un contributo più ampio degli Stati membri.

    Durante il colloquio tra Crosetto e Kallas è stata accolta positivamente la disponibilità di alcuni Paesi a fornire nuovi assetti. Per Roma, tuttavia, il livello raggiunto non consente ancora di soddisfare pienamente le necessità della missione.

    Il ministro della Difesa Guido Crosetto a Bruxelles
    Il ministro della Difesa Guido Crosetto a Bruxelles.

    Secondo diplomatici citati da Reuters, al 2 ottobre erano sei le navi da guerra dispiegate nell’ambito di Aspides. Kaja Kallas aveva indicato a settembre la necessità di più di dieci unità affinché l’operazione potesse svolgere efficacemente i propri compiti.

    6 navi da guerra dispiegate secondo diplomatici citati da Reuters al 2 ottobre 2026.
    >10 unità indicate da Kaja Kallas come necessarie per rafforzare l’efficacia della missione.
    2027 il mandato di Aspides è stato prorogato fino al 28 febbraio 2027.

    Che cos’è EUNAVFOR Aspides e cosa fa nel Mar Rosso

    EUNAVFOR Aspides è l’operazione di sicurezza marittima istituita dall’Unione europea nel febbraio 2024 in risposta alle minacce contro il traffico commerciale nel Mar Rosso e nelle acque circostanti.

    Il mandato è di natura difensiva. L’operazione contribuisce alla salvaguardia della libertà di navigazione, protegge le navi e sostiene la sicurezza delle principali rotte marittime nel rispetto del diritto internazionale.

    L’area operativa comprende alcune delle più importanti linee di comunicazione marittime regionali, tra cui lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio fondamentale per i collegamenti tra Oceano Indiano, Mar Rosso, Canale di Suez e Mediterraneo.

    Missione difensiva

    Il rafforzamento chiesto dall’Italia non modifica la natura di Aspides: l’operazione rimane orientata alla protezione della navigazione e delle navi commerciali, non a una missione offensiva.

    Perché il Mar Rosso è strategico per Italia ed Europa

    La sicurezza del Mar Rosso riguarda direttamente le catene commerciali europee. Attraverso Bab el-Mandeb passa infatti una delle principali direttrici marittime che collega l’Asia al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

    Un deterioramento prolungato delle condizioni di sicurezza può costringere parte del traffico commerciale a scegliere rotte alternative più lunghe, con possibili effetti sui tempi di consegna, sui costi logistici e sulla continuità delle forniture.

    Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiamato nelle settimane precedenti la rilevanza della rotta per l’economia italiana. Secondo i dati citati dal ministro, circa il 40% del traffico marittimo commerciale italiano e il 60% delle merci esportate dall’Italia verso l’Asia passano attraverso il Mar Rosso.

    Le percentuali sul traffico italiano sono dati citati da Tajani per descrivere il peso strategico della rotta: vanno quindi lette come dichiarazioni attribuite al ministro, non come una nuova rilevazione statistica prodotta da NewsPrisma.

    Anche Tajani chiede più sicurezza marittima europea

    La posizione espressa da Crosetto si inserisce in una linea sostenuta anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

    Durante l’incontro del 2 ottobre con Kaja Kallas alla Farnesina, Tajani ha sottolineato la necessità di rafforzare la capacità europea di risposta alle crisi e l’impegno dell’Unione per la sicurezza marittima nel Mar Rosso e nell’area dello stretto di Hormuz.

    Guido Crosetto durante l'incontro con l'Alto rappresentante dell'Unione europea
    Guido Crosetto durante l’incontro con l’Alto rappresentante dell’Unione europea.

    Il punto condiviso riguarda soprattutto la tutela della libertà di navigazione e delle rotte marittime internazionali in una fase di forte instabilità regionale.

    Tajani aveva inoltre chiarito che la partecipazione italiana ad Aspides non significa un coinvolgimento in una guerra contro gli Houthi, ma rientra nella protezione del traffico mercantile.

    Aspides resterà attiva fino al 28 febbraio 2027

    Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato il mandato di EUNAVFOR Aspides fino al 28 febbraio 2027, dopo il riesame strategico dell’operazione.

    Nell’ambito della proroga è stato stabilito un importo di riferimento finanziario di quasi 15 milioni di euro per coprire i costi comuni dell’operazione dal 1° marzo 2026 al 28 febbraio 2027.

    A marzo il mandato è stato inoltre aggiornato. Tra le attività previste, entro i limiti dei mezzi e delle capacità disponibili, rientrano la raccolta e condivisione di informazioni su attività sospette riguardanti le infrastrutture sottomarine critiche.

    L’operazione può inoltre contribuire alla formazione delle forze marittime di Gibuti e cooperare con la Guardia costiera yemenita, rafforzando i collegamenti con altre iniziative europee dedicate alla sicurezza marittima.

    Il prossimo nodo è trasformare gli impegni in capacità operative

    La richiesta italiana arriva in una fase nella quale la sicurezza della regione rimane fragile e le minacce contro la navigazione continuano a pesare sulle rotte commerciali.

    La questione per Bruxelles non riguarda soltanto il numero delle navi presenti in mare. Conta anche la disponibilità delle capacità necessarie, la continuità della presenza navale e la rapidità con cui gli Stati membri possono rispondere all’evoluzione del quadro operativo.

    «L’Europa deve passare dalle parole ai fatti: più capacità, più contributi operativi e maggiore rapidità nelle decisioni».

    Per Roma, Aspides deve quindi continuare a rappresentare una risposta europea, ma con una partecipazione più ampia degli Stati membri e con risorse adeguate alle esigenze della missione.

    Altri temi europei su NewsPrisma

    Le decisioni sulla sicurezza marittima si inseriscono in un momento in cui i governi europei discutono anche altri dossier economici e politici che richiedono un coordinamento con le istituzioni dell’Unione.

    Sul fronte economico, puoi approfondire la richiesta della Grecia all’UE per una maggiore flessibilità fiscale contro il caro energia . Per il quadro politico europeo, è disponibile anche l’analisi sulla crisi parlamentare in Spagna dopo la bocciatura dei decreti sulla casa .

    FAQ sulla missione Aspides nel Mar Rosso

    Che cos’è EUNAVFOR Aspides?

    È un’operazione di sicurezza marittima dell’Unione europea istituita nel febbraio 2024. Ha natura difensiva e contribuisce alla protezione delle navi e alla salvaguardia della libertà di navigazione nel Mar Rosso e nelle acque circostanti.

    Perché l’Italia chiede di rafforzare Aspides?

    Secondo il governo italiano, i nuovi contributi annunciati da alcuni Paesi europei rappresentano un passo positivo, ma non sono ancora sufficienti rispetto alle esigenze operative della missione.

    Quante navi sono impegnate nella missione?

    Secondo diplomatici citati da Reuters, al 2 ottobre 2026 risultavano dispiegate sei navi da guerra. Kaja Kallas aveva indicato la necessità di oltre dieci unità.

    Fino a quando resterà attiva Aspides?

    Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato il mandato dell’operazione fino al 28 febbraio 2027.

    Aspides è una missione offensiva?

    No. Il mandato dell’Unione europea definisce Aspides un’operazione di sicurezza marittima difensiva, orientata alla protezione delle navi e della libertà di navigazione.

    Mar Rosso e sicurezza europea: segui gli sviluppi

    NewsPrisma segue l’evoluzione della missione Aspides, la sicurezza delle rotte commerciali e le decisioni dell’Unione europea che possono avere conseguenze sull’Italia e sull’economia internazionale.

  • Investimenti AI: il 72% delle imprese prevede fondi interni | BCE

    Investimenti AI: il 72% delle imprese prevede fondi interni | BCE

    Economia

    AI, il 72% delle imprese dell’area euro prevede di usare fondi interni

    Secondo la rilevazione SAFE della BCE, il 72% delle imprese che prevede investimenti nell’intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi indica risorse proprie, come flussi di cassa e utili trattenuti, tra le fonti di finanziamento.

    Grafica sugli investimenti AI delle imprese dell'area euro con il dato del 72% sui fondi interni
    72% Fondi interni

    Sono la fonte di finanziamento più indicata dalle imprese che programmano investimenti in AI.

    49% Tecnologie e strumenti

    È la categoria di investimento AI citata più frequentemente dalle imprese.

    46% Formazione

    Lo sviluppo delle competenze interne segue da vicino gli investimenti tecnologici.

    Il dato emerge dalla Survey on the Access to Finance of Enterprises (SAFE) della Banca centrale europea e da un approfondimento pubblicato sul blog BCE il 2 ottobre 2026.

    La rilevazione mostra che l’interesse per l’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’acquisto di nuovi strumenti. Le imprese programmano investimenti anche in competenze, dati e infrastrutture, ma il capitale necessario dovrebbe provenire soprattutto dall’interno dell’azienda.

    La principale indicazione della SAFE è quindi finanziaria: le imprese dell’area euro stanno preparando investimenti in AI, ma il ricorso previsto a capitale esterno resta molto più contenuto rispetto all’autofinanziamento.

    Come le imprese prevedono di finanziare gli investimenti AI

    Tra le aziende che prevedono investimenti nell’intelligenza artificiale nei successivi dodici mesi, i fondi interni sono indicati dal 72%.

    Le fonti esterne risultano nettamente meno diffuse: prestiti bancari e linee di credito raggiungono il 16%, la stessa quota di sovvenzioni e prestiti agevolati, mentre il leasing si ferma al 15%.

    72% fondi interni, come flussi di cassa e utili trattenuti.
    16% prestiti bancari e linee di credito.
    16% sovvenzioni o prestiti agevolati.
    15% leasing.
    6% equity, venture capital o private equity.
    1% titoli di debito.

    Le imprese potevano selezionare più di una risposta, quindi le percentuali non devono essere sommate. Il 18% delle aziende intenzionate a investire in AI non ha indicato nessuno degli strumenti proposti.

    Gli autori del blog BCE osservano che questa quota potrebbe comprendere imprese che non hanno ancora definito la propria strategia di finanziamento. Tra quelle che hanno già individuato gli strumenti, la maggioranza prevede di utilizzare una sola fonte.

    Tecnologia e formazione guidano i programmi di investimento

    La SAFE distingue anche le principali componenti verso cui le imprese intendono destinare risorse. Il 49% indica tecnologie e strumenti AI, mentre il 46% punta sulla formazione dei dipendenti.

    Dati e infrastrutture vengono citati dal 40%, mentre il 12% prevede investimenti nell’assunzione di specialisti in intelligenza artificiale.

    49% tecnologie e strumenti AI.
    46% formazione dei dipendenti.
    40% dati e infrastrutture.

    Il 38% delle imprese non ha selezionato nessuna delle categorie di investimento proposte. Le aziende di maggiori dimensioni risultano più propense a investire in tutte le aree considerate, pur mantenendo un ordine delle priorità simile a quello delle PMI.

    Competenze oltre alla tecnologia

    La vicinanza tra il 49% destinato a tecnologie e strumenti e il 46% relativo alla formazione indica che, nei programmi delle imprese, l’adozione dell’AI coinvolge sia l’infrastruttura tecnologica sia lo sviluppo delle competenze necessarie per utilizzarla.

    Perché il finanziamento esterno pesa di più negli investimenti tangibili

    La natura dell’investimento incide sulla possibilità di ricorrere a capitale esterno. Hardware e alcune infrastrutture possono rappresentare attività tangibili utilizzabili come garanzia, mentre formazione e capitale umano non producono beni facilmente impiegabili come collaterale.

    L’analisi econometrica pubblicata dagli autori del blog BCE confronta imprese dello stesso Paese, settore e classe dimensionale. Prevedere investimenti in tecnologie e strumenti AI oppure in dati e infrastrutture è associato a un aumento di 16 punti percentuali della probabilità di ricorrere a fonti di finanziamento esterne.

    Per l’assunzione di specialisti AI l’associazione è pari a 9 punti percentuali, mentre per la formazione dei dipendenti non emerge un effetto statisticamente significativo.

    Questi risultati descrivono associazioni statistiche e non dimostrano che una determinata tipologia di investimento causi automaticamente un maggiore ricorso al finanziamento esterno.

    La nota metodologica della BCE precisa infatti che la variabile analizzata assume valore positivo quando l’impresa prevede di utilizzare almeno una fonte di finanziamento esterna, escludendo i fondi interni.

    Quanto è già diffusa l’AI tra le imprese dell’area euro

    La precedente rilevazione SAFE, relativa al quarto trimestre 2025, offre un riferimento utile per interpretare i nuovi programmi di investimento.

    In quel sondaggio il 27% delle imprese dichiarava di non utilizzare ancora AI, mentre il 7% affermava di impiegarla in misura significativa.

    Le aziende prevedevano inoltre di destinare, in media, circa il 9% degli investimenti complessivi all’intelligenza artificiale nei dodici mesi successivi.

    27% imprese che nel quarto trimestre 2025 dichiaravano di non usare ancora AI.
    7% imprese che dichiaravano un utilizzo significativo dell’AI.
    9% quota media degli investimenti complessivi che le imprese prevedevano di destinare all’AI.

    Perché l’accesso al capitale può incidere sulla diffusione dell’AI

    Il ricorso ai fondi interni offre alle imprese disponibilità immediata, autonomia decisionale e assenza di nuovo debito. Allo stesso tempo, lega la dimensione dell’investimento alla quantità di risorse che l’azienda riesce a generare e trattenere.

    Gli autori del blog BCE osservano quindi che un utilizzo limitato del finanziamento esterno potrebbe ridurre la scala e la velocità degli investimenti rispetto a uno scenario in cui il capitale esterno fosse più accessibile.

    Il tema riguarda soprattutto gli investimenti con una componente immateriale, come software, dati, proprietà intellettuale, formazione e capitale umano.

    In un intervento del 23 marzo 2026, il membro del Comitato esecutivo BCE Philip R. Lane ha evidenziato il peso crescente degli investimenti digitali e immateriali nell’economia dell’area euro e le caratteristiche finanziarie specifiche richieste da progetti tecnologici di lungo periodo.

    Una distinzione importante

    Le valutazioni interpretative contenute nel blog sono attribuite ai suoi autori. La BCE specifica che le opinioni espresse negli articoli del proprio blog non rappresentano necessariamente la posizione della Banca centrale europea o dell’Eurosistema.

    Cosa mostrano i dati BCE sugli investimenti AI

    La SAFE fotografa un sistema produttivo che sta programmando investimenti nell’intelligenza artificiale ma che, per finanziarli, conta soprattutto sulle risorse generate internamente.

    Tecnologia, formazione, dati e infrastrutture richiedono forme di capitale differenti. La capacità delle imprese di combinare risorse proprie e finanziamento esterno sarà quindi uno degli elementi da osservare per capire con quale intensità l’AI entrerà nei processi produttivi dell’area euro.

    Economia e innovazione nell’area euro

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  • Spagna, decreti casa bocciati: Sánchez valuta il voto

    Spagna, decreti casa bocciati: Sánchez valuta il voto

    Esteri

    Spagna, il Congresso boccia i decreti sulla casa: Sánchez valuta le elezioni anticipate

    Il Congresso dei Deputati spagnolo ha respinto i due decreti-legge sulla casa del governo di Pedro Sánchez . La doppia sconfitta parlamentare riapre il confronto sulla durata della legislatura, ma al 2 ottobre non risulta convocata alcuna elezione anticipata.

    Congresso dei Deputati spagnolo, Pedro Sánchez e tema della casa in un'illustrazione con indicazione AI
    01 Due decreti respinti

    Il Congresso ha bocciato sia il Real Decreto-ley 26/2026 sia il Real Decreto-ley 27/2026.

    02 Junts decisivo

    I sette deputati di Junts hanno votato contro entrambi i provvedimenti presentati dal governo.

    03 Nessun voto ancora convocato

    Sánchez valuta il quadro politico, ma non ha annunciato lo scioglimento delle Cortes.

    MADRID – Il Congresso dei Deputati spagnolo ha respinto i due real decreti-legge sulla casa approvati il 29 settembre dal governo di Pedro Sánchez.

    Il voto apre una nuova fase di incertezza per l’esecutivo di coalizione, che non dispone di una maggioranza autonoma e deve costruire sostegni parlamentari differenti a seconda dei provvedimenti.

    172 voti favorevoli al primo decreto, contro 178 voti contrari.
    166 voti favorevoli al secondo decreto, contro 184 voti contrari.
    7 deputati di Junts per Catalunya, tutti schierati contro i due testi.

    Nel primo voto si sono espressi contro PP, Vox, Junts e UPN. Nel secondo al fronte contrario si sono aggiunti anche PNV e Coalición Canaria.

    La doppia bocciatura ha immediatamente riaperto il confronto sulla durata della legislatura. Pedro Sánchez non ha però annunciato lo scioglimento delle Cortes né convocato elezioni anticipate.

    Cosa prevedevano i decreti sulla casa in Spagna

    Il primo provvedimento, il Real Decreto-ley 26/2026, era dedicato alla protezione della funzione sociale della casa e all’ampliamento dell’offerta di abitazioni a prezzi accessibili.

    Il decreto era stato pubblicato nel Boletín Oficial del Estado il 30 settembre ed era entrato in vigore il 1° ottobre.

    Il testo comprendeva un pacchetto articolato di misure sul mercato immobiliare, sugli affitti e sulla tutela delle persone in condizioni di vulnerabilità abitativa.

    Tra gli interventi figuravano limitazioni temporanee ad alcune acquisizioni immobiliari, nuove tutele in determinati procedimenti di sfratto, una disciplina specifica per gli affitti temporanei e delle singole stanze e una proroga straordinaria, in presenza delle condizioni previste, per alcuni contratti di abitazione principale.

    Il decreto interveniva inoltre su diversi aspetti fiscali, tra cui IRPF, IVA, IBI e regime delle SOCIMI, oltre a misure collegate al patrimonio abitativo pubblico.

    Secondo decreto

    Il Real Decreto-ley 27/2026, pubblicato il 1° ottobre ed entrato in vigore il 2 ottobre, riguardava invece in modo specifico la stabilità dei contratti di locazione delle abitazioni principali.

    La norma modificava il regime delle proroghe. Dopo almeno cinque anni di contratto, oppure sette quando il locatore fosse una persona giuridica, prevedeva ulteriori proroghe in assenza di una comunicazione di mancato rinnovo.

    Il testo disciplinava anche il preavviso del locatore e prevedeva in determinati casi un’indennità per l’inquilino qualora il proprietario decidesse di non rinnovare il contratto, salvo le eccezioni indicate dalla norma.

    Con il voto contrario del Congresso, i due decreti-legge non sono stati convalidati e decadono secondo la procedura prevista dall’ordinamento spagnolo per questo tipo di provvedimenti d’urgenza.

    Il voto di Junts priva il governo dei numeri necessari

    Uno degli elementi politicamente più rilevanti della votazione è stato il voto contrario dei sette deputati di Junts per Catalunya.

    Il partito catalano aveva annunciato la propria opposizione ai due provvedimenti prima del voto e aveva chiesto al governo di lavorare su un nuovo testo.

    Junts ha sostenuto che le misure proposte non raggiungessero un equilibrio sufficiente tra tutela degli inquilini, protezione dei piccoli proprietari e mantenimento dell’offerta di abitazioni sul mercato degli affitti.

    Il 2 ottobre la formazione catalana ha inoltre presentato una proposta alternativa, chiedendo l’apertura di una nuova trattativa.

    La ministra della Casa Isabel Rodríguez aveva chiesto a Junts almeno di consentire la convalida del primo decreto, prospettando una successiva trasformazione del testo in progetto di legge per permettere modifiche durante l’iter parlamentare.

    Il governo ha però scelto di sottoporre entrambi i provvedimenti al voto del Congresso.

    Anche PP e Vox hanno votato contro entrambi i testi. PNV e Coalición Canaria, favorevoli al primo decreto, hanno invece respinto il secondo.

    La crisi abitativa aumenta la pressione politica

    La votazione è arrivata durante una fase di forte mobilitazione sul problema dell’accesso alla casa in Spagna.

    Uno degli episodi che ha alimentato le proteste è stato lo sfratto a Madrid di Maricarmen Abascal, 87 anni, avvenuto il 23 settembre dopo una lunga controversia sulla permanenza nell’abitazione nella quale aveva vissuto per oltre settant’anni.

    Il caso è diventato uno dei simboli delle mobilitazioni sul diritto alla casa.

    Nei giorni successivi migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e un accampamento è stato organizzato nella Puerta del Sol di Madrid.

    Proteste e Parlamento

    Il tema della casa si è trasformato anche in un nuovo banco di prova parlamentare per un governo che non dispone autonomamente della maggioranza assoluta.

    Sánchez valuta lo scenario delle elezioni anticipate

    Dopo la doppia sconfitta parlamentare, l’attenzione si è spostata sulla possibile durata della legislatura.

    Secondo quanto riferito nel pomeriggio del 2 ottobre da El País, Sánchez si sta prendendo del tempo prima di decidere e sta ascoltando opinioni differenti all’interno del governo e del PSOE.

    Alcuni ministri e dirigenti socialisti ritengono che il ricorso anticipato alle urne debba essere preso in considerazione. Altri non considerano invece la decisione già definita.

    Prima della votazione, fonti di Moncloa citate da EFE avevano precisato che il governo non stava formalmente lavorando a una convocazione elettorale e che la priorità restavano i decreti sulla casa.

    Al 2 ottobre 2026 non risulta annunciata una decisione ufficiale sullo scioglimento delle Cortes. Le elezioni anticipate restano quindi uno scenario politico in discussione, non una decisione già assunta.

    Tra le ipotesi riportate dalla stampa è comparsa anche la data del 29 novembre 2026, indicata come possibile prima finestra in caso di rapido scioglimento delle Camere.

    Non si tratta tuttavia di una data elettorale ufficialmente convocata.

    La doppia sconfitta complica il quadro parlamentare

    Il voto sui decreti della casa mette nuovamente in evidenza la difficoltà dell’esecutivo nel costruire maggioranze sufficienti in un Congresso fortemente frammentato.

    La sconfitta parlamentare non determina automaticamente né la caduta del governo né la conclusione della legislatura .

    Mostra però quanto l’esecutivo dipenda dal sostegno, o almeno dall’astensione, di forze esterne alla coalizione per approvare alcuni dei provvedimenti considerati prioritari.

    Sul tema della casa resta aperta la possibilità di una nuova trattativa.

    Junts ha già presentato una propria proposta alternativa e il governo potrebbe tentare di recuperare parte delle misure respinte attraverso nuovi testi o differenti iniziative legislative.

    Il punto politico

    Fino a un eventuale annuncio formale di Pedro Sánchez, le elezioni anticipate devono essere considerate uno scenario politico possibile e non una decisione già presa .

    FAQ sui decreti casa e sulla crisi politica in Spagna

    Perché il Congresso spagnolo ha bocciato i decreti sulla casa?

    Il governo non ha ottenuto i voti necessari per convalidarli.

    Il primo decreto è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli, con il no di PP, Vox, Junts e UPN.

    Il secondo ha ottenuto 184 voti contrari e 166 favorevoli. Tra i contrari figuravano anche PNV e Coalición Canaria.

    Quali misure sono state respinte?

    I due decreti riguardavano, tra le altre materie, protezione in specifiche situazioni di vulnerabilità abitativa, affitti temporanei e di stanze, proroghe dei contratti, fiscalità immobiliare, patrimonio abitativo pubblico e maggiore stabilità dei contratti di locazione delle abitazioni principali.

    Che ruolo ha avuto Junts?

    I sette deputati di Junts per Catalunya hanno votato contro entrambi i decreti.

    La formazione catalana aveva chiesto al governo di ritirare o modificare i testi e il 2 ottobre ha presentato una proposta alternativa.

    Sánchez ha già convocato elezioni anticipate?

    No.

    Al 2 ottobre 2026 non risulta una convocazione ufficiale delle elezioni generali anticipate.

    Sánchez sta valutando il nuovo quadro politico dopo la bocciatura dei decreti, ma la decisione finale non risulta ancora annunciata.

    Spagna: cosa succede ora dopo il voto del Congresso

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti sulla situazione politica in Spagna, sulle nuove iniziative del governo in materia di casa e sulle eventuali decisioni riguardanti elezioni anticipate.