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Venerdì 23 Ottobre 2026

Gas a 86,6 euro: perché Hormuz spinge i prezzi

Petroliera in navigazione vicino a porti industriali nel contesto delle tensioni sul mercato del petrolio

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Economia · Energia · Gas

Gas ancora in rialzo, mercato guarda a Hormuz: cosa succede ai prezzi

Il prezzo del gas europeo resta su livelli elevati mentre gli operatori continuano a seguire la sicurezza delle forniture dal Golfo. Al TTF di Amsterdam i contratti si attestano a 86,6 euro per megawattora, in aumento dell’1,8%. La tensione sullo Stretto di Hormuz sostiene il premio di rischio, anche se i flussi energetici restano ancora consistenti.

Petroliera nel Golfo durante le tensioni sui prezzi di gas e petrolio
Il mercato energetico europeo continua a incorporare il rischio geopolitico legato alle rotte del Golfo.

Il gas europeo chiude sotto il picco della mattina

La giornata è stata volatile. Nelle prime contrattazioni i future TTF con consegna a novembre erano saliti fino a 88 euro per megawattora, con un rialzo del 3,45%. Nel tardo pomeriggio la quotazione si è attestata a 86,6 euro, mantenendo comunque un progresso dell’1,8%.

La discesa dal massimo intraday non equivale quindi a un’inversione di tendenza. Il mercato rimane sensibile alle notizie provenienti dal Medio Oriente e continua a incorporare un premio per il rischio che le forniture possano diventare più difficili o costose.

TTF Amsterdam: 86,6 €/MWh +1,8% nella rilevazione ANSA delle 18:44 del 21 ottobre 2026. In mattinata il contratto novembre aveva raggiunto 88 €/MWh.

Perché Hormuz pesa anche sul gas europeo

Lo Stretto di Hormuz viene associato soprattutto alle esportazioni di petrolio, ma ha un ruolo fondamentale anche nel mercato del gas naturale liquefatto. Attraverso questo passaggio transitano infatti grandi volumi di LNG prodotti nel Golfo, in particolare dal Qatar.

Quando aumenta il rischio sulla navigazione, il mercato valuta la possibilità che le metaniere debbano affrontare ritardi, costi assicurativi superiori o limitazioni operative. NewsPrisma ha spiegato nel dettaglio perché lo Stretto di Hormuz è decisivo per petrolio e gas .

I flussi continuano: il mercato sta prezzando soprattutto il rischio

Il livello del TTF non significa che le forniture europee siano state improvvisamente interrotte. ANSA sottolinea che i flussi attraverso l’area rimangono consistenti, nonostante gli attacchi continuino a minacciare la sicurezza delle rotte.

Questa distinzione è centrale per capire la dinamica dei prezzi: una commodity può salire anche prima che si verifichi una carenza fisica. Gli operatori acquistano e vendono contratti incorporando aspettative sul rischio futuro, non soltanto sulla quantità di gas disponibile in quel momento.

Il Qatar rende il mercato LNG particolarmente sensibile

Il nodo più delicato riguarda il gas liquefatto. Il Qatar è uno dei maggiori esportatori mondiali e gran parte delle sue metaniere deve attraversare Hormuz per raggiungere i mercati internazionali.

A differenza del greggio, una parte del quale può essere deviata attraverso oleodotti terrestri sauditi ed emiratini, i grandi volumi di LNG del Golfo dispongono di alternative molto più limitate. È questa rigidità logistica a rendere il gas particolarmente reattivo alle tensioni nell’area.

Petrolio e gas reagiscono allo stesso rischio in modo diverso

Anche il greggio continua a risentire delle tensioni regionali, ma le due materie prime non si muovono necessariamente nella stessa misura. Il Brent ha chiuso la seduta del 21 ottobre a 108,82 dollari al barile, mentre il WTI è sceso a 97,15 dollari.

Nel petrolio pesano contemporaneamente scorte statunitensi, flussi russi e aspettative diplomatiche. Il gas europeo, invece, è particolarmente esposto alla disponibilità di LNG e alla competizione tra Europa e Asia per i carichi disponibili. Per questo un medesimo evento può produrre movimenti differenti sui due mercati.

Cosa significa il TTF per le bollette in Italia

Il TTF è uno dei principali riferimenti per il mercato del gas europeo, ma la sua quotazione giornaliera non viene trasferita automaticamente e integralmente sulle bollette.

I costi finali dipendono anche dai contratti di approvvigionamento, dal momento in cui l’energia viene acquistata, dagli oneri di rete, dalla fiscalità e dalla tipologia di offerta sottoscritta. Un rialzo persistente è quindi più rilevante di un singolo movimento intraday.

Il vero rischio è una tensione prolungata sulle forniture

Per capire se il gas resterà sopra gli attuali livelli occorre seguire soprattutto la durata della crisi. Se la navigazione continuerà senza interruzioni sostanziali, una parte del premio geopolitico potrebbe ridursi.

Lo scenario cambierebbe nel caso di problemi più seri alle rotte o alle esportazioni di LNG. In quel caso l’Europa dovrebbe competere maggiormente con gli acquirenti asiatici per carichi provenienti da altri produttori, aumentando la pressione sul prezzo all’ingrosso.

Cosa guardare nelle prossime sedute

Tre elementi possono determinare la direzione del TTF: continuità della navigazione nel Golfo, disponibilità effettiva dei carichi LNG e capacità del mercato europeo di assicurarsi forniture alternative.

La quotazione di 86,6 euro fotografa quindi un mercato ancora nervoso, ma non uno scenario di interruzione generalizzata. Finché i volumi continueranno a muoversi regolarmente, la componente più importante del prezzo resterà il rischio che la situazione possa peggiorare, più che una carenza già materializzata.

Il dato da distinguere

86,6 euro/MWh è una quotazione del mercato TTF all’ingrosso. Non indica il costo unitario che un consumatore italiano troverà automaticamente nella propria bolletta.

Fonti

Articolo aggiornato il 21 ottobre 2026. Le quotazioni TTF cambiano durante le contrattazioni e rappresentano prezzi del mercato all’ingrosso. Eventuali effetti sulle bollette finali dipendono da numerosi fattori e non sono automatici.

Commenti

2 risposte a “Gas a 86,6 euro: perché Hormuz spinge i prezzi”

  1. […] Una maggiore sicurezza nello Stretto potrebbe attenuare una componente del premio di rischio, ma non determinerebbe da sola l’andamento del greggio. Produzione, capacità di raffinazione, disponibilità di diesel e conflitti in altre aree continuerebbero a incidere. Il quadro delle quotazioni e delle pressioni sull’offerta è analizzato anche nell’approfondimento NewsPrisma su cosa sta spingendo di nuovo il petrolio verso quota 110 dollari . […]

  2. […] Il nodo alla base della protesta resta comunque la sostenibilità economica delle percorrenze. NewsPrisma ha già approfondito come incidono le accise sul gasolio e gli effetti delle tensioni sul prezzo dell’energia e dei carburanti . […]

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