Riscaldamento green: Roma 14ª su 15 città, perché è indietro
Roma è al 14° posto su 15 grandi città europee nel rapporto Greenpeace sulla transizione del riscaldamento degli edifici. Il gas resta molto presente e manca ancora un percorso cittadino completo per sostituire progressivamente i sistemi fossili.
È il punteggio assegnato a Roma dal rapporto Greenpeace.
Stima dell’uso diretto di combustibili fossili nel 2022.
Variazione modellata e corretta per le condizioni meteorologiche.
Perché Roma è 14ª nella classifica sul riscaldamento
Roma è penultima tra le 15 città analizzate, non tra tutte le città europee. Greenpeace le assegna 49,8 punti su 100. La Capitale ha avviato interventi di elettrificazione e riqualificazione, ma il passaggio dal gas a sistemi a basse emissioni non è ancora esteso alla scala urbana.
- Circa il 57,6% dell’uso diretto di energia negli edifici deriva ancora da fonti fossili.
- Non esiste una data cittadina esplicita per l’uscita dal riscaldamento fossile.
- Manca un piano termico spaziale valido per l’intera città.
- Greenpeace indica tra le priorità pompe di calore, rinnovabili e programmi di riqualificazione senza nuove caldaie fossili.
Roma 14ª su 15 città: cosa dice il rapporto Greenpeace
Il rapporto Gas-free cities? European Urban Heat Transition Ranking confronta 15 grandi città europee sulla capacità di allontanare il riscaldamento degli edifici dai combustibili fossili.
Roma ottiene 49,8 punti su 100 e occupa il 14° posto, davanti soltanto a Bucarest. Stoccolma, Parigi e Vienna guidano invece la graduatoria.
Il risultato non significa che Roma sia la penultima città d’Europa. Lo studio prende in esame un campione specifico di 15 grandi città.
| Città | Punteggio | Uso diretto di fossili |
|---|---|---|
| Stoccolma | 91,8 | circa 0,25% — 2024 |
| Parigi | 83,5 | circa 36,8% — 2022 |
| Vienna | 81,4 | circa 30,8% — 2024 |
| Roma | 49,8 | circa 57,6% — 2022 |
Gli anni di riferimento non sono identici per tutte le città. I valori vanno quindi letti come indicatori comparativi, non come una fotografia perfettamente omogenea dello stesso anno.
Perché il gas pesa ancora sul riscaldamento di Roma
Il problema principale non è l’assenza completa di iniziative. Il rapporto riconosce una direzione crescente verso elettrificazione, fonti rinnovabili e riqualificazione energetica.
La trasformazione, però, non è ancora diventata un sistema urbano coordinato. Roma non dispone di una scadenza esplicita per abbandonare il riscaldamento fossile e manca un piano termico spaziale capace di indicare quali soluzioni adottare nelle diverse zone della città.
Secondo il rapporto, circa il 57,6% dell’uso diretto di energia negli edifici proveniva ancora da combustibili fossili nel 2022.
Le emissioni dirette degli edifici, nel modello utilizzato dallo studio e corretto per le condizioni meteorologiche, sono diminuite del 6,5% tra il 2020 e il 2024. Il segnale è positivo, ma non basta ancora a indicare una transizione compiuta.
Uscire dal gas non significa soltanto cambiare caldaia
La sostituzione del gas richiede soluzioni differenti a seconda dell’edificio, dell’impianto esistente e delle caratteristiche del quartiere.
Le pompe di calore possono avere un ruolo importante, ma nelle aree più dense possono entrare in gioco anche reti di calore, geotermia, recupero termico, solare e interventi sull’involucro edilizio.
Anche nel riscaldamento domestico è quindi utile distinguere tra caldaie tradizionali e sistemi in pompa di calore , valutando la tecnologia in funzione dell’edificio e del fabbisogno reale.
L’efficienza dell’immobile resta determinante: ridurre le dispersioni significa abbassare l’energia necessaria prima ancora di scegliere il nuovo sistema di riscaldamento.
Per questo non è corretto considerare automatico né il risparmio economico né la convenienza di una tecnologia. Costi dell’energia, isolamento, dimensionamento, investimento iniziale e caratteristiche dell’impianto incidono sul risultato.
Cosa fanno diversamente Stoccolma, Parigi e Vienna
Le città ai primi posti non utilizzano un unico modello, ma condividono un elemento: gli obiettivi climatici sono collegati a infrastrutture, investimenti e programmi operativi.
Stoccolma ha quasi eliminato l’uso diretto di combustibili fossili negli edifici, anche grazie a una rete di teleriscaldamento molto sviluppata. Il rapporto segnala comunque le criticità legate all’incenerimento dei rifiuti, compresa la componente di origine fossile.
Parigi accompagna la transizione con una nuova concessione per il teleriscaldamento da 3,4 miliardi di euro. L’obiettivo indicato è portare al 76% entro il 2034 la quota di calore rinnovabile e recuperato della rete.
Vienna dispone invece di un Heat Plan 2040 che individua territorialmente come sostituire circa 600 mila sistemi di riscaldamento a gas, collegando reti di calore, pompe di calore e altre soluzioni.
La concessione della rete gas non equivale a un piano di espansione
Il rapporto richiama anche la concessione di dodici anni per la distribuzione del gas nell’ATEM Roma 1, con un valore indicato di 1,06 miliardi di euro.
Greenpeace precisa però che quel valore non può essere interpretato automaticamente come un budget destinato ad ampliare la rete del gas.
Le informazioni disponibili, secondo il rapporto, non dimostrano infatti una significativa espansione della rete convenzionale, nuovi allacciamenti o un’estensione esplicita della vita degli asset.
Per questo Roma rimane nella categoria di attenzione Watch e non riceve il più grave Major Fossil Investment Flag.
Cosa dovrebbe cambiare a Roma
La priorità indicata dal rapporto è trasformare una serie di interventi già avviati in una strategia cittadina con tempi e responsabilità definite.
Greenpeace indica quattro direzioni: fissare una data per l’uscita dal riscaldamento fossile, completare un piano termico per l’intera città, ampliare pompe di calore e fonti rinnovabili ed evitare che i programmi di riqualificazione installino nuove caldaie fossili.
Un esempio concreto esiste già. Il rapporto cita la scuola quasi a energia zero prevista a Torrino-Mezzocammino, progettata con riscaldamento e raffrescamento geotermico, solare termico e un impianto fotovoltaico da 192 kWp.
La sfida è passare da progetti circoscritti a un programma capace di incidere sul patrimonio edilizio di una città vasta e molto eterogenea.
Il rapporto ricorda inoltre che una parte delle decisioni che influenzano questa transizione dipende da Regione e governo nazionale. La classifica non può quindi essere letta come un giudizio esclusivamente sull’amministrazione comunale.
Domande sul riscaldamento green a Roma
Roma è davvero la penultima città europea?
No. Roma è 14ª tra le 15 città considerate dal rapporto Greenpeace. Lo studio non comprende tutte le città europee.
Roma ha già una data per abbandonare il gas?
Secondo il rapporto, non esiste ancora una data cittadina esplicita per il completo phase-out del riscaldamento fossile.
Una pompa di calore fa sempre risparmiare?
No. Il risultato dipende dall’efficienza dell’edificio, dal dimensionamento, dai prezzi dell’energia, dal sistema esistente e dall’investimento necessario.
La sfida ora è passare dai progetti alla scala urbana
Il confronto europeo mostra che tecnologie e singoli interventi non bastano da soli. La differenza viene fatta da programmi verificabili, infrastrutture coerenti e tempi chiari per ridurre la dipendenza dal gas. Su Newsprisma continuiamo a seguire energia, ambiente e trasformazioni urbane.
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