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Mercoledì 7 Ottobre 2026

Garlasco, eluiti smaltiti: cosa sappiamo sull’impronta 33

Indagine forense sul caso Garlasco

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Cronaca giudiziaria

Garlasco, eluiti smaltiti nel 2016: cosa emerge sull’impronta 33

Nuovi documenti riaprono il tema della conservazione degli eluiti del caso Garlasco. Le ricostruzioni disponibili concordano sullo smaltimento nel 2016, ma non coincidono su tutti i dettagli relativi al materiale collegato alla traccia palmare 33.

Illustrazione dell'indagine forense sul caso Garlasco con provette, impronta palmare e documenti
Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale per NewsPrisma. Non è una fotografia documentaria dei reperti reali.
2016 Smaltimento degli eluiti

L’ordine viene ricondotto al periodo successivo al maggio 2016; fotografie citate dal Ris collocano le operazioni materiali a settembre.

2021–22 I provvedimenti giudiziari

Solo anni dopo la Corte d’Assise d’Appello si pronunciò sui reperti ancora sottoposti a sequestro e sulle richieste della difesa Stasi.

33 Il punto ancora controverso

Le fonti pubbliche non sono perfettamente allineate sulla sorte dello specifico eluito collegato alla traccia palmare.

Risposta in breve

Cosa sappiamo sugli eluiti e sull’impronta 33

Gli eluiti sono estratti liquidi ottenuti durante le analisi di laboratorio. Nel caso Garlasco una parte di questi materiali non è più conservata al Ris di Parma. Il nodo riguarda tempi, natura giuridico-scientifica delle provette e possibilità di effettuare oggi nuovi accertamenti.

  • Rai/Tg1 colloca nel 2016 lo smaltimento, prima dei successivi provvedimenti giudiziari del 2021-2022.
  • La relazione del Ris citata da Adnkronos stima lo smaltimento materiale nella seconda metà di settembre 2016.
  • Il Ris considera gli eluiti intermedi di lavorazione e sostiene che non fossero assimilabili ai reperti giudiziari.
  • Sulla traccia 33 le fonti pubbliche presentano una divergenza: il Tg1 parla di un aspetto ancora da chiarire, mentre Adnkronos, citando il Ris, include “33dattilo” nello smaltimento collettivo.
  • Andrea Sempio è indagato e respinge le accuse; la sua responsabilità non è stata accertata con sentenza.

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la nuova inchiesta della Procura di Pavia torna a interrogare anche la gestione dei materiali prodotti durante gli accertamenti scientifici eseguiti dopo il delitto del 13 agosto 2007.

Al centro delle ultime ricostruzioni ci sono gli eluiti, cioè soluzioni contenenti materiale estratto dai campioni analizzati in laboratorio. Il tema non riguarda soltanto quando siano stati eliminati, ma anche quale regime di conservazione fosse applicabile e quali verifiche possano ancora essere eseguite oggi.

Eluiti smaltiti nel 2016: ordine e distruzione non coincidono

Secondo la ricostruzione del Tg1, l’ordine di procedere allo smaltimento risalirebbe al maggio 2016 e sarebbe stato impartito dall’allora responsabile della sezione di biologia del Ris di Parma, Alberto Marino.

La relazione del Ris richiamata da Adnkronos e dal Corriere della Sera introduce una precisazione temporale: la documentazione fotografica mostra le operazioni propedeutiche allo spegnimento del freezer il 15 settembre 2016 e provette destinate allo smaltimento nelle settimane successive. Per questa ricostruzione, l’eliminazione materiale può essere collocata nella seconda metà di settembre 2016.

La distinzione è importante: maggio 2016 indica il periodo al quale viene ricondotto l’ordine di smaltimento; settembre 2016 è invece la finestra temporale ricavata dalle fotografie delle operazioni materiali.

Cosa cambia rispetto ai provvedimenti del 2021 e 2022

Nel 2021 la Corte d’Assise d’Appello di Milano si pronunciò sulla distruzione di una serie di materiali ancora sotto sequestro. La difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, chiese che alcuni reperti fossero conservati per eventuali futuri esami.

All’inizio del 2022 la Corte accolse soltanto in parte l’istanza, disponendo anche la restituzione delle biciclette sequestrate. Il dato che oggi richiama l’attenzione è quindi cronologico: gli eluiti risultavano già eliminati da anni quando arrivarono quei successivi provvedimenti sui materiali ancora esistenti.

Una precisazione necessaria

Dire che gli eluiti furono distrutti “senza autorizzazione” anticiperebbe una conclusione ancora oggetto di verifica. Occorre stabilire se quelle provette fossero giuridicamente assimilabili a reperti e quale autorizzazione fosse necessaria per il loro smaltimento.

Impronta 33: perché la traccia è tornata centrale

Illustrazione forense con provetta contrassegnata 33, impronta palmare e fascicolo del caso Garlasco
Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale sul tema dell’impronta 33 e della conservazione dei campioni.

La cosiddetta impronta 33 è una traccia palmare rilevata sulla parete delle scale che conducono alla cantina della villetta Poggi. Nel 2007 il Ris la considerò non utile per un confronto dattiloscopico; nelle nuove indagini i consulenti della Procura l’hanno invece attribuita ad Andrea Sempio individuando 15 minuzie.

La difesa di Sempio contesta l’attribuzione e sostiene che i punti effettivamente utilizzabili siano insufficienti. Per il quadro processuale aggiornato è disponibile l’approfondimento NewsPrisma sulla seconda chiusura delle indagini su Andrea Sempio .

L’eluito dell’impronta 33 è stato davvero distrutto?

È il passaggio che richiede maggiore cautela, perché le fonti giornalistiche consultate non presentano una formulazione identica.

Il Tg1 riferisce che deve ancora essere stabilito se tra il materiale eliminato nel 2016 vi fosse proprio l’eluito collegato alla traccia 33. Adnkronos, citando invece una relazione del Ris di Parma, riferisce che le provette ottenute dai reperti denominati “33dattilo” e “97F”, insieme ad altri estratti, ebbero come destinazione uno smaltimento collettivo.

Cosa si può affermare con prudenza: gli eluiti del procedimento Poggi non risultano più conservati presso il Ris. L’esatta corrispondenza tra le diverse denominazioni tecniche e il materiale oggi riferito alla “traccia 33” resta un punto che la Procura sta ricostruendo sulla base della documentazione.

La posizione del Ris: “intermedi di lavorazione”

La ricostruzione del Ris sostiene che gli eluiti fossero intermedi di lavorazione e non reperti giudiziari in senso stretto. Per questo, secondo il reparto, il loro smaltimento sarebbe stato possibile dopo la sentenza definitiva pronunciata nei confronti di Stasi nel dicembre 2015.

La relazione citata da Adnkronos aggiunge che gli eluiti erano stati conservati in un freezer dedicato e che lo smaltimento avvenne collettivamente, senza uno specifico verbale riferito al solo procedimento Poggi.

Il punto da chiarire è quindi duplice: quale valore scientifico residuo avessero quelle provette e quale fosse, all’epoca, l’obbligo di conservarle.

Andrea Sempio, la posizione nell’inchiesta

Il 28 settembre 2026 la Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari. Nel fascicolo sono confluite nuove consulenze su DNA, impronte e tracce di scarpa.

Sempio nega ogni responsabilità e contesta gli elementi dell’accusa. La conclusione delle indagini non equivale a un rinvio a giudizio né a una condanna: ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione d’innocenza.

La vicenda degli eluiti cambia la condanna di Stasi?

No, non automaticamente. La condanna definitiva di Alberto Stasi continua a produrre i suoi effetti. Gli sviluppi della nuova inchiesta, compresa la ricostruzione sulla conservazione dei materiali, possono assumere rilievo soltanto attraverso gli strumenti processuali previsti.

Per capire quali elementi possano incidere su una sentenza irrevocabile è possibile leggere l’approfondimento sulla possibile revisione della condanna di Alberto Stasi .

Luongo: collaborazione dell’Arma con la magistratura

Sul caso è intervenuto anche il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo, assicurando collaborazione e trasparenza nei confronti della magistratura. Il generale ha inoltre distinto eventuali responsabilità individuali dal valore complessivo dell’attività scientifica del Ris.

Il suo messaggio è stato netto: se saranno accertati errori o condotte illecite, “chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede” .

Perché la conservazione degli eluiti può essere importante

La questione non dimostra da sola né la responsabilità di Sempio né l’esistenza di un errore giudiziario nel processo a Stasi. Il suo peso è soprattutto probatorio e tecnico.

Un campione non più disponibile non può essere sottoposto a nuovi accertamenti diretti con metodologie sviluppate dopo le analisi originarie. Per questo la Procura sta verificando non soltanto cosa fu repertato, ma anche come vennero documentati, conservati e successivamente gestiti i materiali.

In questa fase, distinguere tra ciò che è documentato e ciò che è ancora da accertare resta essenziale per evitare conclusioni più nette di quelle consentite dagli atti oggi conosciuti.

Domande frequenti sul caso Garlasco e l’impronta 33

Che cosa sono gli eluiti?

Sono soluzioni liquide ottenute durante le procedure di laboratorio per estrarre materiale da un campione. Nel caso Garlasco il loro status e gli obblighi di conservazione sono oggi oggetto di verifica.

È certo che l’eluito dell’impronta 33 sia stato distrutto?

Le fonti pubbliche non sono del tutto allineate. Il Tg1 indica questo punto come ancora da chiarire; Adnkronos, citando il Ris, riferisce invece dello smaltimento collettivo delle provette denominate “33dattilo” e “97F”.

Quando furono smaltiti gli eluiti?

L’ordine viene ricondotto al periodo successivo al maggio 2016. La documentazione fotografica citata dal Ris permette di stimare lo smaltimento materiale nella seconda metà di settembre 2016.

Andrea Sempio è stato rinviato a giudizio?

Al 6 ottobre 2026 risulta notificato un secondo avviso di conclusione delle indagini. Questo atto non equivale a una condanna né, da solo, a un rinvio a giudizio.

Segui gli sviluppi del caso Garlasco

NewsPrisma continuerà a seguire gli accertamenti sulla conservazione dei reperti, l’impronta 33 e le prossime determinazioni della Procura di Pavia, distinguendo gli elementi documentati dalle ipotesi ancora in verifica.

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