Grecia chiede all’UE più flessibilità fiscale contro il caro energia
La Grecia chiede all’Unione Europea maggiore flessibilità fiscale per consentire agli Stati membri di adottare nuove misure a sostegno di famiglie e imprese colpite dal caro energia.
Atene chiede margini aggiuntivi per alcune misure temporanee contro l’aumento dei prezzi energetici.
Le proposte riguardano l’indicatore della spesa netta e le maggiori entrate IVA derivanti dall’inflazione energetica.
La flessibilità già prevista per la sicurezza energetica non copre automaticamente qualsiasi sussidio alle bollette.
La richiesta arriva dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, che ha sollecitato Bruxelles a individuare ulteriore spazio all’interno delle regole fiscali europee senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.
La posizione di Atene è contenuta in una lettera del 30 settembre inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e trasmessa anche al presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis.
Secondo quanto riportato da Euronews, Mitsotakis ritiene che il nuovo shock sui prezzi energetici stia durando più a lungo del previsto e che sia quindi necessario ampliare gli strumenti a disposizione dei governi europei.
La Grecia propone due interventi principali: consentire che, entro determinati limiti, alcune misure nazionali temporanee di sostegno a cittadini e imprese siano escluse dal calcolo dell’indicatore della spesa netta e permettere agli Stati di tenere conto delle maggiori entrate IVA generate dall’inflazione energetica superiore alle attese.
Cosa chiede la Grecia a Bruxelles
L’obiettivo del governo greco è ottenere un maggiore margine di manovra per finanziare interventi destinati ad attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su famiglie e attività economiche.
La prima proposta riguarda l’indicatore della spesa netta, uno degli elementi centrali del nuovo quadro europeo di governance economica.
Atene chiede che alcune misure temporanee adottate per fronteggiare lo shock energetico possano, entro un limite da definire, non incidere pienamente sul calcolo utilizzato per verificare il rispetto del percorso di spesa concordato con Bruxelles.
La seconda proposta riguarda invece le entrate fiscali. Il governo greco vorrebbe consentire agli Stati membri di tenere conto delle entrate IVA aggiuntive generate quando l’aumento dei prezzi dell’energia risulta superiore alle previsioni iniziali.
Se queste proposte venissero accolte a livello europeo, i governi potrebbero disporre di un maggiore spazio fiscale per contrastare il caro energia , senza modificare necessariamente gli obiettivi generali di sostenibilità delle finanze pubbliche.
Mitsotakis ha sottolineato come l’aumento dei costi dell’energia possa trasferirsi progressivamente sui trasporti, sulle attività produttive e, infine, sui prezzi pagati dai consumatori.
Il governo greco ha annunciato che valuterà con cadenza quindicinale l’evoluzione della situazione e l’adeguatezza degli interventi, mantenendo come obiettivi sia il sostegno ai cittadini sia la stabilità dei conti pubblici.
Cosa prevede già la flessibilità fiscale UE per la sicurezza energetica
La richiesta della Grecia si inserisce in un quadro nel quale l’Unione Europea ha già previsto la possibilità di utilizzare una specifica forma di flessibilità fiscale per determinate spese legate alla sicurezza e alla resilienza energetica .
Il meccanismo consente agli Stati membri, su richiesta e nel rispetto della procedura prevista a livello europeo, di estendere l’ambito della clausola di salvaguardia nazionale utilizzata per l’aumento delle spese per la difesa anche a determinate misure energetiche.
Gli interventi ammissibili devono contribuire alla riduzione della dipendenza europea dai combustibili fossili importati e al rafforzamento strutturale della sicurezza energetica.
La Commissione ha precisato che, per gli Stati che abbiano già utilizzato integralmente il margine disponibile per la difesa, un eventuale superamento della soglia richiederebbe un’ulteriore valutazione della sostenibilità fiscale.
La flessibilità UE non riguarda automaticamente bonus e sussidi
La flessibilità fiscale per la sicurezza energetica non copre automaticamente qualsiasi bonus, sussidio o intervento destinato a ridurre le bollette.
Il meccanismo riguarda specifiche misure capaci di rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico e di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.
Gli eventuali interventi emergenziali destinati a sostenere famiglie e imprese contro l’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero essere temporanei e mirati, ma non diventano automaticamente ammissibili alla flessibilità fiscale prevista per la sicurezza energetica.
È proprio su questo punto che interviene la nuova iniziativa di Mitsotakis.
Atene chiede infatti di creare maggiore spazio anche per alcune misure temporanee direttamente destinate a proteggere consumatori e imprese dai rincari , consentendo entro determinati limiti un trattamento più favorevole nel calcolo della spesa netta.
La posizione della Grecia sulla clausola di salvaguardia
Nel settembre 2026 la Commissione europea ha raccomandato al Consiglio di ampliare alla sicurezza energetica l’ambito della clausola di salvaguardia nazionale già attiva per la Grecia per le maggiori spese legate alla difesa.
La procedura riguarda quindi l’ estensione di una flessibilità già esistente , e non l’attivazione ex novo della clausola nazionale per la Grecia.
La nuova proposta presentata da Mitsotakis va però oltre questo meccanismo.
Il governo greco chiede infatti che venga valutata una forma di flessibilità aggiuntiva anche per specifiche misure temporanee adottate direttamente per limitare l’impatto del caro energia su famiglie e imprese .
Caro energia, il difficile equilibrio tra aiuti e conti pubblici
Il nodo per Bruxelles è trovare un equilibrio tra la necessità di proteggere cittadini e attività economiche dallo shock energetico e quella di mantenere sotto controllo deficit e debito pubblico.
La Commissione europea ha sottolineato che gli interventi emergenziali contro l’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero essere temporanei, mirati e compatibili con la sostenibilità fiscale .
Misure troppo ampie e generalizzate potrebbero aumentare la spesa pubblica senza ridurre strutturalmente la vulnerabilità europea alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.
Per Atene la questione assume un peso particolare anche alla luce delle condizioni della sua economia.
Nelle previsioni economiche di primavera pubblicate il 21 maggio 2026, la Commissione europea ha stimato per la Grecia una crescita del PIL dell’1,8% nel 2026, in rallentamento rispetto al 2,1% del 2025.
L’inflazione è invece prevista al 3,7%, con il rincaro dell’energia indicato tra i principali fattori di pressione sul reddito reale delle famiglie.
Sul fronte dei conti pubblici, Bruxelles prevede una progressiva riduzione del rapporto debito/PIL, dal 146,1% del 2025 al 140,7% nel 2026, fino al 134,4% nel 2027.
La richiesta di maggiore flessibilità fiscale deve quindi conciliarsi con l’obiettivo di continuare a ridurre il peso del debito pubblico.
Le proposte della Grecia aprono un nuovo confronto nell’UE
La richiesta di Atene riporta al centro del dibattito europeo una questione già emersa durante le precedenti crisi energetiche: quanto spazio concedere ai bilanci nazionali quando l’aumento dei prezzi deriva da shock esterni e da tensioni geopolitiche.
Finora la flessibilità europea legata all’energia si è concentrata soprattutto su interventi capaci di rafforzare strutturalmente la sicurezza energetica dell’UE e di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.
La proposta greca introduce un elemento ulteriore: creare margini specifici anche per alcune misure temporanee di sostegno a consumatori e imprese , limitandone entro determinate condizioni l’impatto sull’indicatore europeo della spesa netta.
Secondo Euronews, Mitsotakis si aspetta che la questione venga affrontata anche durante la riunione dei ministri europei dell’Energia prevista a Bruxelles nel corso di ottobre.
Il confronto non riguarda soltanto la Grecia.
Anche l’Italia ha avviato nel settembre 2026 una procedura per utilizzare la flessibilità europea anche per misure legate alla sicurezza energetica, mentre il governo italiano ha sollevato il tema di un maggiore margine fiscale davanti ai nuovi rincari.
Le prossime decisioni europee dovranno quindi chiarire non soltanto quanto spazio fiscale aggiuntivo possa essere concesso agli Stati membri, ma soprattutto quali misure possano beneficiarne e a quali condizioni .
FAQ sulla richiesta della Grecia e sulla flessibilità fiscale UE
Cosa ha chiesto la Grecia all’Unione Europea?
Il governo greco ha chiesto una maggiore flessibilità all’interno del quadro fiscale europeo per permettere agli Stati membri di adottare ulteriori misure contro il caro energia senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.
Atene propone, in particolare, di escludere entro determinati limiti alcune misure temporanee dall’indicatore della spesa netta e di tenere conto delle maggiori entrate IVA generate da un’inflazione energetica superiore alle attese.
L’UE consente già maggiore spesa per la sicurezza energetica?
Sì, ma non automaticamente. Gli Stati membri possono chiedere di estendere la clausola di salvaguardia nazionale a determinate misure di sicurezza energetica.
Per il periodo 2026-2028 il quadro prevede un limite dello 0,3% del PIL all’anno e dello 0,6% cumulativo, nel rispetto delle condizioni e della procedura stabilite a livello europeo.
Più flessibilità fiscale significa automaticamente nuovi bonus?
No. Un maggiore spazio fiscale non comporta automaticamente l’introduzione di nuovi bonus o sussidi.
I singoli governi devono decidere quali interventi adottare e verificarne la compatibilità con le regole europee applicabili.
Quali misure propone concretamente la Grecia contro il caro energia?
La proposta di Atene prevede che alcune misure nazionali temporanee di sostegno a consumatori e imprese possano essere escluse, entro un limite da definire, dall’indicatore europeo della spesa netta.
La Grecia propone inoltre di consentire ai governi di tenere conto delle entrate IVA aggiuntive derivanti da un’inflazione energetica superiore alle attese .
La flessibilità per la sicurezza energetica copre anche gli aiuti sulle bollette?
Non automaticamente. La flessibilità europea esistente riguarda principalmente misure capaci di aumentare la resilienza energetica e ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili importati.
La proposta della Grecia mira invece ad aprire maggiore spazio fiscale anche per alcune misure temporanee direttamente destinate a proteggere famiglie e imprese dall’aumento dei prezzi.
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