Tumore del pancreas, come funziona la “colla radioattiva” sperimentata al Gemelli
Al Policlinico Gemelli di Roma è stato trattato il primo paziente con adenocarcinoma duttale pancreatico localmente avanzato mediante YntraDose, un dispositivo che porta microsfere di Ittrio-90 direttamente nella lesione. Il risultato segna l’avvio clinico della strategia nel tumore pancreatico, ma non dimostra ancora un beneficio oncologico.
Il caso comunicato dal Gemelli riguarda una donna con adenocarcinoma duttale pancreatico localmente avanzato.
Il trattamento è stato effettuato in anestesia locale e con minima sedazione.
L’Ittrio-90 emette radiazioni beta che il dispositivo punta a concentrare nella sede tumorale.
Il primo trattamento al Gemelli riguarda un tumore pancreatico non operabile
La procedura è stata annunciata il 1° ottobre 2026 dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Secondo la struttura, si tratta del primo utilizzo al mondo di YntraDose in una persona con adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile , indicato anche con l’acronimo LA-PDAC.
La paziente, 63 anni, è stata trattata dalla Radiologia interventistica diretta dal professor Roberto Iezzi all’interno di uno studio internazionale coordinato al Gemelli dal professor Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center. L’idoneità era stata valutata dal gruppo multidisciplinare dedicato alle neoplasie pancreatiche.
Il Gemelli riferisce che la procedura è durata circa un’ora, con anestesia locale e minima sedazione, e che non sono state registrate complicanze post-operatorie nel periodo immediatamente successivo all’intervento.
Il dato descrive innanzitutto la fattibilità tecnica del primo trattamento. Da un singolo caso non è possibile stabilire se YntraDose migliori la sopravvivenza, riduca in modo duraturo la malattia o renda successivamente possibile l’intervento chirurgico.
YntraDose porta l’Ittrio-90 direttamente nella massa tumorale
L’espressione giornalistica “colla radioattiva” deriva dalla particolare struttura del dispositivo. YntraDose combina microsfere contenenti Ittrio-90 con una matrice biocompatibile che, una volta posizionata, ha la funzione di trattenere il materiale radioattivo nella zona trattata.
L’Ittrio-90 è un radionuclide emettitore di radiazioni beta. La strategia non irradia quindi la lesione dall’esterno: il materiale viene depositato all’interno del tumore mediante un ago inserito attraverso la cute.
L’obiettivo tecnologico è ottenere un’azione molto localizzata, riducendo la dispersione del materiale rispetto alla sede scelta. Quanto questo approccio possa tradursi in un vantaggio clinico per i pazienti è uno degli aspetti che dovranno essere chiariti dalla sperimentazione.
Come si svolge la procedura percutanea
Il trattamento non corrisponde a un intervento chirurgico tradizionale. Il medico raggiunge la lesione con un ago e controlla il percorso mediante tecniche di imaging, tra cui TAC, ecografia o CBCT a seconda delle necessità procedurali.
Valutazione multidisciplinare
Il team verifica caratteristiche della malattia, condizioni cliniche e criteri di eleggibilità previsti dallo studio.
Localizzazione della lesione
Il tumore viene individuato con imaging per pianificare l’accesso e il punto di deposito del dispositivo.
Iniezione intratumorale
YntraDose viene introdotto direttamente nella massa attraverso un ago percutaneo.
Controlli successivi
Gli esami verificano distribuzione del materiale e condizioni del paziente dopo la procedura.
Nel primo caso romano sono state coinvolte più specialità: radiologia interventistica, medicina nucleare, fisica sanitaria e radioterapia. Questa integrazione è necessaria sia per la gestione del materiale radioattivo sia per il controllo della dose e del paziente.
I controlli PET-TAC hanno verificato dove si è depositato il radiofarmaco
Il Policlinico Gemelli riferisce che sono stati eseguiti controlli PET-TAC con Ittrio-90 a 24 ore e sette giorni dalla procedura. Secondo la struttura, le immagini hanno mostrato la deposizione del materiale nel pancreas senza dispersione rilevata e senza aree di captazione fuori dalla sede prevista.
È un’informazione sulla precisione tecnica del trattamento, non una prova di efficacia oncologica. Per valutare un eventuale beneficio servono follow-up, risposta radiologica della malattia, dati clinici su più pazienti e risultati complessivi dello studio.
Lo studio è rivolto a pazienti selezionati con LA-PDAC
La sperimentazione non riguarda indistintamente tutti i tumori pancreatici. La popolazione studiata comprende persone con adenocarcinoma duttale pancreatico localmente avanzato non resecabile , cioè una malattia che al momento della valutazione non può essere rimossa chirurgicamente.
La documentazione pubblicata da BetaGlue descrive lo studio come una Early Feasibility Study multicentrica e in aperto . Gli obiettivi comprendono sicurezza e tollerabilità, corretto posizionamento del dispositivo, esperienza procedurale, qualità di vita e risposta osservata attraverso esami di imaging e altri indicatori clinici.
Un elemento importante riguarda il rapporto con le cure già previste: nella descrizione dello studio YntraDose viene somministrato tra i cicli della chemioterapia standard , non presentato come sostituto generalizzato della terapia sistemica.
Perché è prematuro parlare di nuova cura per il tumore del pancreas
Il carattere innovativo della procedura non modifica il livello di evidenza disponibile. BetaGlue specifica che YntraDose è un prodotto in fase di sviluppo clinico e che sicurezza e prestazioni sono ancora oggetto di valutazione.
Mancano al momento dati sufficienti per stabilire quale impatto possa avere sul controllo della malattia nel tempo, sulla possibilità di arrivare alla chirurgia o sulla sopravvivenza. Queste domande richiedono un numero adeguato di pazienti, confronti clinici e periodi di osservazione più lunghi.
La società indica inoltre nel proprio programma di sviluppo una futura sperimentazione randomizzata. Si tratta però di uno sviluppo successivo previsto, non di una prova già completata.
Oggi YntraDose può essere descritto come una strategia radioterapica locoregionale sperimentale . Non ci sono elementi per presentarla come trattamento già validato o come alternativa disponibile per la generalità dei pazienti con tumore del pancreas.
Lo studio coinvolge centri in Italia, Belgio e Regno Unito
Il programma clinico è internazionale. Il Gemelli riferisce la partecipazione di centri in Italia, Belgio e Regno Unito; BetaGlue indica inoltre centri di reclutamento britannici e belgi e descrive l’apertura progressiva dei siti sulla base delle autorizzazioni nazionali.
L’azienda stima per ciascun partecipante una fase attiva di osservazione di circa sette mesi, seguita da un ulteriore periodo di monitoraggio. Questi tempi spiegano perché il significato clinico della procedura non possa essere ricavato dai controlli immediatamente successivi al primo trattamento.
Cosa rende scientificamente rilevante questo primo caso
L’interesse della notizia non risiede nella dimostrazione di una nuova terapia efficace, che ancora non esiste, ma nel passaggio all’impiego clinico nel carcinoma pancreatico localmente avanzato di una tecnologia progettata per depositare una sorgente radioattiva direttamente nel tumore.
Il primo caso permette ai ricercatori di raccogliere dati sulla praticabilità della procedura, sulla distribuzione del materiale e sulla sicurezza iniziale. Il passaggio successivo sarà capire, attraverso l’intera sperimentazione, se questo controllo locale possa offrire un vantaggio clinicamente significativo.
Domande frequenti su YntraDose e tumore del pancreas
YntraDose è già disponibile come cura per il tumore del pancreas?
No. Il dispositivo è in sperimentazione clinica. L’accesso dipende dai criteri del protocollo e dalla valutazione dei centri partecipanti.
Il trattamento elimina la necessità della chemioterapia?
Non secondo il protocollo descritto da BetaGlue. Nello studio YntraDose viene somministrato nel contesto di un percorso che comprende la chemioterapia standard prevista per i pazienti arruolati.
Perché vengono eseguiti controlli dopo l’iniezione?
Servono anche a verificare la localizzazione del materiale radioattivo e l’eventuale presenza di distribuzione al di fuori della sede pianificata. Questi controlli non equivalgono alla valutazione definitiva dell’efficacia oncologica.
Che cosa significa tumore pancreatico localmente avanzato?
Nel contesto dello studio indica un adenocarcinoma duttale pancreatico che interessa localmente strutture tali da non essere considerato resecabile al momento della valutazione. L’inquadramento è sempre individuale e affidato al team oncologico multidisciplinare.
Fonti e documentazione
- Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS — comunicazione del 1° ottobre 2026 sul primo trattamento.
- BetaGlue Therapeutics — studio clinico YntraDose — caratteristiche dello studio, obiettivi, percorso dei partecipanti e centri di reclutamento.
- BetaGlue Therapeutics — sviluppo clinico — stato del programma e roadmap della sperimentazione.
- BetaGlue Therapeutics — tecnologia YntraDose — documentazione tecnica sul dispositivo.
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