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Domenica 4 Ottobre 2026

Investimenti AI: il 72% delle imprese prevede fondi interni | BCE

Investimenti AI nell'area euro

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Economia

AI, il 72% delle imprese dell’area euro prevede di usare fondi interni

Secondo la rilevazione SAFE della BCE, il 72% delle imprese che prevede investimenti nell’intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi indica risorse proprie, come flussi di cassa e utili trattenuti, tra le fonti di finanziamento.

Grafica sugli investimenti AI delle imprese dell'area euro con il dato del 72% sui fondi interni
72% Fondi interni

Sono la fonte di finanziamento più indicata dalle imprese che programmano investimenti in AI.

49% Tecnologie e strumenti

È la categoria di investimento AI citata più frequentemente dalle imprese.

46% Formazione

Lo sviluppo delle competenze interne segue da vicino gli investimenti tecnologici.

Il dato emerge dalla Survey on the Access to Finance of Enterprises (SAFE) della Banca centrale europea e da un approfondimento pubblicato sul blog BCE il 2 ottobre 2026.

La rilevazione mostra che l’interesse per l’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’acquisto di nuovi strumenti. Le imprese programmano investimenti anche in competenze, dati e infrastrutture, ma il capitale necessario dovrebbe provenire soprattutto dall’interno dell’azienda.

La principale indicazione della SAFE è quindi finanziaria: le imprese dell’area euro stanno preparando investimenti in AI, ma il ricorso previsto a capitale esterno resta molto più contenuto rispetto all’autofinanziamento.

Come le imprese prevedono di finanziare gli investimenti AI

Tra le aziende che prevedono investimenti nell’intelligenza artificiale nei successivi dodici mesi, i fondi interni sono indicati dal 72%.

Le fonti esterne risultano nettamente meno diffuse: prestiti bancari e linee di credito raggiungono il 16%, la stessa quota di sovvenzioni e prestiti agevolati, mentre il leasing si ferma al 15%.

72% fondi interni, come flussi di cassa e utili trattenuti.
16% prestiti bancari e linee di credito.
16% sovvenzioni o prestiti agevolati.
15% leasing.
6% equity, venture capital o private equity.
1% titoli di debito.

Le imprese potevano selezionare più di una risposta, quindi le percentuali non devono essere sommate. Il 18% delle aziende intenzionate a investire in AI non ha indicato nessuno degli strumenti proposti.

Gli autori del blog BCE osservano che questa quota potrebbe comprendere imprese che non hanno ancora definito la propria strategia di finanziamento. Tra quelle che hanno già individuato gli strumenti, la maggioranza prevede di utilizzare una sola fonte.

Tecnologia e formazione guidano i programmi di investimento

La SAFE distingue anche le principali componenti verso cui le imprese intendono destinare risorse. Il 49% indica tecnologie e strumenti AI, mentre il 46% punta sulla formazione dei dipendenti.

Dati e infrastrutture vengono citati dal 40%, mentre il 12% prevede investimenti nell’assunzione di specialisti in intelligenza artificiale.

49% tecnologie e strumenti AI.
46% formazione dei dipendenti.
40% dati e infrastrutture.

Il 38% delle imprese non ha selezionato nessuna delle categorie di investimento proposte. Le aziende di maggiori dimensioni risultano più propense a investire in tutte le aree considerate, pur mantenendo un ordine delle priorità simile a quello delle PMI.

Competenze oltre alla tecnologia

La vicinanza tra il 49% destinato a tecnologie e strumenti e il 46% relativo alla formazione indica che, nei programmi delle imprese, l’adozione dell’AI coinvolge sia l’infrastruttura tecnologica sia lo sviluppo delle competenze necessarie per utilizzarla.

Perché il finanziamento esterno pesa di più negli investimenti tangibili

La natura dell’investimento incide sulla possibilità di ricorrere a capitale esterno. Hardware e alcune infrastrutture possono rappresentare attività tangibili utilizzabili come garanzia, mentre formazione e capitale umano non producono beni facilmente impiegabili come collaterale.

L’analisi econometrica pubblicata dagli autori del blog BCE confronta imprese dello stesso Paese, settore e classe dimensionale. Prevedere investimenti in tecnologie e strumenti AI oppure in dati e infrastrutture è associato a un aumento di 16 punti percentuali della probabilità di ricorrere a fonti di finanziamento esterne.

Per l’assunzione di specialisti AI l’associazione è pari a 9 punti percentuali, mentre per la formazione dei dipendenti non emerge un effetto statisticamente significativo.

Questi risultati descrivono associazioni statistiche e non dimostrano che una determinata tipologia di investimento causi automaticamente un maggiore ricorso al finanziamento esterno.

La nota metodologica della BCE precisa infatti che la variabile analizzata assume valore positivo quando l’impresa prevede di utilizzare almeno una fonte di finanziamento esterna, escludendo i fondi interni.

Quanto è già diffusa l’AI tra le imprese dell’area euro

La precedente rilevazione SAFE, relativa al quarto trimestre 2025, offre un riferimento utile per interpretare i nuovi programmi di investimento.

In quel sondaggio il 27% delle imprese dichiarava di non utilizzare ancora AI, mentre il 7% affermava di impiegarla in misura significativa.

Le aziende prevedevano inoltre di destinare, in media, circa il 9% degli investimenti complessivi all’intelligenza artificiale nei dodici mesi successivi.

27% imprese che nel quarto trimestre 2025 dichiaravano di non usare ancora AI.
7% imprese che dichiaravano un utilizzo significativo dell’AI.
9% quota media degli investimenti complessivi che le imprese prevedevano di destinare all’AI.

Perché l’accesso al capitale può incidere sulla diffusione dell’AI

Il ricorso ai fondi interni offre alle imprese disponibilità immediata, autonomia decisionale e assenza di nuovo debito. Allo stesso tempo, lega la dimensione dell’investimento alla quantità di risorse che l’azienda riesce a generare e trattenere.

Gli autori del blog BCE osservano quindi che un utilizzo limitato del finanziamento esterno potrebbe ridurre la scala e la velocità degli investimenti rispetto a uno scenario in cui il capitale esterno fosse più accessibile.

Il tema riguarda soprattutto gli investimenti con una componente immateriale, come software, dati, proprietà intellettuale, formazione e capitale umano.

In un intervento del 23 marzo 2026, il membro del Comitato esecutivo BCE Philip R. Lane ha evidenziato il peso crescente degli investimenti digitali e immateriali nell’economia dell’area euro e le caratteristiche finanziarie specifiche richieste da progetti tecnologici di lungo periodo.

Una distinzione importante

Le valutazioni interpretative contenute nel blog sono attribuite ai suoi autori. La BCE specifica che le opinioni espresse negli articoli del proprio blog non rappresentano necessariamente la posizione della Banca centrale europea o dell’Eurosistema.

Cosa mostrano i dati BCE sugli investimenti AI

La SAFE fotografa un sistema produttivo che sta programmando investimenti nell’intelligenza artificiale ma che, per finanziarli, conta soprattutto sulle risorse generate internamente.

Tecnologia, formazione, dati e infrastrutture richiedono forme di capitale differenti. La capacità delle imprese di combinare risorse proprie e finanziamento esterno sarà quindi uno degli elementi da osservare per capire con quale intensità l’AI entrerà nei processi produttivi dell’area euro.

Economia e innovazione nell’area euro

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