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Mercoledì 4 Novembre 2026

Elezioni Israele 2026: Netanyahu avanti, manca la maggioranza

Elezioni israeliane 2026 con la sfida per i seggi della Knesset

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Elezioni Israele 2026, Netanyahu avanti ma senza maggioranza

Il blocco del primo ministro è proiettato a 53 seggi, contro i 48 dell’area guidata da Gadi Eisenkot. I partiti arabi salgono complessivamente a 19 e diventano determinanti nella partita per il prossimo governo.

Elezioni israeliane 2026 con la sfida per i seggi della Knesset

Netanyahu guida lo scrutinio, ma quota 61 resta lontana

Le elezioni in Israele del 2026 non consegnano una maggioranza autonoma a nessuno dei due principali schieramenti. Con quasi il 90% delle schede conteggiate, il blocco composto da Likud, partiti ultraortodossi e alleati della destra è proiettato a 53 seggi. Il fronte di opposizione guidato dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot si ferma invece a circa 48.

Il dato va letto alla luce del sistema parlamentare israeliano: arrivare primi non equivale automaticamente a ottenere il governo. La Knesset conta 120 membri e una coalizione deve poter contare su almeno 61 deputati. Netanyahu resta quindi il leader del blocco più numeroso, ma deve trovare altri consensi per assicurarsi un nuovo mandato.

Blocco Netanyahu 53
Blocco Eisenkot 48
Partiti arabi 19
Maggioranza 61

I 19 seggi dei partiti arabi cambiano gli equilibri

Il risultato politicamente più rilevante al di fuori dei due blocchi principali è quello delle formazioni arabe. Joint List e Ra’am sono proiettate complessivamente a 19 seggi, un livello senza precedenti che le colloca in una posizione potenzialmente determinante per la costruzione di una maggioranza.

Sul piano aritmetico, i loro voti potrebbero consentire all’area anti-Netanyahu di superare quota 61. Sul piano politico, però, la soluzione è più complessa: diversi partiti ebraici dell’opposizione hanno escluso durante la campagna di voler dipendere dalle formazioni arabe. È questa distanza tra numeri parlamentari e compatibilità politica a rendere incerto il dopo-voto.

Le quattro strade possibili per formare il governo

1. Netanyahu allarga il suo blocco Il premier potrebbe cercare almeno otto parlamentari fuori dall’attuale coalizione per raggiungere quota 61.
2. Eisenkot cerca l’appoggio arabo L’opposizione avrebbe numericamente una strada possibile, ma dovrebbe superare i veti di alcune delle forze che la compongono.
3. Governo di unità Una parte dei due schieramenti potrebbe convergere su una coalizione più ampia per evitare un nuovo stallo parlamentare.
4. Nuove elezioni Se nessuna formula raggiungesse la maggioranza, Israele potrebbe tornare alle urne dopo il fallimento dei tentativi previsti.

Netanyahu ha intanto segnalato l’intenzione di mantenere unito il rapporto con gli alleati della destra, compresi Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. Eisenkot, dall’altra parte, deve capire fino a che punto il fronte che lo sostiene sia disponibile a costruire un’intesa più ampia.

Cosa succede dopo il conteggio dei voti

Una volta completato lo scrutinio, entrerà in gioco il presidente israeliano Isaac Herzog. Dopo le consultazioni con i gruppi parlamentari, Herzog affiderà l’incarico di formare il governo al leader che riterrà avere le maggiori possibilità di raccogliere una maggioranza.

Il ruolo istituzionale del presidente era emerso anche nelle settimane precedenti il voto, quando Herzog aveva richiamato il Paese all’unità durante la commemorazione nazionale al Monte Herzl . La fase che si apre ora sarà soprattutto politica: non conterà soltanto quanti seggi possiede ogni blocco, ma quali partiti saranno realmente disposti a sostenerlo.

Nel frattempo Netanyahu resta alla guida del governo uscente durante il periodo delle trattative. Lo scrutinio non è ancora formalmente concluso: restano anche le cosiddette doppie buste, che comprendono tra gli altri i voti di militari, diplomatici e persone che non hanno votato nel proprio seggio ordinario.

Affluenza al 77,7% e sicurezza al centro del voto

La partecipazione ha raggiunto circa il 77,7%, il livello più alto da oltre vent’anni. Particolarmente forte è stata anche la mobilitazione dell’elettorato arabo, che ha contribuito alla crescita delle sue formazioni parlamentari.

Si tratta inoltre delle prime elezioni nazionali israeliane dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e le guerre che hanno segnato gli anni successivi. Sicurezza, Gaza e rapporti con l’Iran hanno quindi avuto un peso centrale nella campagna elettorale e continueranno a influenzare le trattative per la nuova coalizione.

Il dossier Iran resta un elemento politico rilevante.

Netanyahu ha nuovamente presentato Teheran come una priorità di sicurezza e ha evocato possibili future iniziative con Washington. Non significa che nuove operazioni siano già state decise. Il tema si inserisce però in un quadro regionale già molto delicato, nel quale anche il confronto tra Stati Uniti e Iran resta un fattore da monitorare.

I prossimi dati possono cambiare i seggi, non lo stallo politico

Il conteggio definitivo delle schede può ancora produrre piccoli spostamenti nella distribuzione dei 120 seggi. Il punto politico, tuttavia, è già chiaro: nessun blocco dispone oggi di una maggioranza autosufficiente. L’attenzione si sposta quindi dalle urne alle trattative.

I prossimi passaggi decisivi saranno la conclusione dello scrutinio, le consultazioni di Herzog e le dichiarazioni dei partiti che possono modificare gli equilibri. Solo allora sarà possibile stabilire se Netanyahu riuscirà a costruire un nuovo governo, se Eisenkot troverà una maggioranza alternativa o se il voto condurrà a una nuova fase di stallo.

Nota di aggiornamento: i dati sui seggi riportati nell’articolo sono proiezioni basate sullo scrutinio disponibile il 29 ottobre 2026 e possono subire variazioni fino alla proclamazione dei risultati definitivi.

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