Spagna, il Congresso boccia i decreti sulla casa: Sánchez valuta le elezioni anticipate
Il Congresso dei Deputati spagnolo ha respinto i due decreti-legge sulla casa del governo di Pedro Sánchez . La doppia sconfitta parlamentare riapre il confronto sulla durata della legislatura, ma al 2 ottobre non risulta convocata alcuna elezione anticipata.
Il Congresso ha bocciato sia il Real Decreto-ley 26/2026 sia il Real Decreto-ley 27/2026.
I sette deputati di Junts hanno votato contro entrambi i provvedimenti presentati dal governo.
Sánchez valuta il quadro politico, ma non ha annunciato lo scioglimento delle Cortes.
MADRID – Il Congresso dei Deputati spagnolo ha respinto i due real decreti-legge sulla casa approvati il 29 settembre dal governo di Pedro Sánchez.
Il voto apre una nuova fase di incertezza per l’esecutivo di coalizione, che non dispone di una maggioranza autonoma e deve costruire sostegni parlamentari differenti a seconda dei provvedimenti.
Nel primo voto si sono espressi contro PP, Vox, Junts e UPN. Nel secondo al fronte contrario si sono aggiunti anche PNV e Coalición Canaria.
La doppia bocciatura ha immediatamente riaperto il confronto sulla durata della legislatura. Pedro Sánchez non ha però annunciato lo scioglimento delle Cortes né convocato elezioni anticipate.
Cosa prevedevano i decreti sulla casa in Spagna
Il primo provvedimento, il Real Decreto-ley 26/2026, era dedicato alla protezione della funzione sociale della casa e all’ampliamento dell’offerta di abitazioni a prezzi accessibili.
Il decreto era stato pubblicato nel Boletín Oficial del Estado il 30 settembre ed era entrato in vigore il 1° ottobre.
Il testo comprendeva un pacchetto articolato di misure sul mercato immobiliare, sugli affitti e sulla tutela delle persone in condizioni di vulnerabilità abitativa.
Tra gli interventi figuravano limitazioni temporanee ad alcune acquisizioni immobiliari, nuove tutele in determinati procedimenti di sfratto, una disciplina specifica per gli affitti temporanei e delle singole stanze e una proroga straordinaria, in presenza delle condizioni previste, per alcuni contratti di abitazione principale.
Il decreto interveniva inoltre su diversi aspetti fiscali, tra cui IRPF, IVA, IBI e regime delle SOCIMI, oltre a misure collegate al patrimonio abitativo pubblico.
Il Real Decreto-ley 27/2026, pubblicato il 1° ottobre ed entrato in vigore il 2 ottobre, riguardava invece in modo specifico la stabilità dei contratti di locazione delle abitazioni principali.
La norma modificava il regime delle proroghe. Dopo almeno cinque anni di contratto, oppure sette quando il locatore fosse una persona giuridica, prevedeva ulteriori proroghe in assenza di una comunicazione di mancato rinnovo.
Il testo disciplinava anche il preavviso del locatore e prevedeva in determinati casi un’indennità per l’inquilino qualora il proprietario decidesse di non rinnovare il contratto, salvo le eccezioni indicate dalla norma.
Con il voto contrario del Congresso, i due decreti-legge non sono stati convalidati e decadono secondo la procedura prevista dall’ordinamento spagnolo per questo tipo di provvedimenti d’urgenza.
Il voto di Junts priva il governo dei numeri necessari
Uno degli elementi politicamente più rilevanti della votazione è stato il voto contrario dei sette deputati di Junts per Catalunya.
Il partito catalano aveva annunciato la propria opposizione ai due provvedimenti prima del voto e aveva chiesto al governo di lavorare su un nuovo testo.
Junts ha sostenuto che le misure proposte non raggiungessero un equilibrio sufficiente tra tutela degli inquilini, protezione dei piccoli proprietari e mantenimento dell’offerta di abitazioni sul mercato degli affitti.
Il 2 ottobre la formazione catalana ha inoltre presentato una proposta alternativa, chiedendo l’apertura di una nuova trattativa.
La ministra della Casa Isabel Rodríguez aveva chiesto a Junts almeno di consentire la convalida del primo decreto, prospettando una successiva trasformazione del testo in progetto di legge per permettere modifiche durante l’iter parlamentare.
Il governo ha però scelto di sottoporre entrambi i provvedimenti al voto del Congresso.
Anche PP e Vox hanno votato contro entrambi i testi. PNV e Coalición Canaria, favorevoli al primo decreto, hanno invece respinto il secondo.
La crisi abitativa aumenta la pressione politica
La votazione è arrivata durante una fase di forte mobilitazione sul problema dell’accesso alla casa in Spagna.
Uno degli episodi che ha alimentato le proteste è stato lo sfratto a Madrid di Maricarmen Abascal, 87 anni, avvenuto il 23 settembre dopo una lunga controversia sulla permanenza nell’abitazione nella quale aveva vissuto per oltre settant’anni.
Il caso è diventato uno dei simboli delle mobilitazioni sul diritto alla casa.
Nei giorni successivi migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e un accampamento è stato organizzato nella Puerta del Sol di Madrid.
Il tema della casa si è trasformato anche in un nuovo banco di prova parlamentare per un governo che non dispone autonomamente della maggioranza assoluta.
Sánchez valuta lo scenario delle elezioni anticipate
Dopo la doppia sconfitta parlamentare, l’attenzione si è spostata sulla possibile durata della legislatura.
Secondo quanto riferito nel pomeriggio del 2 ottobre da El País, Sánchez si sta prendendo del tempo prima di decidere e sta ascoltando opinioni differenti all’interno del governo e del PSOE.
Alcuni ministri e dirigenti socialisti ritengono che il ricorso anticipato alle urne debba essere preso in considerazione. Altri non considerano invece la decisione già definita.
Prima della votazione, fonti di Moncloa citate da EFE avevano precisato che il governo non stava formalmente lavorando a una convocazione elettorale e che la priorità restavano i decreti sulla casa.
Al 2 ottobre 2026 non risulta annunciata una decisione ufficiale sullo scioglimento delle Cortes. Le elezioni anticipate restano quindi uno scenario politico in discussione, non una decisione già assunta.
Tra le ipotesi riportate dalla stampa è comparsa anche la data del 29 novembre 2026, indicata come possibile prima finestra in caso di rapido scioglimento delle Camere.
Non si tratta tuttavia di una data elettorale ufficialmente convocata.
La doppia sconfitta complica il quadro parlamentare
Il voto sui decreti della casa mette nuovamente in evidenza la difficoltà dell’esecutivo nel costruire maggioranze sufficienti in un Congresso fortemente frammentato.
La sconfitta parlamentare non determina automaticamente né la caduta del governo né la conclusione della legislatura .
Mostra però quanto l’esecutivo dipenda dal sostegno, o almeno dall’astensione, di forze esterne alla coalizione per approvare alcuni dei provvedimenti considerati prioritari.
Sul tema della casa resta aperta la possibilità di una nuova trattativa.
Junts ha già presentato una propria proposta alternativa e il governo potrebbe tentare di recuperare parte delle misure respinte attraverso nuovi testi o differenti iniziative legislative.
Fino a un eventuale annuncio formale di Pedro Sánchez, le elezioni anticipate devono essere considerate uno scenario politico possibile e non una decisione già presa .
FAQ sui decreti casa e sulla crisi politica in Spagna
Perché il Congresso spagnolo ha bocciato i decreti sulla casa?
Il governo non ha ottenuto i voti necessari per convalidarli.
Il primo decreto è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli, con il no di PP, Vox, Junts e UPN.
Il secondo ha ottenuto 184 voti contrari e 166 favorevoli. Tra i contrari figuravano anche PNV e Coalición Canaria.
Quali misure sono state respinte?
I due decreti riguardavano, tra le altre materie, protezione in specifiche situazioni di vulnerabilità abitativa, affitti temporanei e di stanze, proroghe dei contratti, fiscalità immobiliare, patrimonio abitativo pubblico e maggiore stabilità dei contratti di locazione delle abitazioni principali.
Che ruolo ha avuto Junts?
I sette deputati di Junts per Catalunya hanno votato contro entrambi i decreti.
La formazione catalana aveva chiesto al governo di ritirare o modificare i testi e il 2 ottobre ha presentato una proposta alternativa.
Sánchez ha già convocato elezioni anticipate?
No.
Al 2 ottobre 2026 non risulta una convocazione ufficiale delle elezioni generali anticipate.
Sánchez sta valutando il nuovo quadro politico dopo la bocciatura dei decreti, ma la decisione finale non risulta ancora annunciata.
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