Siher liberato, Meloni attacca il giudice: scontro con il Tribunale di Milano
La gip Tiziana Landoni non convalida il fermo del ricercatore Youssef Siher e respinge la richiesta di custodia cautelare. Giorgia Meloni definisce la decisione “vergognosa”; i vertici del Tribunale di Milano reagiscono e difendono l’autonomia della funzione giudiziaria.
Perché la gip ha disposto la liberazione di Siher
Youssef Siher è tornato libero dopo che la gip di Milano Tiziana Landoni ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e quella di custodia cautelare in carcere avanzate dalla Procura. Il ricercatore trentenne era stato fermato il 24 ottobre nell’ambito dell’indagine sui canali del Movimento 17 ottobre.
La decisione non deriva da un’assoluzione né dall’archiviazione dell’indagine. Nel provvedimento la giudice afferma che gli elementi investigativi raccolti fino a quel momento non consentono di ravvisare i gravi indizi di colpevolezza necessari nella fase cautelare e non ritiene dimostrato il pericolo di fuga.
Il punto decisivo dell’ordinanza: protesta e istigazione non sono la stessa cosa
Il passaggio centrale riguarda l’interpretazione dei messaggi pubblicati nei canali collegati al Movimento 17 ottobre. Secondo la gip, l’espressione di posizioni politiche radicali o l’invito a forme di protesta non bastano, da soli, a configurare un’istigazione penalmente rilevante.
Landoni descrive alcuni contenuti come espressione di una mobilitazione contro le politiche del governo e richiama anche azioni di “disobbedienza civile”. La valutazione contenuta nell’ordinanza è però che quei messaggi non si traducano, sulla base del materiale esaminato, in un invito concreto a realizzare comportamenti violenti o criminosi.
La giudice rileva inoltre che alcuni dei messaggi indicati nell’impostazione investigativa non sarebbero stati scritti direttamente da Siher, ma da altri partecipanti alle conversazioni.
Meloni definisce la decisione “vergognosa”
Poche ore dopo la scarcerazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta pubblicamente criticando il provvedimento. La premier lo ha definito una decisione “vergognosa” e una mortificazione del lavoro svolto dalle forze dell’ordine, dagli investigatori e dagli apparati impegnati nella tutela dell’ordine pubblico.
Meloni ha collegato il caso alle violenze verificatesi nelle precedenti manifestazioni milanesi e ha sostenuto che decisioni di questo tipo rendano più difficile la tutela dei cittadini. Si tratta di una valutazione politica, distinta dalle motivazioni giuridiche utilizzate dalla gip per decidere sul fermo.
La replica del Tribunale di Milano alle critiche politiche
La risposta dei vertici giudiziari milanesi è arrivata attraverso il presidente del Tribunale Fabio Roia e la presidente della sezione Gip-Gup Ezia Maccora. In una nota hanno definito “irricevibili” le dichiarazioni provenienti da esponenti politici con responsabilità istituzionali.
Il documento richiama i principi dello Stato di diritto e sostiene che la libertà di giudizio non possa dipendere dalle aspettative della politica o da valutazioni estranee agli atti del procedimento. Anche l’Associazione nazionale magistrati è intervenuta difendendo autonomia e indipendenza della magistratura.
Nel confronto è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha descritto come molto motivata la ricostruzione della Procura e si è detto sorpreso dalla decisione. Anche in questo caso si tratta di una valutazione istituzionale, non di un nuovo elemento processuale.
Il contesto delle proteste resta una storia distinta
Il procedimento nasce nel quadro delle indagini avviate dopo le manifestazioni e i disordini avvenuti a Milano, ma ricostruire nuovamente in questa pagina gli scontri, i dispositivi di sicurezza e la cronologia delle proteste produrrebbe una sovrapposizione editoriale inutile.
Quel contesto resta approfondito nella pagina NewsPrisma dedicata alle proteste e agli scontri di Milano . Qui il punto è diverso: quali ragioni hanno portato alla liberazione di Siher e perché il provvedimento ha aperto un confronto pubblico tra governo e magistratura.
Liberazione non significa chiusura dell’inchiesta
La mancata convalida del fermo non determina automaticamente l’archiviazione del procedimento. La stessa impostazione del provvedimento lascia spazio a eventuali successivi approfondimenti, mentre la Procura può valutare gli strumenti processuali disponibili e acquisire nuovi elementi.
La distinzione è importante: nella fase cautelare il giudice verifica se esistano i presupposti richiesti per limitare la libertà personale. Il fatto che Landoni non li abbia riconosciuti sulla base degli atti disponibili non equivale a una pronuncia definitiva sulla responsabilità penale dell’indagato.
Cosa può cambiare nei prossimi giorni
Gli sviluppi da seguire sono ora soprattutto giudiziari e istituzionali. Potrebbero emergere nuovi atti investigativi, iniziative della Procura o ulteriori prese di posizione sul rapporto tra governo e magistratura. La vicenda può quindi continuare anche senza un ritorno immediato al tema degli scontri che ha originato l’inchiesta.
È proprio questa evoluzione a distinguere la nuova pagina dagli altri contenuti pubblicati sul caso. La domanda a cui deve rispondere non è più come siano nate le proteste o perché la Procura avesse chiesto il carcere, ma perché Siher sia stato liberato e quali effetti abbia prodotto quella decisione sul piano istituzionale.
Aggiornato il 29 ottobre 2026. La decisione della gip riguarda la convalida del fermo e la misura cautelare. Le contestazioni penali restano oggetto del procedimento e non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità.
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