DeepSeek vietato nelle agenzie USA, la Cina attacca Washington
Gli Stati Uniti hanno ordinato la rimozione dei prodotti DeepSeek dai sistemi informatici delle agenzie federali civili e ne hanno bloccato nuovi acquisti. Pechino considera la misura discriminatoria, sostiene che contraddica le intese politiche raggiunte tra Xi Jinping e Donald Trump e avverte che potrà reagire. Il provvedimento, però, non equivale a un divieto generale dell’intelligenza artificiale cinese per tutti gli utenti americani.
Il DHS ordina rimozione e stop ai nuovi acquisti di DeepSeek
Il provvedimento è contenuto in un ordine del Department of Homeland Security pubblicato nel Federal Register il 20 ottobre. La misura esclude dai nuovi acquisti delle agenzie federali civili i prodotti e i servizi sviluppati da Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e dalle società affiliate.
L’ordine va oltre l’applicazione ufficiale della società. Le amministrazioni interessate devono eliminare anche prodotti e servizi di terze parti costruiti utilizzando implementazioni DeepSeek. È prevista la possibilità di chiedere un’eccezione, ma serve una motivazione legata a funzioni critiche, sicurezza nazionale o interesse pubblico.
Washington cita rischi per dati e sicurezza informatica
Le autorità americane motivano la decisione con problemi di sicurezza della catena tecnologica. Reuters riferisce che il DHS considera tra i rischi il possibile trasferimento di informazioni verso la Cina, la capacità di ricavare intelligence utilizzabile contro soggetti statunitensi e la presenza potenziale di vulnerabilità o software malevolo.
Il problema assume una dimensione particolare nei sistemi governativi: strumenti di intelligenza artificiale possono ricevere codice, documenti, richieste operative o altre informazioni sensibili. La misura americana nasce quindi come intervento sulle infrastrutture federali, non come giudizio generale sull’utilizzo civile di ogni modello DeepSeek.
La Cina accusa gli USA di violare il consenso Xi-Trump
La reazione di Pechino sposta immediatamente il caso dal piano tecnico a quello diplomatico. Il ministero del Commercio cinese ha definito discriminatorie le restrizioni americane e ha chiesto a Washington di correggere la decisione.
Secondo il governo cinese, il provvedimento ignora il consenso raggiunto tra Xi Jinping e Donald Trump. Pechino sostiene inoltre che adotterà le misure necessarie per proteggere gli interessi delle proprie imprese, senza avere però annunciato al momento contromisure specifiche.
Il ban federale non impedisce ai privati di usare DeepSeek
Uno dei punti che richiede maggiore precisione riguarda l’estensione geografica e commerciale del divieto. DeepSeek non è stato bandito dall’intero mercato americano: l’ordine si applica alla Federal Civilian Executive Branch e ai relativi sistemi e processi di acquisto informatico.
Un cittadino, una società privata o un’organizzazione esterna alle strutture interessate non diventa automaticamente soggetto allo stesso obbligo soltanto per effetto di questo provvedimento. Restano naturalmente possibili ulteriori limitazioni decise da singole organizzazioni, Stati o autorità competenti.
“DeepSeek vietato negli USA” è una formulazione troppo ampia. Più precisamente, il governo federale ne ha ordinato la rimozione dai sistemi delle agenzie civili interessate dal provvedimento.
DeepSeek entra nella competizione strategica su AI e semiconduttori
Il caso non è isolato. Stati Uniti e Cina stanno ampliando da anni il controllo sulle tecnologie considerate strategiche: chip avanzati, infrastrutture digitali, telecomunicazioni e modelli di intelligenza artificiale sono ormai parte dello stesso confronto geopolitico.
Sul versante hardware, NewsPrisma ha già approfondito il confronto tra Nvidia, Huawei e il mercato cinese dei chip AI . Le restrizioni sui semiconduttori sono particolarmente importanti perché l’addestramento dei modelli più avanzati dipende da grandi quantità di capacità di calcolo.
Pechino valuta a sua volta controlli sulle tecnologie AI
La pressione tecnologica non procede in una sola direzione. Il 16 ottobre la Cina ha proposto di aggiungere numerose tecnologie di intelligenza artificiale al proprio catalogo dei prodotti soggetti a controllo delle esportazioni.
Reuters riferisce che la proposta interessa 23 tecnologie AI all’interno di una revisione più ampia che comprende anche biotecnologie ed energia solare. L’obiettivo dichiarato è proteggere sicurezza nazionale e proprietà tecnologica, senza bloccare automaticamente l’accesso internazionale ai servizi forniti tramite API, applicazioni o piattaforme online.
Il peso economico dell’AI rende più difficile separare mercato e sicurezza
La competizione riguarda anche la quantità di capitale necessaria per sviluppare modelli e infrastrutture. Server, GPU, data center, reti ed energia richiedono investimenti crescenti e trasformano l’intelligenza artificiale in un settore con implicazioni industriali molto più ampie di quelle di un singolo software.
NewsPrisma ha analizzato anche come le imprese finanziano i nuovi investimenti nell’intelligenza artificiale . È questo intreccio tra capitale, potenza di calcolo, dati e sicurezza a rendere le decisioni su società come DeepSeek immediatamente geopolitiche.
La prossima mossa dipende dalla risposta concreta di Pechino
La parte ancora aperta della vicenda riguarda le contromisure. Il governo cinese ha minacciato una risposta, ma non ha definito quali strumenti utilizzerà. Nuove restrizioni tecnologiche, controlli commerciali o iniziative nei confronti di aziende americane cambierebbero significativamente la portata dello scontro.
Anche Washington potrebbe estendere la propria politica ad altri prodotti o fornitori considerati sensibili. Il caso DeepSeek diventa così un test concreto del rapporto tra cooperazione diplomatica Xi-Trump e competizione tecnologica: il prossimo elemento decisivo non sarà una nuova dichiarazione, ma l’eventuale adozione di misure operative da una delle due parti.
Fonti
Articolo aggiornato il 21 ottobre 2026. Il provvedimento statunitense riguarda i sistemi informatici e gli acquisti della componente civile dell’amministrazione federale interessata e non costituisce, allo stato attuale, un divieto generale di DeepSeek per tutti gli utenti negli Stati Uniti.
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