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Domenica 4 Ottobre 2026

Incendi in Europa 2026: area bruciata quasi doppia rispetto alla media

Vigile del fuoco impegnato nello spegnimento di un incendio boschivo

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Ambiente

Incendi in Europa, stagione 2026 eccezionale: quasi 679mila ettari bruciati nell’UE

Al 23 settembre gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’Unione europea, circa il 91% in più rispetto alla media 2006-2025. Spagna e Francia sono state tra le aree più colpite in un’estate segnata da caldo persistente e condizioni molto secche.

Vigile del fuoco impegnato nello spegnimento di un incendio boschivo
678.978 Ettari bruciati nell’UE

È il bilancio registrato dal JRC al 23 settembre 2026 per gli incendi superiori a 30 ettari.

+91% Rispetto alla media

La media 2006-2025 alla stessa data era pari a 355.397 ettari.

52% Territorio esposto a forte stress termico

Entro fine estate oltre metà dell’Europa aveva sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico molto forte.

La stagione degli incendi del 2026 si è confermata eccezionalmente intensa nell’Unione europea. Già al 2 settembre, secondo il Copernicus Climate Change Service, la superficie percorsa dal fuoco risultava quasi doppia rispetto alla media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.

Nelle settimane successive il bilancio è aumentato ulteriormente. I dati del Joint Research Centre indicano che al 23 settembre erano bruciati 678.978 ettari nell’UE, contro una media ventennale di 355.397 ettari alla stessa data.

Il 2026 resta comunque sotto il livello raggiunto nel 2025: alla stessa data dell’anno precedente erano stati registrati oltre un milione di ettari bruciati, valore che il JRC indica come il più elevato della serie considerata.

Quasi 679mila ettari bruciati nell’Unione europea

Il confronto con la media storica restituisce la dimensione della stagione: i 678.978 ettari registrati al 23 settembre sono circa il 91% in più rispetto ai 355.397 ettari della media 2006-2025 calcolata per la stessa data.

678.978 ha superficie bruciata nell’UE dall’inizio del 2026 al 23 settembre.
355.397 ha media 2006-2025 registrata alla stessa data.
+91% differenza approssimativa rispetto alla media ventennale.
Come leggere il dato

La pagina del Joint Research Centre utilizzata per questo bilancio specifica che i dati presentati riguardano incendi superiori a 30 ettari. Le stime EFFIS possono inoltre essere perfezionate quando diventano disponibili immagini satellitari più precise.

Il sistema europeo EFFIS utilizza osservazioni satellitari per cartografare le aree percorse dal fuoco. Le immagini MODIS consentono il monitoraggio su larga scala, mentre Sentinel-2 permette di affinare i perimetri e individuare anche alcuni eventi di dimensioni inferiori.

Secondo la documentazione tecnica di EFFIS, le aree cartografate rappresentano circa il 95% della superficie complessivamente bruciata nell’UE. Il sistema è quindi pensato soprattutto per offrire una stima armonizzata e confrontabile a livello europeo.

Spagna e Francia tra le aree più colpite

Copernicus indica Spagna e Francia tra le aree europee interessate da un’attività incendiaria particolarmente estesa durante l’estate 2026.

La forte accelerazione era già evidente a luglio. ISPRA ha calcolato che durante la seconda decade del mese la superficie percorsa dal fuoco in Europa cresceva di circa 225 chilometri quadrati al giorno, con Spagna, Francia e Italia tra i Paesi maggiormente coinvolti.

Fronte degli incendi in Spagna durante l'estate 2026 osservato da satellite
Incendi in Spagna durante l’estate 2026 osservati attraverso i sistemi satellitari di monitoraggio.
Aree bruciate dagli incendi vicino a Bordeaux osservate dal satellite Sentinel-2
Le aree interessate dagli incendi nella zona di Bordeaux osservate da Sentinel-2.

Nel monitoraggio ISPRA aggiornato al 28 luglio figuravano, tra gli eventi di maggiore estensione, incendi nelle province spagnole di Ávila e Guadalajara e nella Gironda, in Francia.

Si tratta di dati riferiti a una fase specifica della stagione e non del bilancio finale dell’estate. Sono però utili per mostrare quanto rapidamente l’attività degli incendi fosse cresciuta già nella seconda metà di luglio.

Caldo e siccità hanno creato condizioni favorevoli alla propagazione

La stagione degli incendi si è sviluppata durante un’estate europea caratterizzata da temperature elevate, stress termico diffuso, suoli secchi e portate fluviali eccezionalmente basse.

Secondo Copernicus, l’estate 2026 è stata la terza più calda mai registrata in Europa e la più calda della serie per l’Europa occidentale.

Incendi nell'Europa occidentale durante l'estate 2026
L’Europa occidentale è stata una delle aree più esposte alla combinazione di caldo persistente, condizioni secche e incendi.
+1,17 °C anomalia della temperatura media estiva sulle terre emerse europee rispetto al 1991-2020.
21,69 °C temperatura media dell’estate 2026 nell’Europa occidentale.
+2,54 °C anomalia dell’Europa occidentale rispetto alla media estiva 1991-2020.

Un altro indicatore significativo riguarda lo stress termico. Entro la fine dell’estate un record del 52% del territorio europeo aveva sperimentato almeno una volta condizioni classificate come “very strong heat stress”, corrispondenti nel sistema UTCI a una temperatura percepita di almeno 38 °C.

Cosa significa il 52%

Il dato è cumulativo: indica la quota di territorio europeo che nel corso dell’estate ha sperimentato almeno una volta quelle condizioni. Non significa che il 52% dell’Europa sia stato contemporaneamente sottoposto a quello stress termico.

Caldo e siccità non spiegano da soli l’innesco degli incendi, che può avere origini diverse. Possono però rendere vegetazione e suoli più secchi, favorendo una propagazione più rapida delle fiamme e rendendo gli incendi più difficili da contenere.

Nello stesso periodo i fiumi europei hanno registrato le più basse portate estive negli oltre trent’anni coperti dalle rilevazioni EFAS. Condizioni record o prossime ai record hanno interessato grandi sistemi fluviali come Reno, Danubio, Po, Loira, Rodano e Senna.

Il fumo degli incendi ha inciso anche sulla qualità dell’aria

Gli effetti della stagione non si sono limitati agli ecosistemi direttamente attraversati dal fuoco. Le emissioni e il particolato prodotti dagli incendi possono essere trasportati dalle masse d’aria anche a notevole distanza dalle aree bruciate.

Fumo prodotto dagli incendi europei osservato dallo spazio
Il fumo degli incendi europei osservato dallo spazio durante la stagione 2026.

Secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service, entro la fine dell’estate le emissioni degli incendi europei si collocavano tra le dieci più elevate dal 2003, anno di inizio della serie utilizzata.

Copernicus segnala inoltre che il fumo degli incendi ha contribuito a esporre milioni di persone a livelli pericolosi di inquinamento atmosferico, mostrando come gli effetti di un grande incendio possano superare rapidamente i confini dell’area colpita.

In Italia oltre mille grandi incendi già entro la fine di luglio

Anche l’Italia ha attraversato una fase particolarmente intensa, con forti differenze tra le diverse aree del Paese.

Secondo ISPRA, dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 erano stati individuati via satellite poco più di 1.070 grandi incendi, per una superficie complessiva di circa 741 chilometri quadrati.

1.070+ grandi incendi individuati in Italia dal 1° gennaio al 28 luglio 2026.
741 km² superficie complessivamente percorsa dal fuoco nel monitoraggio ISPRA.
14% quota approssimativa dell’area bruciata costituita da ecosistemi forestali.

Alla stessa data Sicilia, Calabria e Puglia rappresentavano complessivamente il 73% della superficie interessata dagli incendi in Italia. La Sicilia risultava nettamente la regione più colpita, con circa 510 chilometri quadrati percorsi dal fuoco.

Questi numeri non rappresentano il bilancio definitivo dell’intera stagione italiana: il monitoraggio ISPRA citato è aggiornato al 28 luglio 2026 e utilizza una propria metodologia di rilevazione. Non va quindi sovrapposto direttamente al dato europeo aggiornato al 23 settembre.

Una stagione segnata da rischi climatici concomitanti

I dati del 2026 mostrano una stagione nella quale incendi, caldo persistente, deficit idrico, stress termico e bassi livelli dei fiumi si sono manifestati contemporaneamente in vaste aree del continente.

Gli effetti hanno riguardato non soltanto foreste ed ecosistemi, ma anche qualità dell’aria, disponibilità di acqua, irrigazione, navigazione fluviale e produzione energetica.

È in questa sovrapposizione di fenomeni che il bilancio degli incendi assume una dimensione più ampia: oltre alla gestione dell’emergenza, aumenta l’importanza della prevenzione, del monitoraggio satellitare e della capacità dei territori di adattarsi a rischi ambientali sempre più interconnessi.

FAQ sugli incendi in Europa nel 2026

Quanta superficie è bruciata nell’Unione europea nel 2026?

Secondo il Joint Research Centre, al 23 settembre 2026 gli incendi avevano interessato 678.978 ettari nell’UE. La media 2006-2025 registrata alla stessa data era di 355.397 ettari.

Il 2026 è l’anno peggiore mai registrato per gli incendi nell’UE?

No. Al 23 settembre il dato del 2026 era molto superiore alla media ventennale, ma ancora inferiore al livello registrato alla stessa data nel 2025, indicato dal JRC come l’anno peggiore della serie.

Quali Paesi europei sono stati particolarmente colpiti?

Copernicus segnala un’attività particolarmente estesa in Spagna e Francia. Durante luglio anche ISPRA aveva evidenziato una forte crescita delle superfici percorse dal fuoco in Spagna, Francia e Italia.

Come vengono misurate le aree bruciate in Europa?

EFFIS utilizza osservazioni satellitari, tra cui immagini MODIS e Sentinel-2, per individuare e perfezionare i perimetri delle aree interessate dagli incendi. Le stime possono essere aggiornate con l’arrivo di immagini più precise.

Caldo e siccità provocano direttamente gli incendi?

Non necessariamente. L’innesco può avere cause differenti. Temperature elevate, vegetazione secca e deficit idrico possono però creare condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme e rendere gli incendi più difficili da contenere.

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