Fuga dei medici dagli ospedali: 3.767 dimissioni nel 2025, +150% in un anno
Nel 2025 3.767 medici ospedalieri hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario nazionale , contro 1.503 nel 2024. Per la prima volta nella serie 2015-2025 analizzata da Anaao Assomed, le dimissioni hanno superato i pensionamenti.
Sono quelle registrate tra i medici ospedalieri nel 2025, contro 1.503 nell’anno precedente.
La crescita delle uscite volontarie segna una forte discontinuità rispetto al 2024.
In 12 regioni su 20 le dimissioni volontarie hanno superato i pensionamenti.
Nel 2025 3.767 medici ospedalieri hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario nazionale , contro 1.503 nel 2024: un aumento del 150% in dodici mesi. Nello stesso anno i pensionamenti sono stati 2.876.
Per la prima volta nella serie 2015-2025 analizzata da Anaao Assomed, quindi, le dimissioni volontarie hanno superato le uscite per pensionamento.
Il dato è stato pubblicato il 2 ottobre 2026 dal Centro Studi Anaao Assomed, sulla base di informazioni Onaosi, Conto annuale dello Stato e Ministero dell’Economia e delle Finanze.
La distinzione tra le date è importante: le 3.767 dimissioni riguardano il 2025, mentre il dato è stato reso pubblico nel 2026 . Al 2 ottobre 2026 non è disponibile un consuntivo nazionale completo delle dimissioni relative all’intero anno in corso.
Il quadro sposta l’attenzione su un problema rilevante anche per valutare l’evoluzione futura del Servizio sanitario: non soltanto quanti medici il SSN riesca ad assumere, ma quanti professionisti riesca effettivamente a trattenere negli ospedali.
Più dimissioni volontarie che pensionamenti
Le 3.767 dimissioni volontarie registrate nel 2025 equivalgono, secondo Anaao, al 3,5% dei medici in servizio e rappresentano il valore più elevato della serie esaminata.
Il confronto con il 2024 evidenzia una forte discontinuità: le uscite volontarie sono passate da 1.503 a 3.767 in un solo anno.
Un altro dato aiuta a comprendere la pressione sugli organici. Secondo lo studio, nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, il numero delle dimissioni volontarie registrate nello stesso anno è stato pari a 43.
Considerando pensionamenti e altre cause di cessazione, le uscite complessive sono state 77 ogni 100 assunzioni a tempo indeterminato.
Il rapporto non significa che 43 dei medici appena assunti siano necessariamente gli stessi professionisti che si sono poi dimessi. Il dato confronta i flussi complessivi di ingresso e uscita registrati nell’anno.
Anaao indica inoltre un’età media di circa 48 anni tra i professionisti che lasciano, quindi ben prima della conclusione ordinaria della carriera.
Le dimissioni superano i pensionamenti in 12 regioni
Il fenomeno non riguarda soltanto alcune aziende sanitarie.
Nel 2025, secondo l’elaborazione Anaao, in 12 regioni su 20 il numero delle dimissioni volontarie ha superato quello dei pensionamenti .
Le differenze più marcate sono state rilevate in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il rapporto tra dimissionari e pensionati è risultato compreso tra 2,4 e 3,3.
Il quadro territoriale diventa ancora più significativo osservando l’intero decennio.
Tra il 2015 e il 2024 il Centro-Nord ha registrato, secondo Anaao, un incremento di 4.029 medici, pari al 5,9%, mentre il Mezzogiorno ha perso 1.166 professionisti, con una riduzione del 3,1%.
Le contrazioni percentuali più consistenti sono state rilevate in Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d’Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).
La media nazionale, quindi, non descrive da sola la capacità dei singoli territori di mantenere organici sufficienti.
L’uscita di uno specialista può avere conseguenze molto diverse in una struttura con una dotazione adeguata rispetto a un ospedale che parte già da una situazione di carenza.
Negli ospedali resta il problema della carenza di personale
Il tema degli organici era già tornato in primo piano durante l’estate.
L’11 luglio 2026 Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, ha stimato in circa 10 mila unità la carenza ordinaria di medici negli ospedali italiani .
Nella stessa occasione il sindacato ha sostenuto che, durante l’estate, un medico su cinque possa essere costretto a rinunciare alle ferie o a posticiparle a causa della mancanza di colleghi.
Si tratta di stime e valutazioni sindacali, non di un censimento ministeriale 2026 della carenza di medici. Devono quindi essere distinte dai dati amministrativi ufficiali sul personale.
Un possibile meccanismo è comunque chiaro: organici ridotti possono aumentare turni e carichi di lavoro per chi rimane; condizioni meno sostenibili possono rendere il posto ospedaliero meno attrattivo; ulteriori dimissioni possono infine accrescere nuovamente la pressione sui reparti.
Perché i medici lasciano gli ospedali?
Attribuire le dimissioni a una sola causa non sarebbe corretto.
Nelle fonti disponibili non emergono dati nazionali completi che consentano di ricostruire sistematicamente la destinazione professionale di tutti i medici dimissionari e stabilire quanti passino alla sanità privata, quanti scelgano la libera professione, quanti cambino azienda o settore e quanti si trasferiscano all’estero.
Proprio per questo Anaao ha proposto la creazione di un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni , con l’obiettivo di rilevare motivazioni e destinazioni professionali.
Il sindacato associa il fenomeno a diversi elementi: intensità dei turni, retribuzioni, carico burocratico, equilibrio tra lavoro e vita privata, aggressioni nelle strutture e sostenibilità psicofisica della professione.
I dati sulle dimissioni, da soli, non permettono di stabilire quanto pesi ciascun fattore né di attribuire a tutti i professionisti le stesse motivazioni.
Anche la componente economica può quindi rappresentare soltanto una parte del problema.
Nelle scelte professionali possono entrare anche il tempo, l’organizzazione del lavoro, l’autonomia, la burocrazia, la sicurezza, le opportunità di carriera e la possibilità di conciliare vita privata e professione.
Lasciare un determinato posto di lavoro, inoltre, non significa necessariamente abbandonare la medicina.
Vita privata e lavoro: cosa emerge dal Rapporto FNOMCeO-Censis 2026
Alcune indicazioni arrivano direttamente dai medici intervistati nel terzo Rapporto FNOMCeO-Censis, presentato il 9 luglio 2026 e realizzato su un campione di 530 professionisti.
Il 67,7% degli intervistati dichiara che la carriera medica ha comportato molte rinunce e sacrifici nella vita privata. La percentuale sale al 72,1% tra i medici fino a 49 anni.
Quando viene chiesto quale sia oggi la priorità nella propria vita, il 62,7% indica famiglia e vita privata, il 27,5% la professione e il 9,8% il tempo per sé e per i propri interessi.
Sommando le risposte relative a famiglia, vita privata e tempo personale, per il 72,5% degli intervistati questi aspetti prevalgono sulla professione.
Questo non equivale però a un rifiuto della medicina.
L’80,2% degli intervistati si dichiara infatti soddisfatto del proprio lavoro e del percorso professionale, mentre il 57% indica vocazione e passione tra le ragioni che lo hanno spinto a diventare medico.
L’81,5% degli intervistati ritiene che il lavoro dipendente comporti un eccesso di impegni burocratici, mentre il 54% segnala il rischio di una riduzione dell’autonomia decisionale professionale.
Sono opinioni rilevate attraverso un’indagine campionaria, non misure oggettive del carico burocratico dell’intero SSN, ma aiutano a comprendere quali aspetti vengano percepiti come problematici da una parte consistente dei professionisti intervistati.
Il 94,3% ritiene inoltre che una sanità migliore richieda maggiore umanizzazione, con più tempo e attenzione alla relazione di cura.
Gli organici medici crescono fino al 2024, ma nel 2025 aumentano le dimissioni
I dati disponibili non descrivono un semplice crollo generalizzato degli organici.
Il Ministero della Salute ha comunicato il 7 agosto 2026 che nel 2024 il personale a tempo indeterminato del SSN nel suo complesso è aumentato dell’1,6% rispetto al 2023 .
Le assunzioni sono state 58.311 e le cessazioni 47.238.
Questi numeri riguardano il personale del Servizio sanitario nel suo complesso e non devono essere interpretati come dati riferiti esclusivamente ai medici.
Per i medici ospedalieri, l’analisi Anaao indica invece che tra il 2015 e il 2024 la consistenza degli organici è cresciuta del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità. Nello stesso periodo si è ridotta anche l’età media.
I due insiemi di dati hanno quindi perimetri e periodi differenti e non vanno sovrapposti.
Il punto che emerge dall’analisi Anaao relativa al 2025 è più specifico: mentre il sistema continua a reclutare professionisti e il ricambio generazionale procede, è aumentato rapidamente anche il numero dei medici ospedalieri che scelgono volontariamente di lasciare.
Alla questione delle assunzioni si affianca quindi quella della capacità del SSN di trattenere i professionisti nel tempo .
Quasi 10 mila medici entrati attraverso il Decreto Calabria
Il ricambio generazionale è stato sostenuto anche dalle norme che consentono l’ingresso nel SSN degli specializzandi durante il percorso di formazione.
Un’analisi Anaao Assomed e Anaao Giovani pubblicata il 24 giugno 2026 ha quantificato in 9.897 i medici entrati nel Servizio sanitario nazionale attraverso le possibilità ricondotte al cosiddetto Decreto Calabria .
Secondo Anaao, questa modalità di ingresso ha contribuito al ringiovanimento degli organici e alla copertura delle esigenze di personale.
Il dato rende ancora più importante osservare insieme entrate e uscite.
Aumentare la capacità di reclutamento può infatti non essere sufficiente se cresce contemporaneamente il numero dei professionisti che decidono di lasciare l’ospedale pubblico.
La nuova sfida del SSN: trattenere i professionisti
Il dato pubblicato il 2 ottobre 2026 segna una discontinuità nella serie analizzata da Anaao: 3.767 dimissioni volontarie nel 2025, +150% rispetto all’anno precedente e, per la prima volta nel decennio esaminato, più dimissionari che pensionati .
Assumere nuovi medici e favorire l’ingresso degli specializzandi resta essenziale.
I numeri più recenti mostrano però che il reclutamento non può essere considerato separatamente dalla capacità di mantenere i professionisti all’interno degli ospedali.
La domanda centrale diventa quindi non soltanto quanti medici entreranno nel Servizio sanitario nazionale, ma quanti sceglieranno di restarci e per quanto tempo .
I dati dei prossimi anni permetteranno di capire se l’impennata registrata nel 2025 sia stata un episodio eccezionale o l’inizio di una trasformazione più strutturale del lavoro medico negli ospedali pubblici.
FAQ sulle dimissioni dei medici dagli ospedali
Quanti medici si sono dimessi dagli ospedali secondo i dati pubblicati nel 2026?
Lo studio Anaao Assomed pubblicato il 2 ottobre 2026 registra 3.767 dimissioni volontarie di medici ospedalieri nel 2025 , contro 1.503 nel 2024. L’incremento è del 150%.
È corretto parlare di 3.767 dimissioni nel 2026?
No. Le 3.767 dimissioni sono avvenute nel 2025. Il dato è stato pubblicato da Anaao Assomed il 2 ottobre 2026.
Al 2 ottobre 2026 non è disponibile un consuntivo nazionale completo relativo a tutte le dimissioni dell’anno 2026.
Le dimissioni hanno superato i pensionamenti?
Sì. Nel 2025 Anaao registra 3.767 dimissioni volontarie e 2.876 pensionamenti.
È la prima volta che le dimissioni superano i pensionamenti nella serie analizzata dal 2015 al 2025.
Dove vanno i medici che lasciano il Servizio sanitario nazionale?
Nelle fonti disponibili non emergono dati nazionali completi che consentano di ricostruire la destinazione professionale di tutti i medici dimissionari.
Non è quindi possibile stabilire quanti passino al privato, alla libera professione, ad altre aziende, all’estero o ad altre attività.
Qual è il problema principale evidenziato dai dati?
Oltre alla necessità di reclutare nuovi professionisti, emerge una questione di permanenza negli ospedali.
Il SSN deve riuscire non soltanto ad assumere medici, ma anche a creare condizioni che consentano di trattenerli nel tempo.
Sanità italiana: organici, ospedali e Servizio sanitario nazionale
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