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Venerdì 23 Ottobre 2026

Sudan, attacco ad Abyei: 73 morti nel mercato

Mercato devastato dopo l’attacco con droni nella regione di Abyei

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Sudan, attacco con droni ad Abyei: almeno 73 morti nel mercato di Amiet

Un attacco con droni ha colpito il mercato di Amiet, nella regione contesa di Abyei tra Sudan e Sud Sudan, provocando almeno 73 morti e 19 feriti. Le autorità locali attribuiscono il raid alle Forze armate sudanesi, ma la responsabilità non è stata verificata in modo indipendente. Juba ha convocato l’ambasciatore sudanese per protestare formalmente contro l’attacco.

Mercato devastato dopo l'attacco con droni nella regione di Abyei
Il mercato di Amiet, nella regione contesa di Abyei, è stato colpito da un attacco con droni che ha provocato decine di vittime.

Il raid ha colpito il mercato durante le ore di attività

Secondo le autorità di Abyei, l’attacco è avvenuto attorno a mezzogiorno di lunedì. Il mercato di Amiet, conosciuto anche come al-Naam, è uno dei principali nodi commerciali dell’area e serve comunità che vivono su entrambi i lati della frontiera contesa.

Una fonte diplomatica e un operatore umanitario hanno riferito a Reuters che tra gli obiettivi colpiti vi sarebbe stato un deposito di carburante. Secondo la fonte diplomatica, quella struttura era stata utilizzata in passato dalle Rapid Support Forces per rifornire le proprie unità. Questo elemento non modifica però la natura civile del luogo investito dal raid.

Recuperare le vittime è stato difficile per gli incendi

Yohana Akol Ngor, ministro ad interim dell’Informazione nell’amministrazione di Abyei, ha riferito che le squadre di emergenza hanno incontrato difficoltà nel recupero dei corpi a causa degli incendi sviluppatisi dopo le esplosioni.

Il bilancio comunicato è arrivato così ad almeno 73 vittime e 19 feriti. La zona dispone di risorse sanitarie limitate e Reuters descrive l’attacco come il più grave da anni nell’area. Le cifre restano quindi soggette a eventuali nuovi aggiornamenti.

L’accusa all’esercito sudanese resta non verificata

Ngor ha attribuito il lancio dei droni alle Forze armate sudanesi. Reuters precisa però che il funzionario non ha fornito prove a sostegno dell’accusa e che un portavoce dell’esercito non aveva risposto alla richiesta di commento dell’agenzia.

Anche le dichiarazioni di funzionari del governo sudanese, secondo cui le RSF sarebbero attive in alcune zone di Abyei, non sono state verificate indipendentemente da Reuters. Per questo è essenziale distinguere tra il fatto accertato dell’attacco e l’attribuzione della responsabilità militare.

Il punto sulla responsabilità

È corretto scrivere che le autorità locali accusano l’esercito sudanese. Non è invece corretto presentare quell’attribuzione come definitivamente provata.

Juba convoca l’ambasciatore e apre un fronte diplomatico

Il ministero degli Esteri del Sud Sudan ha convocato l’ambasciatore sudanese dopo il raid. In una nota, Juba ha espresso una protesta formale e preoccupazione per le conseguenze dell’attacco sulla sicurezza dei civili e sulla stabilità di Abyei.

Il passaggio diplomatico è particolarmente rilevante perché il territorio non appartiene in modo definitivo a nessuno dei due Stati. La crisi sudanese, iniziata nel 2023, rischia così di interagire con una disputa territoriale precedente e mai risolta.

Abyei è contesa dal 2011 e confina con il fronte del Kordofan

Sudan e Sud Sudan rivendicano entrambi Abyei dall’indipendenza di Juba nel 2011. La regione, ricca di risorse e amministrata con un assetto particolare, confina inoltre con il Kordofan, oggi uno dei principali fronti della guerra tra esercito sudanese e Rapid Support Forces.

A maggio, la missione ONU UNISFA aveva già segnalato che la presenza delle RSF nell’area stava aumentando l’insicurezza. Le Nazioni Unite collegano parte della fragilità anche al mancato accordo sullo status definitivo della regione, rimasto irrisolto per oltre un decennio.

L’ospedale di Ameth Bek sta curando ustioni e ferite gravi

Médecins Sans Frontières ha riferito di aver ricevuto più di 20 pazienti nell’ospedale di Ameth Bek, vicino ad Abyei. Tra i feriti ci sono casi critici e persone con ustioni, assistite con chirurgia, medicazioni e cure di emergenza.

La pressione sull’ospedale evidenzia un problema strutturale: nell’area le forniture mediche e la capacità sanitaria sono già limitate. Un evento con molte vittime produce quindi conseguenze che vanno oltre il momento dell’esplosione, soprattutto se aumentano i pazienti che necessitano di chirurgia o assistenza prolungata.

Il raid arriva mentre i droni dominano sempre più la guerra

Il conflitto sudanese oppone dall’aprile 2023 le Forze armate e le Rapid Support Forces. Nelle ultime fasi, attacchi con droni e bombardamenti aerei hanno colpito con crescente frequenza città, infrastrutture e luoghi frequentati da civili.

Il 16 ottobre il Dipartimento ONU per gli Affari politici ha indicato Kordofan e Blue Nile tra gli epicentri della violenza recente. Le Nazioni Unite stimavano già circa 13 milioni di persone costrette a lasciare le proprie case, mentre quasi 34 milioni necessitano di assistenza umanitaria.

Il prossimo dato da verificare è la risposta di Khartoum

Dopo la protesta diplomatica del Sud Sudan, il passaggio più importante sarà una risposta ufficiale delle autorità sudanesi sulle accuse formulate dall’amministrazione di Abyei. Anche l’eventuale posizione di UNISFA potrà aggiungere elementi sulla dinamica dell’attacco e sulla situazione di sicurezza nel mercato.

Restano inoltre da monitorare l’evoluzione del bilancio, le condizioni dei feriti e la presenza di eventuali nuovi raid nelle zone di confine. Sono questi sviluppi, più che una nuova ricostruzione dello stesso episodio, a poter modificare il quadro nelle prossime ore.

Fonti

Articolo aggiornato il 20 ottobre 2026. Il bilancio delle vittime e l’attribuzione della responsabilità possono cambiare con nuove informazioni. Le accuse all’esercito sudanese sono riportate come dichiarazioni delle autorità locali e non come fatti indipendentemente accertati.

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