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Domenica 4 Ottobre 2026

Tartufo bianco a Città di Castello: la famiglia Cenci

Famiglia a caccia di tartufi d’autunno

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Territorio

Tartufo bianco a Città di Castello: la passione della famiglia Cenci passa ai figli

Nei boschi dell’Altotevere Diego Cenci, Elisa Pellegrini e i loro figli condividono la cerca della trifola: una tradizione fatta di cani, vanghino, natura e tempo trascorso insieme.

Immagine illustrativa di una famiglia durante la cerca del tartufo in un bosco autunnale
Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
01 Una passione di famiglia

Diego Cenci cerca tartufi da anni e oggi condivide questa esperienza con la moglie e i figli.

02 Mattia e Marco già abilitati

I due figli maggiori hanno superato gli esami previsti e possono partecipare alla cerca insieme al padre.

03 Il Salone torna in autunno

Nel 2026 Città di Castello ospita la 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato.

CITTÀ DI CASTELLO – Per la famiglia Cenci il fine settimana può cominciare con gli scarponi ai piedi, il vanghino in mano e i cani pronti a entrare nel bosco. La cerca del tartufo bianco è diventata negli anni un’attività condivisa, capace di coinvolgere genitori e figli attorno a una tradizione profondamente legata all’Alta Valle del Tevere.

Protagonisti sono Diego Cenci, 46 anni, la moglie Elisa Pellegrini, 37 e i figli maggiori Mattia, 16 anni, e Marco, 14. Diego possiede il tesserino da cavatore da oltre quindici anni, mentre Mattia e Marco hanno già superato gli esami previsti per ottenere l’abilitazione alla cerca.

Ad accompagnarli nei boschi ci sono anche Red e Milù, i cani con cui la famiglia condivide le uscite alla ricerca della “trifola”, il nome con cui il tartufo bianco viene comunemente indicato nella tradizione locale.

La particolarità della storia non sta soltanto nel ritrovamento del tartufo, ma nel modo in cui una passione individuale è diventata un appuntamento capace di riunire la famiglia e di trasmettersi da una generazione all’altra.

Una passione che passa dai genitori ai figli

Cercare un tartufo richiede pazienza. Non basta raggiungere il bosco: bisogna osservare il terreno, seguire il lavoro del cane e saper leggere segnali che non garantiscono mai il risultato.

È proprio l’incertezza a rendere diversa ogni uscita. La ricerca può concludersi senza ritrovamenti oppure trasformarsi, in pochi istanti, nella scoperta di qualcosa rimasto nascosto sotto terra.

Diego ha riassunto questa sensazione con una frase semplice: «Il tartufo è sempre una sorpresa». La dichiarazione è stata diffusa dal Comune di Città di Castello e ripresa da ANSA.

Per lui, però, il valore dell’esperienza non coincide soltanto con il momento della cavatura. La soddisfazione più grande è vedere la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo crescere anche nei figli.

Dai più grandi ai più piccoli

La famiglia comprende anche Manuel, nato nel 2018, e Matilde, che al momento della testimonianza aveva 18 mesi. Per loro l’eventuale percorso verso l’abilitazione arriverà soltanto quando avranno raggiunto l’età prevista.

Tutto iniziò da un cucciolo nel 2008

La storia raccontata da Diego parte dal settembre del 2008. Mentre si trovava in un ristorante, notò un annuncio per una cucciolata di bracco pointer e decise di contattare il numero indicato.

Scoprì così che il cane da cui provenivano i cuccioli apparteneva allo zio della donna che sarebbe poi diventata sua moglie: un tartufaio conosciuto come “il Barba”.

Da quell’episodio nacque un legame che avrebbe accompagnato anche la storia personale della futura famiglia Cenci. La passione per la cerca crebbe nel tempo fino a coinvolgere i figli e a diventare una consuetudine condivisa.

Il bosco diventa un luogo per stare insieme

Nelle uscite della famiglia Cenci il tartufo è il motivo della partenza, ma non esaurisce il significato della giornata. Il bosco offre anche un’occasione per rallentare, camminare, osservare l’ambiente e condividere un’esperienza lontana dalla routine quotidiana.

Elisa Pellegrini ha descritto questi momenti come «una vera e propria festa nei boschi», sottolineando il piacere di trascorrere tempo all’aria aperta insieme ai cani e ai figli.

Smartphone, tablet e computer restano per qualche ora in secondo piano. Al loro posto ci sono il terreno da esplorare, il comportamento dei cani da seguire e un sapere che passa soprattutto attraverso l’esperienza diretta.

È anche così che una pratica tradizionale continua a essere tramandata: non soltanto attraverso regole e abilitazioni, ma attraverso gesti, attenzione all’ambiente e tempo trascorso insieme.

Città di Castello verso il Salone del Tartufo Bianco Pregiato 2026

La storia della famiglia Cenci arriva mentre Città di Castello si prepara a uno degli appuntamenti che raccontano pubblicamente il rapporto del territorio con la trifola.

Nel 2026 il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato raggiunge la 46ª edizione e si sviluppa su tre fine settimana: 31 ottobre e 1° novembre, 7 e 8 novembre, 14 e 15 novembre.

Secondo il programma pubblicato da Umbria Tourism, il centro di Città di Castello ospiterà iniziative dedicate al tartufo bianco pregiato, alla gastronomia e alle tradizioni del territorio.

Sono previsti il Mercato del Bianco Pregiato, appuntamenti gastronomici, show cooking, esperienze a tema e iniziative rivolte anche alle famiglie.

Il Salone porta nel centro cittadino ciò che nei boschi viene vissuto direttamente da tartufai e famiglie: il legame tra prodotto, territorio, conoscenza della natura e tradizione locale.

Prima di arrivare sulle tavole, ogni tartufo comincia infatti sottoterra, nel rapporto tra ambiente, cane e cavatore. Nel caso dei Cenci, quella ricerca è diventata anche un modo per stare insieme e consegnare una passione alla generazione successiva.

FAQ sul tartufo bianco e sulla famiglia Cenci

Chi è la famiglia Cenci di Città di Castello?

È la famiglia formata da Diego Cenci, Elisa Pellegrini e i figli Mattia, Marco, Manuel e Matilde. La cerca del tartufo è diventata una passione condivisa all’interno del nucleo familiare.

Quali figli sono già abilitati alla cerca del tartufo?

Mattia e Marco, rispettivamente di 16 e 14 anni al momento della testimonianza, hanno superato gli esami previsti e ottenuto l’abilitazione necessaria.

Come è nata la passione di Diego Cenci per il tartufo?

Diego fa risalire l’inizio della storia al settembre 2008, quando un annuncio relativo a una cucciolata di bracco pointer lo mise in contatto con l’ambiente familiare della futura moglie, già legato alla cerca del tartufo.

Quando si svolge il Salone del Tartufo Bianco Pregiato 2026?

La 46ª edizione è in programma a Città di Castello il 31 ottobre e 1° novembre, 7 e 8 novembre, 14 e 15 novembre 2026.

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