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Domenica 4 Ottobre 2026

Categoria: Tecnologia

  • GrayKey Preserve e iPhone: il riavvio di sicurezza

    GrayKey Preserve e iPhone: il riavvio di sicurezza

    Cybersecurity

    GrayKey Preserve e iPhone: come può neutralizzare gli effetti del riavvio di sicurezza

    Magnet Forensics presenta GrayKey Preserve come uno strumento capace di proteggere le acquisizioni dai timer di riavvio automatico. Il punto cruciale è lo stato crittografico dell’iPhone: ecco cosa è confermato e cosa resta ancora da verificare.

    Smartphone bloccato collegato a strumenti di analisi forense digitale in laboratorio, immagine generata con AI
    01 AFU e BFU

    Il riavvio automatico riporta l’iPhone da After First Unlock a Before First Unlock, eliminando dalla memoria chiavi sensibili e dati transitori.

    02 Preservare non significa sbloccare

    GrayKey Preserve punta a mantenere disponibile lo stato forense utile all’analisi: non equivale automaticamente ad accedere a ogni dato.

    03 Compatibilità da verificare

    Non esistono informazioni pubbliche sufficienti per concludere che la tecnica funzioni su ogni iPhone o su tutte le versioni attuali di iOS.

    Un sistema utilizzato nelle analisi forensi può ridurre uno degli effetti protettivi del riavvio automatico introdotto da Apple sugli iPhone. Si tratta di GrayKey Preserve, tecnologia sviluppata da Magnet Forensics per la conservazione delle evidenze digitali durante le acquisizioni da dispositivi mobili.

    Il prodotto non è più noto soltanto attraverso materiale formativo circolato fuori dai canali ufficiali. Magnet Forensics descrive pubblicamente Graykey Preserve ed Evidence Preservation Mode come strumenti progettati per proteggere le acquisizioni dai timer di riavvio automatico e preservare dati disponibili che potrebbero scadere nel tempo.

    La distinzione è essenziale: preservare uno stato forense non significa sbloccare automaticamente un iPhone. La conservazione delle condizioni utili all’analisi e la successiva estrazione dei dati sono due fasi differenti.

    Come funziona il riavvio automatico di sicurezza dell’iPhone

    Apple documenta Automatic Restart come un meccanismo di sicurezza disponibile da iOS 18.1 e iPadOS 18.1. La funzione sfrutta la Secure Enclave per monitorare gli eventi di sblocco del dispositivo.

    Quando un iPhone rimane bloccato per un periodo prolungato, il sistema può riavviarsi automaticamente. Il passaggio modifica lo stato crittografico del dispositivo da After First Unlock a Before First Unlock.

    AFU

    After First Unlock

    È lo stato successivo al primo sblocco effettuato dopo l’accensione. Alcune chiavi necessarie ad accedere a determinate classi di dati possono restare disponibili anche quando lo schermo viene nuovamente bloccato.

    BFU

    Before First Unlock

    È lo stato del dispositivo dopo l’accensione o un riavvio e prima dell’inserimento del codice. Una parte delle chiavi sensibili non è ancora disponibile.

    Apple spiega che durante il riavvio vengono eliminate dalla memoria chiavi di sicurezza sensibili e dati transitori . Il ritorno allo stato BFU rende quindi più difficile l’accesso fisico non autorizzato ad alcune informazioni protette.

    Il dato delle 72 ore

    Diverse ricostruzioni tecniche hanno indicato un intervallo di circa 72 ore senza sblocco. La documentazione Apple consultata, tuttavia, parla più prudentemente di un dispositivo rimasto bloccato per un periodo prolungato e non fissa in quella pagina una soglia universale di 72 ore.

    Cosa fa GrayKey Preserve secondo Magnet Forensics

    Magnet Forensics presenta Graykey come una piattaforma destinata all’accesso, alla conservazione e all’estrazione di evidenze da dispositivi iOS e Android.

    La società afferma che Graykey Preserve ed Evidence Preservation Mode consentono di proteggere le acquisizioni dai timer di riavvio automatico e di conservare informazioni disponibili che potrebbero essere eliminate o diventare inaccessibili con il trascorrere del tempo.

    Questa descrizione ufficiale conferma quindi l’obiettivo generale del prodotto. Non rende però pubblico il meccanismo tecnico utilizzato per ottenere il risultato.

    Smartphone bloccato analizzato su una postazione di digital forensics con computer e strumenti tecnici, immagine generata con AI
    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

    Un video di formazione attribuito a Magnet Forensics e riportato da 404 Media descriverebbe inoltre la possibilità di acquisire e conservare lo stato AFU anche se il telefono dovesse successivamente riavviarsi o perdere alimentazione.

    Questo specifico comportamento va però distinto dalle informazioni pubblicamente documentate dal produttore: il funzionamento interno della tecnica non è stato reso pubblico e non è possibile verificarne dall’esterno tutti i limiti operativi.

    Quali dati potrebbero essere preservati

    In un’indagine digitale il tempo può incidere sulla disponibilità di alcune informazioni. La conservazione dello stato del dispositivo serve proprio a ridurre il rischio che elementi utili all’analisi vengano eliminati o diventino meno accessibili prima dell’acquisizione.

    Il materiale formativo riportato dalla stampa cita, tra gli esempi, informazioni temporanee o soggette a cancellazione e scadenza.

    • dati di localizzazione conservati temporaneamente sul dispositivo;
    • fotografie eliminate di recente che non siano ancora state rimosse definitivamente;
    • messaggi cancellati ancora recuperabili nelle condizioni previste dal sistema;
    • altre informazioni disponibili nello stato forense del telefono e suscettibili di cambiare nel tempo.

    La presenza di un dato sul dispositivo non garantisce che possa essere estratto o letto automaticamente . Disponibilità, cifratura, modello di iPhone, versione di iOS e stato del dispositivo possono influire sull’analisi.

    Il metodo tecnico resta in gran parte sconosciuto

    Non è stato pubblicato un documento tecnico completo che descriva la vulnerabilità, la sequenza di exploit o la caratteristica di iOS eventualmente utilizzata da GrayKey Preserve per mantenere le condizioni utili all’acquisizione.

    Tra le ipotesi formulate dagli esperti sono state considerate possibili interferenze con la gestione del tempo o con processi responsabili della scadenza di determinate informazioni. Si tratta però di ipotesi e non di un funzionamento confermato.

    Anche per questo motivo è improprio descrivere GrayKey Preserve come una vulnerabilità universale capace di sbloccare indiscriminatamente qualsiasi iPhone.

    Il punto aperto: funziona ancora sulle versioni attuali di iOS?

    Al 3 ottobre 2026 Apple indica iOS 27.0.1 come versione più recente di iOS, pubblicata il 28 settembre 2026.

    Le informazioni disponibili pubblicamente non permettono però di stabilire se la specifica procedura descritta nel materiale formativo funzioni senza limitazioni su iOS 27.0.1, su tutti i modelli compatibili o nelle medesime condizioni mostrate nelle dimostrazioni precedenti.

    Cosa è confermato e cosa no

    È confermato che Magnet Forensics commercializza strumenti destinati a proteggere le acquisizioni dai timer di riavvio automatico. Non è invece pubblicamente documentata una compatibilità universale con ogni modello di iPhone e con ogni release corrente di iOS.

    Cosa cambia per gli utenti iPhone

    Le informazioni disponibili non descrivono un attacco remoto utilizzabile liberamente via Internet. Graykey è una piattaforma specializzata di digital forensics, impiegata in contesti investigativi e di analisi fisica dei dispositivi.

    Per un normale utente rimane quindi importante mantenere iOS aggiornato. Gli aggiornamenti possono modificare componenti del sistema operativo, correggere vulnerabilità e ridurre l’efficacia di tecniche precedentemente utilizzabili.

    Il caso evidenzia inoltre perché la sicurezza di uno smartphone non dipenda soltanto dal codice di sblocco: entrano in gioco Secure Enclave, classi di protezione dei dati, stato AFU o BFU e disponibilità delle chiavi crittografiche.

    Il confronto tra protezione dei dati e digital forensics

    GrayKey Preserve rappresenta un nuovo passaggio nel confronto tra le misure di sicurezza introdotte dai produttori di smartphone e gli strumenti sviluppati per l’analisi forense dei dispositivi sequestrati.

    Da una parte, Apple progetta meccanismi destinati a ridurre la quantità di informazioni accessibili quando un telefono rimane bloccato. Dall’altra, le aziende specializzate nella digital forensics cercano tecniche che permettano di conservare le evidenze nelle condizioni in cui sono state acquisite.

    È una dinamica in continua evoluzione: una tecnica oggi efficace può perdere efficacia dopo un aggiornamento del sistema operativo, mentre nuove protezioni possono a loro volta generare nuovi metodi di analisi.

    FAQ su GrayKey Preserve e sicurezza iPhone

    GrayKey Preserve può sbloccare qualsiasi iPhone?

    No, non esistono informazioni pubbliche sufficienti per sostenerlo. GrayKey Preserve è descritto soprattutto come strumento di conservazione dello stato utile all’analisi forense. Compatibilità e capacità di estrazione possono variare in base a dispositivo, versione di iOS e condizioni operative.

    Che cosa significa Before First Unlock?

    Before First Unlock, abbreviato in BFU, è lo stato in cui si trova un iPhone dopo l’accensione o il riavvio e prima che venga inserito per la prima volta il codice di sblocco.

    Che cosa significa After First Unlock?

    After First Unlock, o AFU, è lo stato successivo alla prima autenticazione effettuata dopo l’accensione. Alcune classi di dati possono essere più accessibili rispetto allo stato BFU.

    Il riavvio automatico è una funzione di sicurezza?

    Sì. Apple documenta Automatic Restart come meccanismo di sicurezza disponibile da iOS 18.1. Il riavvio riporta il dispositivo allo stato BFU e rimuove dalla memoria chiavi sensibili e dati transitori.

    GrayKey Preserve è un rischio immediato per tutti gli utenti?

    Le informazioni pubbliche non indicano un attacco remoto disponibile indiscriminatamente. Si tratta di tecnologia specialistica per l’analisi forense, e non è dimostrato pubblicamente che la stessa tecnica sia efficace su ogni iPhone aggiornato.

    Sicurezza iPhone e privacy digitale

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  • Fotografia e AI: il nuovo iPhone 18 Pro alla prova

    Fotografia e AI: il nuovo iPhone 18 Pro alla prova

    Tecnologia

    Fotografia e intelligenza artificiale: iPhone 18 Pro alla prova

    Con un diaframma fisico variabile, nuovi controlli manuali e strumenti generativi in Foto, iPhone 18 Pro mette nello stesso dispositivo due idee diverse di fotografia: quella costruita al momento dello scatto e quella che può continuare a cambiare dopo.

    Visual editoriale dedicato a iPhone 18 Pro, fotografia e intelligenza artificiale
    01 Diaframma fisico

    La fotocamera principale Fusion da 48MP usa sei lamelle e quattro aperture selezionabili da ƒ/1.48 a ƒ/4.

    02 Più controllo

    Apertura, tempo di scatto, bilanciamento del bianco e istogramma entrano nei Pro Controls dell’app Fotocamera.

    03 L’AI dopo lo scatto

    Reinquadratura spaziale ed Estendi possono generare nuove porzioni dell’immagine che il sensore non aveva registrato.

    Per anni la fotografia da smartphone è diventata più sofisticata soprattutto grazie al software. Più esposizioni combinate, riduzione del rumore, HDR, riconoscimento della scena e fotografia computazionale hanno progressivamente spostato una parte del processo fotografico dal sistema ottico agli algoritmi.

    Con iPhone 18 Pro Apple segue una strada apparentemente opposta: mentre Apple Intelligence entra più a fondo nell’elaborazione delle immagini, la fotocamera principale recupera un elemento meccanico tradizionale, il diaframma variabile.

    Il risultato non è soltanto un aggiornamento della fotocamera. È un dispositivo nel quale hardware ottico, fotografia computazionale e intelligenza artificiale generativa finiscono per convivere nello stesso flusso creativo.

    La questione più interessante non riguarda quindi soltanto la qualità dello scatto: dove finisce ciò che la fotocamera ha realmente registrato e dove comincia ciò che il software interpreta, modifica o genera?

    Il cambiamento più importante è un diaframma vero

    La fotocamera principale Fusion da 48MP di iPhone 18 Pro dispone di un’apertura fisica variabile. Un sistema composto da sei lamelle modifica realmente l’apertura attraverso cui passa la luce.

    Nell’app Fotocamera sono disponibili quattro impostazioni: ƒ/1.48, ƒ/1.8, ƒ/2.8 e ƒ/4.0. In automatico è il telefono a scegliere l’apertura in base alla scena; con i Pro Controls può invece intervenire direttamente l’utente.

    48MP Risoluzione della fotocamera principale Fusion con apertura variabile.
    ƒ/1.48–ƒ/4 Intervallo delle aperture disponibili sulla fotocamera principale.
    4 aperture ƒ/1.48, ƒ/1.8, ƒ/2.8 e ƒ/4.0 selezionabili nell’app Fotocamera.

    La differenza rispetto alla modalità Ritratto è sostanziale. Qui non si sta simulando uno sfocato dopo lo scatto: cambia fisicamente la quantità di luce che raggiunge il sensore e cambia, entro i limiti di un sistema fotografico per smartphone, anche la profondità di campo.

    A ƒ/1.48 l’obiettivo può raccogliere più luce. Chiudendo il diaframma verso ƒ/4, invece, aumenta la zona della scena che può apparire nitida. È particolarmente utile quando soggetti diversi si trovano su piani differenti, per esempio in una foto di gruppo.

    Nelle foto notturne il vantaggio si vede meglio

    Il beneficio più facile da misurare dell’apertura massima ƒ/1.48 emerge quando la luce diminuisce. Lasciare entrare più luce permette al sistema di ricorrere meno all’amplificazione elettronica del segnale o, in alcuni casi, di ridurre i tempi necessari alla modalità Notte.

    In un confronto pubblicato da 9to5Mac, iPhone 17 Pro Max e iPhone 18 Pro Max hanno fotografato la stessa scena a 1/15 di secondo. Il primo ha utilizzato ISO 12.500, mentre iPhone 18 Pro Max è sceso a ISO 10.000 grazie all’apertura ƒ/1.48.

    Nello stesso test, durante l’uso della modalità Notte, il nuovo modello ha utilizzato ISO inferiori e tempi di acquisizione leggermente più brevi. Non significa eliminare il rumore digitale, ma ridurre una delle compensazioni necessarie quando il sensore riceve poca luce.

    Visual editoriale sulla fotografia notturna con iPhone 18 Pro
    L’apertura ƒ/1.48 consente alla fotocamera principale di raccogliere più luce nelle scene notturne.

    Più luce non significa trasformare l’iPhone in una mirrorless

    Il diaframma variabile non elimina i limiti fisici di una fotocamera per smartphone. Le dimensioni del sensore continuano a influenzare in modo decisivo la profondità di campo.

    Nei test di Fstoppers, le differenze tra ƒ/1.48 e ƒ/4 risultano difficili da distinguere in molte normali fotografie all’aperto. Diventano più evidenti quando il soggetto si trova vicino alla fotocamera.

    Anche The Verge ha evidenziato come, nell’uso quotidiano, il vantaggio più immediato possa derivare dalla nuova apertura massima ƒ/1.48, più che dalla possibilità di attraversare l’intero intervallo fino a ƒ/4.

    Il punto da ricordare

    L’apertura variabile aggiunge flessibilità ottica reale, ma non produce automaticamente lo stesso isolamento del soggetto ottenibile con sensori più grandi e obiettivi fotografici luminosi.

    Pro Controls: l’automatismo lascia più spazio al fotografo

    La novità forse più significativa per chi vuole intervenire direttamente sullo scatto non è il diaframma isolato, ma il modo in cui Apple lo integra nei nuovi Pro Controls.

    Dall’app Fotocamera è possibile regolare manualmente l’apertura dell’obiettivo, la velocità dell’otturatore e il bilanciamento del bianco. È disponibile anche un istogramma per controllare la distribuzione dell’esposizione.

    Sono strumenti comuni sulle fotocamere dedicate ma che, nella fotografia da smartphone, sono stati spesso affidati ad applicazioni di terze parti. Portarli nell’app nativa cambia soprattutto la relazione tra automatismo e scelta.

    Chi vuole semplicemente inquadrare e scattare può continuare a lasciare che sia l’iPhone a determinare i parametri. Chi conosce esposizione, tempi e apertura può invece usarli intenzionalmente, per esempio per lavorare sul movimento o mantenere più elementi della scena a fuoco.

    Nella prova sul campo di Outside, il controllo manuale dell’apertura e del tempo viene indicato proprio come uno degli elementi che modificano maggiormente l’esperienza fotografica.

    L’iPhone non smette di essere una fotocamera fortemente automatizzata. La differenza è che l’automatismo non è più l’unica strada disponibile nell’app Fotocamera .

    Dopo lo scatto entra in gioco Apple Intelligence

    La seconda metà della trasformazione non riguarda il momento in cui viene premuto il pulsante di scatto, ma ciò che può accadere dopo.

    Con iOS 27 l’app Foto integra strumenti basati su Apple Intelligence che vanno oltre la tradizionale regolazione di luminosità, colore o contrasto.

    Visual editoriale sul rapporto tra hardware fotografico e intelligenza artificiale in iPhone 18 Pro
    Con iOS 27 una parte crescente del processo fotografico continua nell’app Foto dopo l’acquisizione.

    Reinquadratura spaziale

    La funzione Reinquadratura spaziale permette di modificare prospettiva e composizione dopo lo scatto. Quando l’inquadratura viene spostata, Apple Intelligence può generare nuovo contenuto nelle zone necessarie a completare la scena.

    Estendi

    Lo strumento Estendi può ampliare il fotogramma, cambiare le proporzioni dell’immagine o recuperare spazio quando viene raddrizzato un orizzonte, ricostruendo le parti mancanti.

    Ripulisci

    Ripulisci rimuove elementi indesiderati e ricostruisce visivamente l’area rimasta dietro l’oggetto eliminato. Con iOS 27 Apple dichiara di aver migliorato il riempimento anche nelle scene più complesse.

    Image Playground

    Image Playground estende ulteriormente il concetto: non modifica soltanto fotografie esistenti, ma può creare anche immagini fotorealistiche generate dall’AI.

    Il passaggio decisivo

    Con questi strumenti non si parla più soltanto di elaborare meglio ciò che il sensore ha registrato. In alcune operazioni il sistema può creare pixel che non erano presenti nella fotografia originale .

    Dalla fotografia computazionale alla fotografia generativa

    La distinzione è importante perché fotografia computazionale e generazione di immagini non sono la stessa cosa.

    Quando lo smartphone combina più esposizioni, riduce il rumore, recupera alte luci e ombre o applica una nuova pipeline di elaborazione, parte comunque da informazioni provenienti dalla scena fotografata.

    Quando invece un sistema amplia il bordo di una fotografia o ricostruisce una zona che il sensore non aveva mai inquadrato, deve produrre contenuto nuovo coerente con ciò che circonda quell’area.

    Per immagini personali o creative questa distinzione può avere soprattutto un valore espressivo. Diventa però più delicata quando una fotografia viene utilizzata come testimonianza di un evento, documento o prova visiva.

    La domanda non è soltanto se una fotografia sia stata modificata. Diventa importante sapere quali parti provengono dal sensore e quali sono state successivamente generate .

    Apple Reference Image prova a rendere verificabile lo scatto

    Proprio mentre gli strumenti generativi diventano più potenti, Apple introduce su iPhone 18 Pro anche Apple Reference Image, una funzione pensata per documentare ciò che il sensore ha effettivamente acquisito.

    Utilizzando la nuova modalità Reference, la fotocamera principale registra dati del sensore firmati. Private Cloud Compute li sviluppa in un’immagine di riferimento che Apple descrive come inalterabile.

    Nell’app Foto questa immagine può essere visualizzata accanto al file principale, funzionando in modo simile a un negativo digitale: chi guarda può confrontare il riferimento con la fotografia finale e verificare se sono intervenute modifiche.

    Attenzione alla disponibilità in Europa

    Apple specifica che l’acquisizione delle Apple Reference Image non era disponibile nell’Unione Europea al lancio di iPhone 18 Pro . I dispositivi con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 possono comunque sviluppare e visualizzare immagini di riferimento.

    E SynthID?

    Apple indica inoltre i metadati dell’immagine e il futuro supporto allo standard SynthID tra gli strumenti destinati a facilitare l’identificazione delle immagini generate o modificate con AI.

    È però importante la formulazione temporale: al 3 ottobre 2026 Apple descrive SynthID come una funzione in arrivo tramite un aggiornamento software successivo nel corso del 2026. L’azienda precisa inoltre che dovrebbe essere incluso nella maggior parte delle immagini modificate, a seconda del tipo di intervento effettuato.

    Cosa cambia davvero nell’esperienza fotografica

    Guardare soltanto ai megapixel rischia di far perdere la parte più interessante di iPhone 18 Pro. Le fotocamere posteriori principale, ultra-grandangolare e teleobiettivo sono tutte Fusion da 48MP, ma il cambiamento più caratterizzante riguarda il modo in cui l’utente può intervenire prima e dopo lo scatto.

    Nella prova di PetaPixel, l’apertura variabile, i controlli manuali e le modifiche al sistema fotografico vengono descritti come più significativi nell’uso reale di quanto possa suggerire una semplice lettura della scheda tecnica.

    Questo non rende iPhone 18 Pro un sostituto universale di una fotocamera dedicata. Sensori, ottiche intercambiabili, ergonomia e controllo fisico continuano a creare differenze importanti.

    Ma cambia il compromesso. Lo smartphone può occuparsi quasi completamente delle decisioni fotografiche oppure lasciare all’utente più controllo su esposizione, movimento e profondità di campo.

    Dopo lo scatto, lo stesso dispositivo può continuare a trasformare la fotografia con strumenti generativi capaci di modificare composizione, elementi e porzioni della scena.

    Hardware e AI nello stesso processo

    iPhone 18 Pro porta nello stesso sistema un diaframma meccanico, fotografia computazionale, controlli manuali e intelligenza artificiale generativa. È proprio questa convivenza, più dei singoli numeri della scheda tecnica, a raccontare dove sta andando la fotografia da smartphone.

    L’AI non elimina la scelta del fotografo, ma ne sposta i confini

    iPhone 18 Pro propone contemporaneamente due modi di fotografare.

    Il primo resta quello tipico dello smartphone: si inquadra, si scatta e un sistema complesso di hardware e software decide automaticamente come produrre l’immagine.

    Il secondo restituisce maggiore controllo diretto: apertura, tempo di scatto, bilanciamento del bianco, esposizione e istogramma diventano parte dell’esperienza nativa.

    A questi due livelli se ne aggiunge un terzo: l’intelligenza artificiale che continua a intervenire nell’app Foto quando lo scatto è già stato acquisito.

    La questione centrale diventa quindi meno tecnica di quanto possa sembrare. Lo smartphone può scegliere per chi fotografa, può lasciare più spazio alle sue decisioni e può anche costruire parti dell’immagine dopo l’acquisizione.

    Sapere quale di questi processi è intervenuto diventa una parte sempre più importante della cultura fotografica digitale.

    FAQ su iPhone 18 Pro, fotografia e intelligenza artificiale

    Il diaframma di iPhone 18 Pro è realmente variabile?

    Sì. La fotocamera principale Fusion da 48MP dispone di un diaframma fisico a sei lamelle. Nell’app Fotocamera sono disponibili quattro aperture: ƒ/1.48, ƒ/1.8, ƒ/2.8 e ƒ/4.0.

    L’apertura variabile produce lo stesso bokeh di una mirrorless?

    Non necessariamente. La profondità di campo dipende anche dalle dimensioni del sensore, dalla distanza del soggetto e dalla lunghezza focale. Su iPhone le differenze ottiche sono reali, ma risultano generalmente più evidenti quando il soggetto si trova vicino alla fotocamera.

    iPhone 18 Pro usa l’intelligenza artificiale per le fotografie?

    Sì, ma in modi diversi. La fotografia computazionale interviene durante la formazione dell’immagine, mentre Apple Intelligence aggiunge nell’app Foto strumenti come Reinquadratura spaziale, Estendi e Ripulisci, che possono modificare o generare parti dell’immagine dopo lo scatto.

    Come capire se una foto è stata modificata con l’AI?

    Apple utilizza informazioni associate alle immagini e ha introdotto Apple Reference Image per consentire il confronto con un’immagine di riferimento ricavata dai dati firmati del sensore.

    Apple ha inoltre annunciato il supporto a SynthID, previsto tramite un aggiornamento software successivo nel corso del 2026. La disponibilità delle diverse funzioni può variare in base al Paese.

    Apple Reference Image è disponibile in Italia?

    Al lancio di iPhone 18 Pro, Apple ha indicato che l’acquisizione delle Reference Image non è disponibile nell’Unione Europea . I sistemi con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 possono però sviluppare e visualizzare immagini di riferimento compatibili.

    Fotografia e AI stanno diventando la stessa conversazione

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  • Investimenti AI: il 72% delle imprese prevede fondi interni | BCE

    Investimenti AI: il 72% delle imprese prevede fondi interni | BCE

    Economia

    AI, il 72% delle imprese dell’area euro prevede di usare fondi interni

    Secondo la rilevazione SAFE della BCE, il 72% delle imprese che prevede investimenti nell’intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi indica risorse proprie, come flussi di cassa e utili trattenuti, tra le fonti di finanziamento.

    Grafica sugli investimenti AI delle imprese dell'area euro con il dato del 72% sui fondi interni
    72% Fondi interni

    Sono la fonte di finanziamento più indicata dalle imprese che programmano investimenti in AI.

    49% Tecnologie e strumenti

    È la categoria di investimento AI citata più frequentemente dalle imprese.

    46% Formazione

    Lo sviluppo delle competenze interne segue da vicino gli investimenti tecnologici.

    Il dato emerge dalla Survey on the Access to Finance of Enterprises (SAFE) della Banca centrale europea e da un approfondimento pubblicato sul blog BCE il 2 ottobre 2026.

    La rilevazione mostra che l’interesse per l’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’acquisto di nuovi strumenti. Le imprese programmano investimenti anche in competenze, dati e infrastrutture, ma il capitale necessario dovrebbe provenire soprattutto dall’interno dell’azienda.

    La principale indicazione della SAFE è quindi finanziaria: le imprese dell’area euro stanno preparando investimenti in AI, ma il ricorso previsto a capitale esterno resta molto più contenuto rispetto all’autofinanziamento.

    Come le imprese prevedono di finanziare gli investimenti AI

    Tra le aziende che prevedono investimenti nell’intelligenza artificiale nei successivi dodici mesi, i fondi interni sono indicati dal 72%.

    Le fonti esterne risultano nettamente meno diffuse: prestiti bancari e linee di credito raggiungono il 16%, la stessa quota di sovvenzioni e prestiti agevolati, mentre il leasing si ferma al 15%.

    72% fondi interni, come flussi di cassa e utili trattenuti.
    16% prestiti bancari e linee di credito.
    16% sovvenzioni o prestiti agevolati.
    15% leasing.
    6% equity, venture capital o private equity.
    1% titoli di debito.

    Le imprese potevano selezionare più di una risposta, quindi le percentuali non devono essere sommate. Il 18% delle aziende intenzionate a investire in AI non ha indicato nessuno degli strumenti proposti.

    Gli autori del blog BCE osservano che questa quota potrebbe comprendere imprese che non hanno ancora definito la propria strategia di finanziamento. Tra quelle che hanno già individuato gli strumenti, la maggioranza prevede di utilizzare una sola fonte.

    Tecnologia e formazione guidano i programmi di investimento

    La SAFE distingue anche le principali componenti verso cui le imprese intendono destinare risorse. Il 49% indica tecnologie e strumenti AI, mentre il 46% punta sulla formazione dei dipendenti.

    Dati e infrastrutture vengono citati dal 40%, mentre il 12% prevede investimenti nell’assunzione di specialisti in intelligenza artificiale.

    49% tecnologie e strumenti AI.
    46% formazione dei dipendenti.
    40% dati e infrastrutture.

    Il 38% delle imprese non ha selezionato nessuna delle categorie di investimento proposte. Le aziende di maggiori dimensioni risultano più propense a investire in tutte le aree considerate, pur mantenendo un ordine delle priorità simile a quello delle PMI.

    Competenze oltre alla tecnologia

    La vicinanza tra il 49% destinato a tecnologie e strumenti e il 46% relativo alla formazione indica che, nei programmi delle imprese, l’adozione dell’AI coinvolge sia l’infrastruttura tecnologica sia lo sviluppo delle competenze necessarie per utilizzarla.

    Perché il finanziamento esterno pesa di più negli investimenti tangibili

    La natura dell’investimento incide sulla possibilità di ricorrere a capitale esterno. Hardware e alcune infrastrutture possono rappresentare attività tangibili utilizzabili come garanzia, mentre formazione e capitale umano non producono beni facilmente impiegabili come collaterale.

    L’analisi econometrica pubblicata dagli autori del blog BCE confronta imprese dello stesso Paese, settore e classe dimensionale. Prevedere investimenti in tecnologie e strumenti AI oppure in dati e infrastrutture è associato a un aumento di 16 punti percentuali della probabilità di ricorrere a fonti di finanziamento esterne.

    Per l’assunzione di specialisti AI l’associazione è pari a 9 punti percentuali, mentre per la formazione dei dipendenti non emerge un effetto statisticamente significativo.

    Questi risultati descrivono associazioni statistiche e non dimostrano che una determinata tipologia di investimento causi automaticamente un maggiore ricorso al finanziamento esterno.

    La nota metodologica della BCE precisa infatti che la variabile analizzata assume valore positivo quando l’impresa prevede di utilizzare almeno una fonte di finanziamento esterna, escludendo i fondi interni.

    Quanto è già diffusa l’AI tra le imprese dell’area euro

    La precedente rilevazione SAFE, relativa al quarto trimestre 2025, offre un riferimento utile per interpretare i nuovi programmi di investimento.

    In quel sondaggio il 27% delle imprese dichiarava di non utilizzare ancora AI, mentre il 7% affermava di impiegarla in misura significativa.

    Le aziende prevedevano inoltre di destinare, in media, circa il 9% degli investimenti complessivi all’intelligenza artificiale nei dodici mesi successivi.

    27% imprese che nel quarto trimestre 2025 dichiaravano di non usare ancora AI.
    7% imprese che dichiaravano un utilizzo significativo dell’AI.
    9% quota media degli investimenti complessivi che le imprese prevedevano di destinare all’AI.

    Perché l’accesso al capitale può incidere sulla diffusione dell’AI

    Il ricorso ai fondi interni offre alle imprese disponibilità immediata, autonomia decisionale e assenza di nuovo debito. Allo stesso tempo, lega la dimensione dell’investimento alla quantità di risorse che l’azienda riesce a generare e trattenere.

    Gli autori del blog BCE osservano quindi che un utilizzo limitato del finanziamento esterno potrebbe ridurre la scala e la velocità degli investimenti rispetto a uno scenario in cui il capitale esterno fosse più accessibile.

    Il tema riguarda soprattutto gli investimenti con una componente immateriale, come software, dati, proprietà intellettuale, formazione e capitale umano.

    In un intervento del 23 marzo 2026, il membro del Comitato esecutivo BCE Philip R. Lane ha evidenziato il peso crescente degli investimenti digitali e immateriali nell’economia dell’area euro e le caratteristiche finanziarie specifiche richieste da progetti tecnologici di lungo periodo.

    Una distinzione importante

    Le valutazioni interpretative contenute nel blog sono attribuite ai suoi autori. La BCE specifica che le opinioni espresse negli articoli del proprio blog non rappresentano necessariamente la posizione della Banca centrale europea o dell’Eurosistema.

    Cosa mostrano i dati BCE sugli investimenti AI

    La SAFE fotografa un sistema produttivo che sta programmando investimenti nell’intelligenza artificiale ma che, per finanziarli, conta soprattutto sulle risorse generate internamente.

    Tecnologia, formazione, dati e infrastrutture richiedono forme di capitale differenti. La capacità delle imprese di combinare risorse proprie e finanziamento esterno sarà quindi uno degli elementi da osservare per capire con quale intensità l’AI entrerà nei processi produttivi dell’area euro.

    Economia e innovazione nell’area euro

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti su imprese, investimenti, intelligenza artificiale e trasformazione dell’economia europea.