CAR-T, il linfoma di Paulo Peregrino in remissione: cosa mostrano i dati brasiliani
Nel 2023 il pubblicitario brasiliano ottenne una remissione completa del linfoma non-Hodgkin dopo una terapia CAR-T sperimentale. Tre anni dopo, i primi risultati dello studio CARTHEDRALL indicano risposte nel 88% dei pazienti con linfoma finora trattati, ma i numeri restano preliminari e non equivalgono a un tasso di guarigione.
Circa un mese dopo l’infusione, il PET documentò la remissione completa del linfoma.
È il dato preliminare comunicato nel 2026 sui primi 18 pazienti con linfoma trattati.
È la dimensione programmata dello studio multicentrico CARTHEDRALL di fase 1/2.
Il linfoma di Peregrino entrò in remissione dopo anni di terapie
La vicenda di Paulo Peregrino è diventata uno dei casi più conosciuti legati allo sviluppo brasiliano delle cellule CAR-T. Il dato da chiarire, però, è la cronologia: i tredici anni spesso associati alla sua storia non corrispondono alla durata del solo linfoma.
Il suo percorso oncologico era iniziato nel 2010 con un tumore della prostata. Il linfoma non-Hodgkin fu diagnosticato nel 2018 e negli anni successivi si dimostrò difficile da controllare. Nel diario pubblicato nel 2023, Peregrino raccontò di avere affrontato 45 sedute di chemioterapia e un trapianto di midollo osseo.
Nel marzo 2023 arrivò l’infusione sperimentale di cellule CAR-T. Il controllo eseguito circa un mese dopo mostrò al PET la scomparsa delle evidenze della malattia e quindi una remissione completa.
In oncologia la remissione completa indica che, con gli strumenti diagnostici utilizzati, non sono più rilevabili segni della malattia. La durata della risposta deve però essere verificata nel tempo: per questo è improprio trasformare un controllo negativo in una garanzia di guarigione definitiva.
Il caso individuale resta clinicamente rilevante perché documenta una risposta molto profonda in un paziente già sottoposto a numerose terapie. Per stabilire l’efficacia generale del trattamento, tuttavia, servono gruppi più ampi, criteri prestabiliti e un follow-up sufficientemente lungo.
Come la terapia CAR-T trasforma i linfociti in cellule antitumorali
CAR-T è l’acronimo di Chimeric Antigen Receptor T-cell. La terapia utilizza i linfociti T del paziente, una componente del sistema immunitario, e li modifica in laboratorio affinché esprimano sulla superficie un recettore capace di riconoscere un bersaglio presente sulle cellule tumorali.
Prelievo
I linfociti T vengono raccolti dal sangue del paziente.
Modifica genetica
Le cellule ricevono le istruzioni per produrre il recettore CAR.
Espansione
Le cellule modificate vengono coltivate e moltiplicate in condizioni controllate.
Reinfusione
Le CAR-T tornano nel paziente e possono riconoscere il bersaglio tumorale.
Il prodotto sviluppato dal Centro di Terapia Cellulare dell’USP e dall’Hemocentro di Ribeirão Preto, in collaborazione con l’Instituto Butantan, è diretto contro CD19, una proteina espressa dalle cellule B e da diverse neoplasie che derivano da questa linea cellulare.
Il punto essenziale: la CAR-T brasiliana studiata in CARTHEDRALL non è una terapia universale contro il cancro. Il protocollo riguarda specificamente leucemia linfoide acuta di tipo B e linfoma non-Hodgkin di tipo B refrattari o recidivanti.
Nel 2026 l’88% dei primi pazienti con linfoma ha risposto alla terapia
Il dato che ha riportato l’attenzione sul programma brasiliano è stato presentato nel giugno 2026 a Ribeirão Preto. Secondo quanto riferito da Rodrigo Calado, direttore-presidente dell’Hemocentro e ricercatore del Centro di Terapia Cellulare dell’USP, erano stati trattati fino a quel momento 18 pazienti con linfoma.
Nel gruppo, l’88% aveva mostrato una risposta alla terapia e, secondo il ricercatore, nella maggior parte dei casi la risposta era completa.
Cosa dice il dato
Quasi nove pazienti su dieci del piccolo gruppo analizzato avevano ottenuto una risposta misurabile al trattamento, parziale o completa.
Cosa non dice
Non significa che nove persone su dieci guariscano definitivamente, né permette ancora di stabilire quanto a lungo dureranno tutte le risposte.
Questa distinzione è decisiva. In uno studio iniziale la percentuale di risposta fornisce un segnale di attività della terapia, ma la valutazione completa richiede dati sulla durata della remissione, sopravvivenza, ricadute, sicurezza e follow-up.
Le percentuali osservate nei primi pazienti, inoltre, non possono essere trasferite automaticamente a persone con altre forme di linfoma, altri tumori o caratteristiche cliniche differenti.
CARTHEDRALL studia sicurezza ed efficacia su 81 partecipanti
Il passaggio dai primi trattamenti sperimentali a una valutazione strutturata è rappresentato dallo studio CARTHEDRALL, un trial multicentrico di fase 1/2 autorizzato in Brasile.
Il protocollo prevede complessivamente 81 partecipanti con leucemia linfoide acuta a cellule B o linfoma non-Hodgkin a cellule B che non hanno risposto adeguatamente ai trattamenti precedenti oppure hanno avuto una recidiva.
I centri coinvolti comprendono l’Hospital das Clínicas di Ribeirão Preto, l’Hospital das Clínicas della Faculdade de Medicina da USP, l’Hospital de Clínicas dell’Unicamp, la Beneficência Portuguesa e l’Hospital Sírio-Libanês.
La prima verifica di sicurezza ha consentito di proseguire
La fase iniziale partì con quattro pazienti trattati a Ribeirão Preto. Nel dicembre 2024 l’autorità sanitaria brasiliana Anvisa approvò il rapporto di sicurezza presentato dai ricercatori e autorizzò il passaggio alla fase successiva, estendendo il reclutamento agli altri centri.
Secondo quanto comunicato dall’Hemocentro, nei primi quattro partecipanti non furono osservati effetti collaterali gravi attribuiti alla procedura e tutti mostrarono una risposta alle cellule CAR-T. È un risultato incoraggiante, ma riguarda un gruppo molto piccolo e non elimina la necessità di un monitoraggio più ampio.
Lo studio è progettato precisamente per passare dall’esperienza dei singoli casi a dati clinici raccolti con criteri condivisi. Il numero finale dei partecipanti e il follow-up saranno determinanti per definire meglio beneficio e rischio.
Per il Brasile la sfida è produrre CAR-T localmente e ampliare l’accesso
Le CAR-T non sono una tecnologia nata in Brasile. Negli Stati Uniti i primi prodotti commerciali sono stati autorizzati dalla FDA nel 2017 e oggi diverse terapie cellulari sono utilizzate, con indicazioni specifiche, in alcuni tumori del sangue.
La particolarità del progetto coordinato a Ribeirão Preto sta nello sviluppo di una piattaforma nazionale di produzione. Le cellule utilizzate nello studio vengono processate nel Núcleo de Terapia Avançada, il Nutera, costruito per realizzare terapie cellulari secondo procedure di produzione controllate.
L’obiettivo dichiarato dall’Hemocentro, dall’USP e dal Butantan è arrivare, dopo il completamento degli studi e le necessarie autorizzazioni regolatorie, a un trattamento che possa essere reso disponibile attraverso il Sistema Único de Saúde, il SUS.
Nell’ottobre 2026 CARTHEDRALL resta uno studio clinico. L’obiettivo di una futura disponibilità nel SUS non deve quindi essere descritto come un accesso ordinario già garantito alla popolazione.
La risposta può essere profonda, ma le CAR-T richiedono monitoraggio specialistico
Una terapia prodotta a partire dalle cellule del paziente comporta un percorso molto diverso dall’assunzione di un farmaco convenzionale. Raccolta cellulare, modifica genetica, controlli di qualità, preparazione del paziente e reinfusione devono essere gestiti da strutture con competenze specifiche.
Le CAR-T possono inoltre provocare effetti avversi potenzialmente importanti. Tra quelli più conosciuti vi è la sindrome da rilascio di citochine, una risposta infiammatoria che può causare febbre, ipotensione e difficoltà respiratoria.
Un’altra complicanza monitorata nei centri specializzati è l’ICANS, una sindrome neurotossica associata alle cellule effettrici immunitarie che può manifestarsi con alterazioni neurologiche di gravità variabile.
Questi rischi non significano che le complicanze si verifichino in ogni paziente, ma spiegano perché l’indicazione alla CAR-T richieda una selezione clinica accurata, infrastrutture dedicate e sorveglianza dopo l’infusione.
Il significato scientifico va oltre il singolo caso di remissione
La storia di Paulo Peregrino resta potente perché rende visibile l’effetto che una terapia cellulare può avere nella vita di una persona arrivata a una fase molto complessa del proprio percorso terapeutico.
Per la ricerca, però, il passaggio decisivo è un altro: verificare se risultati simili si ripetano in un numero sufficiente di pazienti, capire quanto durino le risposte, quali persone abbiano maggiori probabilità di beneficiarne e quali tossicità emergano con l’aumento dei trattamenti.
L’88% osservato preliminarmente nel gruppo con linfoma è quindi un segnale rilevante, non una conclusione definitiva. Saranno i dati completi di CARTHEDRALL e la valutazione regolatoria a determinare quale ruolo potrà avere la CAR-T prodotta in Brasile nella pratica clinica.
Altri studi oncologici: perché i risultati preliminari vanno interpretati con cautela
Anche in altri settori della ricerca oncologica il passaggio da un risultato iniziale a una nuova terapia richiede studi più ampi e verifiche nel tempo. NewsPrisma ha applicato lo stesso criterio editoriale ad altri sviluppi recenti.
Domande frequenti sulla terapia CAR-T e sul caso Peregrino
Paulo Peregrino è stato dichiarato definitivamente guarito?
Gli esami hanno documentato una remissione completa del linfoma. In oncologia, però, remissione completa e guarigione definitiva non sono sinonimi: la durata della risposta deve essere valutata con controlli nel tempo.
Il linfoma è scomparso davvero in un mese?
Dopo l’infusione del marzo 2023, il controllo PET comunicato nell’aprile successivo mostrò la remissione completa. Ricostruzioni successive utilizzano intervalli temporali leggermente diversi, ma il dato documentato resta una risposta molto rapida nel singolo paziente.
L’88% significa che la CAR-T guarisce quasi nove pazienti su dieci?
No. L’88% indica la quota di risposte osservate preliminarmente nei primi 18 pazienti con linfoma trattati nel programma brasiliano. Una risposta può essere parziale o completa e non coincide automaticamente con una guarigione permanente.
Questa CAR-T può essere usata contro qualsiasi tumore?
No. La CAR-T studiata in CARTHEDRALL è anti-CD19 ed è destinata a specifiche neoplasie ematologiche a cellule B. Non è una terapia generalizzabile ai tumori solidi o a qualsiasi forma di cancro.
La CAR-T brasiliana è già disponibile normalmente nel SUS?
No. La tecnologia è ancora valutata nell’ambito dello studio clinico. I ricercatori puntano a una futura disponibilità attraverso il SUS, subordinata al completamento dello sviluppo e alle autorizzazioni necessarie.
Fonti e documentazione
- Hemocentro de Ribeirão Preto — studio CARTHEDRALL, criteri, CD19 e stato del programma
- Hemocentro de Ribeirão Preto — approvazione del rapporto di sicurezza e prosecuzione dello studio
- Instituto Butantan — avvio dello studio clinico e partecipazione dei cinque centri
- Instituto Butantan — funzionamento della CAR-T e programma di produzione nazionale
- National Cancer Institute — funzionamento delle CAR-T e principali effetti avversi
- Revista piauí — racconto di Paulo Peregrino sul percorso oncologico e sul trattamento del 2023
- Agência Estado / UOL — risultati preliminari presentati nel giugno 2026 sui pazienti con linfoma
Nota editoriale. Questo articolo ha finalità esclusivamente giornalistiche e informative e non sostituisce il parere di oncologi, ematologi o altri professionisti sanitari. L’idoneità a una terapia CAR-T o a uno studio clinico dipende dalla diagnosi, dalle terapie precedenti, dalle condizioni individuali e dalla valutazione del centro specialistico.
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