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Domenica 4 Ottobre 2026

Autore: Pippo

  • Emma Bonino, l’ultima battaglia di una voce che ha segnato i diritti civili

    Emma Bonino, l’ultima battaglia di una voce che ha segnato i diritti civili

    Politica

    Emma Bonino, una vita tra diritti civili, Europa e istituzioni

    Emma Bonino è morta a Roma l’11 settembre 2026, a 78 anni. Dalle campagne radicali degli anni Settanta al Parlamento, dalla Commissione europea alla Farnesina, ha attraversato oltre mezzo secolo di politica italiana ed europea.

    Emma Bonino
    01 Mezzo secolo di politica

    Eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, ha ricoperto incarichi nazionali ed europei.

    02 Diritti e giustizia internazionale

    Pena di morte, Corte penale internazionale, diritti delle donne e libertà civili hanno segnato molte delle sue campagne.

    03 Una forte dimensione europea

    Parlamentare europea, commissaria UE e ministra degli Esteri, ha sostenuto fino agli ultimi anni una maggiore integrazione europea.

    La morte di Emma Bonino, avvenuta a Roma l’11 settembre 2026, ha chiuso una delle esperienze politiche più lunghe della storia repubblicana recente.

    Nei giorni precedenti era stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito di Roma per una crisi respiratoria. Il 10 settembre era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata.

    Nata a Bra il 9 marzo 1948, Bonino entrò giovanissima nell’attività politica radicale e costruì negli anni un percorso che avrebbe intrecciato movimenti civili, Parlamento italiano, istituzioni europee e incarichi di governo.

    Nel messaggio diffuso dopo la sua morte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il suo impegno nel radicalismo, nel liberalismo, nel femminismo e nell’europeismo, insieme alle campagne contro la fame, la pena di morte e per la giustizia internazionale.

    Dagli anni Settanta alle battaglie radicali

    Dopo la laurea in Lingue e letteratura moderna all’Università Bocconi di Milano nel 1972, Bonino si avvicinò alle campagne del Partito Radicale e alla stagione delle mobilitazioni sui diritti civili.

    Tra i temi che segnarono quella fase vi furono l’interruzione volontaria di gravidanza, il ricorso al referendum, le libertà individuali e più in generale il rapporto tra diritti personali e legislazione dello Stato.

    Nel 1976, a 28 anni, fu eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Negli anni successivi tornò più volte in Parlamento, alternando l’attività nazionale a quella nelle istituzioni europee.

    Un riferimento centrale della sua formazione politica fu Marco Pannella, con il quale condivise una lunga stagione di iniziative radicali, campagne referendarie e mobilitazioni pubbliche.

    Emma Bonino
    Emma Bonino ha attraversato oltre cinquant’anni di vita politica italiana ed europea.

    Il Parlamento europeo e l’esperienza nella Commissione UE

    La dimensione europea divenne presto uno degli elementi centrali del percorso politico di Bonino.

    Fu eletta per la prima volta al Parlamento europeo nel 1979 e vi tornò in diverse legislature. A metà degli anni Novanta arrivò poi l’incarico nella Commissione europea.

    Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea con responsabilità, tra le altre, per gli aiuti umanitari, la pesca e la politica dei consumatori.

    In quella fase seguì alcune delle crisi internazionali più rilevanti dell’epoca. La Commissione europea, nel ricordo pubblicato dopo la sua morte, ha richiamato in particolare il suo lavoro nei Balcani, in Ruanda e in Afghanistan.

    L’Europa come tema politico

    L’integrazione europea non rimase soltanto legata agli incarichi istituzionali. Anche negli ultimi anni Bonino continuò a sostenere un rafforzamento dell’unità politica dell’Unione.

    Pena di morte, giustizia internazionale e diritti delle donne

    Accanto alla politica parlamentare, una parte significativa dell’attività di Bonino si sviluppò attraverso campagne internazionali sui diritti umani.

    Tra gli impegni ricordati dal Ministero degli Esteri figurano le iniziative per la moratoria sulla pena di morte, la promozione della Corte penale internazionale e le campagne contro le mutilazioni genitali femminili.

    Partecipò inoltre a iniziative contro la fame nel mondo e sostenne negli anni l’utilizzo delle istituzioni sovranazionali come strumento per trasformare campagne civili in norme, accordi e impegni internazionali.

    Fu tra le fondatrici delle organizzazioni Nessuno Tocchi Caino e Non c’è Pace senza Giustizia, entrambe legate a temi della giustizia e dei diritti fondamentali.

    Dal governo Prodi alla Farnesina

    Alla lunga esperienza parlamentare si aggiunsero diversi incarichi di governo.

    Nel secondo governo Prodi, dal 2006, Bonino fu ministra per il Commercio internazionale e per le Politiche europee.

    Tra il 2008 e il 2013 sedette invece al Senato, dove ricoprì anche l’incarico di vicepresidente.

    Nel 2013 fu nominata ministra degli Affari Esteri nel governo guidato da Enrico Letta, incarico mantenuto fino al 2014.

    1976 Prima elezione alla Camera dei deputati, a 28 anni.
    1995 Inizio del mandato nella Commissione europea, concluso nel 1999.
    2013 Nomina a ministra degli Affari Esteri nel governo Letta.

    Una figura centrale e discussa della politica italiana

    Il percorso di Emma Bonino non può essere separato dai temi controversi sui quali scelse spesso di intervenire.

    Aborto, fine vita, immigrazione, giustizia internazionale, ruolo dell’Unione Europea e libertà individuali hanno prodotto nel tempo sostegno politico, opposizione e confronti molto accesi.

    Il tratto di continuità fu la scelta di portare queste questioni dalle campagne civili alle sedi parlamentari, governative ed europee.

    Emma Bonino
    Diritti civili, politica europea e giustizia internazionale hanno accompagnato gran parte dell’attività pubblica di Bonino.

    Nel messaggio di cordoglio dell’11 settembre, Mattarella ha sottolineato che negli ultimi anni la priorità politica di Bonino era diventata l’unità e una maggiore integrazione dell’Unione Europea .

    Le esequie di Stato in Campidoglio

    Il 15 settembre 2026 si sono svolte a Roma le esequie di Stato in forma laica nella Sala della Protomoteca di Palazzo del Campidoglio.

    Alla cerimonia ha partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme alle alte cariche dello Stato.

    Nel corso della commemorazione sono intervenuti Carla Taibi, Filomena Gallo, Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Romano Prodi ed Enrico Letta.

    La cerimonia ha rappresentato l’ultimo passaggio pubblico di una vicenda politica iniziata negli anni Settanta e proseguita per oltre mezzo secolo tra Italia, Europa e campagne internazionali.

    FAQ su Emma Bonino

    Quando è morta Emma Bonino?

    Emma Bonino è morta a Roma l’11 settembre 2026. Aveva 78 anni.

    Quali incarichi istituzionali ha ricoperto?

    È stata deputata, senatrice e vicepresidente del Senato, parlamentare europea, commissaria europea, ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee e ministra degli Affari Esteri.

    Per quali battaglie politiche è ricordata?

    La sua attività è stata legata, tra gli altri temi, ai diritti civili, alla moratoria sulla pena di morte, alla Corte penale internazionale, alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili e all’integrazione europea.

    Quando si sono svolte le esequie di Stato?

    Le esequie di Stato in forma laica si sono svolte il 15 settembre 2026 nella Sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma.

    Politica italiana ed europea: storie, decisioni e protagonisti

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  • Tumore al seno: prevenzione, screening e cure nel 2026

    Tumore al seno: prevenzione, screening e cure nel 2026

    Salute

    Tumore al seno, Ottobre Rosa 2026: screening, controlli e nuove cure

    Ottobre richiama l’attenzione sulla prevenzione del tumore al seno. Nel 2026 il quadro comprende programmi di screening in evoluzione, diagnosi sempre più mirate e nuove terapie selezionate in base alle caratteristiche biologiche della malattia.

    Ottobre Rosa 2026, prevenzione, screening e nuove cure contro il tumore al seno
    01 Screening in evoluzione

    Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 prevede l’ampliamento graduale alle fasce 45-49 e 70-74 anni.

    02 Controlli appropriati

    Mammografia, ecografia, visita e risonanza hanno ruoli diversi e non sono esami intercambiabili.

    03 Cure più personalizzate

    Biomarcatori come recettori ormonali, HER2 ed ESR1 possono orientare le scelte terapeutiche.

    Il carcinoma della mammella resta il tumore più frequentemente diagnosticato in Italia.

    Secondo il rapporto I numeri del cancro in Italia 2025, nel 2024 sono state stimate 53.686 nuove diagnosi di tumore della mammella. Lo stesso rapporto indica una sopravvivenza netta a cinque anni dell’88% e circa 925.000 donne viventi in Italia dopo una diagnosi di questa neoplasia.

    I dati sullo screening mostrano inoltre una ripresa rispetto agli anni della pandemia: nel 2024 la copertura da esami dello screening mammografico organizzato ha raggiunto il 50% della popolazione avente diritto, con differenze ancora marcate tra le diverse aree del Paese.

    53.686 nuove diagnosi di tumore della mammella stimate in Italia nel 2024.
    50% copertura da esami dello screening mammografico organizzato nel 2024.
    88% sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi riportata da AIOM.

    L’Ottobre Rosa non riguarda soltanto la sensibilizzazione: è un’occasione per ricordare l’importanza di aderire ai programmi di diagnosi precoce, riconoscere eventuali cambiamenti del seno e rivolgersi al medico quando necessario.

    Screening mammografico: cosa cambia nel 2026

    Nella popolazione generale, lo screening mammografico organizzato si è tradizionalmente rivolto alle donne tra 50 e 69 anni, con una mammografia ogni due anni.

    Il quadro sta però cambiando. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, adottato con Intesa Stato-Regioni il 21 maggio 2026, prevede il progressivo ampliamento dello screening mammografico anche alle donne di 45-49 anni e 70-74 anni.

    L’estensione è graduale. Non significa quindi che, dall’inizio del 2026, tutte le donne tra 45 e 74 anni ricevano automaticamente lo stesso invito in ogni Regione.

    Organizzazione, calendario e fasce effettivamente coinvolte devono essere verificati nel programma di screening della propria Regione o Azienda sanitaria.

    Screening mammografico, controlli e diagnosi precoce del tumore al seno nel 2026
    Lo screening mammografico è rivolto a persone senza sintomi e punta a individuare eventuali alterazioni in fase precoce.
    Screening e sintomi non sono la stessa cosa

    Lo screening riguarda persone che non presentano sintomi. Se compare un cambiamento nuovo o persistente del seno, non è opportuno attendere il successivo invito: è indicata una valutazione medica.

    Mammografia, ecografia e visita senologica: ruoli diversi

    Fare prevenzione non significa eseguire il maggior numero possibile di esami. Ogni accertamento risponde a indicazioni differenti.

    La mammografia è l’esame su cui si basa lo screening organizzato del tumore mammario. L’ecografia può essere utilizzata come approfondimento in determinate situazioni, ma non sostituisce automaticamente la mammografia quando questa è indicata.

    Anche la risonanza magnetica mammaria ha indicazioni specifiche ed è utilizzata soprattutto in particolari condizioni cliniche o nei percorsi di sorveglianza delle persone ad alto rischio.

    Età, storia personale, densità mammaria, eventuali sintomi e profilo individuale di rischio contribuiscono a definire il percorso più appropriato.

    I cambiamenti del seno che meritano una valutazione medica

    Un cambiamento del seno non significa automaticamente tumore. Molte alterazioni possono avere una causa benigna.

    È però opportuno sottoporre al medico modificazioni nuove o persistenti, soprattutto quando riguardano un solo seno.

    • comparsa di un nuovo nodulo al seno o all’ascella;
    • modificazioni recenti della forma o del volume della mammella;
    • retrazione della pelle o del capezzolo;
    • alterazioni cutanee persistenti;
    • secrezioni anomale dal capezzolo;
    • cambiamenti recenti e persistenti non presenti in precedenza.

    Conoscere il proprio seno può aiutare a riconoscere più facilmente eventuali modificazioni. L’autopalpazione, tuttavia, non sostituisce la mammografia né gli altri esami eventualmente indicati dal medico.

    Prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno durante l'Ottobre Rosa
    Diagnosi precoce e valutazione dei cambiamenti sospetti sono due aspetti distinti ma complementari della prevenzione.

    Familiarità e rischio genetico: quando il percorso cambia

    Il rischio di sviluppare un tumore della mammella non è uguale per tutte le persone.

    Una forte familiarità per tumore della mammella o dell’ovaio, diagnosi avvenute in giovane età all’interno della famiglia oppure la presenza di specifiche varianti genetiche ereditarie, comprese quelle che coinvolgono BRCA1 e BRCA2, possono richiedere una sorveglianza personalizzata.

    Quando la storia personale o familiare lo suggerisce, può essere indicata una valutazione specialistica e, nei casi appropriati, una consulenza oncogenetica.

    Età di inizio dei controlli, frequenza e tipo di esame vengono quindi stabiliti sulla base del rischio individuale e non necessariamente coincidono con il programma destinato alla popolazione generale.

    Prevenzione primaria: quali fattori possono essere modificati

    Lo screening è una forma di prevenzione secondaria: serve a individuare una malattia eventualmente già presente in una fase in cui non ha ancora dato sintomi.

    La prevenzione primaria agisce invece sui fattori di rischio modificabili. Attività fisica regolare, mantenimento di un peso adeguato, astensione dal fumo e limitazione del consumo di alcol rientrano nelle principali raccomandazioni generali per la prevenzione oncologica.

    Un punto importante

    Nessuno stile di vita può azzerare il rischio di tumore al seno. Buone abitudini e diagnosi precoce sono strumenti complementari, non garanzie individuali.

    Nuove cure per il tumore al seno: cosa è cambiato nel 2026

    Il tumore al seno non è una malattia unica. Le decisioni terapeutiche dipendono dallo stadio, dalle caratteristiche cliniche e dalla biologia del tumore.

    Recettori ormonali, espressione di HER2 e determinate alterazioni molecolari possono contribuire a identificare sottogruppi differenti e a selezionare i trattamenti.

    Nuove terapie e medicina di precisione per il tumore al seno nel 2026
    Biomarcatori e caratteristiche biologiche del tumore hanno un ruolo sempre più importante nella scelta delle terapie.

    Datopotamab deruxtecan nel tumore triplo negativo

    Il 31 luglio 2026 la Commissione europea ha approvato datopotamab deruxtecan come monoterapia di prima linea per adulti con carcinoma mammario triplo negativo non resecabile o metastatico che non siano candidati alla terapia con inibitori PD-1/PD-L1.

    L’indicazione riguarda quindi una popolazione clinica specifica e non tutti i tumori triplo negativi indistintamente.

    Trastuzumab deruxtecan e pertuzumab nelle forme HER2-positive

    Il 1° settembre 2026 è stata approvata nell’Unione europea la combinazione trastuzumab deruxtecan e pertuzumab come trattamento di prima linea per adulti con carcinoma mammario HER2-positivo non resecabile o metastatico.

    Anche in questo caso la selezione dei pazienti dipende dalle caratteristiche biologiche della malattia e dalla valutazione oncologica.

    Imlunestrant per alcune forme ER-positive con mutazione ESR1

    Il 9 gennaio 2026 ha ottenuto l’autorizzazione valida nell’UE anche imlunestrant, terapia endocrina orale destinata, in monoterapia, a specifici adulti con carcinoma mammario ER-positivo, HER2-negativo, localmente avanzato o metastatico, con mutazione attivante di ESR1 e progressione dopo una precedente terapia endocrina.

    Le novità del 2026 mostrano la crescente importanza dell’oncologia di precisione: conoscere le caratteristiche del tumore permette di valutare trattamenti differenti per gruppi di pazienti sempre meglio definiti.

    Autorizzazione europea e accesso in Italia

    Un’autorizzazione europea non significa automaticamente disponibilità immediata e uniforme del medicinale nel Servizio sanitario nazionale. Rimborsabilità, accesso e concreta applicabilità dipendono anche dai passaggi regolatori nazionali e dalla situazione clinica individuale.

    Diagnosi e terapie funzionano meglio dentro percorsi organizzati

    Innovazione terapeutica e diagnosi precoce producono il massimo beneficio quando sono inserite in percorsi sanitari coordinati.

    Dopo un risultato sospetto, la persona può aver bisogno di ulteriori accertamenti, valutazioni multidisciplinari e della definizione di un percorso terapeutico adeguato alle caratteristiche della malattia.

    Per questo l’efficacia della prevenzione non dipende soltanto dalla disponibilità degli esami, ma anche dalla capacità del sistema sanitario di garantire continuità tra screening, approfondimento diagnostico, presa in carico e cura.

    Ottobre Rosa 2026: cosa fare concretamente

    Il mese della prevenzione può essere un’occasione utile per verificare se si rientra nel programma di screening attivo nella propria Regione e controllare quando è stata eseguita, se prevista, l’ultima mammografia.

    Chi riceve un invito allo screening può verificare modalità e appuntamento attraverso i servizi sanitari territoriali.

    In presenza invece di un cambiamento nuovo o persistente, di una familiarità importante o di dubbi sul proprio rischio, il riferimento resta il medico o lo specialista.

    Il messaggio dell’Ottobre Rosa non si esaurisce quindi in un controllo annuale: la prevenzione è un percorso che prosegue durante tutto l’anno.

    FAQ su prevenzione e screening del tumore al seno

    A che età si fa lo screening mammografico?

    Lo screening organizzato si è tradizionalmente rivolto alle donne tra 50 e 69 anni, con mammografia ogni due anni. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 prevede l’ampliamento graduale anche alle fasce 45-49 e 70-74 anni. L’offerta effettiva va verificata nella propria Regione.

    L’ecografia può sostituire la mammografia?

    Non automaticamente. Mammografia ed ecografia hanno caratteristiche e indicazioni differenti. L’ecografia può essere utilizzata come approfondimento, mentre la mammografia resta l’esame di riferimento dei programmi organizzati di screening mammario.

    Bisogna aspettare lo screening se compare un nodulo?

    No. Lo screening è rivolto a persone senza sintomi. Un nodulo nuovo o un’altra modificazione persistente del seno richiedono una valutazione medica senza attendere il successivo appuntamento di screening.

    Quali sono le principali novità terapeutiche del 2026?

    Nel 2026 sono arrivate nuove indicazioni europee per trattamenti destinati a specifici sottotipi di tumore della mammella, tra cui datopotamab deruxtecan, trastuzumab deruxtecan con pertuzumab e imlunestrant. La scelta dipende dai biomarcatori, dallo stadio, dai trattamenti precedenti e dalle condizioni cliniche individuali.

    La prevenzione continua oltre il mese di ottobre

    Verificare il programma di screening della propria Regione e rivolgersi al medico in presenza di cambiamenti sospetti sono azioni concrete. I controlli devono essere appropriati al proprio profilo di rischio, non scelti autonomamente.

  • Fotografia e AI: il nuovo iPhone 18 Pro alla prova

    Fotografia e AI: il nuovo iPhone 18 Pro alla prova

    Tecnologia

    Fotografia e intelligenza artificiale: iPhone 18 Pro alla prova

    Con un diaframma fisico variabile, nuovi controlli manuali e strumenti generativi in Foto, iPhone 18 Pro mette nello stesso dispositivo due idee diverse di fotografia: quella costruita al momento dello scatto e quella che può continuare a cambiare dopo.

    Visual editoriale dedicato a iPhone 18 Pro, fotografia e intelligenza artificiale
    01 Diaframma fisico

    La fotocamera principale Fusion da 48MP usa sei lamelle e quattro aperture selezionabili da ƒ/1.48 a ƒ/4.

    02 Più controllo

    Apertura, tempo di scatto, bilanciamento del bianco e istogramma entrano nei Pro Controls dell’app Fotocamera.

    03 L’AI dopo lo scatto

    Reinquadratura spaziale ed Estendi possono generare nuove porzioni dell’immagine che il sensore non aveva registrato.

    Per anni la fotografia da smartphone è diventata più sofisticata soprattutto grazie al software. Più esposizioni combinate, riduzione del rumore, HDR, riconoscimento della scena e fotografia computazionale hanno progressivamente spostato una parte del processo fotografico dal sistema ottico agli algoritmi.

    Con iPhone 18 Pro Apple segue una strada apparentemente opposta: mentre Apple Intelligence entra più a fondo nell’elaborazione delle immagini, la fotocamera principale recupera un elemento meccanico tradizionale, il diaframma variabile.

    Il risultato non è soltanto un aggiornamento della fotocamera. È un dispositivo nel quale hardware ottico, fotografia computazionale e intelligenza artificiale generativa finiscono per convivere nello stesso flusso creativo.

    La questione più interessante non riguarda quindi soltanto la qualità dello scatto: dove finisce ciò che la fotocamera ha realmente registrato e dove comincia ciò che il software interpreta, modifica o genera?

    Il cambiamento più importante è un diaframma vero

    La fotocamera principale Fusion da 48MP di iPhone 18 Pro dispone di un’apertura fisica variabile. Un sistema composto da sei lamelle modifica realmente l’apertura attraverso cui passa la luce.

    Nell’app Fotocamera sono disponibili quattro impostazioni: ƒ/1.48, ƒ/1.8, ƒ/2.8 e ƒ/4.0. In automatico è il telefono a scegliere l’apertura in base alla scena; con i Pro Controls può invece intervenire direttamente l’utente.

    48MP Risoluzione della fotocamera principale Fusion con apertura variabile.
    ƒ/1.48–ƒ/4 Intervallo delle aperture disponibili sulla fotocamera principale.
    4 aperture ƒ/1.48, ƒ/1.8, ƒ/2.8 e ƒ/4.0 selezionabili nell’app Fotocamera.

    La differenza rispetto alla modalità Ritratto è sostanziale. Qui non si sta simulando uno sfocato dopo lo scatto: cambia fisicamente la quantità di luce che raggiunge il sensore e cambia, entro i limiti di un sistema fotografico per smartphone, anche la profondità di campo.

    A ƒ/1.48 l’obiettivo può raccogliere più luce. Chiudendo il diaframma verso ƒ/4, invece, aumenta la zona della scena che può apparire nitida. È particolarmente utile quando soggetti diversi si trovano su piani differenti, per esempio in una foto di gruppo.

    Nelle foto notturne il vantaggio si vede meglio

    Il beneficio più facile da misurare dell’apertura massima ƒ/1.48 emerge quando la luce diminuisce. Lasciare entrare più luce permette al sistema di ricorrere meno all’amplificazione elettronica del segnale o, in alcuni casi, di ridurre i tempi necessari alla modalità Notte.

    In un confronto pubblicato da 9to5Mac, iPhone 17 Pro Max e iPhone 18 Pro Max hanno fotografato la stessa scena a 1/15 di secondo. Il primo ha utilizzato ISO 12.500, mentre iPhone 18 Pro Max è sceso a ISO 10.000 grazie all’apertura ƒ/1.48.

    Nello stesso test, durante l’uso della modalità Notte, il nuovo modello ha utilizzato ISO inferiori e tempi di acquisizione leggermente più brevi. Non significa eliminare il rumore digitale, ma ridurre una delle compensazioni necessarie quando il sensore riceve poca luce.

    Visual editoriale sulla fotografia notturna con iPhone 18 Pro
    L’apertura ƒ/1.48 consente alla fotocamera principale di raccogliere più luce nelle scene notturne.

    Più luce non significa trasformare l’iPhone in una mirrorless

    Il diaframma variabile non elimina i limiti fisici di una fotocamera per smartphone. Le dimensioni del sensore continuano a influenzare in modo decisivo la profondità di campo.

    Nei test di Fstoppers, le differenze tra ƒ/1.48 e ƒ/4 risultano difficili da distinguere in molte normali fotografie all’aperto. Diventano più evidenti quando il soggetto si trova vicino alla fotocamera.

    Anche The Verge ha evidenziato come, nell’uso quotidiano, il vantaggio più immediato possa derivare dalla nuova apertura massima ƒ/1.48, più che dalla possibilità di attraversare l’intero intervallo fino a ƒ/4.

    Il punto da ricordare

    L’apertura variabile aggiunge flessibilità ottica reale, ma non produce automaticamente lo stesso isolamento del soggetto ottenibile con sensori più grandi e obiettivi fotografici luminosi.

    Pro Controls: l’automatismo lascia più spazio al fotografo

    La novità forse più significativa per chi vuole intervenire direttamente sullo scatto non è il diaframma isolato, ma il modo in cui Apple lo integra nei nuovi Pro Controls.

    Dall’app Fotocamera è possibile regolare manualmente l’apertura dell’obiettivo, la velocità dell’otturatore e il bilanciamento del bianco. È disponibile anche un istogramma per controllare la distribuzione dell’esposizione.

    Sono strumenti comuni sulle fotocamere dedicate ma che, nella fotografia da smartphone, sono stati spesso affidati ad applicazioni di terze parti. Portarli nell’app nativa cambia soprattutto la relazione tra automatismo e scelta.

    Chi vuole semplicemente inquadrare e scattare può continuare a lasciare che sia l’iPhone a determinare i parametri. Chi conosce esposizione, tempi e apertura può invece usarli intenzionalmente, per esempio per lavorare sul movimento o mantenere più elementi della scena a fuoco.

    Nella prova sul campo di Outside, il controllo manuale dell’apertura e del tempo viene indicato proprio come uno degli elementi che modificano maggiormente l’esperienza fotografica.

    L’iPhone non smette di essere una fotocamera fortemente automatizzata. La differenza è che l’automatismo non è più l’unica strada disponibile nell’app Fotocamera .

    Dopo lo scatto entra in gioco Apple Intelligence

    La seconda metà della trasformazione non riguarda il momento in cui viene premuto il pulsante di scatto, ma ciò che può accadere dopo.

    Con iOS 27 l’app Foto integra strumenti basati su Apple Intelligence che vanno oltre la tradizionale regolazione di luminosità, colore o contrasto.

    Visual editoriale sul rapporto tra hardware fotografico e intelligenza artificiale in iPhone 18 Pro
    Con iOS 27 una parte crescente del processo fotografico continua nell’app Foto dopo l’acquisizione.

    Reinquadratura spaziale

    La funzione Reinquadratura spaziale permette di modificare prospettiva e composizione dopo lo scatto. Quando l’inquadratura viene spostata, Apple Intelligence può generare nuovo contenuto nelle zone necessarie a completare la scena.

    Estendi

    Lo strumento Estendi può ampliare il fotogramma, cambiare le proporzioni dell’immagine o recuperare spazio quando viene raddrizzato un orizzonte, ricostruendo le parti mancanti.

    Ripulisci

    Ripulisci rimuove elementi indesiderati e ricostruisce visivamente l’area rimasta dietro l’oggetto eliminato. Con iOS 27 Apple dichiara di aver migliorato il riempimento anche nelle scene più complesse.

    Image Playground

    Image Playground estende ulteriormente il concetto: non modifica soltanto fotografie esistenti, ma può creare anche immagini fotorealistiche generate dall’AI.

    Il passaggio decisivo

    Con questi strumenti non si parla più soltanto di elaborare meglio ciò che il sensore ha registrato. In alcune operazioni il sistema può creare pixel che non erano presenti nella fotografia originale .

    Dalla fotografia computazionale alla fotografia generativa

    La distinzione è importante perché fotografia computazionale e generazione di immagini non sono la stessa cosa.

    Quando lo smartphone combina più esposizioni, riduce il rumore, recupera alte luci e ombre o applica una nuova pipeline di elaborazione, parte comunque da informazioni provenienti dalla scena fotografata.

    Quando invece un sistema amplia il bordo di una fotografia o ricostruisce una zona che il sensore non aveva mai inquadrato, deve produrre contenuto nuovo coerente con ciò che circonda quell’area.

    Per immagini personali o creative questa distinzione può avere soprattutto un valore espressivo. Diventa però più delicata quando una fotografia viene utilizzata come testimonianza di un evento, documento o prova visiva.

    La domanda non è soltanto se una fotografia sia stata modificata. Diventa importante sapere quali parti provengono dal sensore e quali sono state successivamente generate .

    Apple Reference Image prova a rendere verificabile lo scatto

    Proprio mentre gli strumenti generativi diventano più potenti, Apple introduce su iPhone 18 Pro anche Apple Reference Image, una funzione pensata per documentare ciò che il sensore ha effettivamente acquisito.

    Utilizzando la nuova modalità Reference, la fotocamera principale registra dati del sensore firmati. Private Cloud Compute li sviluppa in un’immagine di riferimento che Apple descrive come inalterabile.

    Nell’app Foto questa immagine può essere visualizzata accanto al file principale, funzionando in modo simile a un negativo digitale: chi guarda può confrontare il riferimento con la fotografia finale e verificare se sono intervenute modifiche.

    Attenzione alla disponibilità in Europa

    Apple specifica che l’acquisizione delle Apple Reference Image non era disponibile nell’Unione Europea al lancio di iPhone 18 Pro . I dispositivi con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 possono comunque sviluppare e visualizzare immagini di riferimento.

    E SynthID?

    Apple indica inoltre i metadati dell’immagine e il futuro supporto allo standard SynthID tra gli strumenti destinati a facilitare l’identificazione delle immagini generate o modificate con AI.

    È però importante la formulazione temporale: al 3 ottobre 2026 Apple descrive SynthID come una funzione in arrivo tramite un aggiornamento software successivo nel corso del 2026. L’azienda precisa inoltre che dovrebbe essere incluso nella maggior parte delle immagini modificate, a seconda del tipo di intervento effettuato.

    Cosa cambia davvero nell’esperienza fotografica

    Guardare soltanto ai megapixel rischia di far perdere la parte più interessante di iPhone 18 Pro. Le fotocamere posteriori principale, ultra-grandangolare e teleobiettivo sono tutte Fusion da 48MP, ma il cambiamento più caratterizzante riguarda il modo in cui l’utente può intervenire prima e dopo lo scatto.

    Nella prova di PetaPixel, l’apertura variabile, i controlli manuali e le modifiche al sistema fotografico vengono descritti come più significativi nell’uso reale di quanto possa suggerire una semplice lettura della scheda tecnica.

    Questo non rende iPhone 18 Pro un sostituto universale di una fotocamera dedicata. Sensori, ottiche intercambiabili, ergonomia e controllo fisico continuano a creare differenze importanti.

    Ma cambia il compromesso. Lo smartphone può occuparsi quasi completamente delle decisioni fotografiche oppure lasciare all’utente più controllo su esposizione, movimento e profondità di campo.

    Dopo lo scatto, lo stesso dispositivo può continuare a trasformare la fotografia con strumenti generativi capaci di modificare composizione, elementi e porzioni della scena.

    Hardware e AI nello stesso processo

    iPhone 18 Pro porta nello stesso sistema un diaframma meccanico, fotografia computazionale, controlli manuali e intelligenza artificiale generativa. È proprio questa convivenza, più dei singoli numeri della scheda tecnica, a raccontare dove sta andando la fotografia da smartphone.

    L’AI non elimina la scelta del fotografo, ma ne sposta i confini

    iPhone 18 Pro propone contemporaneamente due modi di fotografare.

    Il primo resta quello tipico dello smartphone: si inquadra, si scatta e un sistema complesso di hardware e software decide automaticamente come produrre l’immagine.

    Il secondo restituisce maggiore controllo diretto: apertura, tempo di scatto, bilanciamento del bianco, esposizione e istogramma diventano parte dell’esperienza nativa.

    A questi due livelli se ne aggiunge un terzo: l’intelligenza artificiale che continua a intervenire nell’app Foto quando lo scatto è già stato acquisito.

    La questione centrale diventa quindi meno tecnica di quanto possa sembrare. Lo smartphone può scegliere per chi fotografa, può lasciare più spazio alle sue decisioni e può anche costruire parti dell’immagine dopo l’acquisizione.

    Sapere quale di questi processi è intervenuto diventa una parte sempre più importante della cultura fotografica digitale.

    FAQ su iPhone 18 Pro, fotografia e intelligenza artificiale

    Il diaframma di iPhone 18 Pro è realmente variabile?

    Sì. La fotocamera principale Fusion da 48MP dispone di un diaframma fisico a sei lamelle. Nell’app Fotocamera sono disponibili quattro aperture: ƒ/1.48, ƒ/1.8, ƒ/2.8 e ƒ/4.0.

    L’apertura variabile produce lo stesso bokeh di una mirrorless?

    Non necessariamente. La profondità di campo dipende anche dalle dimensioni del sensore, dalla distanza del soggetto e dalla lunghezza focale. Su iPhone le differenze ottiche sono reali, ma risultano generalmente più evidenti quando il soggetto si trova vicino alla fotocamera.

    iPhone 18 Pro usa l’intelligenza artificiale per le fotografie?

    Sì, ma in modi diversi. La fotografia computazionale interviene durante la formazione dell’immagine, mentre Apple Intelligence aggiunge nell’app Foto strumenti come Reinquadratura spaziale, Estendi e Ripulisci, che possono modificare o generare parti dell’immagine dopo lo scatto.

    Come capire se una foto è stata modificata con l’AI?

    Apple utilizza informazioni associate alle immagini e ha introdotto Apple Reference Image per consentire il confronto con un’immagine di riferimento ricavata dai dati firmati del sensore.

    Apple ha inoltre annunciato il supporto a SynthID, previsto tramite un aggiornamento software successivo nel corso del 2026. La disponibilità delle diverse funzioni può variare in base al Paese.

    Apple Reference Image è disponibile in Italia?

    Al lancio di iPhone 18 Pro, Apple ha indicato che l’acquisizione delle Reference Image non è disponibile nell’Unione Europea . I sistemi con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 possono però sviluppare e visualizzare immagini di riferimento compatibili.

    Fotografia e AI stanno diventando la stessa conversazione

    Segui NewsPrisma per approfondire come intelligenza artificiale, fotografia computazionale e nuovi dispositivi stanno cambiando il modo in cui creiamo, modifichiamo e interpretiamo le immagini.

  • Caso Garlasco, chiuse le indagini su Sempio: cosa succede ora

    Caso Garlasco, chiuse le indagini su Sempio: cosa succede ora

    Cronaca giudiziaria

    Caso Garlasco, chiuse le indagini su Andrea Sempio: cosa succede ora

    La Procura di Pavia ha concluso per la seconda volta le indagini nei confronti di Andrea Sempio nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. I nuovi atti riguardano DNA, impronte e tracce di scarpa, ma le valutazioni restano oggetto di confronto tra accusa e difesa.

    Attesa davanti al tribunale dopo la chiusura delle indagini sul caso Garlasco
    01 Seconda chiusura

    Il nuovo avviso di conclusione delle indagini è stato notificato il 28 settembre 2026, dopo gli approfondimenti disposti dalla Procura.

    02 Consulenze a confronto

    Scarpa, DNA e impronta 33 sono tra i principali elementi tecnici sui quali accusa e difesa esprimono valutazioni differenti.

    03 Nessun processo automatico

    La chiusura delle indagini non equivale né a un rinvio a giudizio né a una condanna: seguiranno le determinazioni previste dalla procedura.

    A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007, la nuova inchiesta della Procura di Pavia entra in una fase decisiva.

    Il 28 settembre 2026 è stato notificato ad Andrea Sempio un nuovo avviso di conclusione delle indagini, dopo gli accertamenti integrativi svolti successivamente alla prima chiusura del maggio scorso.

    Nel fascicolo sono confluite ulteriori consulenze riguardanti alcuni degli elementi scientifici più discussi del caso. La loro interpretazione non è però condivisa dalle diverse parti del procedimento.

    La distinzione fondamentale: la conclusione delle indagini fotografa il quadro investigativo costruito dalla Procura, ma non stabilisce la responsabilità dell’indagato. La colpevolezza può essere accertata soltanto attraverso il percorso giudiziario previsto dalla legge.

    Per ricostruire la fase precedente dell’inchiesta è disponibile anche l’approfondimento su Andrea Sempio e i nuovi sviluppi del caso Garlasco .

    Perché le indagini sono state chiuse una seconda volta

    La prima conclusione delle indagini era stata notificata nel maggio 2026. Successivamente la Procura ha svolto ulteriori accertamenti e acquisito nuove valutazioni tecniche, anche dopo le osservazioni depositate dalle difese.

    Terminati questi approfondimenti, il 28 settembre è stato notificato un secondo avviso di conclusione. La contestazione formulata nei confronti di Sempio resta legata all’omicidio di Chiara Poggi, mentre i nuovi atti integrano il materiale già raccolto durante l’inchiesta.

    Questo passaggio permette alla difesa di conoscere il quadro degli accertamenti prima che il pubblico ministero assuma le successive determinazioni.

    Presunzione di innocenza

    Andrea Sempio si dichiara estraneo all’omicidio. La sua posizione deve essere valutata nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

    Carabinieri davanti alla villetta di Garlasco al centro delle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi
    La villetta di Garlasco al centro degli accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi.

    Scarpa, DNA e impronta 33: gli elementi tecnici al centro del confronto

    Una parte rilevante degli approfondimenti riguarda tracce e reperti già discussi nelle diverse fasi del caso Garlasco. Le consulenze non devono però essere confuse con una prova definitiva: accusa e difesa attribuiscono ad alcuni risultati un significato differente.

    La traccia della scarpa con suola a pallini

    Tra gli accertamenti figura la traccia lasciata da una scarpa con suola a pallini all’interno dell’abitazione.

    Secondo le valutazioni richiamate dalla Procura, gli accertamenti non consentirebbero di sostenere una incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Sempio e la traccia esaminata. Le difese hanno contestato questa ricostruzione attraverso proprie valutazioni tecniche.

    Una compatibilità fisica non identifica automaticamente la persona che indossava una determinata scarpa al momento dell’omicidio. È un elemento che deve essere valutato insieme al resto del materiale investigativo.

    Il DNA recuperato dai margini ungueali

    Un secondo capitolo riguarda il materiale genetico recuperato dai margini ungueali di Chiara Poggi.

    Le consulenze dell’accusa e quelle della difesa divergono sull’attendibilità e sul significato dei profili genetici esaminati. In particolare, il dato relativo al cromosoma Y deve essere interpretato tenendo conto del fatto che viene condiviso tra soggetti appartenenti alla stessa linea paterna.

    Per questo motivo una compatibilità genetica di questo tipo non deve essere presentata come un’identificazione individuale certa.

    L’impronta 33

    Nel fascicolo compare anche la cosiddetta impronta 33, la traccia palmare individuata sul muro delle scale che conducono verso la cantina.

    Anche su questo elemento le conclusioni dei consulenti non coincidono. Le valutazioni della Procura vengono contestate dai tecnici della difesa, rendendo il significato probatorio della traccia uno dei possibili temi di confronto nelle eventuali fasi giudiziarie successive.

    La posizione della difesa di Andrea Sempio

    La difesa sostiene che gli elementi raccolti non consentano di collegare in modo univoco Andrea Sempio all’omicidio e contesta il valore attribuito dall’accusa a diversi risultati scientifici.

    Uno dei punti centrali riguarda proprio la distanza tra un dato tecnicamente compatibile e la possibilità di attribuirlo con certezza a una singola persona.

    Se il procedimento dovesse proseguire, le conclusioni dei consulenti potranno essere sottoposte al contraddittorio tra le parti e alla valutazione dell’autorità giudiziaria.

    Cosa cambia per Alberto Stasi

    La nuova indagine su Sempio si sviluppa mentre resta pienamente efficace la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.

    Alcuni accertamenti svolti nel 2007, compresi quelli relativi alla bicicletta sequestrata all’epoca, sono tornati all’attenzione degli investigatori nel corso della nuova inchiesta.

    Sul piano processuale, però, le due posizioni devono essere tenute distinte. L’esistenza dell’indagine su Andrea Sempio non annulla e non modifica automaticamente la sentenza definitiva pronunciata nei confronti di Stasi .

    Un eventuale riesame di quella condanna richiederebbe uno specifico procedimento previsto dall’ordinamento.

    Fascicoli e reperti collegati ai nuovi accertamenti investigativi sul caso Garlasco
    Fascicoli, consulenze e reperti sono al centro della nuova fase dell’inchiesta.

    Cosa succede ora dopo la chiusura delle indagini

    L’avviso di conclusione delle indagini apre la fase prevista dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale.

    L’indagato e la difesa possono esaminare il materiale depositato e, entro il termine previsto dalla legge, presentare memorie e documenti, depositare investigazioni difensive, chiedere ulteriori atti o domandare che l’indagato venga interrogato.

    Il termine previsto

    L’articolo 415-bis prevede 20 giorni per l’esercizio delle principali facoltà difensive indicate nell’avviso di conclusione delle indagini.

    Solo dopo questa fase il pubblico ministero potrà assumere le successive determinazioni. Tra gli scenari possibili vi è la richiesta di rinvio a giudizio, ma la chiusura delle indagini non coincide con il rinvio a giudizio.

    Qualora venga presentata una richiesta di processo, spetterà al giudice competente valutare la prosecuzione del procedimento. Sarà quindi nelle eventuali fasi successive che le ricostruzioni dell’accusa e le contestazioni della difesa potranno essere sottoposte al confronto giudiziario.

    FAQ sulle nuove indagini del caso Garlasco

    Andrea Sempio è già stato rinviato a giudizio?

    No. Alla data del 3 ottobre 2026 è stata notificata la conclusione delle indagini preliminari. Questo passaggio può precedere una richiesta di rinvio a giudizio, ma non equivale all’apertura del processo.

    Perché le indagini sono state chiuse due volte?

    Dopo il primo avviso del maggio 2026 sono stati svolti accertamenti integrativi e acquisite ulteriori consulenze. Terminati questi approfondimenti, il 28 settembre è stato notificato un nuovo avviso di conclusione.

    Il DNA trovato sotto le unghie identifica con certezza Andrea Sempio?

    No. Le valutazioni genetiche sono oggetto di confronto tra i consulenti e il dato relativo al cromosoma Y non ha lo stesso valore individualizzante di un profilo genetico completo attribuibile in modo esclusivo a una persona.

    La nuova indagine annulla la condanna di Alberto Stasi?

    No. La condanna definitiva di Alberto Stasi resta efficace. Un eventuale cambiamento della sua posizione richiederebbe uno specifico procedimento di revisione della sentenza.

    Caso Garlasco: seguire i fatti, distinguere le diverse fasi giudiziarie

    NewsPrisma continuerà a seguire gli sviluppi dell’inchiesta, distinguendo gli elementi investigativi, le posizioni delle parti e le decisioni assunte dall’autorità giudiziaria.

  • Caso Garlasco, nuove indagini su Andrea Sempio: cosa succede ora

    Caso Garlasco, nuove indagini su Andrea Sempio: cosa succede ora

    Cronaca

    Caso Garlasco, nuove indagini su Andrea Sempio: cosa sappiamo e cosa può succedere ora

    La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Al centro degli ultimi accertamenti ci sono DNA, impronte e una traccia di scarpa. Il rinvio a giudizio, però, non è ancora stato disposto.

    Nuove indagini sul caso Garlasco e sviluppi dell'inchiesta
    01 Seconda chiusura delle indagini

    Il 28 settembre la Procura di Pavia ha depositato nuovi atti dopo gli approfondimenti svolti nei mesi precedenti.

    02 DNA, impronte e scarpa

    Gli elementi tecnici vengono interpretati diversamente dall’accusa e dalla difesa e non equivalgono a una condanna.

    03 Ora tocca alla fase difensiva

    Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, la difesa può esaminare gli atti ed esercitare le facoltà previste dalla legge.

    Il caso Garlasco entra in una nuova fase. Il 28 settembre 2026 la Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione il 13 agosto 2007.

    La nuova chiusura arriva dopo gli accertamenti integrativi disposti successivamente al primo avviso notificato a maggio. Nel fascicolo sono confluite ulteriori consulenze riguardanti la traccia di scarpa, le impronte e gli elementi genetici.

    La conclusione delle indagini non significa che Andrea Sempio sia stato rinviato a giudizio. Al 3 ottobre 2026 non risulta ancora una decisione del giudice sull’apertura di un processo. Sempio respinge le accuse e beneficia della presunzione di innocenza.

    La casa di via Pascoli a Garlasco al centro dell'inchiesta
    Caso Garlasco: la casa di via Pascoli al centro dell’inchiesta.

    Perché le indagini su Andrea Sempio sono state chiuse una seconda volta

    La prima conclusione delle indagini era stata notificata nel maggio 2026. In seguito alle osservazioni delle difese e agli approfondimenti disposti dalla Procura, sono stati eseguiti nuovi accertamenti tecnici.

    Tra questi figurano verifiche sulla compatibilità tra le misure del piede di Sempio e una traccia lasciata da una scarpa con suola a pallini, oltre a ulteriori valutazioni sul materiale genetico e sulle impronte già presenti nel fascicolo.

    Conclusi gli approfondimenti, i magistrati pavesi hanno notificato un nuovo avviso ai sensi dell’articolo 415-bis del Codice di procedura penale.

    Il capo d’accusa formulato dalla Procura resta quello relativo all’omicidio di Chiara Poggi. Si tratta della tesi dell’accusa, che dovrà essere sottoposta alle successive valutazioni giudiziarie qualora venga chiesto il rinvio a giudizio.

    DNA, impronta 33 e traccia di scarpa: cosa sappiamo

    Il nuovo fascicolo non ruota attorno a un singolo elemento, ma a una serie di accertamenti che la Procura considera nel loro insieme.

    Il significato di queste tracce è però oggetto di confronto tra consulenti e deve essere distinto dalla prova definitiva della responsabilità di una persona.

    Il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi

    Uno dei passaggi più delicati riguarda il materiale genetico repertato sotto le unghie della vittima.

    Nell’incidente probatorio concluso nel dicembre 2025, la perita nominata dal giudice ha rilevato una compatibilità con la linea genetica maschile della famiglia Sempio .

    La stessa analisi ha però evidenziato limiti importanti: si tratta di una traccia parziale e mista che non consente di identificare con certezza un singolo soggetto né di stabilire automaticamente come il materiale genetico sia arrivato sulle unghie di Chiara.

    L’impronta 33

    Un altro elemento è la cosiddetta impronta 33, una traccia palmare individuata sulla parete della scala della villetta.

    I consulenti della Procura, dopo aver esaminato anche le osservazioni presentate dalla difesa, hanno mantenuto la valutazione che collega la traccia a Sempio.

    La difesa contesta invece che l’impronta possa essere attribuita con la certezza necessaria e ne mette in discussione anche il collegamento temporale con l’omicidio.

    La traccia della scarpa con suola a pallini

    Gli approfondimenti più recenti hanno riguardato anche una traccia di scarpa presente sulla scena del crimine.

    Secondo la consulenza acquisita dalla Procura, le misure del piede di Sempio sarebbero compatibili con quelle di una scarpa modello Frau di taglia 42 presa in considerazione nell’accertamento.

    Sempio ha replicato pubblicamente di portare il numero 44, oggi come all’epoca dei fatti, sostenendo che una generica compatibilità non possa identificare chi abbia lasciato quella traccia.

    Compatibilità non significa identificazione

    In ambito forense, stabilire che una traccia non sia incompatibile con determinate caratteristiche non equivale automaticamente ad attribuirla in modo univoco a una specifica persona. Il peso dell’accertamento dipende dal quadro probatorio complessivo.

    Cosa sostiene la difesa di Andrea Sempio

    Andrea Sempio continua a negare ogni responsabilità nell’omicidio. Dopo la seconda chiusura dell’inchiesta ha dichiarato di non ritenere gli elementi raccolti sufficienti per arrivare a un processo.

    La linea difensiva concentra l’attenzione soprattutto sulla capacità delle singole tracce di collocare Sempio sulla scena del delitto nel momento dell’aggressione.

    Le contestazioni riguardano quindi non soltanto l’attribuzione di DNA e impronte, ma anche il significato che quei dati possono assumere una volta inseriti nella ricostruzione complessiva dell’omicidio.

    Rilievi scientifici all'interno della villetta di Garlasco
    Caso Garlasco: i rilievi scientifici nella villetta.

    Cosa può succedere ora dopo la chiusura delle indagini

    La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini apre una fase in cui l’indagato e i suoi difensori possono conoscere il materiale raccolto dalla Procura ed esercitare specifiche facoltà difensive.

    L’articolo 415-bis del Codice di procedura penale prevede un termine di venti giorni entro il quale la difesa può, tra le altre possibilità, presentare memorie e documenti, depositare investigazioni difensive, chiedere ulteriori atti d’indagine oppure domandare che l’indagato venga interrogato.

    Il passaggio successivo più rilevante sarà la decisione della Procura sull’esercizio dell’azione penale. Se i magistrati manterranno l’attuale impostazione accusatoria, potranno formulare una richiesta di rinvio a giudizio.

    Anche una richiesta di rinvio a giudizio, tuttavia, non equivale all’apertura automatica del dibattimento né a una dichiarazione di colpevolezza.

    Sarà il giudice competente, nell’ambito dell’udienza preliminare, a valutare la richiesta e gli elementi presentati dalle parti.

    Sempio ha affermato di ritenere possibile una definizione della vicenda già in questa fase e ha ribadito che, qualora si arrivasse al processo, affronterebbe il giudizio.

    Le nuove indagini cambiano la posizione di Alberto Stasi?

    No, almeno non automaticamente. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.

    L’apertura e lo sviluppo di una nuova indagine su Sempio non cancellano quella sentenza. Per modificare una condanna definitiva è necessario un autonomo procedimento di revisione, soggetto a specifici presupposti.

    Le nuove indagini hanno però prodotto anche documentazione relativa ad alcuni vecchi accertamenti sui pedali della bicicletta sequestrata a Stasi.

    La Procura di Pavia ha trasmesso i nuovi atti alla Procura generale di Milano, che li sta esaminando anche nell’ottica di una possibile iniziativa sulla revisione.

    Al 2 ottobre non risultava ancora presa una decisione definitiva su questo fronte.

    Caso Garlasco: il punto al 3 ottobre 2026

    Il quadro processuale, quindi, è più circoscritto di quanto possa suggerire il dibattito mediatico.

    Andrea Sempio è indagato e la Procura ha concluso per la seconda volta le indagini nei suoi confronti, ma non è stato condannato e al momento non risulta ancora disposto il suo rinvio a giudizio.

    DNA, impronte e traccia di scarpa costituiscono alcuni degli elementi sui quali si confrontano accusa e difesa. Il loro effettivo valore probatorio potrà essere stabilito nelle sedi giudiziarie competenti.

    Anche la famiglia Poggi mantiene una posizione distinta rispetto a quella della Procura: attraverso i propri legali ha fatto sapere di considerare Sempio innocente e di non volersi costituire parte civile nei suoi confronti qualora si arrivasse a un processo.

    Il prossimo passaggio da seguire

    Dopo la fase riservata alle iniziative della difesa, sarà necessario verificare se la Procura di Pavia formalizzerà la richiesta di rinvio a giudizio e quale decisione verrà assunta dal giudice.

    FAQ sulle nuove indagini del caso Garlasco

    Andrea Sempio è stato rinviato a giudizio?

    Al 3 ottobre 2026 no. La Procura di Pavia ha notificato la conclusione delle indagini preliminari. L’eventuale richiesta di rinvio a giudizio costituisce un passaggio successivo.

    Il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi appartiene con certezza a Sempio?

    No. La perizia ha rilevato una compatibilità con la linea genetica maschile della famiglia Sempio, ma ha anche evidenziato limiti della traccia che non consentono l’identificazione certa di un singolo individuo.

    Cosa può fare la difesa dopo il 415-bis?

    La difesa può esaminare gli atti e, nei termini previsti, presentare memorie e documenti, depositare investigazioni difensive, chiedere ulteriori accertamenti oppure domandare l’interrogatorio dell’indagato.

    Le nuove indagini annullano la condanna di Alberto Stasi?

    No. La condanna definitiva resta valida. Un’eventuale modifica richiederebbe uno specifico procedimento di revisione.

    Caso Garlasco: segui gli sviluppi dell’inchiesta

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti sulle decisioni della Procura di Pavia, sull’eventuale udienza preliminare e sugli sviluppi giudiziari del caso Garlasco.

  • Tumore al colon e appendice: cosa dice il nuovo studio

    Tumore al colon e appendice: cosa dice il nuovo studio

    Salute

    Appendicectomia associata a meno diagnosi di tumore colorettale: cosa dice il nuovo studio

    Un’analisi su oltre 30 mila pazienti con appendicite acuta ha osservato meno diagnosi successive di tumore colorettale dopo appendicectomia rispetto al trattamento con soli antibiotici. Il risultato è interessante, ma non dimostra che rimuovere l’appendice prevenga il cancro.

    Illustrazione editoriale di colon, appendice, microbiota e ricercatori che analizzano dati sul tumore colorettale
    01 Oltre 30 mila pazienti

    Lo studio retrospettivo ha confrontato pazienti con appendicite acuta operati con pazienti trattati esclusivamente con antibiotici.

    02 0,7% contro 1,7%

    Le diagnosi di tumore colorettale sono risultate meno frequenti nel gruppo sottoposto ad appendicectomia.

    03 Nessuna prova di prevenzione

    Si tratta di un’associazione osservazionale: causalità, meccanismo biologico e implicazioni cliniche restano da chiarire.

    La ricerca, presentata al Clinical Congress 2026 dell’American College of Surgeons, ha analizzato dati sanitari della rete internazionale TriNetX per verificare se il trattamento dell’appendicite acuta potesse essere associato a differenze nelle successive diagnosi di tumore del colon-retto.

    Dopo il confronto statistico dei gruppi e l’esclusione dei pazienti con una precedente diagnosi di tumore colorettale, l’analisi comprendeva 15.616 persone sottoposte ad appendicectomia e 15.295 trattate con soli antibiotici.

    Nel periodo analizzato sono state registrate 110 diagnosi di tumore colorettale nel gruppo operato, pari allo 0,7%, e 254 nel gruppo trattato con antibiotici, pari all’1,7%. I ricercatori hanno espresso questa differenza come una riduzione relativa del rischio del 58%.

    Il punto decisivo è però il modo in cui il risultato va interpretato. Lo studio è retrospettivo e osservazionale: confronta dati clinici già esistenti e non assegna casualmente i pazienti ai due trattamenti. Può quindi individuare un’associazione, ma non stabilire da solo un rapporto di causa-effetto.

    Come è stato condotto lo studio

    Il lavoro, citato come Risk of Colorectal Cancer Following Appendectomy, è firmato da Meghana Akula e colleghi. Valentine Nfonsam, della Morehouse School of Medicine, figura come senior author.

    I ricercatori hanno utilizzato il TriNetX Global Collaborative Network, che nella ricerca comprendeva dati provenienti da 168 organizzazioni sanitarie. Sono stati individuati pazienti con appendicite acuta trattati chirurgicamente oppure con antibiotici senza intervento.

    Prima delle esclusioni finali, i due gruppi erano stati abbinati statisticamente per renderli il più possibile comparabili. Restano tuttavia possibili differenze non misurate tra chi è stato operato e chi ha ricevuto una gestione non chirurgica.

    15.616 pazienti inclusi nel gruppo appendicectomia dopo le esclusioni previste dallo studio.
    15.295 pazienti inclusi nel gruppo trattato esclusivamente con antibiotici.
    168 organizzazioni sanitarie rappresentate nella rete utilizzata per l’analisi.
    Illustrazione del colon con appendice evidenziata e grafico che rappresenta l'associazione osservata nel nuovo studio
    Appendicectomia e tumore colorettale: lo studio osserva un’associazione statistica, non dimostra un effetto preventivo causale.
    Un limite da non dimenticare

    L’abstract è stato selezionato dal comitato scientifico del congresso ACS, ma non è ancora uno studio pubblicato dopo peer review. I risultati devono quindi essere considerati preliminari fino alla pubblicazione completa e alla conferma indipendente.

    Cosa significa davvero il 58% in meno

    La percentuale del 58% descrive la riduzione relativa del rischio osservata confrontando i due gruppi. Non significa che il 58% dei pazienti operati abbia evitato un tumore.

    In termini assoluti, le diagnosi sono state registrate nello 0,7% dei pazienti sottoposti ad appendicectomia e nell’ 1,7% dei pazienti trattati con antibiotici. La differenza osservata tra le due percentuali è quindi di circa un punto percentuale.

    0,7% diagnosi di tumore colorettale nel gruppo appendicectomia.
    1,7% diagnosi di tumore colorettale nel gruppo trattato con antibiotici.
    58% riduzione relativa del rischio riportata dagli autori.
    Infografica che confronta appendicectomia e terapia antibiotica nell'appendicite acuta con valori dello 0,7% e dell'1,7%
    Confronto tra i due gruppi dello studio: 0,7% di diagnosi nel gruppo appendicectomia e 1,7% nel gruppo antibiotici.

    Poiché i pazienti non sono stati assegnati casualmente ai trattamenti, questi numeri non consentono di calcolare un beneficio preventivo individuale né di concludere che l’intervento sia la causa della differenza osservata.

    Appendice, microbiota e infiammazione: le ipotesi biologiche

    L’appendice non viene più considerata semplicemente un residuo anatomico privo di funzione. Contiene tessuto linfoide e viene studiata per il possibile ruolo nella risposta immunitaria intestinale e nell’equilibrio del microbiota, l’insieme dei microrganismi presenti nell’intestino.

    Partendo da queste conoscenze, gli autori indicano alcune possibili spiegazioni biologiche per l’associazione rilevata: modificazioni dell’ambiente microbico locale oppure la rimozione di una fonte di infiammazione.

    Ipotesi, non meccanismo dimostrato

    Lo studio non ha analizzato direttamente come il microbiota cambi dopo l’appendicectomia e non dimostra che infiammazione o batteri intestinali siano responsabili della differenza osservata.

    L’appendicite può essere il primo segnale di un tumore già presente

    Esiste una spiegazione alternativa particolarmente importante per interpretare i risultati. In alcuni pazienti un tumore colorettale non ancora diagnosticato, soprattutto nella parte destra del colon, può interferire con il drenaggio dell’appendice e presentarsi inizialmente come appendicite acuta.

    In questo scenario il tumore non sarebbe una conseguenza della scelta tra chirurgia e antibiotici: potrebbe essere già presente quando compare l’appendicite. È il problema noto come causalità inversa.

    L’appendicectomia offre inoltre la possibilità di sottoporre il tessuto rimosso a esame patologico. Eventuali reperti possono portare ad approfondimenti diagnostici che non avvengono nello stesso modo quando il trattamento è esclusivamente antibiotico.

    Cosa mostrano gli studi precedenti

    Il rapporto tra appendicectomia e tumore colorettale è stato analizzato anche prima del lavoro presentato nel 2026, con risultati non del tutto uniformi.

    Uno studio pubblicato nel 2024 ha seguito complessivamente 224.109 partecipanti appartenenti a tre grandi coorti prospettiche. Gli autori non hanno trovato prove di un’associazione sostanziale tra precedente appendicectomia e rischio a lungo termine di tumore colorettale o dei suoi principali precursori.

    La meta-analisi inclusa nello stesso lavoro mostrava invece un aumento delle diagnosi nel periodo più vicino all’appendicectomia, interpretato dagli autori come compatibile con la causalità inversa, mentre nel lungo periodo emergeva una modesta associazione in direzione opposta.

    Anche un’analisi pubblicata nel 2022 su grandi coorti europee e britanniche aveva suggerito possibili differenze a seconda della sede del tumore, senza però stabilire un chiaro effetto protettivo dell’appendicectomia sul tumore colorettale nel suo complesso.

    Nel complesso, la letteratura disponibile non permette ancora di considerare l’appendicectomia una strategia di prevenzione oncologica. Il nuovo studio aggiunge un dato interessante, ma richiede conferme e una migliore comprensione dei possibili fattori confondenti.

    Lo studio cambia il trattamento dell’appendicite?

    Al momento, no. Nei pazienti selezionati, la terapia antibiotica rappresenta una possibile alternativa alla chirurgia, mentre in altre situazioni l’appendicectomia resta il trattamento indicato.

    Il nuovo lavoro suggerisce che gli eventuali effetti a lungo termine possano diventare una delle variabili da approfondire nella ricerca futura, insieme a recidiva, complicanze, caratteristiche dell’appendicite, età e fattori individuali di rischio colorettale.

    Cosa non conclude lo studio

    I risultati non giustificano la rimozione preventiva dell’appendice nelle persone sane e non indicano che un paziente debba scegliere la chirurgia con l’obiettivo di prevenire il tumore colorettale. La decisione terapeutica deve restare clinica e individuale.

    Qual è il significato del nuovo risultato

    L’interesse della ricerca sta soprattutto nell’aver confrontato due strategie terapeutiche dell’appendicite guardando oltre gli esiti immediati. Nei dati analizzati, il gruppo operato ha ricevuto meno diagnosi successive di tumore colorettale rispetto al gruppo trattato soltanto con antibiotici.

    Rimane però da stabilire se la differenza dipenda dalla selezione dei pazienti, dalla presenza di tumori già non diagnosticati, dagli approfondimenti eseguiti dopo l’intervento, da fattori biologici legati all’appendice o da una combinazione di questi elementi.

    Per rispondere saranno necessari studi indipendenti, informazioni più dettagliate sul follow-up e sui fattori individuali di rischio e, soprattutto, dati capaci di distinguere meglio associazione statistica e causalità.

    FAQ su appendicectomia e tumore colorettale

    Togliere l’appendice riduce il rischio di tumore colorettale?

    Il nuovo studio ha trovato un’associazione tra appendicectomia e meno diagnosi successive di tumore colorettale rispetto al trattamento dell’appendicite con soli antibiotici. Non dimostra però che la rimozione dell’appendice sia la causa della riduzione osservata.

    Cosa significa la riduzione del rischio del 58%?

    È una riduzione relativa. Nei dati dello studio, il tumore colorettale è stato diagnosticato nello 0,7% del gruppo appendicectomia e nell’1,7% del gruppo antibiotici. La differenza assoluta osservata è di circa un punto percentuale.

    Ha senso rimuovere l’appendice per prevenire il cancro?

    No. Lo studio non supporta l’appendicectomia preventiva nelle persone sane né l’intervento chirurgico come misura di prevenzione del tumore del colon-retto.

    Chi ha avuto un’appendicite deve fare controlli per il colon?

    Non esiste una risposta unica basata su questo studio. Gli accertamenti dipendono da età, storia familiare, sintomi, fattori di rischio individuali e valutazione medica. È importante seguire i programmi di screening raccomandati e rivolgersi al medico quando esistono indicazioni specifiche.

    Salute e ricerca: distinguere i risultati dalle conclusioni

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  • Incendi in Europa 2026: area bruciata quasi doppia rispetto alla media

    Incendi in Europa 2026: area bruciata quasi doppia rispetto alla media

    Ambiente

    Incendi in Europa, stagione 2026 eccezionale: quasi 679mila ettari bruciati nell’UE

    Al 23 settembre gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’Unione europea, circa il 91% in più rispetto alla media 2006-2025. Spagna e Francia sono state tra le aree più colpite in un’estate segnata da caldo persistente e condizioni molto secche.

    Vigile del fuoco impegnato nello spegnimento di un incendio boschivo
    678.978 Ettari bruciati nell’UE

    È il bilancio registrato dal JRC al 23 settembre 2026 per gli incendi superiori a 30 ettari.

    +91% Rispetto alla media

    La media 2006-2025 alla stessa data era pari a 355.397 ettari.

    52% Territorio esposto a forte stress termico

    Entro fine estate oltre metà dell’Europa aveva sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico molto forte.

    La stagione degli incendi del 2026 si è confermata eccezionalmente intensa nell’Unione europea. Già al 2 settembre, secondo il Copernicus Climate Change Service, la superficie percorsa dal fuoco risultava quasi doppia rispetto alla media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.

    Nelle settimane successive il bilancio è aumentato ulteriormente. I dati del Joint Research Centre indicano che al 23 settembre erano bruciati 678.978 ettari nell’UE, contro una media ventennale di 355.397 ettari alla stessa data.

    Il 2026 resta comunque sotto il livello raggiunto nel 2025: alla stessa data dell’anno precedente erano stati registrati oltre un milione di ettari bruciati, valore che il JRC indica come il più elevato della serie considerata.

    Quasi 679mila ettari bruciati nell’Unione europea

    Il confronto con la media storica restituisce la dimensione della stagione: i 678.978 ettari registrati al 23 settembre sono circa il 91% in più rispetto ai 355.397 ettari della media 2006-2025 calcolata per la stessa data.

    678.978 ha superficie bruciata nell’UE dall’inizio del 2026 al 23 settembre.
    355.397 ha media 2006-2025 registrata alla stessa data.
    +91% differenza approssimativa rispetto alla media ventennale.
    Come leggere il dato

    La pagina del Joint Research Centre utilizzata per questo bilancio specifica che i dati presentati riguardano incendi superiori a 30 ettari. Le stime EFFIS possono inoltre essere perfezionate quando diventano disponibili immagini satellitari più precise.

    Il sistema europeo EFFIS utilizza osservazioni satellitari per cartografare le aree percorse dal fuoco. Le immagini MODIS consentono il monitoraggio su larga scala, mentre Sentinel-2 permette di affinare i perimetri e individuare anche alcuni eventi di dimensioni inferiori.

    Secondo la documentazione tecnica di EFFIS, le aree cartografate rappresentano circa il 95% della superficie complessivamente bruciata nell’UE. Il sistema è quindi pensato soprattutto per offrire una stima armonizzata e confrontabile a livello europeo.

    Spagna e Francia tra le aree più colpite

    Copernicus indica Spagna e Francia tra le aree europee interessate da un’attività incendiaria particolarmente estesa durante l’estate 2026.

    La forte accelerazione era già evidente a luglio. ISPRA ha calcolato che durante la seconda decade del mese la superficie percorsa dal fuoco in Europa cresceva di circa 225 chilometri quadrati al giorno, con Spagna, Francia e Italia tra i Paesi maggiormente coinvolti.

    Fronte degli incendi in Spagna durante l'estate 2026 osservato da satellite
    Incendi in Spagna durante l’estate 2026 osservati attraverso i sistemi satellitari di monitoraggio.
    Aree bruciate dagli incendi vicino a Bordeaux osservate dal satellite Sentinel-2
    Le aree interessate dagli incendi nella zona di Bordeaux osservate da Sentinel-2.

    Nel monitoraggio ISPRA aggiornato al 28 luglio figuravano, tra gli eventi di maggiore estensione, incendi nelle province spagnole di Ávila e Guadalajara e nella Gironda, in Francia.

    Si tratta di dati riferiti a una fase specifica della stagione e non del bilancio finale dell’estate. Sono però utili per mostrare quanto rapidamente l’attività degli incendi fosse cresciuta già nella seconda metà di luglio.

    Caldo e siccità hanno creato condizioni favorevoli alla propagazione

    La stagione degli incendi si è sviluppata durante un’estate europea caratterizzata da temperature elevate, stress termico diffuso, suoli secchi e portate fluviali eccezionalmente basse.

    Secondo Copernicus, l’estate 2026 è stata la terza più calda mai registrata in Europa e la più calda della serie per l’Europa occidentale.

    Incendi nell'Europa occidentale durante l'estate 2026
    L’Europa occidentale è stata una delle aree più esposte alla combinazione di caldo persistente, condizioni secche e incendi.
    +1,17 °C anomalia della temperatura media estiva sulle terre emerse europee rispetto al 1991-2020.
    21,69 °C temperatura media dell’estate 2026 nell’Europa occidentale.
    +2,54 °C anomalia dell’Europa occidentale rispetto alla media estiva 1991-2020.

    Un altro indicatore significativo riguarda lo stress termico. Entro la fine dell’estate un record del 52% del territorio europeo aveva sperimentato almeno una volta condizioni classificate come “very strong heat stress”, corrispondenti nel sistema UTCI a una temperatura percepita di almeno 38 °C.

    Cosa significa il 52%

    Il dato è cumulativo: indica la quota di territorio europeo che nel corso dell’estate ha sperimentato almeno una volta quelle condizioni. Non significa che il 52% dell’Europa sia stato contemporaneamente sottoposto a quello stress termico.

    Caldo e siccità non spiegano da soli l’innesco degli incendi, che può avere origini diverse. Possono però rendere vegetazione e suoli più secchi, favorendo una propagazione più rapida delle fiamme e rendendo gli incendi più difficili da contenere.

    Nello stesso periodo i fiumi europei hanno registrato le più basse portate estive negli oltre trent’anni coperti dalle rilevazioni EFAS. Condizioni record o prossime ai record hanno interessato grandi sistemi fluviali come Reno, Danubio, Po, Loira, Rodano e Senna.

    Il fumo degli incendi ha inciso anche sulla qualità dell’aria

    Gli effetti della stagione non si sono limitati agli ecosistemi direttamente attraversati dal fuoco. Le emissioni e il particolato prodotti dagli incendi possono essere trasportati dalle masse d’aria anche a notevole distanza dalle aree bruciate.

    Fumo prodotto dagli incendi europei osservato dallo spazio
    Il fumo degli incendi europei osservato dallo spazio durante la stagione 2026.

    Secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service, entro la fine dell’estate le emissioni degli incendi europei si collocavano tra le dieci più elevate dal 2003, anno di inizio della serie utilizzata.

    Copernicus segnala inoltre che il fumo degli incendi ha contribuito a esporre milioni di persone a livelli pericolosi di inquinamento atmosferico, mostrando come gli effetti di un grande incendio possano superare rapidamente i confini dell’area colpita.

    In Italia oltre mille grandi incendi già entro la fine di luglio

    Anche l’Italia ha attraversato una fase particolarmente intensa, con forti differenze tra le diverse aree del Paese.

    Secondo ISPRA, dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 erano stati individuati via satellite poco più di 1.070 grandi incendi, per una superficie complessiva di circa 741 chilometri quadrati.

    1.070+ grandi incendi individuati in Italia dal 1° gennaio al 28 luglio 2026.
    741 km² superficie complessivamente percorsa dal fuoco nel monitoraggio ISPRA.
    14% quota approssimativa dell’area bruciata costituita da ecosistemi forestali.

    Alla stessa data Sicilia, Calabria e Puglia rappresentavano complessivamente il 73% della superficie interessata dagli incendi in Italia. La Sicilia risultava nettamente la regione più colpita, con circa 510 chilometri quadrati percorsi dal fuoco.

    Questi numeri non rappresentano il bilancio definitivo dell’intera stagione italiana: il monitoraggio ISPRA citato è aggiornato al 28 luglio 2026 e utilizza una propria metodologia di rilevazione. Non va quindi sovrapposto direttamente al dato europeo aggiornato al 23 settembre.

    Una stagione segnata da rischi climatici concomitanti

    I dati del 2026 mostrano una stagione nella quale incendi, caldo persistente, deficit idrico, stress termico e bassi livelli dei fiumi si sono manifestati contemporaneamente in vaste aree del continente.

    Gli effetti hanno riguardato non soltanto foreste ed ecosistemi, ma anche qualità dell’aria, disponibilità di acqua, irrigazione, navigazione fluviale e produzione energetica.

    È in questa sovrapposizione di fenomeni che il bilancio degli incendi assume una dimensione più ampia: oltre alla gestione dell’emergenza, aumenta l’importanza della prevenzione, del monitoraggio satellitare e della capacità dei territori di adattarsi a rischi ambientali sempre più interconnessi.

    FAQ sugli incendi in Europa nel 2026

    Quanta superficie è bruciata nell’Unione europea nel 2026?

    Secondo il Joint Research Centre, al 23 settembre 2026 gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’UE. La media 2006-2025 registrata alla stessa data era di 355.397 ettari.

    Il 2026 è l’anno peggiore mai registrato per gli incendi nell’UE?

    No. Al 23 settembre il dato del 2026 era molto superiore alla media ventennale, ma ancora inferiore al livello registrato alla stessa data nel 2025, indicato dal JRC come l’anno peggiore della serie.

    Quali Paesi europei sono stati particolarmente colpiti?

    Copernicus segnala un’attività particolarmente estesa in Spagna e Francia. Durante luglio anche ISPRA aveva evidenziato una forte crescita delle superfici percorse dal fuoco in Spagna, Francia e Italia.

    Come vengono misurate le aree bruciate in Europa?

    EFFIS utilizza osservazioni satellitari, tra cui immagini MODIS e Sentinel-2, per individuare e perfezionare i perimetri delle aree interessate dagli incendi. Le stime possono essere aggiornate con l’arrivo di immagini più precise.

    Caldo e siccità provocano direttamente gli incendi?

    Non necessariamente. L’innesco può avere cause differenti. Temperature elevate, vegetazione secca e deficit idrico possono però creare condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme e rendere gli incendi più difficili da contenere.

    Clima, incendi e territorio: segui i nuovi dati

    Segui NewsPrisma per gli aggiornamenti sui dati EFFIS e Copernicus, sugli incendi boschivi e sugli eventi climatici che interessano l’Italia e l’Europa.

  • Mar Rosso, Crosetto: più impegno UE per la missione Aspides.

    Mar Rosso, Crosetto: più impegno UE per la missione Aspides.

    Esteri · Geopolitica

    Mar Rosso, Crosetto: «Aspides non è ancora sufficiente»

    L’Italia chiede all’Unione europea di rafforzare EUNAVFOR Aspides. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto i nuovi contributi annunciati sono positivi, ma le capacità disponibili non rispondono ancora pienamente alle esigenze della missione nel Mar Rosso.

    Missione navale europea Aspides nel Mar Rosso
    01 Più mezzi per Aspides

    Crosetto accoglie i nuovi contributi europei, ma ritiene ancora insufficienti le capacità operative disponibili.

    02 Da sei a oltre dieci navi

    Secondo diplomatici citati da Reuters, erano sei le unità dispiegate. Kaja Kallas aveva indicato la necessità di superare quota dieci.

    03 Mandato fino al 2027

    L’Unione europea ha prorogato l’operazione Aspides fino al 28 febbraio 2027.

    L’Italia aumenta la pressione sull’Unione europea affinché rafforzi la propria presenza navale lungo le rotte del Mar Rosso. Il tema è stato al centro dell’incontro del 2 ottobre a Roma tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e l’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas.

    Il governo italiano ha accolto positivamente la decisione di alcuni Paesi europei di mettere a disposizione nuovi assetti per EUNAVFOR Aspides, ma secondo Crosetto il rafforzamento non è ancora sufficiente rispetto alle esigenze operative della missione.

    «Non è ancora sufficiente per le esigenze che abbiamo davanti».

    Il ministro ha chiesto all’Europa di trasformare più rapidamente gli impegni politici in capacità, risorse e azioni concrete, collegando il rafforzamento della missione alla protezione della navigazione commerciale e delle principali rotte tra Asia ed Europa.

    Roma chiede più mezzi per la missione Aspides

    La posizione italiana non mette in discussione l’operazione europea. L’obiettivo dichiarato è rafforzarla attraverso un contributo più ampio degli Stati membri.

    Durante il colloquio tra Crosetto e Kallas è stata accolta positivamente la disponibilità di alcuni Paesi a fornire nuovi assetti. Per Roma, tuttavia, il livello raggiunto non consente ancora di soddisfare pienamente le necessità della missione.

    Il ministro della Difesa Guido Crosetto a Bruxelles
    Il ministro della Difesa Guido Crosetto a Bruxelles.

    Secondo diplomatici citati da Reuters, al 2 ottobre erano sei le navi da guerra dispiegate nell’ambito di Aspides. Kaja Kallas aveva indicato a settembre la necessità di più di dieci unità affinché l’operazione potesse svolgere efficacemente i propri compiti.

    6 navi da guerra dispiegate secondo diplomatici citati da Reuters al 2 ottobre 2026.
    >10 unità indicate da Kaja Kallas come necessarie per rafforzare l’efficacia della missione.
    2027 il mandato di Aspides è stato prorogato fino al 28 febbraio 2027.

    Che cos’è EUNAVFOR Aspides e cosa fa nel Mar Rosso

    EUNAVFOR Aspides è l’operazione di sicurezza marittima istituita dall’Unione europea nel febbraio 2024 in risposta alle minacce contro il traffico commerciale nel Mar Rosso e nelle acque circostanti.

    Il mandato è di natura difensiva. L’operazione contribuisce alla salvaguardia della libertà di navigazione, protegge le navi e sostiene la sicurezza delle principali rotte marittime nel rispetto del diritto internazionale.

    L’area operativa comprende alcune delle più importanti linee di comunicazione marittime regionali, tra cui lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio fondamentale per i collegamenti tra Oceano Indiano, Mar Rosso, Canale di Suez e Mediterraneo.

    Missione difensiva

    Il rafforzamento chiesto dall’Italia non modifica la natura di Aspides: l’operazione rimane orientata alla protezione della navigazione e delle navi commerciali, non a una missione offensiva.

    Perché il Mar Rosso è strategico per Italia ed Europa

    La sicurezza del Mar Rosso riguarda direttamente le catene commerciali europee. Attraverso Bab el-Mandeb passa infatti una delle principali direttrici marittime che collega l’Asia al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

    Un deterioramento prolungato delle condizioni di sicurezza può costringere parte del traffico commerciale a scegliere rotte alternative più lunghe, con possibili effetti sui tempi di consegna, sui costi logistici e sulla continuità delle forniture.

    Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiamato nelle settimane precedenti la rilevanza della rotta per l’economia italiana. Secondo i dati citati dal ministro, circa il 40% del traffico marittimo commerciale italiano e il 60% delle merci esportate dall’Italia verso l’Asia passano attraverso il Mar Rosso.

    Le percentuali sul traffico italiano sono dati citati da Tajani per descrivere il peso strategico della rotta: vanno quindi lette come dichiarazioni attribuite al ministro, non come una nuova rilevazione statistica prodotta da NewsPrisma.

    Anche Tajani chiede più sicurezza marittima europea

    La posizione espressa da Crosetto si inserisce in una linea sostenuta anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

    Durante l’incontro del 2 ottobre con Kaja Kallas alla Farnesina, Tajani ha sottolineato la necessità di rafforzare la capacità europea di risposta alle crisi e l’impegno dell’Unione per la sicurezza marittima nel Mar Rosso e nell’area dello stretto di Hormuz.

    Guido Crosetto durante l'incontro con l'Alto rappresentante dell'Unione europea
    Guido Crosetto durante l’incontro con l’Alto rappresentante dell’Unione europea.

    Il punto condiviso riguarda soprattutto la tutela della libertà di navigazione e delle rotte marittime internazionali in una fase di forte instabilità regionale.

    Tajani aveva inoltre chiarito che la partecipazione italiana ad Aspides non significa un coinvolgimento in una guerra contro gli Houthi, ma rientra nella protezione del traffico mercantile.

    Aspides resterà attiva fino al 28 febbraio 2027

    Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato il mandato di EUNAVFOR Aspides fino al 28 febbraio 2027, dopo il riesame strategico dell’operazione.

    Nell’ambito della proroga è stato stabilito un importo di riferimento finanziario di quasi 15 milioni di euro per coprire i costi comuni dell’operazione dal 1° marzo 2026 al 28 febbraio 2027.

    A marzo il mandato è stato inoltre aggiornato. Tra le attività previste, entro i limiti dei mezzi e delle capacità disponibili, rientrano la raccolta e condivisione di informazioni su attività sospette riguardanti le infrastrutture sottomarine critiche.

    L’operazione può inoltre contribuire alla formazione delle forze marittime di Gibuti e cooperare con la Guardia costiera yemenita, rafforzando i collegamenti con altre iniziative europee dedicate alla sicurezza marittima.

    Il prossimo nodo è trasformare gli impegni in capacità operative

    La richiesta italiana arriva in una fase nella quale la sicurezza della regione rimane fragile e le minacce contro la navigazione continuano a pesare sulle rotte commerciali.

    La questione per Bruxelles non riguarda soltanto il numero delle navi presenti in mare. Conta anche la disponibilità delle capacità necessarie, la continuità della presenza navale e la rapidità con cui gli Stati membri possono rispondere all’evoluzione del quadro operativo.

    «L’Europa deve passare dalle parole ai fatti: più capacità, più contributi operativi e maggiore rapidità nelle decisioni».

    Per Roma, Aspides deve quindi continuare a rappresentare una risposta europea, ma con una partecipazione più ampia degli Stati membri e con risorse adeguate alle esigenze della missione.

    Altri temi europei su NewsPrisma

    Le decisioni sulla sicurezza marittima si inseriscono in un momento in cui i governi europei discutono anche altri dossier economici e politici che richiedono un coordinamento con le istituzioni dell’Unione.

    Sul fronte economico, puoi approfondire la richiesta della Grecia all’UE per una maggiore flessibilità fiscale contro il caro energia . Per il quadro politico europeo, è disponibile anche l’analisi sulla crisi parlamentare in Spagna dopo la bocciatura dei decreti sulla casa .

    FAQ sulla missione Aspides nel Mar Rosso

    Che cos’è EUNAVFOR Aspides?

    È un’operazione di sicurezza marittima dell’Unione europea istituita nel febbraio 2024. Ha natura difensiva e contribuisce alla protezione delle navi e alla salvaguardia della libertà di navigazione nel Mar Rosso e nelle acque circostanti.

    Perché l’Italia chiede di rafforzare Aspides?

    Secondo il governo italiano, i nuovi contributi annunciati da alcuni Paesi europei rappresentano un passo positivo, ma non sono ancora sufficienti rispetto alle esigenze operative della missione.

    Quante navi sono impegnate nella missione?

    Secondo diplomatici citati da Reuters, al 2 ottobre 2026 risultavano dispiegate sei navi da guerra. Kaja Kallas aveva indicato la necessità di oltre dieci unità.

    Fino a quando resterà attiva Aspides?

    Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato il mandato dell’operazione fino al 28 febbraio 2027.

    Aspides è una missione offensiva?

    No. Il mandato dell’Unione europea definisce Aspides un’operazione di sicurezza marittima difensiva, orientata alla protezione delle navi e della libertà di navigazione.

    Mar Rosso e sicurezza europea: segui gli sviluppi

    NewsPrisma segue l’evoluzione della missione Aspides, la sicurezza delle rotte commerciali e le decisioni dell’Unione europea che possono avere conseguenze sull’Italia e sull’economia internazionale.

  • Spike Lee e la Palestina: tensione allo Yankee Stadium

    Spike Lee e la Palestina: tensione allo Yankee Stadium

    Attualità

    Spike Lee trattenuto allo Yankee Stadium dopo una presunta provocazione sulla Palestina

    Il regista è stato trattenuto durante un acceso confronto nella Legends Suite dello Yankee Stadium prima di Yankees-Red Sox del 30 settembre. Il breve video diffuso sui social mostra la fase concitata, ma non permette di verificare direttamente come sia iniziata la discussione.

    Illustrazione AI di un confronto concitato nella zona hospitality di uno stadio di baseball
    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
    01 Legends Suite

    L’episodio è avvenuto nella zona ristorante prima di gara 2 della Wild Card Series.

    02 Video parziale

    Le immagini mostrano Lee trattenuto, ma non documentano l’inizio completo del confronto.

    03 Yankees 9-2

    New York ha battuto Boston davanti a 49.004 spettatori allo Yankee Stadium.

    Il confronto nella Legends Suite dello Yankee Stadium

    L’episodio si è verificato il 30 settembre 2026, prima di gara 2 della American League Wild Card Series tra New York Yankees e Boston Red Sox. Spike Lee si trovava nella zona ristorante della Legends Suite quando è iniziato il confronto con uno spettatore.

    Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa statunitense, l’uomo avrebbe filmato Lee mentre stava mangiando e gli avrebbe rivolto domande sulla Palestina. Un successivo resoconto riferisce che, dopo essersi avvicinato anche per una fotografia, lo spettatore avrebbe chiesto al regista di pronunciare la frase offensiva “Fuck Palestine”.

    Lee avrebbe reagito alzandosi e cercando l’intervento della sicurezza. Nel filmato diffuso sui social appare visibilmente agitato mentre alcune persone lo trattengono. Lo spettatore sarebbe stato successivamente allontanato dalla zona.

    La frase attribuita allo spettatore non è verificabile direttamente dal breve video. La sua ricostruzione deriva dalle testimonianze raccolte e pubblicate dai media statunitensi.

    Cosa mostra il video e cosa non permette di verificare

    Le immagini mostrano Spike Lee durante la fase più concitata dell’episodio, con alcune persone che cercano di contenerlo mentre il regista domanda alla persona coinvolta perché si sia avvicinata a lui.

    Nel filmato si vede inoltre un uomo presente nella sala indicare allo spettatore di allontanarsi. Non sono visibili pugni o uno scontro fisico.

    Il video, tuttavia, inizia quando la discussione è già in corso. Non documenta quindi integralmente ciò che è accaduto prima né consente di ascoltare con chiarezza la frase offensiva riferita nelle ricostruzioni giornalistiche.

    Distinzione importante

    Il filmato costituisce una prova visiva della fase di tensione e del fatto che Lee sia stato trattenuto. Le circostanze che avrebbero provocato la sua reazione restano invece basate sulle testimonianze e sui resoconti pubblicati dopo l’accaduto.

    Nelle prime ricostruzioni pubblicate dopo l’episodio, i rappresentanti di Spike Lee e gli Yankees non avevano risposto alle richieste di commento riportate dalla stampa.

    Le precedenti dichiarazioni di Spike Lee sulla Palestina

    L’episodio arriva alcuni mesi dopo una presa di posizione pubblica di Spike Lee in favore della popolazione palestinese.

    Durante l’NBA All-Star Game del febbraio 2026, il regista aveva indossato un maglione con motivo ispirato alla kefiah e accessori con immagini della bandiera palestinese.

    La scelta aveva attirato attenzione anche per la presenza di Deni Avdija, primo giocatore israeliano selezionato per un NBA All-Star Game.

    Lee aveva successivamente spiegato che il proprio abbigliamento esprimeva preoccupazione per i bambini e i civili palestinesi e sostegno alla dignità umana. Aveva inoltre precisato che il messaggio non era rivolto contro gli ebrei, non sosteneva la violenza e non era diretto contro Avdija.

    Yankees-Red Sox, New York vince 9-2

    L’episodio è avvenuto prima della seconda partita della Wild Card Series tra due storiche rivali della American League East.

    9-2 Il risultato finale a favore dei New York Yankees.
    49.004 Gli spettatori presenti allo Yankee Stadium.
    2-0 Il risultato della serie, vinta dagli Yankees in due partite.

    Sul campo New York ha superato Boston 9-2, completando la vittoria della serie. L’affluenza ufficiale registrata per gara 2 è stata di 49.004 spettatori.

    Per Spike Lee, presenza abituale agli eventi sportivi di New York, la serata è stata quindi accompagnata da un episodio che ha rapidamente attirato l’attenzione dei media e dei social.

    Il confronto si è interrotto dopo l’intervento delle persone presenti e, secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa statunitense, lo spettatore coinvolto è stato successivamente allontanato.

    News, sport e attualità

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  • Investimenti AI: il 72% delle imprese prevede fondi interni | BCE

    Investimenti AI: il 72% delle imprese prevede fondi interni | BCE

    Economia

    AI, il 72% delle imprese dell’area euro prevede di usare fondi interni

    Secondo la rilevazione SAFE della BCE, il 72% delle imprese che prevede investimenti nell’intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi indica risorse proprie, come flussi di cassa e utili trattenuti, tra le fonti di finanziamento.

    Grafica sugli investimenti AI delle imprese dell'area euro con il dato del 72% sui fondi interni
    72% Fondi interni

    Sono la fonte di finanziamento più indicata dalle imprese che programmano investimenti in AI.

    49% Tecnologie e strumenti

    È la categoria di investimento AI citata più frequentemente dalle imprese.

    46% Formazione

    Lo sviluppo delle competenze interne segue da vicino gli investimenti tecnologici.

    Il dato emerge dalla Survey on the Access to Finance of Enterprises (SAFE) della Banca centrale europea e da un approfondimento pubblicato sul blog BCE il 2 ottobre 2026.

    La rilevazione mostra che l’interesse per l’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’acquisto di nuovi strumenti. Le imprese programmano investimenti anche in competenze, dati e infrastrutture, ma il capitale necessario dovrebbe provenire soprattutto dall’interno dell’azienda.

    La principale indicazione della SAFE è quindi finanziaria: le imprese dell’area euro stanno preparando investimenti in AI, ma il ricorso previsto a capitale esterno resta molto più contenuto rispetto all’autofinanziamento.

    Come le imprese prevedono di finanziare gli investimenti AI

    Tra le aziende che prevedono investimenti nell’intelligenza artificiale nei successivi dodici mesi, i fondi interni sono indicati dal 72%.

    Le fonti esterne risultano nettamente meno diffuse: prestiti bancari e linee di credito raggiungono il 16%, la stessa quota di sovvenzioni e prestiti agevolati, mentre il leasing si ferma al 15%.

    72% fondi interni, come flussi di cassa e utili trattenuti.
    16% prestiti bancari e linee di credito.
    16% sovvenzioni o prestiti agevolati.
    15% leasing.
    6% equity, venture capital o private equity.
    1% titoli di debito.

    Le imprese potevano selezionare più di una risposta, quindi le percentuali non devono essere sommate. Il 18% delle aziende intenzionate a investire in AI non ha indicato nessuno degli strumenti proposti.

    Gli autori del blog BCE osservano che questa quota potrebbe comprendere imprese che non hanno ancora definito la propria strategia di finanziamento. Tra quelle che hanno già individuato gli strumenti, la maggioranza prevede di utilizzare una sola fonte.

    Tecnologia e formazione guidano i programmi di investimento

    La SAFE distingue anche le principali componenti verso cui le imprese intendono destinare risorse. Il 49% indica tecnologie e strumenti AI, mentre il 46% punta sulla formazione dei dipendenti.

    Dati e infrastrutture vengono citati dal 40%, mentre il 12% prevede investimenti nell’assunzione di specialisti in intelligenza artificiale.

    49% tecnologie e strumenti AI.
    46% formazione dei dipendenti.
    40% dati e infrastrutture.

    Il 38% delle imprese non ha selezionato nessuna delle categorie di investimento proposte. Le aziende di maggiori dimensioni risultano più propense a investire in tutte le aree considerate, pur mantenendo un ordine delle priorità simile a quello delle PMI.

    Competenze oltre alla tecnologia

    La vicinanza tra il 49% destinato a tecnologie e strumenti e il 46% relativo alla formazione indica che, nei programmi delle imprese, l’adozione dell’AI coinvolge sia l’infrastruttura tecnologica sia lo sviluppo delle competenze necessarie per utilizzarla.

    Perché il finanziamento esterno pesa di più negli investimenti tangibili

    La natura dell’investimento incide sulla possibilità di ricorrere a capitale esterno. Hardware e alcune infrastrutture possono rappresentare attività tangibili utilizzabili come garanzia, mentre formazione e capitale umano non producono beni facilmente impiegabili come collaterale.

    L’analisi econometrica pubblicata dagli autori del blog BCE confronta imprese dello stesso Paese, settore e classe dimensionale. Prevedere investimenti in tecnologie e strumenti AI oppure in dati e infrastrutture è associato a un aumento di 16 punti percentuali della probabilità di ricorrere a fonti di finanziamento esterne.

    Per l’assunzione di specialisti AI l’associazione è pari a 9 punti percentuali, mentre per la formazione dei dipendenti non emerge un effetto statisticamente significativo.

    Questi risultati descrivono associazioni statistiche e non dimostrano che una determinata tipologia di investimento causi automaticamente un maggiore ricorso al finanziamento esterno.

    La nota metodologica della BCE precisa infatti che la variabile analizzata assume valore positivo quando l’impresa prevede di utilizzare almeno una fonte di finanziamento esterna, escludendo i fondi interni.

    Quanto è già diffusa l’AI tra le imprese dell’area euro

    La precedente rilevazione SAFE, relativa al quarto trimestre 2025, offre un riferimento utile per interpretare i nuovi programmi di investimento.

    In quel sondaggio il 27% delle imprese dichiarava di non utilizzare ancora AI, mentre il 7% affermava di impiegarla in misura significativa.

    Le aziende prevedevano inoltre di destinare, in media, circa il 9% degli investimenti complessivi all’intelligenza artificiale nei dodici mesi successivi.

    27% imprese che nel quarto trimestre 2025 dichiaravano di non usare ancora AI.
    7% imprese che dichiaravano un utilizzo significativo dell’AI.
    9% quota media degli investimenti complessivi che le imprese prevedevano di destinare all’AI.

    Perché l’accesso al capitale può incidere sulla diffusione dell’AI

    Il ricorso ai fondi interni offre alle imprese disponibilità immediata, autonomia decisionale e assenza di nuovo debito. Allo stesso tempo, lega la dimensione dell’investimento alla quantità di risorse che l’azienda riesce a generare e trattenere.

    Gli autori del blog BCE osservano quindi che un utilizzo limitato del finanziamento esterno potrebbe ridurre la scala e la velocità degli investimenti rispetto a uno scenario in cui il capitale esterno fosse più accessibile.

    Il tema riguarda soprattutto gli investimenti con una componente immateriale, come software, dati, proprietà intellettuale, formazione e capitale umano.

    In un intervento del 23 marzo 2026, il membro del Comitato esecutivo BCE Philip R. Lane ha evidenziato il peso crescente degli investimenti digitali e immateriali nell’economia dell’area euro e le caratteristiche finanziarie specifiche richieste da progetti tecnologici di lungo periodo.

    Una distinzione importante

    Le valutazioni interpretative contenute nel blog sono attribuite ai suoi autori. La BCE specifica che le opinioni espresse negli articoli del proprio blog non rappresentano necessariamente la posizione della Banca centrale europea o dell’Eurosistema.

    Cosa mostrano i dati BCE sugli investimenti AI

    La SAFE fotografa un sistema produttivo che sta programmando investimenti nell’intelligenza artificiale ma che, per finanziarli, conta soprattutto sulle risorse generate internamente.

    Tecnologia, formazione, dati e infrastrutture richiedono forme di capitale differenti. La capacità delle imprese di combinare risorse proprie e finanziamento esterno sarà quindi uno degli elementi da osservare per capire con quale intensità l’AI entrerà nei processi produttivi dell’area euro.

    Economia e innovazione nell’area euro

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