News • Analisi • Approfondimenti
Venerdì 23 Ottobre 2026

Povertà assoluta in Italia 2025: 5,4 milioni di persone

Famiglia preoccupata mentre controlla spese e conti al tavolo della cucina

Scritto da

in

Economia · Famiglie · Società

Povertà assoluta in Italia 2025: 5,4 milioni di persone

Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta in Italia. Sono il 9,3% della popolazione residente. Il nuovo rapporto Istat mostra un fenomeno sostanzialmente stabile, ma con differenze molto forti tra età, famiglie, lavoro, cittadinanza e territorio.

Famiglia preoccupata mentre controlla spese e conti al tavolo della cucina
Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone vivono in povertà assoluta in Italia, secondo il nuovo rapporto Istat.
5,435 milioni Persone coinvolte

Rappresentano il 9,3% della popolazione residente.

2,105 milioni Famiglie

L’incidenza familiare è pari all’8%.

1,136 milioni Minori

Il 12,5% dei residenti sotto i 18 anni vive in povertà assoluta.

Cosa significa davvero “povertà assoluta”

La povertà assoluta non viene stabilita confrontando il reddito con un’unica cifra nazionale.

Istat guarda invece alla spesa per consumi di una famiglia e la confronta con il valore monetario di un paniere di beni e servizi considerati essenziali.

Quel valore cambia in base alla composizione del nucleo familiare, all’età dei componenti, alla zona geografica e al tipo di Comune nel quale si vive.

Non esiste quindi una sola soglia di povertà assoluta valida per tutti. Il costo minimo necessario per acquistare i beni e i servizi essenziali varia a seconda del contesto familiare e territoriale.

Quanto cambia la soglia da una città all’altra

Le differenze territoriali diventano particolarmente evidenti osservando gli esempi riportati nelle tabelle Istat.

Per una persona tra 30 e 59 anni che vive da sola, la soglia mensile può essere di circa 728,87 euro in un piccolo Comune della Puglia, mentre può superare 1.256 euro in un centro metropolitano della Lombardia.

Questo spiega perché leggere la povertà attraverso un’unica cifra sarebbe fuorviante: il costo dei bisogni essenziali non è identico in tutte le aree del Paese.

I minori restano la fascia più esposta

Nel 2025 la povertà assoluta interessa il 12,5% dei minori, per un totale di oltre 1 milione e 136mila bambini e ragazzi.

Tra i giovani dai 18 ai 34 anni l’incidenza è del 12,1%, mentre scende all’8,9% tra i 35 e i 64 anni e al 6,1% tra gli over 65.

Il dato sui bambini va letto anche insieme ad altre forme di vulnerabilità familiare: un recente approfondimento sulla difficoltà economica che costringe molti minori a rinunce legate al cibo e alla socialità mostra infatti come il disagio possa emergere molto prima della mancanza completa dei beni essenziali.

I due indicatori non misurano la stessa cosa, ma aiutano a osservare da prospettive diverse come le difficoltà economiche entrino nella vita quotidiana dei più giovani.

Conti domestici e spese familiari sul tavolo della cucina
La povertà assoluta viene misurata confrontando la spesa delle famiglie con il costo di un paniere di beni e servizi considerati essenziali.

Più figli significa un rischio economico maggiore

La dimensione della famiglia modifica fortemente il rischio di trovarsi sotto la soglia.

L’incidenza raggiunge il 19,2% tra le famiglie con cinque o più componenti, mentre è del 10,5% tra quelle con quattro e dell’8,4% tra quelle con tre.

Guardando alle coppie con figli minori, la distanza aumenta ulteriormente: l’incidenza è del 7,8% con un solo figlio minore, sale al 10% con due e arriva al 17,7% quando i figli minori sono almeno tre.

Famiglie monogenitore: più di una su dieci è in povertà assoluta

Anche la struttura del nucleo incide sulla vulnerabilità.

Nel complesso l’11,5% delle famiglie con un solo genitore vive in povertà assoluta.

Quando sono presenti minori, l’incidenza è dell’11,6%. In questi nuclei un solo adulto deve sostenere contemporaneamente spese per casa, alimentazione, scuola, trasporti e cura dei figli.

Il Mezzogiorno ha l’incidenza più alta, ma molte famiglie povere vivono al Nord

Nel Mezzogiorno la quota di famiglie in povertà assoluta è pari al 9,6%, il valore più elevato tra le ripartizioni italiane.

Seguono il Nord-ovest con il 7,7%, il Nord-est con il 7,4% e il Centro con il 6,3%.

Se però si guarda alla distribuzione delle famiglie povere, il quadro cambia: il 38,6% vive nel Mezzogiorno, mentre complessivamente il 45,3% vive al Nord.

Incidenza e numero assoluto

Una regione può avere un’incidenza relativamente più bassa ma ospitare comunque molte famiglie povere, perché conta anche la dimensione della popolazione.

La cittadinanza segna una delle differenze più ampie

Famiglie italiane

Se tutti i componenti sono italiani, l’incidenza è del 5,9%.

Almeno uno straniero

L’incidenza sale al 26,7%.

Solo stranieri

La quota raggiunge il 29,4%.

La distanza è ancora più forte tra le famiglie con minori. Nei nuclei composti esclusivamente da cittadini stranieri l’incidenza raggiunge il 31,4%, contro il 7,8% delle famiglie con minori composte soltanto da italiani.

Avere un lavoro non significa essere automaticamente fuori dalla povertà

Uno dei dati più rilevanti del rapporto riguarda le famiglie nelle quali la persona di riferimento lavora.

Tra quelle con una persona di riferimento dipendente, l’incidenza della povertà assoluta è dell’8,5%.

Se però la persona è operaio o assimilato, la quota sale al 14,3%.

Il dato è in miglioramento rispetto al 15,6% del 2024, ma resta molto superiore alla media complessiva degli occupati, pari al 7,7%.

Per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, l’incidenza arriva invece al 20,7%.

L’istruzione continua a funzionare come fattore di protezione

Anche il titolo di studio della persona di riferimento è associato a differenze rilevanti.

Titolo di studio Incidenza povertà assoluta
Almeno diploma superiore 4,4%
Al massimo licenza media 11,9%
Al massimo licenza elementare 12,3%

Il rapporto tra istruzione e povertà non implica naturalmente un rapporto automatico di causa ed effetto, ma descrive una differenza statistica molto netta nelle condizioni economiche delle famiglie.

Intensità della povertà: non conta solo quante famiglie sono sotto la soglia

Istat misura anche quanto la spesa delle famiglie povere si trovi mediamente sotto la linea che definisce la povertà assoluta.

Questo indicatore è chiamato intensità della povertà.

Nel 2025 vale il 18,5% a livello nazionale. Nel Mezzogiorno raggiunge il 19%, mentre nel Nord e nel Centro è pari al 18,2%.

Tra le famiglie con minori l’intensità arriva al 21,6%.

Incidenza e intensità misurano due cose diverse. La prima indica quante famiglie sono sotto la soglia; la seconda quanto mediamente sono lontane da quella soglia.

Povertà assoluta e relativa non sono la stessa misura

I due concetti vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma descrivono condizioni differenti.

La povertà assoluta valuta se la spesa della famiglia è sufficiente per acquistare il paniere di beni e servizi essenziali.

La povertà relativa misura invece lo svantaggio economico rispetto al livello di consumo medio della società.

Nel 2025 la povertà relativa riguarda il 10,8% delle famiglie e il 14,8% degli individui, per un totale di quasi 8,7 milioni di persone.

La povertà è diminuita nel 2025?

In termini numerici ci sono meno persone e meno famiglie in povertà assoluta rispetto all’anno precedente.

Le persone sono diminuite di circa 309mila unità, mentre le famiglie sono circa 119mila in meno.

Anche le incidenze scendono: dal 9,8% al 9,3% tra gli individui e dall’8,4% all’8% tra le famiglie.

Istat, tuttavia, descrive il fenomeno come sostanzialmente stabile. Non tutte le differenze osservate indicano infatti un cambiamento statistico abbastanza forte da parlare di una svolta strutturale.

Come leggere il dato

Dire che nel 2025 ci sono meno persone povere è corretto in termini numerici. Dire che la povertà è stata drasticamente ridotta non sarebbe invece coerente con la lettura fornita da Istat.

Cosa mostrano davvero i dati del 2025

I 5,4 milioni restituiscono la dimensione complessiva del fenomeno, ma non raccontano da soli dove si concentra il rischio maggiore.

La fotografia Istat mostra che la vulnerabilità cresce soprattutto quando si combinano più condizioni: presenza di figli, giovane età, bassa istruzione, disoccupazione, lavoro operaio, cittadinanza straniera e residenza in alcune aree del Paese.

Proprio per questo la povertà assoluta non può essere interpretata come un fenomeno uniforme. Dietro la stessa classificazione statistica esistono famiglie con composizioni, bisogni e livelli di vulnerabilità molto differenti.

Domande sulla povertà assoluta in Italia

Quante persone sono in povertà assoluta nel 2025?

Istat stima 5 milioni e 435mila persone, pari al 9,3% della popolazione residente.

Quante famiglie sono coinvolte?

Sono 2 milioni e 105mila, pari all’8% delle famiglie residenti.

Qual è la soglia di povertà assoluta?

Non esiste una soglia unica nazionale. Il valore cambia in base alla composizione della famiglia, all’età, alla zona geografica e al tipo di Comune di residenza.

Qual è la fascia di età più colpita?

I minori registrano l’incidenza più alta: 12,5%. Seguono i giovani tra 18 e 34 anni, con il 12,1%.

Quanti minori vivono in povertà assoluta?

Nel 2025 sono oltre 1 milione e 136mila.

Si può essere poveri anche se si lavora?

Sì. Tra le famiglie con persona di riferimento operaia o assimilata, l’incidenza della povertà assoluta è del 14,3%.

Qual è la differenza tra povertà assoluta e relativa?

La povertà assoluta confronta la spesa della famiglia con il costo di un paniere essenziale. Quella relativa misura invece lo svantaggio rispetto ai consumi medi della popolazione.

Fonti

Il dato più importante non è soltanto quanti sono

I numeri del 2025 mostrano che la povertà assoluta resta un fenomeno molto esteso e distribuito in modo diseguale. Capire chi è più esposto, quanto è distante dalla soglia e quali condizioni aumentano il rischio permette di leggere il rapporto Istat oltre il solo numero dei 5,4 milioni.

Commenti

2 risposte a “Povertà assoluta in Italia 2025: 5,4 milioni di persone”

  1. […] tema economico resta concreto: gli ultimi dati sulle famiglie in povertà assoluta in Italia offrono un quadro distinto, ma utile per leggere le pressioni che spese essenziali e perdita di […]

  2. […] sui tempi e sulla possibilità di realizzarla. In questo contesto è utile anche il confronto con i dati ISTAT sulla povertà assoluta in Italia , che fotografano un’altra dimensione della pressione sui bilanci […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *